Il disavanzo di bilancio è sceso verso la soglia del 3 % del PIL nel 2025, dopo che il saldo primario è tornato in avanzo nel 2024; tuttavia, il debito pubblico resta elevato ed è destinato a salire nei prossimi anni. Il Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT) dell'Italia prevede un percorso di consolidamento fiscale graduale e costante, volto a riportare il rapporto debito/PIL su un sentiero più sostenibile, ma comporta la necessità di contenere l'aumento della spesa. L'elevata quota di spesa destinata alle pensioni e le crescenti pressioni derivanti dall'invecchiamento della popolazione, dai cambiamenti climatici e dalla difesa richiederanno risparmi compensativi (Grafico 2). Occorre adottare una strategia di più lungo termine che intensifichi gli sforzi per frenare la spesa legata all'invecchiamento della popolazione, in particolare i costi delle pensioni, accresca l'efficienza della spesa e renda il sistema fiscale più efficace e favorevole alla crescita.
Il disavanzo pubblico è sceso dal 3,4 % del PIL nel 2024 a un valore leggermente superiore al 3 % nel 2025. Gran parte della riduzione è stata determinata dal progressivo esaurimento degli ingenti bonus edilizi introdotti tra il 2022 e il 2024, mentre la robusta crescita del reddito nominale ha sostenuto le entrate. Il bilancio pubblico è tornato in avanzo primario nel 2024, gli spread sui tassi di interesse si sono ridotti e le agenzie hanno migliorato il giudizio sul merito creditizio del Paese.
Il debito pubblico supera il 137 % del PIL e, con l'attuale configurazione fiscale e di spesa, continuerebbe ad aumentare. Tale rapporto debito/PIL genera ingenti esigenze di rifinanziamento e costi degli interessi, aumentando al contempo l'esposizione dell'economia agli shock. Con l'aumento delle pressioni sulla spesa, sarà necessario procedere a un significativo aggiustamento fiscale e attuare riforme della spesa e della tassazione (Grafico 2, Sezione B).
Il PSBMT del Governo prevede un percorso di consolidamento fiscale graduale fino al 2031. Ciò implica una riduzione della spesa primaria in rapporto al PIL ogni anno fino al 2031, con un conseguente significativo avanzo primario e un calo sostenuto del rapporto debito/PIL nel medio termine. Tale percorso avrà un effetto moderatamente restrittivo sulla domanda nei prossimi anni. Mantenere e rafforzare lo slancio riformatore contribuirebbe ad aumentare la crescita e a migliorare la sostenibilità fiscale in un contesto caratterizzato da tali pressioni.
Il contenimento della spesa complessiva risulta complesso in un contesto di crescenti pressioni dovute all'assistenza sanitaria e ai costi climatici e legati alla difesa, mentre permangono rilevanti fabbisogni in termini di competenze e infrastrutture. Le pensioni e gli altri costi legati all'invecchiamento della popolazione sono tra i più elevati dei Paesi dell'OCSE e continueranno ad aumentare fino alla metà degli anni 2030, per poi diminuire gradualmente con il completamento della transizione verso il sistema pensionistico riformato. L'adozione di una strategia di lungo periodo per la spesa e la politica fiscale volta a gestire tali pressioni migliorerebbe la sostenibilità di bilancio.
È opportuno stabilire le priorità della spesa e renderla più efficiente. Per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico è importante mantenere le norme attuali che collegano l'età pensionabile e i tassi di accumulo all'evoluzione dell'aspettativa di vita ed evitare nuovi incentivi al pensionamento anticipato. Dovrebbero inoltre essere sviluppati, nel rispetto dei vincoli costituzionali, meccanismi volti a ridurre il costo delle pensioni del primo pilastro, ad esempio riducendo l'importo delle pensioni elevate che non rispecchiano i contributi versati dai beneficiari. Le revisioni della spesa possono contribuire a contenere altre spese e a migliorarne l'efficacia. Tali strumenti stanno acquisendo sempre più importanza in Italia e il loro ambito di applicazione può essere ulteriormente ampliato e integrato nel processo di allocazione di bilancio.
La performance e le modalità di gestione della pubblica amministrazione stanno migliorando, grazie anche alle riforme del PNRR, ma vi è ancora ampio margine per compiere ulteriori progressi. Le riforme in corso in materia di assunzioni, retribuzioni, gestione delle performance e progressioni di carriera stanno contribuendo a ringiovanire la forza lavoro pubblica. L'imminente ondata di pensionamenti offre l'opportunità di migliorare le modalità di lavoro e rafforzare le performance, riducendo al contempo i costi. La rimozione degli ostacoli procedurali e operativi alla mobilità del personale pubblico a tutti i livelli contribuirebbe a colmare i divari di competenze, nonché a favorire lo sviluppo di competenze dei dipendenti e l'erogazione dei servizi.
Nonostante i progressi compiuti, permangono notevoli carenze nella riscossione delle entrate. Le riforme previste per semplificare la legislazione in materia di IVA ed estendere l'utilizzo degli strumenti digitali, così come la riduzione delle esenzioni e l'allineamento delle aliquote IVA ridotte all'aliquota standard, possono contribuire a colmare il divario di gettito. Permane un ampio divario di riscossione delle imposte relativamente ai numerosi lavoratori autonomi, mentre il regime fiscale semplificato può incoraggiare il lavoro autonomo. L'irrigidimento dei criteri di ammissibilità al regime semplificato e la riduzione degli oneri amministrativi nel regime ordinario ridurrebbero l'attrattiva del lavoro autonomo e del regime semplificato. Incoraggiare i pagamenti digitali invece di quelli in contanti contribuirebbe a frenare le attività non dichiarate e a sostenere la riscossione delle imposte.
Una riforma tributaria complessiva incoraggerebbe gli investimenti produttivi e l'occupazione, sostenendo al contempo le entrate. La pressione fiscale sul lavoro è elevata, in particolare per quanto riguarda i contributi previdenziali, e rischia di scoraggiare il lavoro regolare, soprattutto nelle fasce di retribuzione più basse. Lo spostamento dell'onere fiscale dalle imposte sul lavoro a quelle sulla proprietà e le imposte correlate, migliorando al contempo l'adempimento fiscale, contribuirebbe a riequilibrare il sistema tributario. Intensificare gli sforzi per garantire che il catasto sia completato e rispecchi valori aggiornati migliorerebbe l'equità e l'efficienza del sistema di tassazione degli immobili. Le imposte sulle successioni e sulle donazioni sono limitate da generose esenzioni e detrazioni. Vi è inoltre margine per ampliare la base imponibile delle imposte sul capitale e sul reddito delle società, eliminando gradualmente le imposte sulla produzione.