Il presente Rapporto illustra i risultati della Peer Review sulla Cooperazione allo Sviluppo dell'Italia del 2026 e riporta le relative raccomandazioni approvate dal Comitato di Aiuto allo Sviluppo (DAC). Esso si concentra su quattro settori della cooperazione allo sviluppo del Paese, identificati in accordo con il Governo italiano e i suoi partner. In primo luogo, analizza la struttura e l'organizzazione della cooperazione allo sviluppo del Paese e valuta quanto essi siano adeguati agli obiettivi. Successivamente esamina le iniziative di coordinamento a livello whole-of-government, con particolare attenzione all'Africa. Il Rapporto approfondisce inoltre le strategie di cooperazione allo sviluppo nel contesto del nesso tra migrazione e sviluppo e, infine, le politiche, gli strumenti e i partenariati volti a sostenere il coinvolgimento del settore privato. Per ciascuno di questi settori, il Rapporto individua i punti di forza e le sfide dell'Italia, nonché le opportunità e i rischi che si profilano all'orizzonte.
Peer Review dell'OCSE sulla Cooperazione allo Sviluppo: Italia 2026
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Contesto
Copy link to ContestoUn contesto politico più stabile, unito a vincoli di bilancio e strutturali, determina le priorità interne dell'Italia e il suo impegno internazionale
L'attuale contesto politico italiano è caratterizzato da una coalizione di governo stabile. Da ottobre 2022 il Paese è governato da una coalizione di centro-destra guidata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, del partito Fratelli d'Italia (FdI), sostenuta dalla Lega e da Forza Italia. La coalizione mantiene una solida maggioranza parlamentare e si prevede che resterà in carica fino al termine del mandato nel 2027. Malgrado la tradizionale instabilità delle coalizioni italiane, la stabilità politica è notevolmente migliorata, in parte grazie alla frammentazione dell'opposizione e alla popolarità sostenuta di FdI nei sondaggi nazionali (Economist Intelligence Unit, 2025[1]).
Il programma politico del Governo Meloni è incentrato sulla stabilità economica, sulla gestione dell'immigrazione e sul rafforzamento del ruolo geopolitico dell'Italia. A livello nazionale, il Governo ha dato priorità al risanamento dei conti pubblici, alle riforme del mercato del lavoro e della Pubblica Amministrazione, nonché alle misure a sostegno delle famiglie vulnerabili. Si sta inoltre portando avanti un programma fondato sull'ordine pubblico, parallelamente agli sforzi volti a snellire l'amministrazione statale (Balmer, 2025[2]). A livello esterno, la migrazione rimane una priorità politica, insieme all'attenzione sulla stabilità nel Mediterraneo, alla sicurezza energetica e al rafforzamento dei partenariati con l'Africa e gli attori multilaterali (IAI, 2025[3]). Dal suo avvio nel 2023, il Processo di Roma si è affermato come un quadro di riferimento fondamentale per l'approccio dell'Italia in materia di migrazione, promuovendo il dialogo con i Paesi di origine e di transito e collegando la gestione della migrazione alla cooperazione allo sviluppo e alla stabilità regionale (ISPI, 2023[4]).
Le priorità esterne dell'Italia emergono chiaramente dal suo crescente impegno strategico nelle regioni limitrofe, in particolare dell'Africa. La crescente attenzione dell'Italia verso il Mediterraneo e l'Africa si inserisce nell'ambito del Piano Mattei per l'Africa (di seguito "Piano Mattei"), annunciato ufficialmente nel gennaio 2024 in occasione del Vertice Italia-Africa (Repubblica italiana, 2023[5]). Il Piano mira a integrare il dialogo politico, la cooperazione allo sviluppo, la migrazione, la sicurezza energetica, il commercio e gli investimenti in un quadro coerente che posizioni l'Italia come ponte tra Europa e Africa (Michelino, 2025[6]). L'Italia ha inoltre cercato di integrare alcuni elementi di questo programma in più ampi processi multilaterali, anche attraverso la Presidenza del Gruppo dei 7 (G7) nel 2024 e uno stretto coordinamento con i quadri dell'UE, sia per dare una dimensione internazionale alle priorità chiave sia per rafforzare il senso di responsabilità condiviso con i partner. Il Governo continua, inoltre, a ribadire l'impegno del Paese nei confronti dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e il consenso europeo in materia di sviluppo (Governo italiano, 2025[7]). L'impegno dell'Italia nei consessi multilaterali e il suo sostegno all'Ucraina a seguito dell'invasione su vasta scala da parte della Russia rimangono costanti, malgrado il persistere di elementi di euroscetticismo tra alcuni partner della coalizione (Economist Intelligence Unit, 2025[1]).
L'Italia è la terza economia dell'UE dopo Germania e Francia e l'ottava a livello mondiale, con un prodotto interno lordo (PIL) pari a circa 2 000 miliardi di EUR nel 2024 (Economist Intelligence Unit, 2025[1]). Si prevede che la crescita del PIL scenda allo 0,5 % nel 2025 dallo 0,7 % dell'anno precedente, per poi risalire leggermente allo 0,6 % nel 2026 e allo 0,7 % nel 2027. Sebbene le tensioni commerciali a livello mondiale e il calo della produzione industriale possano frenare la crescita, il valore delle esportazioni di merci è aumentato nei primi tre trimestri del 2025, rendendo l'Italia il quarto esportatore mondiale. Nel marzo 2025 il tasso di disoccupazione si è attestato al 6 %, vicino al suo livello più basso registrato prima della crisi finanziaria globale (OECD, 2025[8]). Il debito pubblico, pari a circa il 136 % del PIL nel 2025, è uno dei più elevati tra i Paesi membri dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), fattore che aumenta la vulnerabilità dell'Italia alle pressioni del mercato. Il disavanzo di bilancio è previsto al 2,9 % del PIL nel 2025 e dovrebbe scendere al 2,6 % del PIL nel 2027, posizionandosi così al di sotto della soglia di riferimento dell'UE del 3 %, grazie all'azione del Governo, che combina tagli fiscali e misure sociali con un graduale risanamento dei conti pubblici (OECD, 2025[8]).
I vincoli strutturali di lunga data continuano a influenzare le prospettive economiche e le scelte politiche dell'Italia. La scarsa crescita della produttività, le disparità regionali tra il Nord industrializzato e il Sud meno sviluppato e il calo demografico restano sfide fondamentali per il potenziale di crescita e le finanze pubbliche. L'invecchiamento demografico esercita una pressione fiscale sostenuta sulla spesa per le pensioni e la sanità, che, in termini di quota del PIL, è tra le più elevate dell'Unione europea (UE) (OECD, 2024[9]). Inoltre, la base economica italiana, diversificata e orientata alle esportazioni, che esprime la sua forza nei settori manifatturiero, agroalimentare, del design e dei beni di lusso, rimane esposta a shock esterni, tra cui le rinnovate tensioni commerciali tra Stati Uniti e UE e le vulnerabilità della catena di approvvigionamento mondiale (OECD, 2025[10]).
Proseguono gli sforzi volti alla diversificazione energetica, con un aumento delle importazioni dal Nord Africa e una maggiore diffusione delle energie rinnovabili. Secondo l'aggiornamento del Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima 2024, si prevede che entro il 2030 le fonti rinnovabili copriranno circa il 40 % del consumo energetico finale lordo totale, raggiungendo quasi i due terzi della produzione nazionale di energia elettrica (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, 2024[11]).
La cooperazione allo sviluppo italiana poggia su solide basi giuridiche e, in questo ambito, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale svolge un ruolo centrale di coordinamento
La Legge 125/2014 sancisce che la cooperazione allo sviluppo è parte integrante della politica estera dell'Italia, riconoscendo al contempo formalmente un'ampia gamma di attori pubblici e non statali come partner nella sua attuazione. La Legge definisce gli obiettivi primari della cooperazione allo sviluppo del Paese: eliminazione della povertà, riduzione delle disuguaglianze, miglioramento del benessere e dello sviluppo sostenibile, diritti umani, compresi l'uguaglianza di genere, le pari opportunità per tutti, la democrazia e lo Stato di diritto, nonché la prevenzione dei conflitti, i processi di peacebuilding, riconciliazione e stabilizzazione, oltre al rafforzamento delle istituzioni. La legge, inoltre, amplia i partenariati, rende operativa la politica di sviluppo italiana e garantisce maggiore accountability e trasparenza (Repubblica italiana, 2014[12]). Il Documento Triennale di Programmazione e di Indirizzo (DTPI) 2024-2026 definisce le priorità fondamentali, concentrandosi su 38 Paesi prioritari, con particolare attenzione al continente africano (MAECI, 2025[13]).
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) costituisce il fulcro del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo, mentre gli altri ministeri apportano il loro contributo in settori specifici. All'interno del Ministero, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) è responsabile dell'orientamento strategico, della supervisione e del coordinamento dell'attuazione della politica italiana di cooperazione allo sviluppo, compresa la rappresentanza politica internazionale nell'ambito più ampio del sostegno italiano allo sviluppo sostenibile. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), in coordinamento con il MAECI, si occupa dei rapporti con le banche e i fondi multilaterali di sviluppo per quanto riguarda il finanziamento, le operazioni di riduzione del debito e i prestiti agevolati concessionali. Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero dell'Interno destinano l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) rispettivamente a enti e attività legati al clima e alla biodiversità, nonché ai costi per i rifugiati nel Paese donatore (MAECI, 2025[14])1.
L'Italia attua i propri programmi bilaterali di sviluppo principalmente attraverso l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS)2. L'AICS fa capo al MAECI ed è incaricata di svolgere attività tecniche e operative relative all'attuazione dei programmi. Essa opera nei Paesi partner attraverso i suoi 20 uffici dislocati a livello locale (MAECI, 2025[14]). Questo assetto è formalmente definito nella Convenzione MAECI/AICS (Convenzione), aggiornata nell'agosto 2025 (MAECI, 2025[15]).
In qualità di istituzione finanziaria per la cooperazione allo sviluppo relativamente recente, Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP) ha visto il proprio mandato ampliarsi rapidamente per sostenere gli obiettivi internazionali dell'Italia in materia di sviluppo e di finanziamento per il clima. A seguito della Legge 125/2014 e delle successive modifiche, CDP è stato formalmente assegnato il ruolo di Istituzione Finanziaria italiana per la cooperazione allo Sviluppo (IFS), che include la gestione del Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo3 dell'Italia, il cofinanziamento con partner pubblici, privati e internazionali e la concessione di finanziamenti ad attori del settore pubblico e privato attraverso le sue "risorse proprie"4 (CDP, 2025[16]) (Repubblica italiana, 2014[12]). In quanto istituzione sottoposta a valutazione per pilastro UE, CDP è stata altresì incaricata di attuare fondi per conto dell'UE (CDP, 2025[17]). Il suo mandato si è ulteriormente ampliato nel 2022 con l'istituzione del Fondo Italiano per il Clima (FIC), sotto la supervisione del MASE, che ha designato CDP come ente di gestione del Fondo, rafforzando così il suo ruolo nel sostenere lo sviluppo sostenibile e gli investimenti legati al clima, anche attraverso finanziamenti a partner del settore privato (MAECI, 2025[14]).
Il sistema italiano di cooperazione allo sviluppo è sostenuto da diversi organismi di coordinamento e consulenza (Grafico 1). Il Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo (CICS), presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, fornisce orientamenti politici di alto livello in materia di cooperazione allo sviluppo e garantisce la coerenza tra i vari ministeri competenti. Il Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS), che riunisce organizzazioni e reti della società civile, istituzioni pubbliche, autorità locali e attori del settore privato, funge da piattaforma consultiva permanente a più attori. Attraverso i suoi sei gruppi di lavoro tematici, promuove il dialogo e fornisce pareri informati sulla coerenza delle politiche, sulla programmazione e sull'efficacia. Il Comitato Congiunto (CC) è il principale organo di approvazione operativa e autorizza tutte le iniziative multilaterali, le iniziative bilaterali superiori a 2 milioni di EUR e tutti i prestiti concessionali, traducendo così gli orientamenti strategici in decisioni concrete di finanziamento (Repubblica italiana, 2014[12]).
Grafico 1. Il sistema italiano di cooperazione allo sviluppo
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Fonte: sulla base del documento del MAECI (2025[14]), Self-assessment for 2026 DAC Peer Review of Italy (Autovalutazione in previsione della Peer Review DAC dell'Italia del 2026) (DCD/DAC/AR(2026)1/12).
Verso un sistema istituzionale più adeguato alle esigenze
Copy link to Verso un sistema istituzionale più adeguato alle esigenzeL'eliminazione della povertà è al centro del rinnovato impegno politico dell'Italia in materia di cooperazione allo sviluppo e dovrebbe continuare a esserlo con l'ampliamento dei partenariati in Africa
Il forte sostegno politico alla cooperazione italiana come imperativo della politica estera segna un cambiamento significativo per l'Italia. Il Piano Mattei eleva la cooperazione italiana a strumento indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi di politica estera, integrando in modo esplicito il dialogo politico, la cooperazione allo sviluppo, la migrazione, la sicurezza energetica, il commercio e gli investimenti. Questo approccio è in linea con la Legge 125/2014, che pone la visione politica di alto livello del Presidente del Consiglio dei Ministri al centro del sistema di cooperazione del Paese (Repubblica italiana, 2014[9]). L'ambizione del Governo di perseguire molteplici obiettivi strategici, facendo spesso leva sulla cooperazione italiana come strumento fondamentale, richiede anche una gestione delle aspettative, dal momento che non è in grado di affrontare tutte le sfide, che vanno dalla migrazione irregolare ai cambiamenti climatici, dall'insicurezza alimentare alla povertà, con un bilancio che corrisponde appena al 17,6 % della spesa militare annua dell'Italia5 (SIPRI, 2025[18]).
La strategia italiana di cooperazione allo sviluppo evidenzia il suo approccio incentrato sulle persone e sull'obiettivo di eliminare la povertà, tutelare i diritti umani e prevenire i conflitti. Il Documento Triennale di Programmazione e di Indirizzo (DTPI) 2024-2026 rappresenta il principale documento strategico di orientamento per la programmazione (MAECI, 2025[13]). Le Linee guida sull'uguaglianza di genere e l'empowerment di donne e ragazze illustrano come tutte le componenti del sistema italiano debbano attuare gli impegni internazionali e allinearsi agli stessi (AICS, 2021[19]). Allo stesso modo, le Linee Guida sull'infanzia e l'adolescenza rispecchiano le norme internazionali e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e suggeriscono linee d'intervento per la cooperazione allo sviluppo (AICS, 2021[20]). L'Italia ha inoltre aperto la strada all'approvazione di un primo Piano d'Azione sulla Disabilità della Cooperazione allo Sviluppo nel 2013 (MAECI, 2013[21]), seguito da Linee Guida per la disabilità e l'inclusione sociale nel 2018 (AICS, 2018[22]) e da un Manuale sulla Disabilità (AICS, 2024[23]).
Il DTPI 2024-2026 raddoppia pressoché il numero dei partner prioritari della cooperazione italiana, facendolo salire da 20 nel DTPI 2021-2023 a 38, con un'attenzione particolare all'Africa (Tabella 1). Dei 18 nuovi Paesi, 12 si trovano in Africa, portando il totale dei partner prioritari africani a 23, mentre uno si colloca in Medio Oriente, tre in Asia e uno in America Latina (Colombia). L'Afghanistan e il Myanmar sono stati esclusi dall'elenco dei partner prioritari. L'assistenza umanitaria non è vincolata a tale elenco. L'attenzione rivolta all'Africa rispecchia la priorità del Piano Mattei, un approccio di partenariato paritario che va oltre l'APS e richiede di operare attraverso molteplici canali e soggetti interessati (cfr. Sistema Italia: un approccio whole-of-government per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'Africa).
Tabella 1. Il Documento di Programmazione e di Indirizzo 2024-2026 porta a 38 il numero dei partner prioritari dell'Italia
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Regione |
Partner prioritari |
PMS o classificazione in base al reddito |
|---|---|---|
|
Mediterraneo e Nord Africa |
Egitto, Libia*, Tunisia |
2 LMIC, 1 UMIC (nuovo) |
|
Africa orientale |
Eritrea*, Etiopia*, Kenya*, Somalia*, Sudan*, Tanzania*, Uganda* |
6 PMS (di cui 3 nuovi); 1 LMIC |
|
Africa occidentale e centrale |
Burkina Faso*, Ciad*, Costa d'Avorio*, Ghana, Guinea*, Mali*, Mauritania*, Niger*, Repubblica del Congo*, Senegal |
7 PMS (di cui 3 nuovi); 3 LMIC (nuovi) |
|
Africa meridionale |
Malawi*, Mozambico*, Zambia* |
3 PMS (di cui 2 nuovi) |
|
Europa orientale |
Armenia, Moldova, Ucraina |
3 LMIC (nuovi) |
|
Balcani occidentali |
Albania |
1 UMIC |
|
Medio Oriente |
Giordania, Iraq*, Libano*, Repubblica Araba Siriana*, Cisgiordania e Striscia di Gaza* |
3 LMIC, 1 UMIC, 1 LIC (nuovo) |
|
Asia |
Kirghizistan, Pakistan*, Tagikistan* |
3 LMIC (nuovi) |
|
America Latina e Caraibi |
Colombia, Cuba, El Salvador |
3 UMIC (di cui 1 nuovo) |
Nota: i partner prioritari aggiunti di recente sono indicati in grassetto. L'asterisco (*) indica i partner che, secondo il rapporto dell'OCSE del 2025 intitolato States of Fragility (Stati di fragilità), presentano un livello di fragilità elevato o estremo.
Fonte: MAECI (2025[13]), Documento Triennale di Programmazione e di Indirizzo, 2024-2026, https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/07/DOCUMENTO-TRIENNALE-DI-PROGRAMMAZIONE-20-GIUGNO-2025.pdf; OCSE (2025[24]), States of Fragility 2025 (Stati di fragilità 2025), https://www.oecd.org/en/publications/states-of-fragility-2025_81982370-en.html.
L'opinione pubblica è ampiamente favorevole alla cooperazione allo sviluppo italiana, il che costituisce una base per un sostegno politico più forte. Secondo un sondaggio condotto nel 2024 da Harris Interactive, l'87 % degli italiani riteneva necessario fornire sostegno finanziario ai "Paesi in via di sviluppo", il 71 % considerava positivi gli effetti di questi investimenti nel Sud globale sulla reputazione internazionale del Paese, mentre più della metà (54 %) auspicava un impegno più deciso a favore della cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile (Harris Interactive, 2024[25]). In un altro sondaggio dell'UE condotto nel 2023, l'81 % degli intervistati italiani era convinto che la lotta alla povertà nei Paesi in via di sviluppo fosse una delle principali priorità dell'Unione europea, collocando l'Italia al quarto posto su 27 Paesi oggetto dell'indagine. L'Italia si è classificata al terzo posto per livello di fiducia nell'efficacia dell'Unione europea nel promuovere un cambiamento positivo e sostenibile nella lotta alla povertà. Gli intervistati hanno considerato Pace e sicurezza, insieme a migrazione, come due delle tre principali aree in cui l'Unione europea dovrebbe intensificare la cooperazione con i Paesi partner (European Union, 2023[26]). Sebbene un altro sondaggio non abbia indicato la povertà nel mondo come la principale preoccupazione dell'opinione pubblica italiana, il 56 % degli italiani ritiene che Paesi come il proprio dovrebbero destinare maggiori risorse all'APS, considerandolo un imperativo morale (Istituto Affari Internazionali, 2023[27]).
In un contesto di calo globale dell'APS, la stabilità del livello dell'assistenza italiana consente al Paese di rafforzare il proprio impegno nei confronti dei Paesi più poveri. L'Italia è tra i pochi Paesi membri del G7 che, pur faticando ad aumentare il sostegno per rispettare i propri impegni, negli ultimi anni non ha ridotto gli aiuti. Ciò è particolarmente importante in un contesto caratterizzato dalla diminuzione complessiva dell'APS a livello globale (OECD, 2025[28]) e dall'aumento dei bisogni. Come raccomandato nella Peer Review del 2019, l'Italia ha invertito la tendenza alla riduzione del proprio APS, incrementandolo allo 0,29 % del reddito nazionale lordo (RNL), pari a 6,8 miliardi di USD, nel 2024 (Grafico 2) (OECD, 2025[29]; OECD, 2019[30]). Ciononostante, i livelli dell'APS italiano rimangono al di sotto della media APS/RNL dello 0,47 % registrata dai Paesi membri del Comitato di Aiuto allo Sviluppo (DAC) nell'Unione europea, nonché al di sotto dell'impegno internazionale dello 0,7 % APS/RNL che l'Italia ha confermato nella legge 125/2014 (Repubblica italiana, 2014[12]). Per rispettare l'impegno internazionale dello 0,7 % dell'RNL, l'Italia dovrebbe più che raddoppiare i propri livelli di APS, il che, secondo le attuali proiezioni di bilancio, appare improbabile (Tabella 2).
Grafico 2. L'APS italiano ha registrato una ripresa dopo il 2020 in conseguenza dei costi per i rifugiati nel Paese donatore, ma rimane comunque al di sotto del picco raggiunto nel 2022
Copy link to Grafico 2. L'APS italiano ha registrato una ripresa dopo il 2020 in conseguenza dei costi per i rifugiati nel Paese donatore, ma rimane comunque al di sotto del picco raggiunto nel 2022Milioni di USD, a prezzi costanti del 2022
Fonti: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (DAC1: Flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1 e OCSE (2026[32])CRS: Creditor Reporting System (CRS: Sistema di Notifica del Creditore) (serie di dati) http://data-explorer.oecd.org/s/52.
