Negli ultimi anni l'Italia ha sensibilmente rafforzato la propria ambizione climatica; il Fondo italiano per il clima (FIC) si è affermato come uno dei principali motori della sua azione internazionale per il clima. Il FIC (4,4 miliardi di EUR nel periodo 2022-2026) è gestito da CDP e finanzia principalmente progetti di mitigazione e adattamento nei settori: agricolo, energetico, dei trasporti e delle infrastrutture idriche. Sono inclusi anche progetti di tutela della biodiversità e lotta alla desertificazione. Il FIC sottopone i progetti a una verifica preliminare di ammissibilità secondo la metodologia dei Rio marker, ne valuta l'impatto climatico atteso ex ante ed ex post e ne richiede la coerenza con le strategie climatiche dei Paesi partner. La struttura del FIC, che combina contributi a dono, prestiti, finanza mista e assistenza tecnica, offre una base solida a sostegno delle transizioni nei Paesi partner in conformità dell'Accordo di Parigi, in particolare in Africa, dove si concentrano i progetti del FIC. In linea con la Dichiarazione del DAC [OECD/LEGAL/0466] e con i pilastri della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), l'Italia ha inoltre rafforzato il proprio impegno in materia di perdite e danni, anche mediante un contributo di 100 milioni di EUR al nuovo Fondo per rispondere alle perdite e ai danni. Il portafoglio complessivo della finanza climatica italiana rispecchia inoltre una forte attenzione ai PMS e ai piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS), sia attraverso il canale bilaterale che attraverso quello multilaterale.
In aggiunta al FIC, l'Italia ha adottato misure per rafforzare l'integrazione della dimensione climatica nell'insieme dei propri strumenti di cooperazione allo sviluppo. L'AICS richiede la verifica preliminare in base ai Rio marker per tutte le operazioni e applica un processo in due passaggi, che combina i controlli di conformità e l'integrazione degli obiettivi climatici con il supporto del riesame tematico da parte della sede centrale. Il quadro di rendicontazione della finanza climatica italiana è conforme ai requisiti dell'UNFCCC e dell'Unione europea; l'AICS è responsabile della convalida e del controllo della qualità di tutti i dati finanziari pertinenti in materia climatica segnalati al DAC. L'Italia ha inoltre aderito ai principi della Locally Led Adaptation (LLA, adattamento guidato a livello locale), ha introdotto un nuovo strumento di riesame dei risultati in materia di adattamento e ha portato avanti iniziative mirate di adattamento, come il sostegno ai sistemi di allerta precoce e all'agricoltura resiliente al clima. L'Italia continua a svolgere un ruolo attivo nell'ambito delle Convenzioni di Rio, inclusa una posizione di primo piano nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD) e un impegno costante sul fronte della biodiversità, che il Paese cerca sempre più di integrare in un portafoglio coerente in materia di clima e ambiente. I partenariati multilaterali restano un punto di forza fondamentale, compreso il sostegno agli esiti della COP28 dell'UNFCCC, al Fondo per rispondere alle perdite e ai danni, al Fondo verde per il clima, al Fondo mondiale per l'ambiente, ai Climate Investment Funds (Fondi di investimento per il clima), al Global Shield (Scudo globale contro i rischi climatici), e incluse le collaborazioni di lunga data con l'Energy Sector Management Assistance Program (ESMAP, Programma di assistenza alla gestione del settore energetico) della Banca Mondiale, con Promoting Africa's Green and Climate Resilient Development (AGREED, Programma per la promozione di uno sviluppo verde e resiliente al clima in Africa) e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO).
L'Italia sta anche contribuendo a processi globali più ampi volti all'allineamento con l'Accordo di Parigi. All'interno del Team Europe partecipa alle discussioni di programmazione congiunta collegate al Global Gateway e svolge un ruolo di guida nel nesso caffè-clima mediante l'iniziativa Team Europe Initiative (TEI) sul caffè in Africa, che pone la resilienza climatica al centro dello sviluppo delle catene del valore. A livello nazionale, l'aggiornamento della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e l'enfasi comune all'intero Governo sulla transizione ecologica offrono un quadro favorevole all'allineamento internazionale.
CDP applica politiche settoriali di sostenibilità, comprensive di criteri di esclusione e requisiti di allineamento climatico, sia ai propri finanziamenti che alle risorse di terzi da essa gestite, incluso il Fondo Italiano per il Clima. L'allineamento sistemico all'Accordo di Parigi resta tuttavia incompleto e vi sono limitate evidenze dell'esistenza, tra tutti gli attori, di una metodologia unificata per valutare se l'APS sia coerente con i contributi determinati a livello nazionale (NDC), i piani nazionali di adattamento (NAP) o i percorsi di decarbonizzazione di lungo periodo dei Paesi partner. Tuttavia, una maggiore chiarezza sulle modalità di applicazione e coordinamento di tali approcci in tutti i settori contribuirebbe a garantire un allineamento coerente, in conformità della Dichiarazione del DAC.
Gli strumenti di pianificazione comportano un ulteriore vincolo. L'assenza di strategie Paese aggiornate e la lentezza dei cicli del DTPI limitano l'integrazione degli obiettivi climatici nella programmazione pluriennale, soprattutto nei settori caratterizzati da elevati rischi climatici (agricoltura, energia, acqua, infrastrutture). Le difficoltà di coordinamento tra i ministeri accrescono ulteriormente il rischio di frammentazione, poiché le attività nel quadro climatico possono svolgersi in parallelo senza un allineamento sistematico con la programmazione del MAECI e dell'AICS o con gli obiettivi climatici dei Paesi partner.