L’Italia ha una delle popolazioni più anziane tra i paesi EU e OCSE. All’inizio del 2025, le persone con 65 anni e oltre rappresentavano il 24.7% della popolazione, mentre quelle con 80 anni e oltre il 4.1%. Entro il 2050, queste quote sono destinate a salire rispettivamente al 37% e al 15% – il secondo valore più alto al mondo dopo la Corea. Le limitazioni funzionali sono diffuse tra la popolazione anziana in Italia: il 13.7% dichiara difficoltà nelle attività quotidiane di base, mentre il 15.9% in quelle strumentali più complesse.
Nonostante l’aumento dei bisogni, i servizi rivolti alle persone anziane non autosufficienti in Italia restano frammentati. Le responsabilità sono suddivise tra ambito sanitario e sociale, diversi livelli di governo e una molteplicità di soggetti erogatori, con conseguenti disuguaglianze nell’accesso e negli esiti. Le forme di sostegno includono trasferimenti monetari, servizi residenziali o semiresidenziali, assistenza domiciliare e cure informali da parte della famiglia. Il trasferimento monetario più diffuso è l’indennità di accompagnamento erogata dall’INPS a fronte di disabilità certificata, talvolta integrata a livello comunale da ulteriori trasferimenti con regole di accesso e utilizzo eterogenee. Le strutture semiresidenziali e residenziali offrono cure diurne o continuative, ma con forti differenze territoriali in termini di accesso, tipologia di servizi e costi. A domicilio, l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) eroga principalmente prestazioni infermieristiche, mentre il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) fornisce prestazioni sociali, spesso tramite il Terzo settore.
L’aumento delle condizioni croniche ha accentuato l’urgenza di un sistema integrato di cura, assistenza e tutela per le persone non autosufficienti. In Italia, l’integrazione tra servizi sanitari e sociali è ampiamente riconosciuta come elemento centrale per ridurre la frammentazione e migliorare il coordinamento. La governance dei servizi sociosanitari per le persone non autosufficienti è fortemente decentralizzata e si articola su più livelli – nazionale, regionale e locale.
Negli ultimi anni sono state avviate diverse riforme per rafforzare la governance dell’assistenza domiciliare. Il Decreto 77/2022 ha definito modelli e standard per l’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale. Il Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2022‑24 ha introdotto per la prima volta i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, prevedendo la garanzia di assistenza domiciliare, sollievo e sostegno agli anziani non autosufficienti. Altre iniziative rilevanti in materia di non autosufficienza sono la Legge n. 227/2021 “Delega al Governo in materia di disabilita”, la Legge n. 33/2023 “Delega al Governo in materia di politiche a favore delle persone anziane” ed il Decreto Legislativo n. 29/2024 adottato in attuazione di tali deleghe, e l’aggiornamento 2024 del Piano Nazionale della Cronicità. La Legge n. 33/2023 - ed il relativo decreto attuativo - mira a costruire un sistema di servizi sociali, sanitari e sociosanitari integrati tra loro, al fine di garantire una migliore e più completa presa in carico della persona. Inoltre, con il citato decreto è stato istituito il Comitato Interministeriale per le Politiche a favore della Popolazione Anziana (CIPA), con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento delle misure a favore delle persone anziane, e individuare strumenti di programmazione e coordinamento come i Programmi delle Attività Territoriali, i Piani di Zona e gli Accordi di Programma sono utilizzati in misura crescente. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approvato dalla Commissione Europea il 22 aprile 2021 prevede inoltre due componenti rilevanti per un miglioramento dell’integrazione dei servizi sociosanitari: la componente 2 della Missione 5 che valorizza l'intera dimensione sociale delle politiche sanitarie per le persone anziane; la componente 1 della Missione 6 che prevede l’attuazione di interventi per lo sviluppo di reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale.