Il sostegno dell'Italia ai Paesi meno sviluppati (PMS) e alle situazioni di fragilità è rimasto consistente, sebbene in calo in termini di percentuale dell'RNL. Dei suoi 38 partner prioritari, 16 rientrano nella categoria dei PMS, tutti situati in Africa6, mentre 25 sono considerati fragili o colpiti da conflitti. Nella revisione intermedia dell'Italia del 2022, è stato evidenziato il rischio di ridurre il sostegno ai PMS a causa di priorità concorrenti, tra cui l'attenzione rivolta al Mediterraneo; tuttavia, i dati indicano che i livelli di sostegno sono rimasti stabili (OECD, 2022[33]). Nel 2023, l'Italia ha destinato lo 0,04 % del proprio RNL ai PMS, una percentuale inferiore allo 0,15 % previsto dall'impegno internazionale assunto dai Paesi membri delle Nazioni Unite a Istanbul. Nonostante ciò, dopo un picco nel 2021 seguito da un calo nel 2022, la quota degli aiuti assegnabili dall'Italia ai Paesi meno sviluppati è aumentata costantemente fino a raggiungere il 42 % nel 2024 (OECD, 2025[34]). A conferma della costante presenza e degli investimenti dell'Italia nei contesti fragili, nel periodo 2023-2024, il 53 % dell'APS bilaterale italiano assegnabile per Paese è stato destinato agli Stati fragili (Grafico 3).
Grafico 3. I flussi di APS dell'Italia sono più elevati verso i Paesi meno sviluppati e i contesti fragili
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Fonti: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (DAC1: Flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1 e OCSE (2026[32])CRS: Creditor Reporting System (CRS: Sistema di Notifica del Creditore) (serie di dati) http://data-explorer.oecd.org/s/52.
L'APS medio dell'Italia per persona in condizioni di estrema povertà è inferiore nei Paesi meno sviluppati (PMS) rispetto ai Paesi a reddito medio-alto (UMIC). Nel 2023, la distribuzione dell'APS bilaterale italiano, misurata in termini di "APS pro capite tra le persone in condizioni di estrema povertà"7, è stata pari a 1,4 USD nei PMS, a 3,1 USD nei Paesi a reddito medio-basso (Lower Middle-Income Country, LMIC) e a 7,2 USD nei Paesi a reddito medio-alto (Upper Middle-Income Country, UMIC). In altre parole, l'Italia ha erogato un livello di APS che è risultato 5,2 volte superiore negli UMIC rispetto ai PMS e 2,3 volte superiore nei LMIC. Questi divari tra i diversi gruppi di reddito sono più marcati in Italia rispetto alla media del DAC, secondo la quale tale valore è 4,5 volte superiore negli UMIC e 1,8 volte superiore nei LMIC rispetto ai PMS.
Tuttavia, la cooperazione italiana nei Paesi partner dimostra un impegno costante nell'eliminazione della povertà e nel sostegno ai contesti più fragili e vulnerabili. Data la crescente scarsità dei finanziamenti concessionali, risulta ancora più evidente, oltre che moralmente e politicamente giustificata, la necessità di riorientare l'APS in modo più specifico verso l'eliminazione della povertà (Kenny, 2025[35]) e di non abbandonare gli Stati più fragili e colpiti da conflitti. La presenza costante e sempre più marcata dell'Italia in alcune delle regioni più fragili, tra cui il Corno d'Africa, il Mozambico, il Sahel, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, testimonia gli impegni assunti dal Paese nel suo DTPI. Anche l'Italia si allinea alla media del DAC per quanto riguarda l'uguaglianza di genere e l'empowerment delle donne, destinando il 44 % dell'APS bilaterale assegnabile a tali obiettivi, di cui il 6 % come obiettivo principale8. Almeno il 40 % degli impegni stabiliti ha costantemente avuto come obiettivo l'uguaglianza di genere, mentre uno su dieci ha tenuto conto dell'inclusione delle persone con disabilità (Grafico 4) (AICS, 2024[36]). Considerando i singoli Paesi, l'Italia ha sempre sostenuto le persone più povere e vulnerabili. Ad esempio, secondo l'ultimo rapporto annuale sulla disabilità, in Etiopia il 4,5 % della spesa bilaterale è stato destinato alle persone con disabilità non solo come beneficiarie, ma anche come partecipanti alla pianificazione degli interventi (AICS, 2024[36]). In questo Paese, come negli altri Paesi prioritari, l'Italia, attraverso partner multilaterali e la società civile, investe nelle persone più vulnerabili, compresi i giovani e le persone con disabilità, per promuovere la creazione di posti di lavoro, i servizi sanitari nelle aree pastorali, l'istruzione inclusiva e altri servizi di base (MAECI, 2023[37]).
Grafico 4. I dati forniti dall'Italia in merito agli indicatori sulla politica per l'uguaglianza di genere e l'inclusione delle persone con disabilità sono relativamente stabili
Copy link to Grafico 4. I dati forniti dall'Italia in merito agli indicatori sulla politica per l'uguaglianza di genere e l'inclusione delle persone con disabilità sono relativamente stabiliImpegni APS bilaterali assegnabili, a prezzi del 2023
Nota: i manuali che spiegano come applicare gli indicatori relativi all'uguaglianza di genere e all'inclusione delle persone con disabilità sono consultabili qui: (DCD/DAC/GEN(2025)2) (genere) e (DCD/DAC/STAT(2020)48) (disabilità).
Fonte: OCSE (2026[32]), CRS: Creditor Reporting System (flows) (CRS: Sistema di Notifica del Creditore (flussi)), http://data-explorer.oecd.org/s/52.
Le risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo in Italia dovrebbero rimanere relativamente stabili nei prossimi anni, una volta considerati i meccanismi contabili e la struttura di bilancio. La proposta di Legge di Bilancio 2026 (Tabella 2) mostra un calo apparente rispetto al 2025, ma ciò è dovuto alle rettifiche contabili (Senato della Repubblica, 2025[38]; Repubblica italiana, 2022[39]). Un bilancio annuale distinto, collegato alla delibera del Governo sulle missioni internazionali (spesso denominata, nella pratica, "Decreto Missioni Internazionali"), è destinato alla stabilizzazione, alla costruzione della pace e all'assistenza umanitaria. Questo pacchetto ha recentemente contribuito per circa il 4 % dell'APS totale dell'Italia. La proposta di bilancio del Decreto Missioni per il 2026 non è ancora stata resa pubblica, ma per il 2025 le iniziative umanitarie e di cooperazione previste dal Decreto sono rimaste invariate a 251 milioni di EUR9 (Repubblica italiana, 2024[40]). È inoltre opportuno osservare che tali flussi finanziari (bilancio nazionale e Decreto Missioni) non riflettono l'insieme completo delle risorse a sostegno della cooperazione allo sviluppo italiana, che comprende anche gli stanziamenti a titolo del Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo e i contributi di altri attori10. Le precedenti Peer Review hanno evidenziato la difficoltà di programmare i bilanci della cooperazione allo sviluppo italiana, dato che il bilancio previsto dal Decreto Missioni viene solitamente approvato solo a metà dell'anno in cui sono previsti gli esborsi (OECD, 2019[30]). Tuttavia, vista la recente attenzione di alto livello riservata alla difesa e alla spesa militare, il bilancio previsto dal Decreto Missioni Internazionali è stato approvato con maggiore anticipo nel corso dell'anno, facilitando così un processo congiunto di programmazione di bilancio.
Tabella 2. Il bilancio cumulativo dell'APS italiano è costituito da due principali fonti di finanziamento
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2025 |
2026 |
2027 |
2028 |
|
|---|---|---|---|---|
|
Allegato APS alla Legge di Bilancio (ai sensi della legge 125/2014, articolo 14) |
||||
|
Ministero dell'Economia e delle Finanze |
3 084 843 248 |
3 012 834 441 |
2 995 705 446 |
3 035 239 040 |
|
Ministero delle Imprese e del Made in Italy |
824 779 |
887 759 |
887 759 |
887 759 |
|
MAECI (contabilità per competenza, comprese le risorse della DGCS, incluse quelle da trasferire all'AICS per gli interventi) |
1 071 916 680 |
1 198 095 764 |
1 181 594 026 |
1 183 591 289 |
|
Ministero dell'Interno |
1 899 308 903 |
1 594 958 021 |
1 409 958 187 |
1 410 688 039 |
|
Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) |
540 960 895 |
566 424 944 |
300 382 188 |
252 326 148 |
|
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti |
89 881 957 |
89 881 957 |
99 881 957 |
99 881 957 |
|
Ministero dell'Università e della Ricerca |
18 379 714 |
18 379 714 |
18 379 714 |
18 379 714 |
|
Ministero della Salute |
14 511 988 |
14 511 988 |
14 511 988 |
14 511 988 |
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Decreto Missioni Internazionali (ai sensi della legge 145/2016) |
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Cooperazione umanitaria e allo sviluppo |
251 000 000 |
251 000 0001 |
251 000 0001 |
251 000 0001 |
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Totale in EUR |
6 971 628 163 |
6 746 974 588 |
6 272 301 265 |
6 266 505 934 |
1. Il bilancio previsto dal Decreto Missioni Internazionali per il 2026 e gli anni successivi non è ancora stato presentato. A fini comparativi, questa tabella ipotizza che il periodo 2026-2028 sia identico al 2025.
Fonte: Repubblica Italiana (2024[40]), Stanziamenti APS 2025-2027, https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2025-2027/APS_2025_LB.pdf; Repubblica Italiana (2022[39]), Legge di Bilancio 2022, https://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/ID0016dvol2.pdf; Repubblica Italiana (2025[41]), Stanziamenti previsti dalla Legge di Bilancio 2026-2028, https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2026-2028/APS_2026_LB.pdf.
L'ampliamento del focus geografico e delle ambizioni programmatiche dell'Italia richiederà un adeguamento delle modalità operative, compreso un aumento dei prestiti
I prestiti sovrani saranno fondamentali per gli sforzi dell'Italia volti ad ampliare la portata dei programmi. Uno degli obiettivi principali del Piano dell'AICS per l'efficacia, adottato nel 2020, consisteva nel privilegiare programmi su larga scala (AICS/DGCS, 2019[42]). A partire dal 2024, con il Vertice Italia-Africa e nel quadro del DTPI 2024-2026, l'Italia sta avviando investimenti pluriennali su larga scala in settori prioritari nell'ambito del Piano Mattei (MAECI, 2025[14]; MAECI, 2025[13]) (cfr. Sistema Italia: un approccio whole-of-government per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'Africa). Il Paese ha compiuto progressi significativi nell'ampliare la portata dei propri programmi: la dimensione media dei nuovi progetti finanziati dall'AICS, misurata in base agli impegni registrati nel Creditor Reporting System (CRS), è aumentata negli ultimi cinque anni passando da 881 000 USD nel 2018 a 2,5 milioni di USD nel 202411. Anche in seno al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sono attesi progetti di dimensioni significativamente maggiori, grazie all'aumento delle risorse stanziate dal Fondo Italiano per il Clima (Riquadro 1).
In assenza di finanziamenti aggiuntivi, sarà difficile conciliare l'aumento dei Paesi prioritari con l'imperativo politico di avviare programmi faro di più ampia portata. Escludendo i costi imputati per i rifugiati nel Paese donatore, che sono conteggiati come APS, nonché l'assistenza umanitaria non programmabile, all'Italia rimane un massimo di 1,3 miliardi di USD di APS bilaterale all'anno (sulla base dei flussi del 2024) su cui dispone di una certa flessibilità. Se gli attuali livelli di APS fossero ripartiti equamente tra i 38 Paesi e territori partner prioritari, ciascuno di essi riceverebbe 26 milioni di USD all'anno, rispetto ai 48 milioni di USD (a titolo esemplificativo) destinati al precedente gruppo più ristretto di 20 Paesi.
Il modello di finanziamento dell'Italia sta cambiando: i prestiti erogati tramite il Fondo Italiano per il Clima e il Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo stanno diventando gli strumenti principali disponibili per ampliare il portafoglio bilaterale del Paese. Nel 2023, i prestiti hanno rappresentato il 6 % dei flussi di APS bilaterale, salendo all'11 % nel 202412 (Grafico 5). Nel frattempo, dopo un picco nel 2021 e nel 2022 dovuto alla pandemia, le sovvenzioni ai PMS sono diminuite (da 359 milioni di USD nel 2018 a 224 milioni di USD nel 2024). Tuttavia, i prestiti APS ai PMS sono aumentati (da 30 milioni di USD nel 2018 a 182 milioni di USD nel 2024) e si prevede che crescano ulteriormente grazie al Fondo Italiano per il Clima. Tali cambiamenti sono già visibili nella programmazione (Grafico 5). Ad esempio, la Dichiarazione Congiunta sul Quadro di Cooperazione Italo-Etiope 2026-2028 stabilisce un impegno complessivo di 210 milioni di EUR in prestiti concessionali e 40 milioni di EUR in sovvenzioni13. Mentre il volume delle sovvenzioni rimane invariato rispetto al precedente quadro di cooperazione 2023-2025, i prestiti concessionali sono raddoppiati (MAECI, 2023[37]). Di conseguenza, solo il 16 % dell'APS italiano erogato in Etiopia nel quadro 2026-2028 assumerà la forma di sovvenzioni.
Grafico 5. La quota dei prestiti in percentuale dell'APS bilaterale, in particolare nei confronti dei PMS, è in aumento e si prevede che continui a crescere
Copy link to Grafico 5. La quota dei prestiti in percentuale dell'APS bilaterale, in particolare nei confronti dei PMS, è in aumento e si prevede che continui a crescereEsborsi bilaterali lordi in milioni di USD, a prezzi costanti del 2023
Fonti: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (DAC1: Flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1 e OCSE (2026[43]) DAC2A: Aid (ODA) disbursements to countries and regions (DAC2A: Esborsi di APS a Paesi e regioni) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3yl.
L'evoluzione dell'equilibrio tra sovvenzioni e prestiti potrebbe, in futuro, causare difficoltà in termini di sostenibilità del debito, qualora i finanziamenti concessionali non fossero correlati alla sostenibilità del debito dei Paesi partner. La quota crescente dei prestiti all'interno del portafoglio della cooperazione italiana rappresenta un cambiamento nell'approccio generale del Paese alla cooperazione allo sviluppo. L'Italia eroga prestiti agevolati altamente concessionali14 attraverso il Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo e ha lanciato un'iniziativa di conversione del debito per i Paesi prioritari del Piano Mattei e i PMS nell'ambito della Piattaforma d'Azione di Siviglia, con l'obiettivo di raggiungere tale risultato entro i prossimi dieci anni. Ha inoltre annunciato l'introduzione di clausole di sospensione del debito per tutti i Paesi africani in caso di shock climatici15. Attualmente, i prestiti altamente concessionali dell'Italia stanno finanziando nove Paesi a basso reddito già in difficoltà debitoria, tra cui l'Etiopia, dove si trova uno dei più grandi programmi italiani a livello di Paese (World Bank, 2025[44]). I prestiti concessionali a tasso zero con lunghi periodi di grazia non incidono sulla sostenibilità del debito nel breve-medio termine, soprattutto se investiti in settori produttivi. Tuttavia, con l'aumento delle pressioni sulla sostenibilità del debito in molti Paesi a basso reddito, un maggiore ricorso ai prestiti potrebbe non costituire un'alternativa praticabile per compensare i volumi di sovvenzioni in calo destinati ai partner più bisognosi.
L'Italia sta integrando sempre più il proprio modello di cooperazione di lunga data, su piccola scala e guidato dalla società civile, con programmi di più ampia portata e operazioni basate sul prestito nei Paesi prioritari, al fine di potenziare l'impatto e l'ownership dei Paesi stessi. Ad oggi, la cooperazione italiana si è realizzata principalmente attraverso partenariati con organizzazioni multilaterali e organizzazioni della società civile (OSC) italiana. Mentre le banche multilaterali di sviluppo e alcuni organismi delle Nazioni Unite continueranno probabilmente a essere partner chiave nelle operazioni di cofinanziamento e di prestito, i prestiti, che per loro natura aumentano l'ownership dei Paesi, potrebbero tradursi in una minore implementazione dei progetti da parte degli attori italiani, come le OSC. Dopo le Organizzazioni Internazionali, l'opinione pubblica italiana colloca le organizzazioni della società civile (63 %) al secondo posto per fiducia e le considera gli attori più efficaci nella riduzione della povertà, davanti al governo (55 %) e al settore privato (53 %) (Istituto Affari Internazionali, 2023[27]). Ciò riflette la storica dipendenza dalla società civile come partner chiave per l'attuazione e spiega il motivo per cui l'Italia stia cercando di integrare i propri prestiti sovrani con programmi di più ampia portata delle OSC, ad esempio in Costa d'Avorio.
L'abbandono dell'attuazione diretta da parte degli attori italiani potrebbe ridurre le strozzature nel processo decisionale e negli esborsi tra la sede centrale e gli uffici esteri, ma comporterebbe anche alcune difficoltà iniziali. Ad esempio, in Etiopia i ritardi negli esborsi e nell'attuazione dei programmi sono stati ricondotti all'approvazione tardiva da parte del Parlamento etiope di un programma di sostegno al bilancio settoriale. I prestiti ai governi sovrani e alle istituzioni finanziarie non sovrane richiederanno un coordinamento più forte a monte tra AICS e CDP, al fine di identificare le sinergie nella programmazione e sfruttare l'esperienza pluriennale dell'AICS a livello locale. Ciò dovrebbe includere la priorità al dialogo con altri partner di sviluppo e con i ministeri incaricati della pianificazione e delle finanze nei Paesi partner. Le missioni di sistema italiano nei Paesi partner avviate nel 2024 rappresentano un primo passo in questo processo (Riquadro 2). Una volta che tali meccanismi saranno operativi, si prevede che i prestiti consentiranno un'attuazione più agevole.
Riquadro 1. Fondo Italiano per il Clima: promuovere gli obiettivi di sviluppo e sostenibilità
Copy link to Riquadro 1. Fondo Italiano per il Clima: promuovere gli obiettivi di sviluppo e sostenibilitàMandato e finanziamento del Fondo Italiano per il Clima (FIC). La Legge di Bilancio 2022 ha istituito il Fondo Italiano per il Clima nell'ambito del bilancio del Ministero della Transizione Ecologica (l'attuale Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica), al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati nel quadro degli accordi internazionali in materia di clima, biodiversità e tutela ambientale. Il Fondo Italiano per il Clima, il più grande fondo pubblico per il clima e l'ambiente tra i Paesi dell'UE, è stato dotato di 4,2 miliardi di EUR in prestiti concessionali a partire dal 2022, a cui sono stati aggiunti ulteriori 200 milioni di EUR in sovvenzioni a partire dal 2024. I fondi sono gestiti da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), l'istituzione finanziaria italiana per la cooperazione allo sviluppo (Repubblica italiana, 2022[39]; MAECI, 2025[14]). I finanziamenti destinati alle ricostituzioni multilaterali dei fondi globali per il clima e alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) sono iscritti separatamente nel bilancio del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e ammontano a 118 milioni di USD nel periodo 2021-2023.
Il FIC come pilastro climatico del Piano Mattei. Alla fine del 2024, un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha designato almeno il 70 % del FIC come pilastro climatico del Piano Mattei:
"volto ad accelerare la transizione verso un'economia a basse emissioni di gas serra e ad aumentare la resilienza dei territori agli impatti dei cambiamenti climatici, attraverso la promozione [...] di progetti che assicurano lo sviluppo sostenibile ad alto impatto climatico nei settori dell'energia rinnovabile, dell'efficienza energetica, delle infrastrutture sostenibili, dell'agricoltura sostenibile, della gestione sostenibile delle risorse naturali e dello sviluppo delle capacità istituzionali nei Paesi africani" (Governo italiano, 2024[45]).
Impegni ed esborsi anticipati. Sono stati necessari quasi due anni per definire i parametri del FIC, individuare i progetti fattibili, stabilire i quadri di due diligence e creare partenariati. Nel 2024 sono stati erogati solo 179,7 milioni di EUR (194,3 milioni di USD) in prestiti concessionali sovrani e non sovrani. Secondo i dati del CRS, gli esborsi concessionali includevano:
la sottoscrizione di un'obbligazione volta a finanziare progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici per la Banca di Sviluppo dell'Africa Occidentale (100 milioni di EUR);
un prestito basato sulle politiche per il Ruanda per affrontare i cambiamenti climatici (50 milioni di EUR);
una nuova linea di credito erogata tramite la Banca per lo Sviluppo Industriale (TSKB) della Repubblica di Turchia (di seguito "Turchia") a sostegno della ripresa verde dopo il terremoto del 2023 (29,7 milioni di EUR).
Potenziamento del FIC. Il contributo del FIC alla cooperazione allo sviluppo italiana è diventato evidente nel 2025, quando gli impegni hanno superato l'importo previsto dalla Legge di Bilancio (Tabella 3). La Legge di Bilancio specifica che il FIC è un fondo rotativo con una dotazione iniziale pari a 840 milioni di EUR per ciascun anno dal 2022 al 2026, a cui si aggiungono 200 milioni di EUR provenienti dal Decreto Ministeriale Energia (solo a condizioni concessionali), per un totale di 4,4 miliardi di EUR. A partire dal 2027, sono stati stanziati ulteriori 40 milioni di EUR all'anno per le sovvenzioni. Per raggiungere il massimale complessivo previsto dalla legge, il FIC dovrebbe erogare 628,5 milioni di EUR all'anno, compresi i finanziamenti altamente concessionali, fino al 20311 e oltre. In effetti, le risorse non utilizzate in un determinato anno possono essere riprogrammate per gli anni successivi e, data la natura stessa del fondo rotativo "alimentato dallo stanziamento di risorse pubbliche e dal rientro delle somme restituite dalle imprese che ne hanno beneficiato [...], nel momento in cui il beneficiario comincia a restituire il finanziamento ricevuto il Fondo medesimo si rigenera grazie alle somme di ritorno" (Repubblica italiana, 2022[39]). A causa della lunga scadenza tipicamente associata ai finanziamenti del FIC, le somme restituite o i rientri sarebbero probabilmente disponibili solo tra 10-15 anni.
