Quali sono le opportunità per la cooperazione allo sviluppo italiana in un contesto caratterizzato da una maggiore attenzione politica, da un impegno più ampio in Africa e da un ricorso crescente a nuovi strumenti di finanziamento, pur mantenendo coerenza, efficacia e impatto in un sistema sempre più complesso? Questi elementi hanno costituito la base della Peer Review dell'Italia svolta dal Comitato di Aiuto allo Sviluppo (Development Assistance Committee, DAC) dell'OCSE e condotta dalla Germania e dall'Islanda.
La cooperazione allo sviluppo dell'Italia è contraddistinta da un rafforzato impegno politico nei confronti dell'Africa. Dal lancio del Piano Mattei nel 2024, la cooperazione è entrata in una nuova fase, assumendo un ruolo più centrale nella politica estera e mobilitandosi per affrontare sfide globali, quali la povertà, i cambiamenti climatici e la migrazione, cercando al contempo un maggiore coinvolgimento del settore privato. In questo contesto, l'Africa, che riveste già un ruolo centrale nell'impegno della cooperazione italiana, si è ulteriormente affermata come priorità geografica, ricevendo nel 2024 il 65 % dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) bilaterale dell'Italia. Se da un lato questo ha accresciuto la visibilità e la rilevanza strategica della cooperazione italiana, dall'altro un orientamento politico più marcato da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'ampliamento delle priorità hanno aumentato le esigenze di attuazione in tutto il sistema. Ciò rende ancora più urgente garantire maggiore trasparenza e un impegno costante per snellire le procedure, potenziare le capacità del proprio modello di risorse umane e rafforzare i quadri di riferimento relativi ai risultati e all'apprendimento, al fine di massimizzarne l'impatto.
In un contesto in cui si registra una riduzione dell'APS a livello mondiale, l'Italia ha mantenuto invariati i propri livelli di APS; tuttavia, l'attuale dotazione di risorse non è in linea con le ambizioni dichiarate e rischia di diventare meno mirata. Sebbene nel 2024 si siano stabilizzati allo 0,29 % del reddito nazionale lordo (RNL), i livelli dell'APS rimangono ben al di sotto dell'impegno internazionale dello 0,7 % dell'RNL, ribadito nel Documento Triennale di Programmazione e di Indirizzo (DTPI) 2024-2026 dell'Italia. Con l'espansione della portata geografica nell'ambito dell'attuale DTPI, in particolare attraverso un numero crescente di Paesi partner prioritari in Africa, la mancanza di un aumento proporzionato dell'APS ha reso ancora più importante definire chiaramente le priorità a livello di Paese e semplificare le modalità di erogazione. Ciononostante, l'ampio sostegno dell'opinione pubblica alla cooperazione internazionale dovrebbe consentire all'Italia di mantenere un approccio incentrato sulle persone, con un'attenzione costante all'eliminazione della povertà, all'uguaglianza di genere e all'inclusione, anche nei Paesi meno sviluppati e nei contesti fragili.
Il modello di finanziamento italiano sta evolvendo e prevede una quota sempre maggiore di prestiti concessionali. Nel 2024, i prestiti erogati dal Fondo italiano per il Clima e dal Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo hanno costituito l'11 % dell'APS bilaterale. Un maggiore ricorso ai prestiti sovrani dovrebbe aiutare l'Italia ad ampliare la portata e l'ambizione dei propri programmi bilaterali, anche nel campo dell'azione per il clima, ma porrebbe al contempo in risalto la necessità di valutare attentamente il giusto equilibrio tra sovvenzioni e prestiti nei contesti a basso reddito e fragili. Con una dotazione di 4,4 miliardi di EUR, il Fondo Italiano per il Clima (FIC), istituito relativamente di recente, rappresenta una risorsa strategica fondamentale, in grado di ampliare in modo significativo l'impatto dell'Italia in materia di clima e sviluppo attraverso strumenti quali il sostegno al bilancio, i prestiti basati sulle politiche e il coinvolgimento del settore privato. Per sfruttare appieno il FIC sarà necessario definire con maggiore chiarezza in quali ambiti i diversi strumenti risultano più adeguati, attribuendo al contempo priorità a un sostegno altamente concessionale per proteggere i più indigenti e i più vulnerabili e continuando a gestire i potenziali rischi in termini di sostenibilità del debito.