Le consultazioni condotte con decisori politici, professionisti ed erogatori di servizi in Italia confermano l’urgenza di ulteriori riforme. Tra le sfide più ricorrenti emergono la frammentazione delle responsabilità, sottofinanziamento dell’assistenza domiciliare e comunitaria, ampie disparità territoriali, carenze di personale, pressioni finanziarie e sistemi informativi deboli. Gli stakeholder hanno sottolineato la necessità di un quadro di governance chiaro, di un maggiore sostegno ai caregiver familiari, di una formazione rafforzata della forza lavoro e di dati affidabili per monitorare bisogni ed esiti. Pur riconoscendo l’autonomia regionale, molti hanno ribadito che un quadro nazionale è essenziale per ridurre le disuguaglianze e garantire livelli minimi di assistenza in tutto il Paese.
Molti altri paesi OCSE affrontano sfide simili nell’ambito della long-term care. I casi studio su Giappone, Inghilterra (Regno Unito), Danimarca, Australia e Paesi Baschi (Spagna) illustrano diverse strategie di integrazione. La maggior parte segue un modello di ricomposizione, con meccanismi per collegare servizi sanitari e sociali mantenendo strutture distinte. L’analisi comparata evidenzia sei elementi chiave per l’integrazione: assetti istituzionali adeguati; accesso unico e valutazioni standardizzate; integrazione finanziaria; governance con leve di spesa; équipe multidisciplinari; sistemi informativi interoperabili e riconoscimento del ruolo del sostegno informale. I paesi stanno inoltre investendo in reti comunitarie, programmi di volontariato e misure di valorizzazione dei caregiver, per ridurre il carico sulle famiglie. Le carenze di personale restano una barriera diffusa, a conferma della necessità di investimenti e formazione.
Anche per l’Italia, il modello della ricomposizione appare la via più praticabile per rafforzare l’integrazione – in alternativa ricongiungimento (accentramento totale di funzioni e risorse) o al semplice rammendo (accordi o iniziative isolate che non modificano l’assetto istituzionale esistente). Tale modello di ricomposizione coordinerebbe le funzioni di cura, assistenza e tutela attraverso la programmazione e l’erogazione congiunta, mantenendo invariate le attuali titolarità istituzionali. Questo modello richiede una governance unificata a livello nazionale, regionale e locale, organizzata attorno a tre funzioni interconnesse: il percorso assistenziale integrato, il mix di interventi e di soggetti erogatori, e la mobilitazione delle risorse. Il percorso assistenziale integrato presuppone un sistema unico di accesso e valutazione, condiviso stabilmente tra sanità e servizi sociali, con progetti assistenziali personalizzati che combinino misure mediche, infermieristiche, riabilitative, sociali, comunitarie e familiari. L’erogazione dovrà evolvere da servizi settoriali frammentati a pacchetti coordinati, gestiti da équipe multidisciplinari che coinvolgano attori pubblici, privati e comunitari. Infine, il finanziamento dovrà orientarsi verso allocazioni integrate che combinino risorse sanitarie e sociali, integrate da contributi familiari e reti comunitarie.
Diverse azioni possono rendere possibile tale integrazione:
Creare un quadro normativo e istituzionale di supporto, definendo ruoli chiari ai diversi livelli di governo, favorendo la collaborazione tra gli stakeholder e valorizzando équipe multidisciplinari qualificate.
Promuovere azioni a livello di comunità riconoscendo il ruolo della società civile e degli attori privati nell’innovazione sociale e nel rafforzamento del sostegno comunitario.
Assicurare una rigorosa e tempestiva valutazione dell’implementazione di cure integrate attraverso una sistematica raccolta ed analisi di indicatori di processo e di esito.
Incentivare l’uso di tecnologie sanitarie economiche (cost-effective) introducendo strumenti di supporto, telemedicina e soluzioni digitali per favorire autonomia, continuità delle cure e invecchiamento sano.
Rafforzare le competenze e le conoscenze della forza lavoro per erogare in modo efficace cure integrate centrate sulla persona.