Tabella 3. L'evoluzione del Fondo Italiano per il Clima
Copy link to Tabella 3. L'evoluzione del Fondo Italiano per il ClimaIn migliaia di EUR, senza adeguamento all'inflazione
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2022 |
2023 |
2024 |
2025 |
2026 |
2027 |
2028-2031 |
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|---|---|---|---|---|---|---|---|
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Stanziamenti massimi ai sensi della Legge di bilancio 20221 |
840 000 |
840 000 |
840 000 |
840 000 |
840 000 |
40 000 |
40 000 |
|
Finanziamenti aggiuntivi previsti dal Decreto Missioni Energetiche (decreto-legge 181/2023) |
200 000 000 |
||||||
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Stanziamenti previsti dalle leggi del 2025 e del 2026, validi fino al 2028 |
420 000 |
420 000 |
420 000 |
420 000 |
420 000 |
160 000 |
|
|
Impegni (dati CRS) |
- |
413 830 |
557 659 (previsione) |
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Esborsi (dati CRS) |
179 650 |
384 180 (previsione) |
1. Il comma 488 della Legge di Bilancio 2022 stanzia 840 milioni di EUR per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026 (4 miliardi di EUR per gli interventi [2022–2026] e 40 milioni di EUR all'anno per sovvenzioni e spese) e 40 milioni di EUR a decorrere dall'anno 2027. Il Decreto Missioni Energetiche (decreto-legge 181/2023) ha stanziato ulteriori 200 milioni di EUR per il 2024 destinati ai finanziamenti concessionali.
Fonte: sulla base di OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (DAC1: Flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1; Repubblica Italiana (2025[41]), Stanziamenti previsti dalla Legge di Bilancio 2026-2028, https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2026-2028/APS_2026_LB.pdf; Repubblica Italiana (2022[39]), Legge di Bilancio 2022, https://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/ID0016dvol2.pdf; Repubblica Italiana (2024[40]), Stanziamenti APS 2025-2027, https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2025-2027/APS_2025_LB.pdf; Repubblica Italiana (2024[46]), Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2024-12-31&atto.codiceRedazionale=24G00229&tipoDettaglio=originario&qId=e955da2f-c6f0-4e83-a406-f713add15098.
1. Il comma 488 della Legge di Bilancio specifica che si tratterà di un fondo rotativo con dotazione pari a 840 milioni di EUR per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026 e di 40 milioni di EUR a decorrere dall'anno 2027.
L'ampliamento dei prestiti sovrani nell'ambito del Fondo Italiano per il Clima dovrebbe rendere il sostegno al bilancio uno strumento più significativo della cooperazione italiana nei prossimi anni. Come si evince dal Grafico 6, il sostegno al bilancio complessivo dell'Italia è aumentato partendo da livelli modesti, sia in termini di volume che di percentuale dell'APS assegnabile per il Paese. Dal 2015 al 2021, l'Italia ha erogato in media 12,8 milioni di USD all'anno a titolo di sostegno al bilancio. Il picco registrato nel 2022 è dovuto principalmente al sostegno al bilancio generale sotto forma di una sovvenzione di 115,7 milioni di USD concessa direttamente al Governo ucraino. Nel 2024, CDP ha erogato fondi provenienti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per un totale di 83,5 milioni di EUR a sostegno del bilancio del settore verde ed energetico in Etiopia, nonché 50 milioni di EUR a sostegno del bilancio generale del Governo tunisino. Il Fondo Italiano per il Clima, da parte sua, ha concesso al Governo ruandese un prestito basato sulle politiche per un importo complessivo di 50 milioni di EUR, finalizzato alla lotta contro i cambiamenti climatici. Considerando che gli esborsi del Fondo potrebbero triplicare rispetto ai livelli del 2024 (Riquadro 1), insieme ai prestiti basati sulle politiche già erogati in Kenya e ai prestiti sovrani recentemente approvati in Costa d'Avorio, Marocco, Mozambico e Senegal, è probabile che il ricorso a questa modalità aumenti. Per gestire i rischi connessi e cogliere le opportunità di un maggiore dialogo in materia di prestiti basati sulle politiche e di sostegno al bilancio, l'Italia è invitata a rafforzare la propria collaborazione con i partner bilaterali e multilaterali.
Grafico 6. Il sostegno al bilancio è in aumento, in parte grazie al Fondo Italiano per il Clima
Copy link to Grafico 6. Il sostegno al bilancio è in aumento, in parte grazie al Fondo Italiano per il ClimaEsborsi in USD
Nota: Per semplicità, in questo grafico il sostegno al bilancio generale e il sostegno al bilancio settoriale sono stati raggruppati; in questo quinquennio il loro volume è sostanzialmente equivalente.
Fonte: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (DAC1: Flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1 e OCSE (2026[32])CRS: Creditor Reporting System (CRS: Sistema di notifica del creditore) (serie di dati) http://data-explorer.oecd.org/s/52
L'ascesa di CDP come attore nel settore dei finanziamenti allo sviluppo offre nuove opportunità alla cooperazione italiana, ma richiede un miglior coordinamento a monte
La crescente maturità di CDP come istituzione finanziaria per la cooperazione allo sviluppo (IFS) ha consentito all'Italia di fungere da fonte di finanziamento sia per i partner pubblici che per quelli privati, anche grazie al suo mandato legale di gestione del Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo e del Fondo Italiano per il Clima. CDP combina le proprie risorse (1 miliardo di EUR all'anno) con i fondi pubblici del Fondo Italiano per il Clima (FIC), pari a 4,4 miliardi di EUR, e del Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo, pari a 5,2 miliardi di EUR. Inoltre, può fare leva sulle proprie risorse attraverso altri strumenti (500 milioni di EUR nell'ambito del Plafond Africa e 750 milioni di EUR mobilitati nel quadro della Growth and Resilience platform for Africa (GRAf) (Piattaforma per la crescita e la resilienza in Africa) (Tabella 7). Le dimensioni e il livello di ambizione del Fondo Clima, in particolare, potrebbero aumentare notevolmente la visibilità di CDP e rafforzare il suo ruolo di IFS (Riquadro 1).
La crescente importanza dei finanziamenti gestiti da CDP richiede una maggiore collaborazione a monte e interfacce operative più chiare con l'AICS. Poiché CDP gestisce i prestiti erogati dal Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo e dal Fondo Italiano per il Clima, che rappresentano una quota consistente e in crescita dell'APS italiano, il coordinamento a monte tra il MAECI, l'AICS, il MEF e CDP è sempre più essenziale per elaborare programmi integrati su larga scala. Ad esempio, la progettazione e l'attuazione dei programmi si baseranno su una combinazione, attentamente articolata, di sovvenzioni, cooperazione tecnica e finanziamenti concessionali. In pratica, l'AICS, tramite il MAECI, svolge spesso un ruolo di mediazione tra i vari livelli amministrativi durante i processi di pianificazione annuale, senza necessariamente contribuire alla definizione dei programmi di CDP nei Paesi partner. Rafforzare la presenza regionale di CDP e definire in maniera sistematica il modo in cui quest'ultima possa sfruttare al meglio le competenze e la capacità di attuazione dell'AICS a livello locale potrebbe contribuire a colmare questa lacuna. L'esperienza recente dell'Italia, ad esempio per quanto riguarda il prestito agevolato ideato congiuntamente da AICS e CDP in Tunisia, dimostra quali risultati si potrebbero ottenere con approcci più integrati (MAECI, 2023[47]). Il prossimo aggiornamento della Convenzione tra il MAECI, l'AICS e CDP, la cui entrata in vigore è prevista per il 1º gennaio 2027, offre l'opportunità di affrontare i punti critici e le nuove sfide poste dall'evoluzione del quadro della cooperazione internazionale allo sviluppo, nonché di aggiornare la ripartizione dei compiti alla luce dell'esperienza maturata negli anni di collaborazione. Idealmente, la prossima Convenzione MAECI/AICS/CDP dovrebbe rispondere anche alle aspettative relative a una maggiore trasparenza sui finanziamenti gestiti da CDP, sui quali i parlamentari ritengono oggi di non esercitare un controllo adeguato.
Sono stati compiuti progressi significativi per garantire che CDP disponga delle risorse necessarie per adempiere al suo mandato sempre più ampio, come raccomandato dalla Peer Review del 2019 (OECD, 2019[30]). I finanziamenti erogati dalla stessa a governi, istituzioni finanziarie multilaterali, imprese e fondi di investimento nell'ambito della cooperazione allo sviluppo sono aumentati del 55 % nel 2024 rispetto all'anno precedente, raggiungendo un totale di 1,2 miliardi di EUR (CDP, 2025[48]). A ciò ha contribuito l'aumento del personale impiegato nella cooperazione allo sviluppo internazionale, che alla fine del 2025 era pari a 78 unità, di cui 10 con sede all'estero (MAECI, 2025[14]). La maggiore presenza di CDP a livello di Paese è stata resa possibile dalla sua capacità di assumere personale in modo più flessibile rispetto al MAECI o all'AICS. Oltre ai tre uffici di rappresentanza inaugurati nel 2024 in Egitto, Marocco e Serbia, entro la fine del 2026 è prevista l'apertura di ulteriori sedi in Costa d'Avorio e Kenya16. Tali uffici fungono da centri regionali e condividono gli stessi spazi con altri enti italiani di cooperazione, al fine di favorire operazioni più integrate e garantire una presenza italiana unitaria all'estero. Tuttavia, la presenza limitata di CDP a livello locale rende più difficile acquisire una conoscenza approfondita dei Paesi partner, motivo per cui è importante avvalersi delle ambasciate italiane e degli uffici dell'AICS per colmare questa lacuna. Un'analisi di similarità17 che esamina gli esborsi bilaterali dell'AICS e di CDP per regione e settore evidenzia effettivamente una scarsa convergenza tematica e una similarità geografica ancora minore, il che significa che, fino ad oggi, le due istituzioni non hanno operato nelle stesse aree tematiche e ancor meno nelle stesse regioni. Tuttavia, la situazione potrebbe cambiare con l'ampliamento degli investimenti di CDP in Africa grazie al Piano Mattei e al Fondo Italiano per il Clima (OECD, di prossima pubblicazione[49]).
L'importanza che l'Italia riveste nel campo della cooperazione allo sviluppo offre all'AICS l'opportunità di assumersi maggiori responsabilità e di snellire le procedure con gli uffici esteri
Attualmente, l'AICS realizza progetti per conto del MAECI e dell'Unione europea, ma ha il potenziale per diventare un partner di attuazione di maggiore rilievo nell'ambito del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo. L'AICS è un partner prezioso per lo sviluppo, dotato della flessibilità necessaria per adattarsi al programma generale a livello di Paese. È inoltre in grado di utilizzare i finanziamenti per lo sviluppo per affrontare situazioni di emergenza in Paesi in cui non è più fisicamente presente, come l'Afghanistan, il Sud Sudan e il Sudan, e di collaborare con le autorità locali quando non è possibile stipulare accordi governativi a causa di vincoli politici, come in Siria e in Libia. Un rapporto della Corte dei Conti del 2022 ha elogiato l'AICS per la sua capacità di gestire solidi partenariati e progetti con la società civile, le amministrazioni, le regioni e i comuni, nonché progetti di cooperazione delegata dell'UE nell'ambito della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS). Ad esempio, il Ministero per le Disabilità e l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) sono interessati a che l'AICS attui programmi per loro conto. Una maggiore collaborazione con altri ministeri competenti consentirebbe inoltre all'Agenzia di beneficiare delle loro competenze settoriali e tecniche (cfr. Sistema Italia: un approccio whole-of-government per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'Africa).
L'introduzione di analisi approfondite periodiche ("approfondimenti") riflette un impegno crescente volto a rafforzare il controllo a livello dell'intero sistema, l'apprendimento e il coinvolgimento nell'attuazione dei programmi. Il MAECI, le ambasciate e l'AICS, con la partecipazione di CDP, ove pertinente, hanno recentemente avviato una serie di analisi approfondite nel corso delle quali i progetti sono valutati per determinare cosa funziona bene, comprendere i motivi dei ritardi e individuare gli insegnamenti da trarre. A livello politico e dell'intero sistema, questi "approfondimenti" forniscono spunti utili sulle sfide di attuazione, aiutando a identificare i passi successivi per interagire con le controparti governative ad alto livello e rafforzare il coinvolgimento delle ambasciate. Tuttavia, tali analisi integrano, piuttosto che sostituire, le attività operative e di monitoraggio quotidiane svolte dagli uffici dell'AICS.
Le procedure di approvazione in Italia, pur essendo inclusive, risultano lunghe, il che determina un evidente compromesso tra un ampio consenso politico e una tempestiva attuazione. I processi e le procedure di approvazione, sebbene richiedano molto tempo, riflettono un iter inclusivo che gode di un forte sostegno politico. Tuttavia, le ambizioni di semplificare e accelerare l'erogazione e l'attuazione si scontrano con procedure di approvazione complesse e lunghe per le linee guida e i progetti. Come rilevato nella Peer Review del DAC del 2019 e nella revisione intermedia del 2022, le approvazioni tardive possono ritardare l'attuazione (OECD, 2019[30]; OECD, 2022[33]) e compromettere l'esecuzione del bilancio. Nonostante l'obiettivo dell'Italia di ridurre gli "importi non ancora erogati e quelli residui", i funzionari segnalano come motivo di preoccupazione il tasso di esecuzione del bilancio particolarmente basso (sebbene eccezionale18) registrato nel 2023. I dati CRS relativi al periodo 2020-2024, pur non costituendo un indicatore esatto, suggeriscono che l'86 % delle sovvenzioni italiane impegnate sia stato erogato nello stesso periodo, a dimostrazione del fatto che l'esecuzione segue generalmente gli impegni assunti (OECD, 2025[31]). Una riflessione su come mantenere il più possibile semplici gli attuali meccanismi di approvazione, anche eventualmente attraverso aggiornamenti della Legge 125/2014, potrebbe contribuire a garantire che il sistema rimanga agile e adeguato allo scopo.
Le complesse procedure amministrative rallentano l'attuazione dei progetti delle OSC gestiti dalla sede centrale. La conclusione dei bandi gestiti dalla sede centrale dell'AICS può richiedere più di un anno. Ad esempio, per un bando generale rivolto alle OSC e alle autorità locali, la cui scadenza per la presentazione delle proposte era fissata a giugno 2024, la graduatoria finale è stata pubblicata nel luglio 2025 (AICS, 2025[50]). Ciò riduce il tempo a disposizione per l'attuazione (in genere 36 mesi) e lascia poca flessibilità nella proposta approvata per adattare il programma a eventuali cambiamenti del contesto o delle circostanze nel Paese in questione durante tale periodo. Le carenze nella procedura dei bandi erano già state rilevate nella Peer Review dell'Italia del 2019 (OECD, 2019[30]), mentre un rapporto della Corte dei Conti del 2022 ha sottolineato "la molteplicità delle procedure competitive utilizzate per l'assegnazione dei contributi a dono (Corte dei Conti, 2022[51]). Tali modalità rendono difficile non solo adattarsi rapidamente alle mutevoli esigenze, ma anche estendere su larga scala gli approcci che hanno dato buoni risultati. Al contrario, i bandi per gli interventi di emergenza o di aiuto umanitario gestiti dagli uffici esteri possono essere completati entro un massimo di sette giorni, mentre quelli per gli interventi di emergenza entro un massimo di trenta giorni. I bandi per le emergenze offrono finanziamenti per un periodo compreso tra i 18 e i 21 mesi (con possibilità di proroga) e garantiscono flessibilità nell'ambito del nesso tra aiuto umanitario, sviluppo e pace (Humanitarian-Development-Peace, HDP).
Il processo decisionale centralizzato dalla sede centrale continua a limitare la capacità degli uffici esteri dell'AICS di garantire che i bandi siano in linea con le esigenze e le priorità emergenti a livello locale (Grafico 7). Tuttavia, vi sono segnali che indicano che Roma si stia adoperando per snellire le procedure. Nel 2024, per la prima volta, è stato avviato un bando con un bilancio complessivo aumentato a 30 milioni di EUR, destinato a cinque progetti di OSC nei settori dell'istruzione e della protezione dei minori in Costa d'Avorio, un nuovo Paese prioritario e partner del Piano Mattei. La decisione finale sul finanziamento dei progetti è stata presa nell'aprile 2025, cinque mesi dopo la scadenza per la presentazione delle proposte fissata a dicembre 2024. Dal momento che i bandi di dimensioni maggiori stanno diventando sempre più comuni, potrebbero essere gestiti più efficacemente dagli uffici esteri e l'Italia potrebbe valutare la possibilità di fornire alle OSC italiane maggiori finanziamenti core o programmatici. Per quanto riguarda gli attuali bandi gestiti dall'AICS a Roma (Grafico 7), gli uffici esteri dell'Agenzia sono coinvolti solo in minima parte19, anche quando un progetto o un programma proposto riguarda il Paese in cui operano, poiché le decisioni finali restano di competenza di Roma. Gli uffici esteri dell'AICS consultano regolarmente le OSC nei Paesi partner e incoraggiano la loro collaborazione nell'elaborazione di bandi di dimensioni maggiori che rispondano alle esigenze della popolazione. Potrebbero inoltre fornire un contributo più significativo al processo di selezione dei progetti.
Grafico 7. I partenariati con le OSC italiane sono definiti principalmente tramite bandi
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La Convenzione MAECI/AICS 2025-2027 prevede una ripartizione più chiara dei compiti e un maggiore controllo da parte del MAECI
La Convenzione MAECI/AICS 2025-2027 rimane lo strumento centrale per definire il mandato, il bilancio e il controllo ministeriale dell'AICS, come previsto dalla Legge 125/2014. La legge conferisce all'Agenzia l'autonomia di bilancio e la facoltà di determinare la regolamentazione e il funzionamento della propria organizzazione, sotto la guida e la supervisione del MAECI. Di conseguenza, la Convenzione MAECI/AICS 2025-2027 definisce gli obiettivi concordati con l'AICS e ad essa assegnati, nonché le funzioni di supervisione e controllo esercitate dal MAECI (MAECI, 2025[15]). Il rinnovo periodico della Convenzione rappresenta un'opportunità per la DGCS e l'AICS, le ambasciate e gli uffici esteri di discutere e riesaminare in che modo le procedure possano essere rese più semplici ed efficienti.
La nuova convenzione MAECI/AICS 2025-2027 mira a garantire una maggiore coerenza e a semplificare le procedure. Uno degli obiettivi principali della recente Convenzione è migliorare l'efficienza attraverso la definizione di obiettivi (tra cui l'ampliamento della cooperazione delegata dell'UE del 25 %) e conferire agli ambasciatori la possibilità di svolgere un ruolo più significativo nella cooperazione allo sviluppo, in particolare in Africa. Rispetto alla Convenzione MAECI/AICS 2022-2024 (MAECI, 2022[52]), la versione 2025-2027 consente al MAECI di esercitare un controllo più rigoroso sulle risorse umane, sulle operazioni, sulla comunicazione e sulle relazioni esterne dell'AICS e propone l'istituzione di una banca dati condivisa e centralizzata per gestire meglio i progetti. I soggetti interessati e i funzionari concordano in generale sul fatto che l'elaborazione di linee guida comuni in materia di comunicazione e la garanzia di procedure coerenti in tutta l'amministrazione italiana sono elementi necessari per un approccio ben funzionante whole-of-government. Allo stesso modo, la semplificazione delle procedure per l'erogazione dell'assistenza umanitaria alle OSC, come previsto dalla Convenzione, rappresenta un'iniziativa a impatto positivo.
Nella pratica, gli intenti positivi della Convenzione MAECI/AICS 2025-2027 potrebbero non tradursi nei miglioramenti di efficienza che essa si propone di raggiungere, per tre motivi. In primo luogo, introduce un maggiore controllo su un assetto istituzionale già complesso. La Convenzione stabilisce il coinvolgimento della DGCS nella selezione delle risorse umane, nonché in un passaggio aggiuntivo relativo alla presentazione della documentazione per i progetti di importo inferiore a 2 milioni di EUR. Ad esempio, un rappresentante della DGCS partecipa alle commissioni di valutazione per la selezione del personale della sede centrale dell'AICS e di quello da destinare ai suoi uffici all'estero, nonché degli alti dirigenti. Un altro esempio riguarda le garanzie e i meccanismi aggiuntivi relativi all'autorità decisionale del direttore dell'Agenzia. Ai sensi della Legge 125/2014, quest'ultimo gode di autonomia decisionale di spesa entro un limite massimo di 2 milioni di EUR, purché prevista nella programmazione annuale20. In passato, era prassi informare il Comitato Congiunto di tali programmi a posteriori. La Convenzione 2025-2027 impone all'AICS di trasmettere in anticipo alla DGCS la documentazione relativa alle iniziative bilaterali di importo inferiore a 2 milioni di EUR, affinché quest'ultima possa formulare le proprie osservazioni entro dieci giorni21 (MAECI, 2025[15]). In effetti, tutte le iniziative che richiedono un finanziamento devono già essere incluse nella programmazione annuale della cooperazione allo sviluppo elaborata dalla DGCS prima di essere sottoposte al Comitato Congiunto. Sebbene questa fase aggiuntiva miri a garantire una migliore condivisione delle informazioni, la possibilità per la DGCS di formulare osservazioni rafforza il controllo su eventuali importi modesti e prolunga di dieci giorni la procedura di approvazione.