L'Italia ha rafforzato il coordinamento whole-of government per favorire l'attuazione, ma la complessità istituzionale continua a rappresentare una sfida. Il Paese si avvale infatti di una capillare struttura di coordinamento, che comprende il Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo (CICS), il Comitato Congiunto (CC) e organismi più recenti legati alla governance del Piano Mattei e del Fondo Italiano per il Clima. Le missioni di sistema si sono affermate come un meccanismo promettente per allineare gli attori a monte e generare un portafoglio di progetti condivisi. Tuttavia, la scarsa frequenza delle riunioni del CICS ne limita la capacità di intervenire efficacemente sulle questioni di coerenza tra i diversi settori politici. Inoltre, il coordinamento inclusivo nella programmazione annuale, prima che i progetti giungano al CC per l'approvazione formale, può ritardarne l'attuazione. Per garantire coerenza ed efficacia, sarà fondamentale basarsi sugli accordi di coordinamento esistenti, al fine di chiarire le complementarità, adeguarsi ulteriormente al ruolo rafforzato della Presidenza del Consiglio dei Ministri nelle iniziative relative all'Africa e mantenere linee di responsabilità ben definite.
L'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) rimane un pilastro operativo fondamentale della cooperazione bilaterale allo sviluppo dell'Italia e un partner prezioso sul campo. Le sue competenze tecniche, la sua flessibilità e i suoi stretti legami con la società civile sono alla base del modello di attuazione italiano. Tuttavia, le limitazioni in termini di risorse umane e i processi centralizzati possono ridurre la sua capacità di rispondere alle esigenze dei Paesi partner. La più recente convenzione tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e l'AICS mira a chiarire la ripartizione dei compiti, cercando al contempo di semplificare le procedure. Il rafforzamento del controllo da parte del MAECI dovrà essere bilanciato con l'obiettivo di migliorare l'efficienza, al fine di rafforzare la competitività della cooperazione italiana e la credibilità dell'AICS come partner di attuazione solido, anche nell'ambito della cooperazione delegata dell'UE.
L'Italia continua a sostenere il multilateralismo, destinando una quota consistente (54 %) del proprio APS alle organizzazioni multilaterali e tramite queste ultime. Il Paese ha inoltre dato prova della propria leadership tramite approcci di finanziamento innovativi, la conversione del debito per finalità di sviluppo e il sostegno alle banche multilaterali di sviluppo per potenziare la loro capacità di prestito. Garantire finanziamenti pluriennali e prevedibili, inclusi quelli per le spese generali (core) e a destinazione flessibile, a partner multilaterali selezionati, e interagire in modo più strategico con altri donatori, anche attraverso la cooperazione delegata e approcci di finanza mista, amplierebbe la portata degli sforzi bilaterali dell'Italia e sosterrebbe le priorità del Piano Mattei. Cassa Depositi e Prestiti (CDP), istituzione finanziaria italiana per la cooperazione allo sviluppo ormai consolidata, si propone come partner strategico per gli attori multilaterali, anche attraverso il cofinanziamento con le banche multilaterali di sviluppo; in coordinamento con l'AICS, il MAECI e il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), CDP può contribuire a superare i vincoli operativi, sostenere l'attuazione di programmi di più ampia portata e migliorare l'efficienza.
La migrazione e lo sviluppo rivestono un'importanza strategica sempre maggiore nell'impegno internazionale dell'Italia. L'Italia ha reso la migrazione e lo sviluppo priorità governative ed è stato il primo Paese membro del DAC a elaborare linee guida specifiche sul nesso tra migrazione e sviluppo. La migrazione è considerata sia una sfida per lo sviluppo che un'opportunità economica. Nella pratica, tuttavia, gli interventi in materia di migrazione rimangono frammentati tra i vari strumenti e attori. Per migliorare i risultati in termini di sviluppo, sarà fondamentale rafforzare la coerenza intergovernativa, tutelare i diritti umani, coinvolgere la diaspora in modo più strategico, promuovere la mobilità dei lavoratori e continuare a prestare particolare attenzione ai contesti fragili nei Paesi di origine.
La crescente importanza attribuita al coinvolgimento del settore privato segna un'evoluzione significativa, che rende sempre più necessario un coordinamento a livello dell'intero sistema. Oggi la cooperazione allo sviluppo italiana riunisce un'ampia gamma di attori impegnati nel coinvolgimento del settore privato (Private Sector Engagement, PSE), tra cui istituzioni attive nei settori dello sviluppo, della finanza, del commercio e della promozione delle esportazioni. Il ruolo sempre più ampio di CDP nella gestione dei finanziamenti allo sviluppo si riflette nel numero crescente di uffici esteri e di strumenti per il PSE, il che rafforza la presenza operativa dell'Italia, ma accresce anche la pressione sul personale e sulla capacità istituzionale. Se da un lato l'ampio ventaglio di attori e strumenti offre opportunità di espansione e innovazione, dall'altro comporta anche il rischio di frammentazione e duplicati, rendendo ancora più importante garantire la complementarità a livello dell'intero sistema. Mentre l'Italia porta avanti questo programma, sostenuta da un crescente interesse da parte delle imprese italiane, le imminenti linee guida sul coinvolgimento del settore privato offrono un'occasione preziosa per definire una chiara visione whole-of-government, garantendo al contempo che l'addizionalità dello sviluppo e le priorità dei Paesi partner rimangano al centro dell'attenzione.