In secondo luogo, il rafforzamento del ruolo delle ambasciate nella cooperazione allo sviluppo richiederà un rapido accrescimento della loro capacità in materia. In un'ambasciata, il personale preposto ha poco tempo da dedicare al controllo della cooperazione allo sviluppo, che spesso è svolta parallelamente ad altre responsabilità (ad esempio dal vice Capo Missione)22. Sebbene le ambasciate possano essere più coinvolte nei Paesi in cui l'AICS non è presente, ciò non vale necessariamente laddove questa è già ben consolidata. A Roma, a dicembre 2024, la DGCS contava un totale di 34 diplomatici e 13 consulenti esterni a copertura di una rete di 20 uffici esteri e di progetto, garantendo una presenza in 38 Paesi (MAECI, 2025[14]). Questo numero è aumentato significativamente nel 2025 con l'ingresso di personale neoassunto alla DGCS (cfr. sotto). Tuttavia, ciò non comporta automaticamente un aumento del tempo di lavoro disponibile presso la sede. Ipotizzando l'assenza di risorse umane aggiuntive o di una significativa riorganizzazione delle responsabilità, un maggiore coinvolgimento dei diplomatici nei Paesi potrebbe incidere sul resto dei loro incarichi e comportare una duplicazione delle responsabilità esistenti. Ciononostante, il rafforzamento del loro ruolo strategico nella cooperazione italiana rimane una caratteristica importante della Convenzione e, se ben gestito, può avere un esito positivo.
In terzo luogo, l'applicazione della Convenzione MAECI/AICS 2025-2027 potrebbe ridurre la capacità di attuazione dell'AICS proprio nel momento in cui la cooperazione italiana punta a rafforzare la sua visibilità, anche attraverso programmi di più ampia portata e un potenziamento della cooperazione delegata dell'UE. La Convenzione impone all'AICS di ottenere l'autorizzazione preventiva per incontrare le autorità politiche del Ministero, tramite la DGCS presso la sede centrale, e dell'Ambasciata nei Paesi partner. L'AICS deve inoltre informare preventivamente la DGCS o l'Ambasciata in merito agli incontri con le autorità locali o i rappresentanti diplomatici stranieri23. Il crescente ricorso ai prestiti come modalità utilizzata dalle autorità governative partner e la tendenza a realizzare programmi di più ampia portata richiederanno una interazione più intensa con le autorità partner e con gli atri attori della cooperazione allo sviluppo. In Etiopia, dove il governo gestisce oltre il 75 % della cooperazione italiana e dove l'Italia intende aumentare la cooperazione delegata dell'UE di almeno il 25 %, ciò richiederà una maggiore collaborazione con altri partner bilaterali di sviluppo. Le ulteriori linee guida scritte sull'interpretazione della Convenzione inviate alle ambasciate e all'AICS incoraggiano un approccio flessibile e attento al contesto. Tuttavia, così come sono formulati, gli attuali requisiti stabiliti nella Convenzione e nelle linee guida continuerebbero a imporre ai Capi Missione o ai loro vice di partecipare alla maggior parte degli incontri con il governo e i partner di sviluppo. Considerato il volume di attività in questione, ciò rischia di creare strozzature nella pianificazione e di rallentare l'attuazione.
La cooperazione italiana si avvale attualmente dell'AICS in qualità di agenzia, il cui valore aggiunto potrebbe essere ulteriormente valorizzato in linea con le buone pratiche internazionali. I Paesi donatori del DAC riportano numerosi vantaggi derivanti dall'avvalersi di agenzie specializzate in cooperazione. Uno di questi consiste nel dare priorità agli obiettivi di sviluppo nell'ambito della politica estera, consentendo l'elaborazione di politiche a lungo termine che siano meno influenzate dai cicli politici. Un altro motivo è quello di separare le funzioni di definizione delle politiche da quelle di attuazione, compresa la capacità dell'agenzia di operare concretamente per conto del resto del governo. Un ulteriore motivo è la possibilità di accedere più facilmente ai finanziamenti dell'UE e ad altri finanziamenti internazionali. Un'agenzia indipendente gode solitamente di maggiore visibilità e di un'immagine più forte sia tra la popolazione nazionale che tra i partner internazionali. In genere, le agenzie sono considerate più flessibili e meno soggette a vincoli burocratici rispetto ai ministeri del governo. Ad esempio, in molti casi i contratti di lavoro non sono soggetti alla normativa sul pubblico impiego e possono offrire termini e condizioni più vantaggiosi per sviluppare e mantenere le competenze e le capacità umane. Da diverse Peer Review del DAC emerge chiaramente che molti di questi obiettivi rimangono difficili da raggiungere e richiedono un dialogo costante per garantire che le strutture e i sistemi siano in grado di realizzarli (OECD, 2024[53]).
Il sostegno dell'Italia al multilateralismo è oggi più importante che mai e la prevedibilità è essenziale
L'Italia ha tradizionalmente destinato una quota leggermente superiore del proprio APS ai canali multilaterali (54 %) rispetto a quelli bilaterali e si adopera per trovare un equilibrio che tenga conto sia dei suoi impegni internazionali sia delle sue ambizioni bilaterali. L'elevata spesa italiana per l'APS multilaterale, come avviene per gli altri Stati membri dell'UE, è dovuta principalmente ai contributi dell'UE24. Sebbene la visione del Piano Mattei possa favorire un aumento dell'APS bilaterale, l'Italia riconosce che l'attuazione di tale visione richiede il sostegno dei partner. In pratica, l'Italia cerca di trovare un equilibrio combinando risorse bilaterali e multilaterali, ad esempio, attraverso accordi di cofinanziamento con istituzioni finanziarie o banche regionali di sviluppo, come l'integrazione di prestiti basati sulle politiche e finanziamenti paralleli con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) o la Banca Mondiale.
Il forte effetto leva dell'APS multilaterale costituisce una delle ragioni principali dell'impegno multilaterale dell'Italia. Avviando la revisione dei quadri di adeguatezza patrimoniale delle banche multilaterali di sviluppo durante la sua Presidenza del G20 nel 2021, l'Italia ha contribuito a dare il via a riforme che hanno ampliato la capacità di prestito e ha dimostrato il suo ruolo proattivo nel potenziare la capacità finanziaria dell'intero sistema delle banche multilaterali di sviluppo (BMS). L'istituzione del Mattei Plan and Rome Process Financing Facility (Strumento di finanziamento del Piano Mattei e del Processo di Roma) della Banca Africana di Sviluppo (AfDB), in collaborazione con gli Emirati Arabi Uniti, consente all'Italia di finanziare progetti già individuati nel portafoglio dell'AfDB, a cui la banca corrisponde almeno un dollaro per ogni dollaro versato nel fondo fiduciario25. L'Italia ha inoltre aumentato del 30 % il proprio contributo alla tredicesima ricostituzione (IFAD13) del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), dopo un incremento del 25 % in occasione della ventunesima ricostituzione (IDA-21) dell'Associazione Internazionale per lo Sviluppo (International Development Association, IDA). Insieme ad altri azionisti, anche l'Italia ha sottoscritto capitale ibrido presso la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS), rafforzandone così la capacità di prestito26 (MAECI, 2025[14]).
L'Italia dimostra il suo ruolo guida su questioni di fondamentale importanza per i Paesi partner ed è incoraggiata a continuare su questa strada. Nell'ambito della Piattaforma d'Azione di Siviglia, il programma italiano di conversione del debito per finalità di sviluppo in Africa mira a convertire e successivamente cancellare tutte le scadenze del debito dei PMS e dei LMIC nel corso del prossimo decennio, con un risultato atteso di 269 milioni di EUR destinati a progetti di sviluppo locale (MAECI, 2025[14]; United Nations, 2025[54]). L'Italia fa parte anche del Global Hub for Debt Swaps for Development (Polo globale per la conversione del debito per finalità di sviluppo) lanciato dalla Spagna e dalla Banca Mondiale27. Attraverso queste piattaforme, l'Italia dimostra la propria leadership internazionale per quanto riguarda il margine di manovra fiscale e la sostenibilità del debito, aspetti particolarmente rilevanti per le economie africane. La conversione del debito per finalità di sviluppo dovrebbe idealmente essere realizzata in una fase iniziale, prima che la situazione debitoria diventi critica, dovrebbe essere integrata nell'analisi della sostenibilità del debito del Paese e nelle strategie più ampie di gestione del debito e, ove possibile, erogata attraverso i sistemi del Paese anziché tramite entità a destinazione specifica o fondi fiduciari (OECD, 2025[55]). Con l'aumento del numero dei propri partner prioritari, l'Italia potrebbe prendere in considerazione l'idea di estendere programmi simili.
Gli organismi multilaterali sono stati partner fondamentali per l'Italia, poiché hanno consentito di attuare ed eseguire più rapidamente il bilancio nei Paesi partner e di sfruttare al contempo le risorse di altri. Secondo i dati relativi al periodo 2015-2019, i flussi finanziari core provenienti dai partner multilaterali integrano l'assistenza bilaterale italiana, diversificandone così la portata geografica e tematica rispetto all'APS bilaterale. Al contrario, i finanziamenti vincolati (multilaterali-bilaterali) hanno tendenzialmente ampliato la portata tematica dei finanziamenti italiani nei Paesi in cui l'Italia ha già una presenza geografica (OECD, 2020[56]). Ciò riflette il fatto che i programmi a livello di Paese tendono a fare ampio affidamento sui partner multilaterali per la loro attuazione, laddove non dispongano di capacità o competenze tematiche. È probabile che questo tipo di partenariati diventi ancora più importante con l'espansione della portata geografica dell'Italia.
La dipendenza dell'Italia dai partner multilaterali evidenzia la necessità di finanziamenti core più prevedibili per garantirne l'efficacia e la rilevanza. Da un'indagine condotta su 31 organizzazioni multilaterali e da un esame documentale emerge che i tagli ai finanziamenti incidono in modo sproporzionato sui Paesi a basso reddito e a reddito medio-basso, in particolare sugli Stati fragili e colpiti da conflitti (MOPAN, 2025[57])28. La mancanza in Italia di finanziamenti volontari core prevedibili destinati ai partner delle Nazioni Unite riduce la flessibilità e la capacità degli attori multilaterali di sostenere i Paesi beneficiari che potrebbero trovarsi in condizioni di particolare vulnerabilità. Ciò, inoltre, contribuisce a diminuire la rilevanza degli attori multilaterali nei Paesi partner quali interlocutori e coordinatori (Grafico 8). Il ricorso a dialoghi strategici periodici e a una pianificazione annuale che coinvolga i ministeri italiani competenti, ad esempio nell'ambito del CICS, rafforzerebbe questi partenariati (cfr. Sistema Italia: un approccio whole-of-government per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'Africa). Sebbene l'Italia non abbia annunciato pubblicamente alcuna riduzione significativa, il progetto di bilancio per il 2026 prevede una leggera diminuzione dei contributi core all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) e all'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO); tuttavia, nella pratica, l'erogazione effettiva non subirà variazioni, poiché negli anni precedenti il tetto di bilancio non era stato raggiunto (Senato della Repubblica, 2025[38]). Tuttavia, è probabile che i finanziamenti vincolati alle questioni relative alla migrazione, al clima e all'assistenza umanitaria aumentino in linea con le priorità di politica estera. Nello stringere nuovi partenariati, anche con gli Stati del Golfo, l'Italia dovrebbe mantenere il proprio forte impegno a favore del multilateralismo, collaborando con le agenzie delle Nazioni Unite e le banche multilaterali di sviluppo per continuare a concentrare l'attenzione sui più vulnerabili, integrando la propria programmazione bilaterale e proseguendo il proprio impegno nei Paesi al di fuori dell'Africa in cui il sostegno bilaterale è gradualmente eliminato o ridotto.
Grafico 8. Meno di un quarto del sostegno italiano destinato ai principali beneficiari delle Nazioni Unite si configura come sostegno core, non vincolato
Copy link to Grafico 8. Meno di un quarto del sostegno italiano destinato ai principali beneficiari delle Nazioni Unite si configura come sostegno <em>core</em>, non vincolatoEsborsi medi in milioni di USD per il periodo 2023-2024, a valori costanti del 2023
Fonte: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (DAC1: Flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1 e OCSE (2026[32])CRS: Creditor Reporting System (CRS: Sistema di Notifica del Creditore) (serie di dati) http://data-explorer.oecd.org/s/52.
Per raggiungere l'obiettivo di aumentare del 25 % la cooperazione delegata dell'UE, l'Italia dovrà dare priorità al capacity-building e snellire le procedure. Sebbene sia lo Stato Membro dell'UE da cui lo Strumento di Assistenza Tecnica e Scambio di Informazioni (Technical Assistance and Information Exchange Instrument, TAIEX) dell'Unione ha mobilitato il maggior numero di esperti a breve termine (EU, 2024[58]), l'Italia realizza una quota relativamente modesta dei progetti di cooperazione delegata dell'UE attraverso le sue istituzioni valutate nell'ambito del "pillar assesment", vale a dire Ministero dell'Interno, AICS e CDP. Un gruppo di cinque persone dell'AICS si occupa specificamente delle iniziative di cooperazione delegata dell'UE; di queste, due sono distaccate presso la Rappresentanza italiana dell'Unione europea a Bruxelles, mentre una persona della DG INTPA è assegnata a Roma per contribuire a individuare opportunità nell'ambito del programma Global Gateway per le imprese italiane (cfr. Politiche, strumenti e partenariati per il coinvolgimento del settore privato). Questa attenzione alla cooperazione delegata dell'UE è in linea con le tendenze generali dell'Unione, poiché il volume e la quota dell'APS dell'UE erogato tramite il sostegno al bilancio sono in calo e i partenariati nell'ambito delle iniziative Team Europa e della cooperazione delegata dell'UE rappresentano l'opzione prescelta per l'attuazione (OECD, 2025[59]). Gli sforzi compiuti dall'Italia dimostrano che il Paese sta adottando un approccio più proattivo nel dialogare con l'Unione europea e gli Stati Membri in Europa.
L'Italia potrebbe rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di partner prezioso nell'ambito della cooperazione delegata dell'UE, investendo maggiormente nei partenariati a livello di Paese e snellendo le procedure. Sebbene l'AICS sia un ente soggetto a valutazione "pillar assesment" e possa avvalersi dei propri sistemi per attuare la cooperazione delegata dell'UE, spesso si attiene alle procedure dell'Unione stessa, il che può comportare processi più complessi e onerosi, in quanto si allinea alla Guida Pratica alle procedure contrattuali per le azioni esterne dell'Unione europea (PRAG) e alle relative norme dell'UE. Se a ciò si aggiunge la carenza di risorse umane in alcune ambasciate e negli uffici esteri dell'AICS, ciò potrebbe scoraggiare altri Stati Membri dell'UE dal collaborare con l'Italia all'interno degli stessi consorzi. È anche per questo motivo che i contributi finanziari dell'Italia ai partenariati dell'UE sono stati generalmente piuttosto modesti. Snellire i processi e puntare sul valore aggiunto del Paese sarà quindi fondamentale in futuro. In Etiopia, ad esempio, l'influenza del Governo italiano come attore politico, la sua rete di OSC attive in regioni difficili da raggiungere e i suoi investimenti innovativi nella catena del valore del caffè rendono AICS e CDP partner appetibili, anche se i costi di transazione potrebbero risultare più elevati rispetto ad altri Stati Membri (cfr. Politiche, strumenti e partenariati per il coinvolgimento del settore privato).
Il personale dell'AICS dimostra un forte impegno, ma sono necessarie ulteriori misure per rafforzare la professionalizzazione dell'Agenzia
La quantità massima di organico dell'AICS è stabilita dalla Legge 125/2014 ed era inizialmente pari a 200 unità. Tale numero è stato portato a 240 nel dicembre 2018 (Repubblica italiana, 2014[12]). Inizialmente il tetto massimo non è stato raggiunto a causa di carenze di bilancio e di numerosi posti vacanti, nonché di una misura transitoria stabilita dalla legge che consentiva a 50 esperti della DGCS (un profilo professionale non più previsto dalla nuova legge) di passare all'AICS, contribuendo così a sopperire alle carenze di organico. Nel gennaio 2023, 60 funzionari neoassunti (40 esperti tecnici e 20 addetti a mansioni amministrative, legali, contabili, di comunicazione e nel settore delle TIC) sono entrati a far parte dell'Agenzia e hanno seguito un percorso formativo presso l'AICS e la Scuola Nazionale di Amministrazione. Questi membri vantavano una precedente esperienza presso organizzazioni non governative (ONG), università e Organizzazioni Internazionali e hanno svolto un ruolo fondamentale nel potenziare le attività della sede centrale e nel migliorare il coordinamento degli uffici locali. A gennaio 2025, l'AICS contava 197 dipendenti nella sede centrale e 27 distribuiti in 20 uffici all'estero, registrando un aumento del 19 % rispetto a gennaio 2022.
L'AICS ha esaurito tutti margini di flessibilità consentiti dalle norme previste dalla pubblica amministrazione ed è ora costretta a ricorrere a esperti tecnici con contratti a breve termine per coprire funzioni a carattere permanente. Ai sensi dello Statuto dell'AICS29, il personale italiano che si occupa della cooperazione italiana all'estero si divide in tre categorie: 1) il personale destinato a sedi all'estero (compresi i direttori); 2) i funzionari della pubblica amministrazione distaccati da altri uffici dell'amministrazione; e 3) il personale non appartenente alla pubblica amministrazione assunto con contratti di diritto privato a tempo determinato (Repubblica italiana, 2015[60]). Il numero di dipendenti a tempo determinato della terza categoria ("esperti con contratti a breve termine") è passato da 392 unità nel 2022 a 498 nel 2025. Il loro numero non è stabilito da leggi o decreti, il che consente all'AICS di aprire nuovi uffici, come ha fatto recentemente in Algeria. Tuttavia, ciò va a discapito della stabilità a lungo termine del sistema e delle competenze tecniche a disposizione dell'Agenzia.
Negli uffici esteri, il personale dell'AICS assunto a livello locale si sente apprezzato ed è orgoglioso di lavorare per la cooperazione allo sviluppo italiana. Il personale locale esprime un elevato grado di soddisfazione sul lavoro, anche se corsi di formazione finanziati dall'Agenzia e contratti di lavoro più lunghi contribuirebbero ad accrescerne ulteriormente la motivazione. Come avviene per la maggior parte del personale impiegato a livello locale, gli esperti italiani assunti nel Paese hanno contratti a breve termine (di un anno) e, a differenza di altre agenzie (ad esempio l'AECID), non beneficiano di percorsi di carriera strutturati né di meccanismi di rotazione. Inoltre, la mancanza di sistemi di gestione delle conoscenze rende più difficile trattenere gli esperti italiani, garantire la continuità e favorire l'apprendimento istituzionale. Queste lacune generano inefficienze operative e ostacolano la capacità dell'Agenzia di sfruttare appieno le proprie competenze interne. Come primo passo per affrontare queste sfide, la Convenzione MAECI/AICS 2025-2027 prevede lo sviluppo delle competenze attraverso programmi di formazione congiunti, compresi tirocini presso la DGCS per il nuovo personale dell'AICS.
Nonostante i recenti sforzi volti ad aumentare l'organico e a migliorare la formazione, l'AICS non dispone delle risorse necessarie per sostenere il MAECI e le ambasciate nella promozione del dialogo strategico e per far fronte alle crescenti richieste sia nei Paesi in cui opera che presso la sede centrale. Sebbene molti uffici esteri abbiano un direttore di sede e, in molti casi, un vicedirettore, l'AICS non sempre è dotata delle risorse necessarie per favorire il dialogo e coordinare gli attori a livello locale, né per fornire contributi utili all'elaborazione delle politiche della DGCS. La Convenzione MAECI/AICS offre l'opportunità di rafforzare il coordinamento e le sinergie tra le ambasciate e gli uffici dell'AICS nei Paesi partner, il che potrebbe sostenere la cooperazione italiana e consentire all'Agenzia di diventare un partner più appetibile nell'ambito della cooperazione delegata dell'UE. Unitamente alle maggiori esigenze riconducibili ai nuovi partner prioritari, sembra improbabile che l'AICS possa disporre di capacità aggiuntive, al di là degli esperti con contratti a breve termine, senza un'ulteriore modifica della Legge 125/2014. Tuttavia, il ricorso a ulteriori e ripetute modifiche legislative per adeguare la capacità delle risorse umane non rappresenta una soluzione sostenibile nel lungo periodo.
Per avere successo, l'AICS è consapevole che la propria reputazione, competitività e capacità operativa dipendono dalla presenza di personale professionale e motivato. Ciò comporta la necessità di prestare particolare attenzione al miglioramento del benessere del personale attraverso una pianificazione trasparente della forza lavoro e lo sviluppo professionale, una migliore comunicazione e l'offerta di maggiori opportunità al personale per fornire un feedback. I dipendenti che si sentono valorizzati sono più propensi a rimanere nell'organizzazione e a promuoverla all'interno delle loro reti di contatti. Sebbene il personale apprezzi l'opportunità di recarsi in missione per sostenere la rete in espansione degli uffici locali dell'AICS, le condizioni di viaggio comportano spesso un onere finanziario a causa delle diarie inferiori a quelle di mercato stabilite dalla legge e dai decreti30. L'Italia sta cercando di trovare soluzioni a queste sfide, nella consapevolezza che migliorare l'attrattività dell'AICS come luogo di lavoro ne rafforzerà anche la competitività quale attore nell'ambito della cooperazione delegata dell'UE.
La crescente richiesta di risultati e di accountability dovrebbe contribuire a incentivare il dialogo e l'apprendimento nell'ambito dei programmi italiani
Gli sforzi costanti volti a istituzionalizzare la gestione basata sui risultati dimostrano l'impegno dell'Italia a collegare la programmazione ai risultati a lungo termine. La DGCS e l'AICS hanno completato le linee guida e i manuali operativi in materia di uguaglianza di genere, gestione basata sui risultati (Results-Based Management, RBM) e impatto. A seguito della raccomandazione formulata nella Peer Review del DAC del 2019 di collegare la programmazione all'impatto desiderato e ai risultati a lungo termine, l'Italia ha elaborato linee guida e definito una teoria del cambiamento31 che delinea i risultati e gli indicatori per ciascun obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS), insieme ai relativi indicatori standard. L'Italia ha dedicato notevoli sforzi all'elaborazione del proprio Manuale Operativo dell'Approccio per Risultati di Sviluppo Sostenibile, approvato nel 2023 e concepito per fornire una serie di strumenti teorici e pratici per la gestione dei programmi, degli interventi e dei progetti attuati dall'AICS secondo un approccio RBM (AICS, 2023[61]). L'AICS ha formato oltre 200 partner in Italia e negli uffici esteri, non solo sul monitoraggio delle attività e dei costi, ma anche ponendo particolare attenzione ai risultati, attraverso un approccio di gestione basato sui risultati. Il Policy Paper dell'AICS del 2021 sottolinea chiaramente che "l'approccio basato sui risultati è [...] un processo di apprendimento che si evolve in un considerevole lasso di tempo" (AICS, 2021[62]), evidenziando la sfida del cambiamento culturale insita nella gestione dei risultati dello sviluppo.
I partner continuano ad avere difficoltà nell'integrare la gestione basata sui risultati, considerandola più come un esercizio di conformità. Le proposte di finanziamento non umanitario dell'AICS richiedono alle OSC di definire la logica di intervento, compresi il risultato generale, gli obiettivi specifici e gli output (cioè i risultati) che si spera di raggiungere. Tuttavia, queste informazioni non sembrano essere utilizzate al di là del progetto in questione. Ad esempio, i risultati di questi interventi a livello di Paese beneficiario non sono comunicati in modo regolare, anche se ciò potrebbe favorire un maggiore coinvolgimento delle OSC. L'utilizzo delle informazioni provenienti dalle visite di monitoraggio e dai rapporti di valutazione all'interno dell'amministrazione italiana, per apprendere e diffondere in modo più sistematico gli insegnamenti che si possono trarre dai progetti, potrebbe incoraggiare in futuro una maggiore adozione della gestione basata sui risultati. Il monitoraggio periodico dei progetti delle OSC è effettuato ogni trimestre dai responsabili dell'attuazione dei progetti e, più recentemente, è stato introdotto un monitoraggio da parte di terzi in tutti i programmi dell'AICS.
L'attuale sistema di valutazione italiano assicura un quadro strutturato e trasparente, ma deve adeguarsi all'evoluzione del portafoglio degli interventi di cooperazione allo sviluppo. Il MAECI è responsabile della valutazione dell'impatto degli interventi e della verifica del raggiungimento degli obiettivi dei programmi, come previsto dalla Legge 125/2014, e pubblica online i rapporti di valutazione. La DGCS attua un programma triennale delle valutazioni basato su criteri di selezione prestabiliti. Il programma 2025-2027 attribuisce priorità alle iniziative attuate nei Paesi individuati nell'ambito del Piano Mattei, nonché alle iniziative afferenti ai settori di clima, ambiente ed energia e in tema di uguaglianza di genere (MAECI, 2025[63])32. Questa definizione delle priorità è in linea con le richieste avanzate dal Parlamento e da altri soggetti interessati, volte a garantire maggiore trasparenza e accountability per le iniziative del Piano Mattei, anche attraverso proposte di progetto complete, indicatori, tabelle riassuntive e rendiconti verificabili. Nel 2025 sono state condotte tre valutazioni relative a progetti o programmi in Egitto, Kenya e Tunisia. L'Ufficio di Valutazione ha recentemente aggiornato il proprio programma triennale per includere valutazioni tematiche nel 2026 e nel 2027. L'Italia non effettua valutazioni per Paese beneficiario, né affida ad altri partner la realizzazione di valutazioni d'impatto. Anche qualora non fosse possibile svolgere valutazioni d'impatto, esistono altri approcci che possono aiutare a valutare l'addizionalità dello sviluppo e che potrebbero aiutare a orientare l'Italia nella sperimentazione di programmi di più ampia portata e nell'ampliamento del coinvolgimento del settore privato (Habbel et al., 2021[64]). CDP riferisce annualmente alle commissioni competenti in merito all'impatto delle attività sostenute dal Fondo Italiano per il Clima, sebbene al momento i rapporti annuali non siano pubblicati online. È possibile che i rapporti e ulteriori informazioni siano resi disponibili una volta che vi saranno risultati sufficienti e concreti derivanti dalle operazioni e dagli investimenti del FIC, dato che quest'ultimo è diventato operativo solo di recente.
La modernizzazione dei sistemi per garantire maggiore trasparenza, apprendimento e accountability è un obiettivo fondamentale per l'Italia. Le due principali sfide per l'Italia sono, attualmente, la mancanza di un sistema unico attraverso il quale sia possibile visualizzare e comunicare tutti i suoi interventi in un determinato Paese, nonché l'incapacità del sistema esistente di condividere le conoscenze acquisite sulle iniziative di cooperazione italiane tra i diversi uffici esteri e con la sede centrale33. Per quanto riguarda la mancanza di un unico sistema di informazione, la DGCS e l'AICS stanno al momento lavorando alla creazione di una banca dati centrale ("data warehouse") in grado di archiviare le informazioni relative ai crediti concessionali gestiti da CDP, oltre alle rispettive attività. Un sistema di questo tipo semplificherebbe la redazione dei rapporti-Paese sull'implementazione dei progetti, come previsto dalla Convenzione MAECI/AICS. Potrebbe inoltre essere consultato e utilizzato da altri settori dell'amministrazione per fornire alle ambasciate e agli uffici AICS una visione più completa e whole-of-government dei diversi investimenti dell'Italia. In mancanza di uno strumento a livello centrale, l'AICS Etiopia sta utilizzando in via sperimentale "ActivityInfo" come banca dati in cui si inseriscono i dati di monitoraggio, con il sostegno della sede centrale dell'AICS. Se integrata con indicatori di geolocalizzazione, può inoltre mostrare dove si concentrano le attività di cooperazione italiana in un Paese partner e in che modo ciò corrisponde agli indicatori nazionali. La creazione di una banca dati centrale che raccolga nel tempo le informazioni provenienti dagli uffici esteri faciliterebbe la condivisione delle informazioni tra i vari programmi nazionali.
Sistema Italia: un approccio whole-of-government per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'Africa
Copy link to Sistema Italia: un approccio <em>whole-of-government</em> per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'AfricaIl Piano Mattei rappresenta un rinnovato slancio politico a un approccio più integrato e coerente dell'impegno italiano in Africa
Il Piano Mattei segna una svolta verso una mobilitazione sempre più sistemica degli attori italiani in Africa (Repubblica italiana, 2023[5]). Pur non limitandosi alla cooperazione allo sviluppo, il Piano ha valorizzato il ruolo della cooperazione italiana e le ha conferito nuovo slancio nell'ambito del più ampio approccio di politica estera dell'Italia verso l'Africa, come dimostra, in parte, il crescente interesse da parte delle imprese italiane che intendono operare e investire nei Paesi partner, su livelli senza precedenti (Fattibene, 2025[65]). In tal senso, questa struttura ha dato impulso alla realizzazione di investimenti pluriennali su larga scala in settori prioritari selezionati, che spesso comportano la partecipazione di diversi ministeri competenti, istituzioni finanziarie per la cooperazione allo sviluppo, partner multilaterali, organizzazioni della società civile e settore privato (cfr. Verso un sistema istituzionale più adeguato alle esigenze). Il quadro giuridico e parlamentare italiano continua a considerare la cooperazione allo sviluppo come parte integrante del proprio mandato fondamentale. Il Parlamento e i soggetti interessati a livello nazionale continuano a svolgere un ruolo importante nell'esaminare e nel formulare osservazioni sui progetti di piani triennali, contribuendo a garantire che i partenariati e gli investimenti avviati a livello governativo mantengano una forte attenzione alla riduzione della povertà, in linea con la Legge 125/2014 (Repubblica italiana, 2014[12]).
La struttura di governance del Piano Mattei evidenzia un approccio alla cooperazione allo sviluppo in Africa più indirizzato politicamente e proiettato verso l'esterno. Il Comitato Direttivo del Piano, presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, si riunisce ogni quattro mesi e vede la partecipazione dei ministeri, delle principali imprese pubbliche italiane, delle OSC e di altri attori, rispecchiando in una certa misura la composizione multi-attore delle missioni di sistema (Riquadro 2). Una task force permanente, operante all'interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM), supervisiona l'attuazione, promuove il dialogo e le sinergie tra i soggetti interessati allo sviluppo e facilita un'azione coordinata sui progetti strategici. Sebbene la PCM non distacchi personale presso le ambasciate, la sua guida strategica ha rafforzato la percezione di un maggiore allineamento interministeriale a Roma e di una maggiore visibilità nei Paesi partner prioritari in Africa. Tra i primi segnali di avvio operativo figurano la decisione del Comitato Congiunto di estendere la presenza geografica dell'AICS ad altri Paesi africani, con l'apertura di nuovi uffici in Costa d'Avorio e in Uganda (MAECI, 2024[66]), nonché i piani per l'attivazione di un'antenna dell'Agenzia in Algeria34. Parallelamente, nel 2024 sono stati aperti in Egitto gli uffici di CDP, di SIMEST (che sostiene le imprese italiane all'estero), di SACE (l'agenzia italiana di credito all'esportazione) e dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE). È prevista l'apertura di ulteriori uffici di CDP e di SACE in Marocco e in Costa d'Avorio; in quest'ultimo Paese, l'ufficio sarà collocato all'interno di un'unità di cooperazione più ampia dell'ambasciata, destinata a fungere da punto di contatto per una progettazione e un'attuazione più integrate dei programmi, anche in collaborazione con partner quali la Banca Africana di Sviluppo (MAECI, 2025[14]). Questi elementi, nel loro insieme, indicano un sistema che si sta gradualmente riorientando in risposta alle crescenti ambizioni politiche e operative del Piano Mattei, rafforzando in Italia e tra i partner africani l'aspettativa che tale quadro possa garantire una direzione più chiara, una maggiore coerenza e una presenza più duratura in Africa.
Negli ultimi anni, l'Africa ha costantemente ricevuto la quota maggioritaria dell'APS bilaterale italiano, confermando il proprio ruolo di indiscussa priorità regionale (Grafico 9). Nel 2024, all'Africa è stato destinato il 65 % dell'APS bilaterale totale, mentre tutte le altre regioni geografiche hanno mantenuto quote relativamente stabili nel tempo35. Anche da un'analisi delle recenti decisioni del Comitato Congiunto emerge un netto spostamento verso l'Africa: oltre il 50 % delle iniziative approvate (in termini di volume) per il periodo 2024-2025 è destinato a questo continente, in particolar modo 573 milioni di EUR all'Africa subsahariana, di cui 300 milioni di EUR all'Africa occidentale. Sebbene gli stanziamenti complessivi dell'APS siano in linea con il rinnovato impulso dato all'Africa nell'ambito del Piano Mattei, non si registra ancora un aumento tangibile in termini di esborsi dell'APS. Tuttavia, si osserva una graduale diminuzione degli impegni nei confronti di altre regioni, una tendenza destinata ad accelerare con l'espansione del portafoglio italiano in un numero crescente di Paesi africani prioritari, a fronte di un bilancio dell'APS che rimane stabile (cfr. Verso un sistema istituzionale più adeguato alle esigenze).
Grafico 9. L'Africa risulta chiaramente una priorità fondamentale nell'APS bilaterale dell'Italia
Copy link to Grafico 9. L'Africa risulta chiaramente una priorità fondamentale nell'APS bilaterale dell'ItaliaAPS bilaterale per regione geografica, in percentuale dell'APS bilaterale totale stanziato per regione (esborsi lordi)
Fonte: OCSE (2026[43]) DAC2A: Aid (ODA) disbursements to countries and regions (DAC2A: Esborsi di APS a Paesi e regioni) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3yl.
Il DTPI e il Piano Mattei presentano notevoli sovrapposizioni in termini di focus geografico (Grafico 10). Dei 23 Paesi prioritari del DTPI in Africa, 11 figurano anche nel Piano Mattei. Il Piano Mattei si concentra su 14 Paesi africani in totale, il che significa che tre Paesi non sono inclusi nel DTPI. Nel 2023, tre dei primi cinque Paesi africani beneficiari dell'APS bilaterale italiano (Tunisia, Etiopia e Mozambico) erano Paesi prioritari sia del DTPI che del Piano Mattei, per un totale di 153,3 milioni di USD, pari al 34 % dell'APS bilaterale italiano all'Africa (OECD, 2025[31]). Questa convergenza suggerisce che DTPI e Piano Mattei sono, e dovrebbero continuare ad essere, reciprocamente complementari, offrendo l'opportunità per un impegno politico e programmatico maggiormente allineato nell'ambito dell'azione italiana in Africa.
Grafico 10. Quasi la metà dei Paesi africani considerati prioritari dall'Italia coincide con i Paesi del Piano Mattei
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Fonte: sulla base del documento del MAECI (2025[14]), Self-assessment for 2026 DAC Peer Review of Italy (Autovalutazione in previsione della Peer Review DAC dell'Italia del 2026) (DCD/DAC/AR(2026)1/12).
La dotazione di 5,5 miliardi di EUR del Piano Mattei è ambiziosa ma l'Italia riconosce di non poterla realizzare da sola. Le esigenze di investimenti che il Piano intende affrontare sono notevolmente più ampie e richiederanno la mobilitazione di risorse aggiuntive, il rafforzamento dei partenariati e una maggiore trasparenza (Simonelli, 2025[67]). L'intensificazione delle attività comporterà quindi un maggiore ricorso ai prestiti del Fondo Italiano per il Clima e un coinvolgimento più sistematico delle iniziative Team Europe, delle BMS e di altri partner bilaterali e terzi (Governo italiano, 2025[68]). La collaborazione con organizzazioni come il CIHEAM, che nell'ambito del Piano Mattei sta implementando interventi nel settore agroalimentare, dimostra come l'Italia possa avvalersi di istituzioni specializzate per attrarre competenze tecniche e del settore privato attraverso un modello di cooperazione triangolare (BARI, 2025[69])36.
Tuttavia, la conoscenza del Piano Mattei tra gli altri partner di sviluppo in Africa e nel mondo rimane disomogenea, il che evidenzia la necessità di una comunicazione più chiara e di una maggiore visibilità riguardo alle priorità, ai canali di finanziamento e ai risultati attesi. Ciò sottolinea l'importanza delle ambasciate come facilitatori dell'allineamento tra i diversi livelli del sistema, contribuendo a tradurre le priorità del Piano Mattei in un impegno e in partenariati coerenti a livello di Paese; si tratta di un ruolo che richiederà adeguate capacità di sviluppo e risorse nei singoli Paesi (cfr. Verso un sistema istituzionale più adeguato alle esigenze). Sebbene la cooperazione allo sviluppo e l'assistenza umanitaria non siano gli unici strumenti a disposizione del Piano Mattei, né tantomeno i principali, la Cooperazione e la diplomazia italiane rappresentano i canali con cui l'Italia si presenta all'estero. Poiché il Piano Mattei sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel profilo dell'APS italiano in Africa e coinvolge numerose istituzioni oltre al MAECI e all'AICS, una rendicontazione trasparente sugli stanziamenti, sui meccanismi di erogazione e sui risultati del Piano Mattei aiuterà l'Italia a mettere in luce appieno il suo contributo.
Con una programmazione sempre più orientata politicamente, il complesso sistema italiano di cooperazione allo sviluppo dovrà probabilmente far fronte a crescenti esigenze di coordinamento
La struttura della cooperazione allo sviluppo italiana, sostenuta da un approccio whole-of-government attraverso la Legge 125/2014, rischia di trovarsi ad affrontare crescenti pressioni per un maggior coordinamento con l'evoluzione dei mandati a livello dell'intero sistema (Repubblica italiana, 2014[12]). Il Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo (CICS) riunisce tutti i ministeri competenti, definisce l'orientamento strategico delle politiche di cooperazione allo sviluppo, garantisce il coordinamento interministeriale in materia di programmazione validando il testo del DTPI nell'ambito del processo che porta alla formale approvazione di quest'ultimo da parte del Consiglio dei Ministri, mediando eventuali conflitti tra le politiche settoriali e gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo. Tuttavia, dal 2019 si è riunito solo tre volte, il che solleva dubbi sulla sua effettiva influenza (MAECI, 2025[14]). Il Comitato Congiunto (CC) ha una composizione più ristretta e approva tutte le iniziative multilaterali, le iniziative bilaterali superiori a 2 milioni di EUR e i prestiti concessionali; tuttavia, gli onerosi requisiti di coordinamento associati alla programmazione annuale che precede l'approvazione formale dei progetti da parte del CC possono rallentare il ritmo di attuazione, suggerendo la necessità di un coordinamento più snello. Un'ulteriore sfida di coordinamento emerge con il Comitato Tecnico del Fondo Italiano per il Clima, l'organo decisionale per le questioni climatiche del Piano Mattei, la cui composizione e il cui peso finanziario ne fanno un nuovo influente attore nel sistema (Grafico 11). Queste difficoltà di coordinamento rischiano inoltre di incidere sul processo di approvazione del DTPI, ancora caratterizzato da un'elevata complessità e da una forte sequenzialità, che rischia di diventare sempre più politicizzato con l'aumento del numero di attori coinvolti. Con l'incremento degli attori coinvolti nella cooperazione italiana e l'assunzione, da parte della PCM, di un ruolo politico più incisivo nella cooperazione allo sviluppo nell'ambito del Piano Mattei, da cui derivano maggiori domande e una crescente visibilità dell'Italia in Africa, una riflessione sull'adeguatezza degli attuali organismi di coordinamento e dei loro mandati potrebbe contribuire a garantire che il sistema rimanga agile e adeguato allo scopo.
Grafico 11. Mandati e partecipazione nei diversi organismi di coordinamento competenti
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Nota: la PCM presiede il Comitato Tecnico responsabile del 70 % del FIC dedicato all'Africa. Per il restante 30 % del Fondo, la governance è garantita da due comitati, entrambi composti da MASE, MEF e MAECI, con presidenza del MASE: 1) un Comitato Direttivo, che approva l'orientamento strategico del Fondo, le priorità di investimento e le politiche di rischio; e 2) un Comitato Esecutivo, che approva le procedure operative del Fondo e i singoli interventi. CDP funge da responsabile operativo generale del Fondo. Il Comitato Congiunto è presieduto dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale o dal Vice Ministro della Cooperazione allo Sviluppo.
Fonte: sulla base del documento del MAECI (2025[14]), Self-assessment for 2026 DAC Peer Review of Italy (Autovalutazione in previsione della Peer Review DAC dell'Italia) (DCD/DAC/AR(2026)1/12); interviste.
Le iniziative politiche di alto livello stanno integrando sempre più il tradizionale approccio "bottom-up" dell'Italia alla programmazione. Le decisioni relative alla programmazione, definite nel corso dei vertici politici ad alto livello o nell'ambito di missioni di sistema, sono in netto contrasto con il tradizionale approccio "bottom-up" adottato dall'AICS (Riquadro 2). Tra gli esempi di tali programmi faro "top down" figurano l'iniziativa di riqualificazione urbana del lago Boye in Etiopia, il progetto TANIT per contrastare la desertificazione in Tunisia attraverso la resilienza idrica e il rafforzamento della resilienza climatica, nonché la trasformazione del settore del caffè africano in tutto il continente. Nell'ultimo anno, diplomatici e funzionari dell'AICS provenienti dall'Italia e dagli uffici esteri hanno lavorato per capire come i due metodi possano coesistere (Grafico 12). L'AICS continua a valutare le proposte principalmente alla luce delle priorità dei Paesi partner espresse dalle autorità pubbliche e dalla società civile, individuando al contempo le sinergie con le iniziative in corso o in fase di programmazione. Ad oggi, questo processo si svolge ora sempre più in linea con un orientamento politico più deciso, veicolato attraverso le ambasciate e le missioni di sistema, con il Comitato Congiunto che approva in ultima istanza ciascun programma, il che riflette la crescente necessità di conciliare le prassi di programmazione consolidate con obiettivi strategici "top down". Ciò sottolinea l'importanza di garantire processi decisionali chiari, trasparenti e prevedibili, in particolare quando le priorità politiche devono tradursi in scelte operative ed essere allineate agli strumenti di finanziamento. Il Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS), pur avendo un ruolo consultivo, potrebbe sostenere ulteriormente gli sforzi dell'Italia apportando una prospettiva più ampia e multi-attore alle discussioni strategiche (Repubblica italiana, 2014[12]).
Grafico 12. Conciliare gli approcci "top down" e "bottom-up" nella progettazione dei programmi dell'Italia
Copy link to Grafico 12. Conciliare gli approcci "<em>top down</em>" e "<em>bottom-up</em>" nella progettazione dei programmi dell'Italia
Mantenere la coerenza con il DTPI ed evitare processi paralleli di definizione delle priorità rischia di diventare sempre più difficile. Attualmente, il Piano Mattei trova attuazione parallelamente agli strumenti di programmazione esistenti, quali il DTPI e l'esercizio di programmazione annuale a livello di Paese e di sede centrale. Fino a poco tempo fa, ad eccezione dei bandi gestiti a livello centrale destinati alla società civile e alle autorità locali e di alcuni programmi per il patrimonio culturale, la programmazione era soprattutto orientata da un approccio bottom-up: le sinergie venivano individuate in modo organico via via che gli uffici locali elaboravano le note concettuali, mentre il Comitato Congiunto fungeva da principale meccanismo formale di approvazione della programmazione annuale e le iniziative che ne derivavano venivano attuate nel contesto delle dichiarazioni congiunte e, se del caso, dei successivi quadri di cooperazione per Paese. Sebbene l'impulso politico e la forza unificatrice generati dal Piano Mattei siano importanti, è necessario garantire che non prevalgano sulle scelte programmatiche effettuate attraverso i canali già consolidati. L'evoluzione dell'iniziativa del lago Boye a Jimma (Etiopia) illustra bene le opportunità e i rischi dei progetti di rilevanza politica che sono stati inseriti nell'ambito del Piano Mattei37. Se da un lato l'iniziativa beneficia di un forte sostegno da parte dei vertici politici in Etiopia e dimostra la volontà dell'Italia di avvalersi dei sistemi nazionali in contesti più fragili, dove molti donatori mantengono un atteggiamento cauto, dall'altro sottolinea anche l'importanza di porre in essere un'efficace gestione del rischio, procedure prevedibili che concilino approcci top down e bottom-up alla programmazione, e il mantenimento di una gamma di progetti incentrati sulla riduzione della povertà e sui benefici diffusi a livello di comunità.
Un approccio più coordinato whole-of-government permetterebbe di valorizzare i contributi provenienti dalle altre componenti del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo e di rafforzare la coerenza a livello di Paese. Diversi ministeri competenti, tra cui quelli dell'Interno, dell'Ambiente, dell'Agricoltura, della Difesa e dell'Istruzione, nonché numerose agenzie specializzate, realizzano programmi all'estero nell'ambito dei propri mandati settoriali, arricchendo l'offerta italiana ma generando anche il rischio di una programmazione parallela qualora tali iniziative non siano pienamente allineate alla pianificazione del MAECI/AICS (Tabella 4). Questi rischi sono particolarmente rilevanti per le tematiche politicamente sensibili come nel caso della migrazione, dove la mancanza di coordinamento a livello dell'intero sistema rischia maggiormente di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei media (cfr. Nesso tra migrazione e sviluppo). La prassi italiana, che potrebbe essere valorizzata in modo più sistematico, di distaccare consiglieri diplomatici negli altri ministeri - adottata anche da altri membri del DAC, sebbene in maniera meno sistematizzata38 - offre un prezioso strumento per rafforzare il coordinamento a livello di sistema e la visibilità di tutti gli impegni italiani nei Paesi partner. L'Italia rimane inoltre uno dei pochi Paesi membri del DAC a disporre di un canale di cooperazione a livello territoriale di rilievo, in cui le amministrazioni locali sono coinvolte in qualità di attori dello sviluppo, in particolare per quanto riguarda l'attuazione degli OSS (Zupi, 2025[70]). Tuttavia, in alcuni settori, come quello del patrimonio culturale, persiste una certa frammentazione, dovuta alla scarsa visibilità delle iniziative in corso e alle occasionali duplicazioni. Si incoraggia l'Italia a portare avanti gli sforzi compiuti di recente per rafforzare il coordinamento a monte in questo settore, anche attraverso l'introduzione di criteri più chiari che definiscano quali attori del Sistema Italia coinvolgere, quando e con quali responsabilità. I recenti sforzi volti a sviluppare un unico sistema di informazione centralizzato DGCS/AICS ("data warehouse") potrebbero, nel tempo, consentire un monitoraggio più completo dell'impegno italiano, a condizione che vi sia interoperabilità e un'adozione più sistematica da parte di tutte le agenzie di attuazione (cfr. Verso un sistema istituzionale più adeguato alle esigenze).
Tabella 4. APS bilaterale dell'Italia all'Africa per agenzia erogatrice, 2020-2024
Copy link to Tabella 4. APS bilaterale dell'Italia all'Africa per agenzia erogatrice, 2020-2024In milioni di EUR (a prezzi correnti)
|
Agenzia erogatrice |
2020 |
2021 |
2022 |
2023 |
2024 |
|---|---|---|---|---|---|
|
Ministero dell'Economia e delle Finanze (inclusa CDP) |
190,13 |
688,38 |
151,69 |
54,09 |
328,68 |
|
MAECI-DGCS e AICS |
120,82 |
179,00 |
279,04 |
209,70 |
255,15 |
|
Flussi finanziari vincolati alle OSC o alle organizzazioni religiose |
59,12 |
63,48 |
56,53 |
68,03 |
48,57 |
|
MAECI (altre Direzioni Generali) |
41,67 |
32,13 |
71,64 |
50,24 |
43,37 |
|
Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica |
5,92 |
3,89 |
3,56 |
2,93 |
26,83 |
|
Università e altri enti di ricerca pubblici |
8,38 |
9,43 |
12,05 |
12,77 |
14,80 |
|
Presidenza del Consiglio dei Ministri |
2,26 |
7,81 |
13,35 |
10,91 |
8,06 |
|
Amministrazioni locali (Regioni, Province autonome, Comuni) |
4,01 |
4,31 |
5,48 |
8,18 |
7,69 |
|
Ministero della Difesa |
0,81 |
0,93 |
1,10 |
0,01 |
1,18 |
|
Ministero della Salute |
- |
14,75 |
- |
0,21 |
0,17 |
|
Ministero dell'Istruzione e del Merito |
- |
0,10 |
0,05 |
0,03 |
0,14 |
|
Carabinieri |
0,29 |
0,11 |
0,04 |
0,02 |
0,02 |
|
Ministero dell'Interno |
4,96 |
2,77 |
3,45 |
- |
- |
|
APS bilaterale totale all'Africa |
438,37 |
1007,09 |
597,98 |
417,12 |
734,66 |
Nota: l'APS finanziato tramite il Fondo Italiano per il Clima (FIc) nel 2024 rientra nella categoria del Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Fonte: OCSE (2026[32]) CRS: Creditor Reporting System (CRS: Sistema di Notifica del Creditore) (serie di dati) http://data-explorer.oecd.org/s/52.
Le dichiarazioni congiunte contribuiscono a consolidare i partenariati di sviluppo dell'Italia attorno a priorità condivise, con l'obiettivo di chiarire ulteriormente i meccanismi di attuazione e di follow-up
Le dichiarazioni congiunte sono diventate uno strumento sempre più importante nell'ambito dell'impegno bilaterale dell'Italia, in quanto forniscono il quadro politico necessario per manifestare le proprie intenzioni e definire le aree prioritarie d'azione con i Paesi partner. Le dichiarazioni stabiliscono le dotazioni finanziarie a livello dei singoli Paesi e individuano i settori prioritari per la Cooperazione, consentendo all'Italia di adeguare i programmi all'evoluzione dei partenariati. Le dichiarazioni, pur essendo incentrate sulla cooperazione allo sviluppo, costituiscono un presupposto per definire le più ampie priorità del partenariato. Dal 2023 l'Italia ha firmato dichiarazioni congiunte con l'Etiopia39, il Kenya40, il Senegal41 e la Tunisia, Paesi che rientrano sia nel DTPI che nel Piano Mattei. Queste dichiarazioni hanno rafforzato il peso politico dell'Italia nei confronti di partner chiave, ponendo le basi per un impegno su più ampie priorità settoriali.
Sebbene le dichiarazioni congiunte rappresentino uno strumento politico utile, attualmente mancano delle indicazioni operative necessarie per assicurare un'attuazione whole-of-system. Il principale punto di forza delle dichiarazioni risulta la loro flessibilità. Tuttavia, queste ultime, a differenza delle strategie-Paese, non definiscono i risultati attesi, i parametri finanziari, né la ripartizione dei compiti tra gli attori italiani, devono quindi essere integrate da quadri di cooperazione più dettagliati nel Paese (Zupi, 2025[70]). Il Grafico 13 illustra come le dichiarazioni congiunte, i quadri di cooperazione per Paese e gli esercizi di programmazione annuale a livello centrale e locale contribuiscano attualmente a definire l'impegno dell'Italia nei Paesi partner. Tuttavia, ad oggi, solo pochi Paesi prioritari dispongono di quadri di cooperazione aggiornati, che spesso vengono considerati più come una raccolta di progetti esistenti che come strumenti di dialogo, di individuazione delle sinergie o di sensibilizzazione all'interno del sistema italiano. In assenza di tali strumenti, si corre il rischio di ulteriore frammentazione, in quanto la cooperazione allo sviluppo procederebbe "progetto per progetto", anziché costituire un insieme coerente di iniziative. Inoltre, l'esperienza degli altri Paesi membri del DAC indica che la natura pubblica dei programmi di cooperazione nei Paesi partner può fungere da leva per garantire che le attività orientate allo sviluppo mantengano la propria continuità, anche a fronte di eventuali mutamenti negli orientamenti politici (OECD, 2026[71]).
Grafico 13. Il ruolo delle dichiarazioni congiunte, dei quadri di cooperazione per Paese e della programmazione annuale nell'ambito dell'impegno dell'Italia nei Paesi partner
Copy link to Grafico 13. Il ruolo delle dichiarazioni congiunte, dei quadri di cooperazione per Paese e della programmazione annuale nell'ambito dell'impegno dell'Italia nei Paesi partner
Nota: i quadri di cooperazione per Paese possono anche essere denominati "programmi indicativi pluriennali" (MIP), "quadri di cooperazione" o "programmi di partenariato", e tutti questi termini si riferiscono, in senso lato, a ciò che viene generalmente considerato un programma pluriennale a livello di Paese.
Fonte: interviste.
Sono necessarie linee guida più chiare in materia di programmazione per tradurre gli orientamenti politici in un'attuazione prevedibile a livello di Paese. Poiché un numero crescente di programmi trae origine da accordi politici di alto livello, missioni di sistema (Riquadro 2) o strumenti di finanziamento che esulano dalla sfera di competenza diretta della cooperazione italiana (ad esempio, i programmi finanziati attraverso il Fondo Italiano per il Clima), le note concettuali dei progetti richiederanno sempre più spesso un contributo significativo da parte di altri settori dell'amministrazione italiana. Lo stesso vale per la successiva elaborazione dei quadri di cooperazione per Paese, il cui livello di dettaglio può variare: mentre alcuni si limitano a delineare i settori prioritari (rimanendo così molto vicini alla natura delle dichiarazioni congiunte), altri specificano ogni singola iniziativa da finanziare nell'ambito del programma. Questo divario è particolarmente evidente nel periodo di transizione tra la firma di una dichiarazione congiunta e la finalizzazione di un quadro di cooperazione per Paese, laddove esista, come nel caso del prossimo quadro Etiopia-Italia 2026-2028, la cui elaborazione può richiedere molto tempo e lasciare le ambasciate e gli uffici dell'AICS senza una tabella di marcia ben definita. In questa situazione, le missioni di sistema potrebbero fungere da ponte per concordare ruoli e sequenze, garantendo che le dichiarazioni congiunte siano sostenute da chiarezza operativa, anziché restare dichiarazioni politiche a sé stanti. Laddove subisca ritardi, la preparazione dei quadri di cooperazione per Paese dovrebbe essere accompagnata almeno da linee guida provvisorie, in particolare sulle aree prioritarie, sulle modalità prescelte e sui meccanismi di monitoraggio congiunto, per aiutare a mantenere lo slancio ed evitare la frammentazione durante i periodi di transizione. L'esercizio di programmazione annuale dell'Italia offre una buona occasione per farlo.
Un'attuazione coordinata nei Paesi partner richiederà una maggiore cooperazione e le missioni di sistema costituiranno un'occasione per rafforzare il coordinamento
Il modello Sistema Italia offre una base promettente per un'attuazione più coordinata. Questo approccio a livello di sistema riflette l'ambizione dell'Italia di riunire i numerosi attori pubblici e privati coinvolti nella cooperazione allo sviluppo attorno a una visione comune e di tradurla in un'azione più coerente a livello di Paese. Ciò include l'ampia rete italiana di organizzazioni della società civile, università e istituti di ricerca, una risorsa fondamentale molto apprezzata sia a Roma che dai soggetti interessati dei Paesi partner. La solidità della rete Sistema Italia conferisce al Paese un vantaggio comparativo distintivo: partenariati di lunga data, presenza locale e forte sensibilità al contesto si traducono in un ecosistema di attuazione affidabile e degno di fiducia. Se sfruttata in modo efficace, questa rete pone l'Italia in una posizione favorevole per rispondere alle priorità dei Paesi partner in modo più incisivo.
La maggiore attenzione dell'Italia verso l'Africa è rimasta per ora circoscritta a un numero ristretto di istituzioni chiave. Il Grafico 14 sottostante mostra che l'aumento dell'APS bilaterale italiano destinato all'Africa è determinato in gran parte dal MAECI, in particolare dalla DGCS e dall'AICS, e in misura minore dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, i cui contributi altalenanti negli ultimi anni riflettono certamente anche, in larga misura, la sua attenzione verso l'APS multilaterale. Al contrario, gli altri attori del Sistema Italia mantengono quote relativamente stabili e marginali, il che indica che lo spostamento verso l'Africa non ha ancora portato a un riorientamento a livello dell'intero sistema.
Grafico 14. L'attenzione rivolta all'Africa è guidata principalmente dal MAECI e dal MEF, con cambiamenti finora limitati tra gli altri attori del Sistema Italia
Copy link to Grafico 14. L'attenzione rivolta all'Africa è guidata principalmente dal MAECI e dal MEF, con cambiamenti finora limitati tra gli altri attori del Sistema ItaliaAPS bilaterale dell'Italia destinato all'Africa da parte di alcune agenzie erogatrici, in percentuale sul totale dell'APS bilaterale assegnabile al Paese (%)
Fonte: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (DAC1: Flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1.
Nei Paesi partner, l'assetto del Sistema Italia varia, ma spesso vede al centro le ambasciate e l'AICS, affiancate, ove presenti, da CDP, SACE, SIMEST, ICE e da tutti gli attori dotati di competenze settoriali specifiche in base al contesto specifico, come nel caso della cultura e della scienza in Etiopia. Una maggiore presenza in Africa di una gamma più ampia di attori, nonché la condivisione degli stessi spazi, facilita un'interazione regolare e un'azione più integrata tra diplomazia, cooperazione allo sviluppo e attività commerciali. Nel 2013, ad esempio, esisteva un solo ufficio dell'ICE per tutta l'Africa subsahariana, con sede a Johannesburg, ma dieci anni dopo l'Agenzia gestiva otto uffici nella regione (ISPI, 2023[72]). In Etiopia, la condivisione degli stessi spazi da parte dell'ambasciata e dell'AICS con l'ICE ha agevolato la collaborazione concreta su alcune iniziative business-to-business (B2B), nonché la partecipazione a fiere commerciali e il sostegno alle imprese locali. Tuttavia, alcuni limiti di capacità, come l'organico molto ridotto dell'ICE, hanno ostacolato un coinvolgimento più sistematico nelle iniziative italiane di cooperazione allo sviluppo. Le crescenti ambizioni relative al coinvolgimento del settore privato sottolineano la necessità di assetti più coordinati e dotati di risorse adeguate, che consentano al Sistema Italia di sfruttare appieno i vantaggi della sua presenza in espansione. La garanzia della coesione del Sistema dipenderà sempre più da una migliore corrispondenza tra risorse e ambizioni, ad esempio attraverso la messa in comune mirata delle risorse o accordi di condivisione del personale in contesti in cui tali soluzioni potrebbero rafforzare l'attuazione collettiva.
Le missioni di sistema rappresentano uno sforzo significativo e lodevole volto a tradurre la visione politica dell'Italia in un'attuazione congiunta più coerente sul territorio. Guidate dal Direttore Generale del MAECI e con il coinvolgimento dell'AICS, di CDP, dei ministeri competenti e dei rappresentanti del settore privato, nonché con la partecipazione attiva della Task Force della PCM/del Piano Mattei, queste missioni incarnano lo spirito dell'approccio del Sistema Italia e inviano un segnale forte di impegno collettivo ai Paesi partner (cfr. Riquadro 2). Si sono inoltre rivelate utili per rafforzare il dialogo tra la sede centrale e i team a livello di Paese, in particolare quando le ambasciate e gli uffici dell'AICS presenti in loco sono in grado di verificare la plausibilità dei risultati della missione e definire le azioni di follow-up, comprese le scelte concrete relative alla programmazione o ai partner per le attività congiunte. L'Italia potrebbe fare leva su questo impegno e massimizzarne l'impatto utilizzando le missioni come momenti cardine strutturati per formalizzare le priorità condivise, chiarire ruoli e responsabilità e concordare i risultati attesi tra tutti gli attori del Sistema Italia. Ciò contribuirebbe ad ampliare il coinvolgimento di una più estesa gamma di attori e a guidare l'attuazione anziché limitarsi a seguirla, garantendo che l'impulso generato dalla sede centrale si traduca costantemente in un allineamento operativo a livello di Paese.
Riquadro 2. Le missioni di sistema come motore per un impegno più unitario nei Paesi partner
Copy link to Riquadro 2. Le missioni di sistema come motore per un impegno più unitario nei Paesi partnerL'ampiezza del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo apporta competenze preziose, ma comporta anche maggiori esigenze di coordinamento. Con il Piano Mattei, che ha innalzato le aspettative di un impegno unitario in Africa, l'Italia ha istituito un meccanismo che contribuisce ad allineare gli attori a monte e a promuovere la programmazione e l'attuazione congiunte.
Dal 2023 l'Italia ha introdotto le missioni di sistema a livello di Paese come strumento concreto per tradurre le ambizioni politiche in un'attuazione coordinata. Queste missioni sono guidate dal Direttore Generale del MAECI e riuniscono rappresentanti dell'AICS, di CDP, dei ministeri competenti (ad esempio, Finanze, Interno, Agricoltura e Ambiente), della Task Force del Piano Mattei presso la PCM, delle ambasciate italiane, di SACE, di SIMEST, nonché delle principali OSC e imprese, con una composizione che varia a seconda del contesto del Paese e delle priorità tematiche. Le missioni più recenti hanno coinvolto 50-60 partecipanti e hanno visitato diversi Paesi in un unico viaggio, come quella del 2024 in Sudafrica, Mozambico, Zambia e Malawi.
Una missione tipica prevede:
riunioni congiunte con ambasciate, uffici dell'AICS e rappresentanti dei ministeri competenti per concordare le priorità;
dialogo ad alto livello con i Governi partner, spesso presieduto da Ministri degli Esteri o Presidenti;
interazioni con partner multilaterali, IFI, agenzie delle Nazioni Unite, delegazioni dell'UE e settore privato;
visite sul campo per illustrare i programmi italiani nei vari settori (ad esempio, centri di istruzione e formazione tecnica e professionale (TVET), iniziative sulla biodiversità, patrimonio culturale, sanità, innovazione digitale);
sessioni tematiche dedicate a settori chiave di intervento, quali l'agroalimentare, la digitalizzazione, la transizione verde, la migrazione, il coinvolgimento del settore privato e la cooperazione culturale.
Le missioni di sistema sono diventate in breve tempo un importante motore della programmazione italiana. Secondo le autorità, oltre la metà delle iniziative di recente sviluppo trae origine da idee emerse nel corso di tali missioni, a dimostrazione del loro valore come catalizzatori per la creazione di un portafoglio di progetti. Rafforzano inoltre la visibilità e la credibilità dell'Italia presso i governi partner, che apprezzano l'alto livello delle delegazioni e il segnale di un impegno politico costante.
Una leadership forte da parte del MAECI è fondamentale per garantire che gli obiettivi delle missioni siano chiaramente definiti sin dall'inizio e che tutti gli attori si preparino congiuntamente. L'ampiezza della partecipazione arricchisce il dialogo con i Paesi partner e rafforza la presenza collettiva dell'Italia sul campo. Per sfruttare appieno questo potenziale, l'esperienza italiana suggerisce l'importanza di mantenere una chiara definizione delle priorità e di integrare il follow-up nei processi di pianificazione consolidati, in modo che le missioni rimangano mirate, gestibili e strategicamente coerenti. Poiché si prevede che queste missioni si svolgeranno con maggiore regolarità, la loro portata richiederà probabilmente un impegno significativo da parte del personale in tutto il sistema, il che sottolinea l'importanza di una dotazione di risorse prevedibile e di una programmazione realistica per assicurare la sostenibilità a lungo termine.
Fonte: interviste, MAECI (2025[14]), Self-assessment for 2026 DAC Peer Review of Italy (Autovalutazione in previsione della Peer Review DAC dell'Italia del 2026) (DCD/DAC/AR(2026)1/12).
Nesso tra migrazione e sviluppo
Copy link to Nesso tra migrazione e sviluppoL'Italia riconosce che l'immigrazione risponde a fabbisogni economici e può contribuire allo sviluppo sostenibile
L'Italia ha adottato politiche, strategie e linee guida che riconoscono la migrazione e lo sviluppo come priorità nell'agenda del Governo; la crescente rilevanza politica attribuita al fenomeno migratorio ha contribuito a rafforzare l'attenzione e l'urgenza di tali iniziative. Al centro di questo approccio vi è il Processo di Roma42, che mira a rafforzare la cooperazione tra, da una parte, i Paesi europei e gli altri Paesi di destinazione (ad esempio gli Stati del Golfo) e, dall'altra, i Paesi africani43. Tale visione è in linea con la Legge 125/2014 che, oltre a definire gli obiettivi della Cooperazione italiana allo sviluppo, mette in risalto il ruolo delle comunità di immigrati e dei loro legami con i Paesi di origine nel plasmare le politiche migratorie basate sui diritti umani e sulle norme internazionali. Per rendere operativi questi principi, il MAECI e l'AICS hanno elaborato le Linee guida sul nesso migrazione-sviluppo (MAECI/AICS, 2023[73]), le prime di questo tipo ad essere elaborate da un Paese membro del DAC (Riquadro 3). La migrazione è divenuta una priorità trasversale all'interno della programmazione della cooperazione allo sviluppo italiana. Nel DTPI 2024-2026, la migrazione e lo sfollamento forzato sono considerati una conseguenza di crisi convergenti, tra cui i cambiamenti climatici, l'insicurezza alimentare, i conflitti violenti e gli shock economici. Il DTPI dà priorità agli investimenti in settori quali l'energia, l'agricoltura, l'istruzione e la creazione di posti di lavoro, in particolare per i giovani, per combattere alla radice i fattori che determinano il fenomeno migratorio e lo sfollamento forzato (Tabella 5).
L'Italia si trova di fronte a una crisi demografica caratterizzata dal rapido invecchiamento della popolazione e dalla riduzione della forza lavoro; ciò rafforza le motivazioni economiche a sostegno della migrazione regolare. Si prevede che popolazione italiana, attualmente pari a 59 milioni di persone, si ridurrà di quasi la metà entro il 2100, scendendo a 32 milioni, mentre la percentuale di persone di età pari o superiore ai 65 anni aumenterà dal 24 % al 38 %. La spesa pubblica dedicata alle pensioni è la seconda più elevata dei Paesi OCSE, pari al 16 % del PIL - un quarto della quale non è finanziato dai contributi pensionistici (OECD, 2025[74]). Nel frattempo, l'Africa subsahariana registra il più rapido tasso di crescita demografica al mondo (dovrebbe raggiungere i 2,5 miliardi di persone nel 2050) e si prevede sia l'unica regione al mondo la cui popolazione continuerà a crescere dopo il 2050 (World Bank Group, 2023[75]). Tra il 2023 e il 2060, la popolazione in età lavorativa in Italia diminuirà del 34 %, dato che sottolinea la necessità di mobilitare risorse di lavoro ancora inutilizzate, anche attraverso la migrazione regolare (OECD, 2025[76]).
L'attuale politica migratoria dell'Italia è un delicato esercizio di equilibrio che coniuga controlli più rigorosi alle frontiere con interventi volti a creare canali di migrazione regolare e ad affrontare le cause profonde della migrazione e dello sfollamento forzato. Il DTPI 2024-2026 integra il fenomeno migratorio come principio guida nella pianificazione, nel finanziamento e nella gestione della cooperazione allo sviluppo. I canali di migrazione regolare sono fondamentali per la politica estera italiana e costituiscono uno strumento chiave per consentirle di orientare la politica migratoria dell'UE. I protocolli d'intesa dell'Italia in materia di migrazione, mobilità dei lavoratori e formazione si inseriscono nel quadro più ampio dei partenariati UE per i talenti in Bangladesh, Egitto, Marocco, Pakistan e Tunisia. I primi accordi dell'Italia sono stati conclusi nel 2023 con Tunisia e India, seguiti da Pakistan, Bangladesh, Etiopia, Uzbekistan ed Ecuador nel 202544. Tali accordi mirano ad alleviare le pressioni migratorie, soddisfacendo il fabbisogno italiano di manodopera, attraverso canali legali chiari e accessibili, in cambio della cooperazione dei Paesi di provenienza in materia di migrazione irregolare e tratta di esseri umani. L'estensione di tali programmi di mobilità a un numero maggiore di Paesi dell'Africa subsahariana costituirebbe un importante passo in avanti. Sebbene non vi siano prove certe del fatto che le campagne di sensibilizzazione siano efficaci nel dissuadere la migrazione irregolare, il "Programma di Dialogo con le Comunità" dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in Etiopia ha rilevato che fornire informazioni credibili sui canali di migrazione regolare è stato uno dei messaggi più efficaci della campagna di sensibilizzazione (IOM, 2023[77]).
Il fenomeno migratorio è sempre più centrale nella politica economica dell'Italia; il Paese sta elaborando strategie che rispondano al fabbisogno di manodopera e tengano al contempo conto delle pressioni politiche sul tema. L'Italia riconosce i benefici apportati della migrazione nel soddisfare la richiesta di manodopera nel Paese. Il piano pluriennale italiano di ammissione per la migrazione legata al lavoro (2026-2028), il Decreto Flussi, stabilisce quote e modalità per l'ingresso in Italia dei lavoratori provenienti da Paesi terzi45. Nel 2024, ad esempio, la migrazione stagionale è aumentata del 103 % e il numero di permessi rilasciati (17 000) è quadruplicato rispetto al 2019. Tuttavia, la maggior parte delle quote rimane inutilizzata per vari motivi, tra cui l'elevato rischio di migrazione irregolare che può richiedere controlli di verifica da parte del datore di lavoro/lavoratore, andando così ad incidere sul processo di rilascio dei visti e, talvolta, ritardando la rapidità delle assunzioni richiesta dalle imprese. Nonostante la creazione di nuovi canali di migrazione regolare sia favorita e sebbene sia prevista una disposizione "fuori quota" per determinati gruppi di individui (ad esempio, cittadini di Paesi terzi o non UE che hanno completato all'estero una formazione professionale e civico-linguistica, rifugiati e apolidi, caregiver e partecipanti a programmi di formazione pre-partenza), la normativa attuale è criticata da alcuni settori della società civile per aver notevolmente inasprito i requisiti di asilo e protezione, in particolare per le persone provenienti da "Paesi sicuri", rendendo più difficile per tale categoria beneficiare di garanzie procedurali complete.
L'associazione tra mobilità lavorativa e cooperazione allo sviluppo comporta rischi sia politici sia legati allo sviluppo. Gli accordi bilaterali in materia di migrazione spesso comportano programmi di formazione e assistenza tecnica o nuove attività di cooperazione allo sviluppo. Il protocollo bilaterale con la Tunisia, ad esempio, prevede l'ingresso di 12 000 lavoratori tunisini nell'arco di tre anni. In cambio, la Tunisia si impegna a rafforzare la sorveglianza marittima e a contenere o impedire le partenze irregolari (Ambrosini, 2025[78]). Sebbene i programmi di formazione raramente comportino un impatto sostanziale sui flussi migratori, questi possono aumentare l'offerta di lavoratori qualificati. Ad esempio, la condivisione del know-how e gli incentivi all'innovazione hanno contribuito a stabilire condizioni di lavoro dignitose e a migliorare la produttività nei settori egiziani del marmo e della pelle46. Tuttavia, collegare la cooperazione allo sviluppo alla gestione dei flussi migratori può creare aspettative irrealistiche rispetto ai risultati conseguibili tramite l'uso dell'APS e introduce rischi politici, attribuendo ai governi partner una sostanziale potere negoziale. Le evidenze suggeriscono che il successo della diplomazia migratoria dipenda fortemente dalla stabilità politica nei Paesi partner (European Migration Network, 2024[79]).
Tabella 5. Tappe significative in materia di migrazione e sviluppo
Copy link to Tabella 5. Tappe significative in materia di migrazione e sviluppo|
Anno |
Mese |
Tappa |
|---|---|---|
|
2014 |
agosto |
Legge 125/2014 |
|
2023 |
giugno |
Linee guida dell'Italia sul nesso migrazione-sviluppo approvate dal Comitato Congiunto |
|
luglio |
La Conferenza su sviluppo e migrazione segna l'inizio del "Processo di Roma" |
|
|
2024 |
gennaio |
Il vertice Italia-Africa delinea la visione per il Piano Mattei |
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giugno |
Patto UE sulla migrazione e l'asilo previa approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio |
|
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dicembre |
Il DTPI 2024-2026 dell'Italia è approvato dal CICS |
|
|
2025 |
ottobre |
La Commissione europea presenta la prima relazione europea annuale sull'asilo e la migrazione |
|
2026 |
giugno |
Attuazione del Patto UE, riserve di solidarietà da concordare |
Affrontare la fragilità e le cause profonde della migrazione rappresenta una delle priorità dell'Italia nel suo impegno con i Paesi di origine
Sebbene l'Italia si concentri sulle cause profonde della migrazione, una parte consistente del proprio APS è destinata ai Paesi di transito. In linea con l'approccio dell'UE e con il Processo di Roma (Governo italiano, 2023[80]), il Piano Mattei sottolinea l'importanza di affrontare il fenomeno migratorio attraverso una cooperazione rafforzata e approcci, progettati congiuntamente tra i Paesi di destinazione, di transito e di origine, capaci di generare benefici reciproci. Il crescente interesse per la migrazione di tipo economico, sostenuta dal settore privato, deve essere bilanciato dall'impegno costante nell'affrontare le gravi condizioni alla radice dei contesti più poveri e fragili. Finora gli impegni finanziari dell'Italia hanno riguardato un ampio spettro di attività a breve termine a sostegno di rifugiati e migranti nei Paesi di destinazione e di transito, sebbene i dati OCSE per il 2023 dimostrino che i principali Paesi di transito come Libia, Tunisia e Turchia sono considerati prioritari e tra i principali beneficiari dell'APS (OECD, 2025[31]).
Gli impegni finanziari e istituzionali dell'Italia illustrano ulteriormente la portata del suo impegno in materia di migrazione. Oltre ai contributi core dell'Italia all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), al Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) e al Programma alimentare mondiale (WFP), gestiti dal MAECI e pari a una media annua di 25,7 milioni di USD per il periodo 2020-2024, l'APS bilaterale dell'Italia per le attività legate al fenomeno migratorio ha rappresentato l'1,5 % dell'APS bilaterale lordo (una media annua di 44,1 milioni di USD)47 nel periodo 2020-2024, mentre i costi sostenuti per i rifugiati in Italia sono stati pari, in media, a 1,2 miliardi di USD, o al 44 % dell'APS bilaterale48 (Grafico 15). Tra il 2018 e il 2023, le erogazioni italiane di APS ascrivibili al codice 15190, relativo alla promozione di una migrazione e mobilità ordinate, sicure, regolari e responsabili, hanno rappresentato l'1,5 % delle erogazioni lorde bilaterali di APS, con un picco registrato nel 2022 (OECD, 2025[81]).
Grafico 15. Nel 2022, l'APS bilaterale italiano connesso alla migrazione è aumentato parallelamente all'impennata dei costi sostenuti per i rifugiati nel Paese donatore, mentre i livelli di APS destinati ad altri settori sono rimasti contenuti
Copy link to Grafico 15. Nel 2022, l'APS bilaterale italiano connesso alla migrazione è aumentato parallelamente all'impennata dei costi sostenuti per i rifugiati nel Paese donatore, mentre i livelli di APS destinati ad altri settori sono rimasti contenutiEsborsi lordi in USD nel periodo 2020-2024 (a prezzi costanti del 2023)
Nota: l'APS per l'immigrazione (codice 15136) si riferisce agli affari e ai servizi in materia di immigrazione, inclusi la registrazione degli stranieri e il rilascio di documenti di lavoro e di viaggio per gli immigrati. I diritti umani (15160) si riferiscono in linea di massima a "Misure a supporto di istituzioni pubbliche specializzate in diritti umani e meccanismi a livello universale, regionale, nazionale e locale nel loro ruolo istituzionale di promozione e protezione dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali così come definiti nelle convenzioni e negli accordi internazionali". L'APS per la facilitazione di una migrazione e mobilità ordinate, sicure, regolari e responsabili (15190) comprende diverse misure. Per ulteriori informazioni sul codice 15190, cfr. (DCD/DAC/STAT(2025)30).
Fonte: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1 e OCSE (2026[32])CRS: Creditor Reporting System (Sistema di Notifica del Creditore) (serie di dati) http://data-explorer.oecd.org/s/52.
La Cooperazione allo sviluppo italiana attribuisce priorità alla pace e alla stabilità nei contesti fragili, tuttavia i flussi di finanziamento rimangono fortemente orientati verso l'assistenza umanitaria. Secondo il DTPI 2024-2026, gli sforzi della cooperazione allo sviluppo dovrebbero favorire "la pace, lo sviluppo sostenibile e la crescita" dei Paesi partner. L'Italia riconosce che molti dei suoi Partner prioritari si trovano in condizioni di fragilità o instabilità, pertanto gli interventi devono comprendere le dimensioni della governance, del rafforzamento istituzionale e dello Stato di diritto nelle strategie per la pace e la sicurezza. La programmazione della Cooperazione italiana intende affrontare questi aspetti concentrandosi sull'erogazione di fondi destinati all'assistenza umanitaria, prendendo atto che i conflitti e le crisi determinano gli sfollamenti forzati e i movimenti secondari. L'APS destinato ai Paesi esposti ai livelli più elevati di fragilità ha raggiunto nel 2023 i 485,2 milioni di USD, cioè il 17,3 % dell'APS bilaterale lordo dell'Italia. Tuttavia, i fondi sono stati stanziati principalmente per la cooperazione allo sviluppo (64 %), seguita dall'assistenza umanitaria (28 %); lo 0,4 % è destinato alla prevenzione dei conflitti, sottocategoria dei contributi destinati alla "Pace", cui a livello italiano è destinato solo l'8 % dell'APS totale (OECD, 2025[34]). Quest'ultimo dato è al di sotto della media dei Paesi DAC del 10 % dell'APS bilaterale destinato alla "Pace" così come stabilito nel 2023. Considerato che l'80 % degli sfollati forzati proviene da aree esposte ai livelli più elevati di fragilità (OECD, 2025[24]), un'attenzione continua a tali contesti, per mezzo di maggiori investimenti in "Pace" e prevenzione dei conflitti, contribuirebbe ad affrontare le cause profonde dello sfollamento forzato.
L'Italia è ancora impegnata nel processo di integrazione della migrazione e degli sfollamenti forzati, in qualità di temi trasversali, nelle politiche e nelle attività di cooperazione allo sviluppo. L'Italia vanta una lunga tradizione di interventi a sostegno dei servizi di base, quali l'acqua, l'istruzione e la creazione di occupazione, spesso integrando programmi UE di più ampio respiro. Tuttavia, la relazione tra il lavoro dell'AICS e la gestione del fenomeno migratorio non è sempre evidente. Nel 2023, l'Italia ha erogato 613 milioni di USD in APS destinati a infrastrutture e servizi, di cui 258,3 milioni esclusivamente in istruzione (Riquadro 3). Ciononostante, i finanziamenti destinati a istruzione e salute sono diminuiti nel 2023 rispetto al 2022, principalmente a causa dei tagli a: controllo delle malattie infettive, servizi igienici di base, salute riproduttiva e strutture educative. Di contro, la spesa per l'istruzione superiore è raddoppiata nel 2022 rispetto al 2021, e tale livello incrementato (108 milioni di USD) è rimasto sostanzialmente invariato anche nel 2023. Le OSC temono che l'aumento dei programmi di resilienza e degli investimenti in "agricoltura intelligente", soprattutto sotto forma di prestiti del Fondo Italiano per il Clima, potrebbe penalizzare gli sforzi dell'Italia nel raggiungere le popolazioni più vulnerabili attraverso la fitta rete di OSC nelle aree più fragili. Sarà pertanto importante garantire che ai programmi aggiuntivi seguano ulteriori risorse che possano rafforzare, anziché sostituire, gli interventi a sostegno dei servizi fondamentali di base, come la sanità e l'istruzione.
Riquadro 3. L'approccio integrato dell'Italia alla migrazione nel Corno d'Africa
Copy link to Riquadro 3. L'approccio integrato dell'Italia alla migrazione nel Corno d'AfricaLe Linee guida dell'Italia sul nesso migrazione-sviluppo, approvate dal Comitato Congiunto, mirano a rafforzare la governance della migrazione, valorizzare il contributo apportato dalle migrazioni regolari allo sviluppo, integrare il fenomeno migratorio come tematica trasversale nelle politiche garantendo la protezione delle persone in condizione di vulnerabilità. Le Linee guida confermano, inoltre, l'impegno generalizzato nel promuovere una narrativa responsabile e informata sui migranti, i rifugiati e la mobilità, in modo oggettivo, equilibrato e consapevole dell'impatto sociale che ne consegue.
A livello nazionale, definire concretamente cosa comporterebbe un approccio integrato alla migrazione e allo sviluppo può risultare complesso. Il Corno d'Africa rappresenta un chiaro esempio di tale complessità, configurandosi come una delle principali regioni di origine dei flussi migratori verso l'Europa, uno snodo di transito strategico e un'area che ospita ampie popolazioni di rifugiati. Il Corno d'Africa è anche caratterizzato da una significativa mobilità circolare e intra-regionale. La sola Etiopia, ad esempio, ospita oltre 1,1 milioni di rifugiati provenienti da Somalia, Sud Sudan e Sudan (UNHCR, 2025[82]), nonché oltre 2,4 milioni di sfollati interni (Internal Displacement Monitoring Centre/Norwegian Refugee Council, 2025[83]).
L'approccio integrato dell'Italia alla migrazione e allo sviluppo nel Corno d'Africa comporta il coinvolgimento delle OSC, degli istituti di ricerca, dei partner multilaterali e degli attori locali per rispondere alle esigenze umanitarie, rafforzare la resilienza e creare opportunità per le popolazioni vulnerabili. Le principali forme di intervento italiane hanno l'obiettivo di:
migliorare l'erogazione dell'assistenza umanitaria sostenendo presso i partner di sviluppo l'adozione di misure amministrative flessibili che consentano di tempestivamente potenziare la capacità umanitaria in un contesto operativo difficile in assenza di un piano di risposta umanitaria approvato dall'Etiopia dal 2025;
investire in sistemi di allerta rapido attraverso una nuova metodologia sviluppata dalla Fondazione CIMA e dalla Vrije Universiteit Amsterdam, per anticipare gli sfollamenti causati dalle inondazioni nel Corno d'Africa (Etiopia, Somalia, Sudan) e orientare la preparazione a diversi scenari, tra cui un aumento degli sfollamenti annuali da due a quattro volte superiore rispetto ai livelli attuali (CIMA Research Foundation, 2024[84]);
proteggere le fasce di popolazione più vulnerabili, comprese le persone sfollate forzatamente (sfollati interni e rifugiati), favorendo l'accesso ai servizi di base, all'istruzione, ai mezzi di sussistenza e alla documentazione civile. Ciò avviene attraverso partenariati consolidati con la società civile che, in aree remote, assiste le popolazioni altamente vulnerabili, compresi i minori non accompagnati e i giovani a maggior rischio di migrazione;
contribuire a un lavoro dignitoso e a dividendi per la pace attraverso lo sviluppo dell'imprenditorialità, fornendo linee di credito ai piccoli produttori di caffè e alle cooperative del settore, e promuovendo la ripresa post-conflitto nella cintura etiope di Wukro-Gheralta, nel Tigray, mediante il ripristino di siti storici e lo sviluppo di iniziative turistiche inclusive basate sulla comunità;
rafforzare le infrastrutture locali e la resilienza idrica attraverso il contributo dell'Italia al Rome Process and Mattei Plan Financing Facility (Strumento di finanziamento del Piano Mattei e del Processo di Roma) della Banca Africana di Sviluppo, che finanzia la costruzione di servizi idrici e igienico-sanitari resilienti e inclusivi verso le tematiche di genere, a beneficio delle comunità pastorali soggette alla siccità nella zona di Borena, nella regione etiope di Oromia, sede di numerosi campi per sfollati interni;
promuovere canali per la migrazione regolare, sostenendo, a livello di UE, l'allentamento delle misure restrittive in materia di visti di breve durata, in vigore da aprile 2025, in virtù delle quali i cittadini etiopi non possono beneficiare di un visto per ingressi multipli nell'area Schengen e i tempi di elaborazione delle richieste di visto sono stati estesi da 15 a 45 giorni. L'Italia sostiene anche borse di studio presso le università italiane per gli studenti rifugiati attraverso i Corridoi Universitari per Rifugiati (UNICORE 7.0).
Fonti: Fondazione CIMA (2024[84]), Flood and Drought Displacement Risk in Ethiopia, Somalia, and Sudan (Rischio di sfollamento legato a inondazioni e siccità in Etiopia, Somalia e Sudan,) https://api.internal-displacement.org/sites/default/files/publications/documents/2024_Habitable.pdf; UNHCR (2025[82]), Portale dati operativo – Etiopia (UNHCR), https://data.unhcr.org/en/country/eth; (Internal Displacement Monitoring Centre/Norwegian Refugee Council, 2025[83]), Global Report on Internal Displacement (Rapporto globale sullo sfollamento interno 2025), https://api.internal-displacement.org/sites/default/files/publications/documents/idmc-grid-2025-global-report-on-internal-displacement.pdf?_gl=1*1og6qhz*_ga*MTk1MTU1Njc1MS4xNzU3MzI0MzIz*_ga_PKVS5L6N8V*czE3NjQwNzY1NzQkbzIkZzEkdDE3NjQwNzY5MjgkajU5JGwwJGgw.
L'Italia dovrebbe proseguire gli sforzi volti a potenziare il proprio sostegno ai diritti umani, alla protezione dei rifugiati e dei migranti nonché alla mobilità dei lavoratori
L'Italia dovrebbe consolidare il proprio impegno in materia di protezione dei migranti e dei rifugiati, anche nei Paesi di accoglienza e di transito. La rielezione dell'Italia al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il mandato 2026-2028 rappresenta un'opportunità per far sentire con maggiore chiarezza le voci dei meno rappresentati e per sostenere i diritti umani e la protezione dei rifugiati e dei migranti, anche negli sforzi volti a combattere l'immigrazione irregolare, in linea con la Legge 125/2014 e con il DTPI, che adotta un approccio incentrato sulle persone. Nel 2018 l'Italia ha adottato il Patto globale sui rifugiati delle Nazioni Unite, ma si è astenuta dal Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare49. Il Ministero dell'Interno è responsabile della gestione dei flussi migratori misti in Italia e, nel 2022, il Paese ha adottato un approccio integrato alla lotta contro la tratta di esseri umani (European Commission, 2025[85]). Il Ministero ha inoltre guidato l'elaborazione del Piano d'azione del G7 per prevenire e contrastare il traffico illecito di migranti (G7 Italia, 2024[86]). L'Italia gestisce programmi regionali di sviluppo e protezione cofinanziati dall'UE a favore di rifugiati e migranti, sostenendo gli sforzi dei Paesi di destinazione nel garantire adeguate condizioni d'accoglienza, l'accesso alla protezione internazionale e soluzioni durature in contesti di flussi migratori misti. Insieme, il MAECI, il Ministero dell'Interno e le ONG come la Comunità di Sant'Egidio sostengono anche l'attuazione di corridoi umanitari per i rifugiati e i richiedenti asilo di varie nazionalità provenienti da Etiopia, Iran, Giordania, Libano, Libia, Pakistan e Turchia.
Opponendosi a misure restrittive in materia di visti e a condizionalità legate alla migrazione, l'Italia si è affermata come sostenitrice di quadri di mobilità più equi e favorevoli allo sviluppo. Come si evince dal Piano Mattei, l'approccio dell'Italia alla Cooperazione si basa su relazioni paritarie e "non predatorie". Ad esempio, l'Italia ha espresso scetticismo in merito alle restrizioni imposte nel 2024 ai richiedenti visto etiopi (e di altri Paesi africani) ai sensi dell'articolo 25-bis, motivate dalla presunta mancanza di cooperazione in materia di riammissione, continuando a sostenere la revoca di tali restrizioni, che incidono negativamente sugli scambi e sui partenariati tra attori locali. Tali approcci cooperativi sono cruciali in un momento in cui gli Stati membri stanno valutando la possibilità di subordinare l'accesso preferenziale al commercio alla cooperazione in materia di migrazione (Gijs and Gavin, 2025[87]). I dati disponibili suggeriscono che il ricorso alla condizionalità non è uno strumento efficace per instaurare o rafforzare partenariati paritari e forme di cooperazione durature, né per arginare la migrazione irregolare (Cassarino, 2025[88]). Il ruolo di guida dell'Italia in questo ambito le consente di promuovere attivamente una maggiore mobilità a livello regionale e continentale all'interno dell'Africa, ad esempio sostenendo il Protocollo dell'Unione Africana sulla libera circolazione delle persone in Africa (African Union, 2018[89]) e altri strumenti subregionali in materia di libertà di circolazione. Ciò aumenterebbe notevolmente le opportunità economiche per i migranti e fornirebbe soluzioni ai rifugiati. Un altro esempio è rappresentato dal programma dell'UE a sostegno della libera circolazione delle persone e della migrazione in Africa occidentale. Attualmente nella sua seconda fase, il programma mira a rafforzare le capacità della Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (ECOWAS) di mettere in atto il Protocollo sulla libera circolazione, nonché a potenziare le capacità delle istituzioni nazionali degli Stati membri dell'ECOWAS e della Mauritania nei settori della raccolta e gestione dei dati migratori e della governance della migrazione. Ciò comprende la migrazione dei lavoratori, la lotta alla tratta di esseri umani e i flussi migratori misti, il coinvolgimento delle diaspore e la mobilità umana nel contesto dei cambiamenti climatici.
Le amministrazioni regionali e locali in Italia partecipano ai fora internazionali e svolgono un ruolo fondamentale nell'integrazione economica e sociale dei migranti. Il capitale sociale in Italia è fortemente legato all'identità regionale, con una cooperazione spesso radicata in un linguaggio e tradizioni comuni piuttosto che in un'identità nazionale, con reti informali, come le amicizie e i legami comunitari, che spesso rappresentano la base per l'inclusione (Sgroi et al., 2020[90]). Date queste premesse, regioni e comuni partecipano al Forum globale sui rifugiati e alla Call to Local Action for Migrants and Refugees (Appello all'azione locale per migranti e rifugiati)50 e adottano misure concrete per affrontare le vulnerabilità che caratterizzano i lavoratori migranti. In seguito a un rapporto del 2022, secondo cui almeno 10 000 braccianti agricoli stranieri vivono in insediamenti informali in condizioni di sfruttamento, è stato nominato un commissario a livello nazionale per coordinare gli sforzi di integrazione; otto comuni hanno adottato piani d'azione locali (2023-2026) nell'ambito dell'estensione del Piano Triennale Nazionale per il contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato - cioè il reclutamento e l'impiego organizzato di un gran numero di lavoratori, spesso in modo irregolare, con bassi salari e in condizioni precarie (OECD, 2025[91]). Anche le città sono capofila di iniziative sociali innovative51: Torino offre corsi di lingua, matematica, educazione civica e diritti dei migranti a donne isolate di lingua araba provenienti dal Nord Africa; Milano si è impegnata in occasione del Forum globale sui rifugiati ad accelerare l'inclusione dei bambini migranti e rifugiati attraverso interventi socio-educativi nell'ambito del progetto First Steps in Milan (Primi passi a Milano). Questi esempi mostrano come l'azione locale abbia contribuito a tradurre le priorità nazionali in soluzioni pratiche che promuovono sia la partecipazione economica che la coesione sociale.
Un approccio integrato al fenomeno migratorio e allo sviluppo si basa sulla riduzione dei costi delle rimesse, sul maggiore coinvolgimento delle diaspore e sulla garanzia che i programmi di rimpatrio contribuiscano agli obiettivi di sviluppo
Un modo in cui l'Italia potrebbe integrare esplicitamente la migrazione dei lavoratori nella propria strategia di sviluppo del fenomeno migratorio consiste nel rafforzare gli interventi volti a migliorare l'accesso dei migranti a servizi di rimesse a prezzi contenuti e ridurne i costi. Il fenomeno migratorio è sempre più integrato nelle strategie di sviluppo nazionali: è infatti riconosciuto che le rimesse e gli investimenti provenienti dalle comunità delle diaspore sono fattori trainanti della crescita (UNDP, n.d.[92]). L'Agenda etiope di riforme economiche interne, ad esempio, intende attrarre gli investimenti della diaspora etiope e incanalare le rimesse in maniera produttiva, così da compensare i disavanzi della bilancia dei pagamenti nazionale (Federal Democratic Republic of Ethiopia, 2020[93]). Questo risultato potrebbe essere realizzato tramite diverse misure, ad esempio aumentando la concorrenza sia nei Paesi di origine che in quelli di destinazione, nonché con l'ampliamento dell'utilizzo dei servizi di pagamento mobile (World Bank Group, 2023[75]). Nel 2023-2024, oltre l'80 % degli 8,2 miliardi di EUR (media annua) di rimesse inviate dall'Italia si è concentrato in soli 19 Paesi: i flussi più elevati di rimesse verso l'Africa sono stati destinati a Marocco, Senegal, Nigeria, Tunisia ed Egitto (Banca d’Italia, 2025[94]). L'Italia dispone di un nuovo portale52 per aiutare chi invia il denaro a determinare i costi delle rimesse. Affrontare le sfide strutturali, inclusa la mancanza di trasparenza e la riduzione del costo medio di invio delle rimesse (4,3 % nel 2023, al di sotto della media dell'UE del 5,5 %, ma ancora superiore all'obiettivo prefissato dagli OSS del 3 %), rappresenterebbe un forte segnale di volontà politica.
Per valorizzare il contributo della diaspora italiana al nesso tra migrazione-sviluppo è necessaria una strategia chiara, sostenuta da una forte adesione politica. Il quadro giuridico e politico italiano riconosce il valore della diaspora e la Peer Review del 2019 del DAC ha evidenziato gli sforzi nazionali volti a mobilitarla ai fini dello sviluppo sostenibile. Il gruppo di lavoro dedicato del CNCS in materia di Migrazione e Sviluppo, che comprende membri della diaspora, ha contribuito in modo determinante alla redazione delle Linee guida del 2023 sul nesso migrazione-sviluppo approvate dal Comitato Congiunto. Uno degli obiettivi delle Linee guida è quello di sostenere le reti sociali, politiche e interculturali nonché i contatti della diaspora con le OSC dei Paesi di origine e in Italia. Le recenti valutazioni dei progetti di migrazione e sviluppo che coinvolgono la diaspora evidenziano che un'efficace inclusione delle comunità della diaspora richiede strategie comunicative di sensibilizzazione mirate che facciano leva sul loro potenziale come investitori, innovatori e partner di sviluppo. Viene inoltre sottolineata l'importanza di coinvolgere le reti della diaspora sin dalle fasi iniziali della progettazione di iniziative destinate ad affrontare le cause profonde della migrazione53. Settori quali l'energia, l'agricoltura sostenibile, la formazione e le competenze digitali rivestono un'importanza strategica per il Piano Mattei e rappresentano settori fondamentali di sovrapposizione nell'ambito del nesso migrazione-sviluppo (Microfinanza, 2025[95]; Lattanzio KIBS, 2024[96]; PuntoSud, 2025[97]). Il gruppo di lavoro del CNCS in materia di Migrazione e Sviluppo non viene regolarmente consultato né coinvolto in maniera sistematica per fornire riscontri periodici sul modo in cui i programmi associati al Piano Mattei potrebbero rispecchiare pienamente le linee guida in materia di migrazione e sviluppo.
Per un impatto a lungo termine, i programmi di rimpatrio volontario assistito dell'Italia potrebbero essere integrati negli approcci allo sviluppo sostenibile. Nel 2025, l'Italia ha introdotto un programma di rimpatrio volontario assistito (RVA) finanziato con 20 milioni di EUR per Tunisia, Libia e Algeria, promosso da MAECI/AICS e attuato dal Ministero dell'Interno e dall'OIM. L'integrazione dei programmi di RVA all'interno di più ampie strategie di sviluppo è essenziale per garantire che i rimpatri contribuiscano attivamente alla stabilità e alle opportunità economiche locali, riducendo in tal modo il rischio di migrazioni reiterate e rafforzando la resilienza delle comunità ospitanti. Sebbene, secondo l'Italia, agenzie come l'OIM, i ministeri e le OSC contribuiranno a tali programmi per le componenti di reintegrazione e sviluppo, il Paese potrebbe fare di più per sostenere o fornire risorse aggiuntive per includere gli RVA in strategie di sviluppo più ampie e sostenibili a beneficio delle comunità ospitanti nei Paesi di origine54.
Una maggiore collaborazione intergovernativa in materia di migrazione e di approcci integrati, anche a livello nazionale, produrrebbe un impatto più significativo
Nonostante i flussi elevati di APS destinati alla migrazione, l'approccio settoriale italiano nei confronti dei partner ostacola un impegno più integrato. L'approccio integrato alla migrazione e allo sviluppo osservato nel Corno d'Africa (Riquadro 3) non trova sempre pieno riscontro a livello centrale. Dal 2022, oltre il 90 % dell'APS bilaterale destinato alle attività legate alla migrazione è attuato tramite partner multilaterali, tra cui organizzazioni umanitarie come l'UNHCR, l'OIM, l'UNICEF e il WFP, nonché l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). La Direzione Generale per i Servizi ai cittadini all'estero e le Politiche migratorie (DGIT) del MAECI gestisce il Fondo Migrazioni e il Fondo di premialità per le politiche di rimpatrio, che sostiene i progetti realizzati dall'UNHCR, dall'OIM e da altre organizzazioni multilaterali in diversi Paesi di origine e di transito, che includono il rimpatrio volontario assistito, l'assistenza multisettoriale e la protezione per i rifugiati, le popolazioni vulnerabili, altri migranti e le comunità ospitanti (approccio basato sulle rotte migratorie), nonché attività di rafforzamento delle capacità delle autorità locali nel gestire i flussi migratori. L'interazione di una pluralità di attori italiani con i medesimi partner potrebbe rappresentare un'opportunità per sviluppare un approccio maggiormente integrato e coerente. Sebbene questi perseguano obiettivi diversi, un approccio integrato nell'esercitare influenza sui partner rafforzerebbe l'immagine di un'Italia che parla con una voce unitaria. Diverse componenti dell'amministrazione italiana si interfacciano, infatti, con le stesse OSC o con i medesimi partner multilaterali su temi differenti - controllo delle frontiere, rimpatri, assistenza umanitaria, sviluppo del settore privato - operando spesso in modo isolato tra loro. Un dialogo così frammentato limita la capacità dell'Italia di integrare la tematica della migrazione in maniera trasversale nelle politiche e nelle attività di cooperazione allo sviluppo, in linea con le Linee guida sul nesso migrazione-sviluppo. Potrebbero emergere ulteriori opportunità per affrontare la questione dell'inclusione dei rifugiati nell'ambito delle priorità del Piano Mattei, sostenendo processi di integrazione locale, rafforzamento della resilienza, benefici per le comunità ospitanti e canali regolari di mobilità dei lavoratori, come richiesto dai Paesi di origine e di transito.
Con l'ampliamento del portafoglio in materia di migrazione dell'Italia, il rafforzamento della coerenza delle politiche a livello di governo e degli investimenti con la programmazione del MAECI e dell'AICS nei Paesi sono cruciali per massimizzare l'impatto degli interventi (Tabella 6). Il Ministero dell'Economia e delle Finanze è l'interlocutore ufficiale della Banca Africana di Sviluppo, mentre la PCM gestisce il fondo speciale multi-donatore per il Piano Mattei per l'Africa e il Processo di Roma in materia di migrazione e sviluppo; si tratta di strumenti che finanziano gli investimenti nei settori dell'agricoltura, dell'energia e delle infrastrutture per affrontare le cause profonde della migrazione. Tuttavia, tali operazioni spesso si realizzano attraverso fondi fiduciari multilaterali, rispetto ai quali gli uffici esteri AICS nei Paesi partner dispongono di una visibilità limitata, anche quando gli investimenti interessino i Paesi in cui l'AICS è presente. Ciò mette in luce potenziali opportunità di collegare la programmazione dell'AICS agli interventi finanziati dall'Italia tramite l'AfDB. Analogamente, sebbene il MAECI e l'AICS operino in stretta collaborazione con il Ministero dell'Interno sui bandi per le OSC, finanziati mediante il contributo amministrativo richiesto ai cittadini stranieri che presentano domanda di cittadinanza italiana55, al di là del Comitato interministeriale annuale di indirizzo e programmazione del MAECI per l'allocazione delle risorse, non risulta chiaro come le prospettive di sviluppo vengano integrate nel mandato più ampio del Ministero in materia di gestione della migrazione, in particolare in ambiti quali la gestione dei flussi migratori misti o i centri di accoglienza polifunzionali (cfr. anche Sistema Italia: un approccio whole-of-government per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'Africa e "Raccomandazione sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile" all'Allegato B).
Tabella 6. Approccio whole of society dell'Italia alla migrazione e allo sviluppo
Copy link to Tabella 6. Approccio <em>whole of society</em> dell'Italia alla migrazione e allo sviluppo|
Pubblica amministrazione o ente pubblico |
Coinvolgimento nella migrazione e nello sviluppo |
Strumenti/importo |
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Presidenza del Consiglio dei Ministri |
Coinvolta nel CICS, nel Comitato Direttivo del Piano Mattei e nel Comitato tecnico del Fondo per il Clima |
Indirizzo politico complessivo, anche in occasione di vertici ad alto livello e di missioni di sistema Fondi fiduciari della Banca Africana di Sviluppo nell'ambito del Rome Process and Mattei Plan Financing Facility (Strumento di finanziamento del Piano Mattei e del Processo di Roma) per finanziare progetti in fase di definizione (137 milioni di EUR) |
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DGIT (MAECI) |
Rimpatrio volontario assistito, assistenza multisettoriale e protezione per i rifugiati, le popolazioni vulnerabili, altri migranti e le rispettive comunità ospitanti lungo le principali rotte migratorie, sviluppo delle capacità delle autorità locali in materia di gestione dei flussi migratori, protocolli d'intesa bilaterali su migrazione e mobilità |
Fondo Migrazioni (29 milioni di EUR/anno) Fondo di premialità per le politiche di rimpatrio (10 milioni di EUR/anno) (entrambi gestiti da OIM, UNHCR e altre agenzie delle Nazioni Unite) Contributo all'OIM (almeno 1,9 milioni di EUR/anno) |
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Cooperazione italiana (DGCS e AICS) |
Intervento sulle cause profonde della migrazione Corridoi umanitari Investimenti a favore della creazione di posti di lavoro dignitosi, di canali regolari per la migrazione, di servizi di base in Stati interessati da conflitti Coinvolgimento della diaspora, intervento sulle cause profonde della migrazione, reintegrazione dei rimpatriati nei rispettivi Paesi di origine, integrazione e protezione, facendo leva sulle rimesse e gli investimenti dei migranti |
Sovvenzioni e prestiti (Fondo Rotativo) Cooperazione tecnica Assistenza umanitaria (~165 milioni di EUR nel 2023) Seguono alcuni esempi. Attuazione di progetti di cooperazione delegata dell'UE a sostegno della formazione e della microimprenditorialità (~40 milioni di EUR nell'ambito del Fondo fiduciario UE-Africa) Partenariati con agenzie delle Nazioni Unite e OSC italiane, anche per la protezione e l'assistenza ai rifugiati e agli sfollati interni Finanziamento di iniziative attuate da agenzie delle Nazioni Unite (~27 milioni di EUR) nei settori di coinvolgimento della diaspora, intervento sulle cause profonde della migrazione, integrazione e protezione, valorizzazione delle rimesse e degli investimenti dei migranti, creazione di posti di lavoro dignitosi Finanziamento di iniziative attuate dalle OSC (7 milioni di EUR) nell'ambito della reintegrazione dei rimpatriati (ARISE e Investing in Senegal-Investire in Senegal) Finanziamento di iniziative attuate dall'OIM (16 milioni di EUR) e dal Ministero dell'Interno (4 milioni di EUR) per il rimpatrio volontario assistito e la reintegrazione (RVA&R) in Libia, Tunisia e Algeria (cfr. Ministero dell'Interno) Finanziamento di iniziative attuate dai Paesi di origine (2,5 milioni di EUR) per la governance della migrazione in El Salvador |
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Ministero dell'Interno |
Gestione dei flussi migratori misti mediante: sostegno ai servizi di polizia, formazione per la gestione delle frontiere, riduzione della migrazione irregolare in Italia |
Programma di rimpatrio volontario assistito (RVA) per Tunisia, Libia e Algeria (20 milioni di EUR nel 2025) - co-gestito con il MAECI Fondo per l'accoglienza dei minori non accompagnati (138 milioni di EUR/anno) Gestione tramite contratti di leasing dei centri di trattenimento e accoglienza per stranieri irregolari, spese (1,2 miliardi di EUR/anno) Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (499 milioni di EUR/anno) Collaborazione internazionale e assistenza a Paesi terzi in materia di immigrazione e asilo (24 milioni di EUR/anno) Sostegno alle OSC nei Paesi di origine finanziato dai contributi per le domande di cittadinanza (1,5 milioni di EUR/anno) |
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CDP |
Risorse della cooperazione italiana e del Fondo Italiano per il Clima per sostenere i Paesi fragili ad affrontare i cambiamenti climatici |
Fondo Italiano per il Clima - prestiti concessionali |
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Ministero del Lavoro |
Potenziamento dell'occupazione dei migranti mediante canali di mobilità regolari Identificazione dei settori prioritari per i Paesi partner per massimizzare l'offerta e allinearla alla domanda Promozione della mobilità dei lavoratori qualificati |
Progetto: "Promozione di Canali Legali di Ingresso in Italia: Misure Pre-Partenza e Inserimento Lavorativo di Cittadini di Paesi Terzi" per formare 3 500 cittadini di Paesi terzi, di cui 1 000 cittadini tunisini (13 milioni di EUR/2021-2027 dal Fondo Asilo, migrazione e integrazione dell'UE) Partenariati globali per la valorizzazione delle competenze con il Gruppo della Banca Mondiale |
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Ministero dell'Economia e delle Finanze |
Intervento sulle cause profonde della migrazione mediante ricostituzioni delle banche multilaterali di sviluppo, cofinanziamento e fondi fiduciari |
Apporti di capitale versato e capitale ibrido alle MDB e ricostituzioni dei fondi concessionali delle BMS e contributi a fondi fiduciari dedicati delle BMS |
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Ministero dell'Istruzione |
Sensibilizzazione sui rischi della migrazione Promozione dell'uso della lingua italiana (Egitto, Tunisia, Algeria, Etiopia) Lavoro sui curricula dell'istruzione e formazione tecnica e professionale (TVET) (energia, turismo, tessile, agroalimentare, elettronica) |
Formazione di insegnanti di lingua italiana ("Train the trainer") presso l'Università per Stranieri di Siena (200 000 EUR) TVET in materia di energia, turismo (5,1 milioni di EUR). I protocolli d'intesa includono inoltre la collaborazione nei settori delle costruzioni, dell'ospitalità, dell'assistenza, della logistica e dei servizi tecnici e di manutenzione specializzati Fondo tecnico per l'istruzione superiore Borse di studio, anche attraverso UNICORE Corsi di lingua per adulti mediante le reti territoriali 2023-2026 (5 milioni di EUR) |
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Diaspora |
Gruppo di confronto per la politica di sviluppo, raccordo con l'attuazione nei Paesi di origine |
Rimesse valutate a 8,2 miliardi di EUR (media annuale) |
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Confindustria/Enti del settore privato |
Centri di formazione finanziati da imprese europee/italiane per formare i lavoratori in situ, creando una più ampia offerta di manodopera destinata ai settori chiave |
Attività di formazione volte a sviluppare lavoratori qualificati nei settori chiave |
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Regioni/comuni italiani |
Programmi di formazione per far fronte alle carenze di manodopera |
La Regione Piemonte, ad esempio, sostiene la formazione dei lavoratori nelle vigne; la Regione Abruzzo offre ai migranti in formazione di lavorare nel settore della ristorazione |
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Unione europea |
Partenariati per i talenti al fine di favorire l'offerta e la domanda di manodopera nell'ambito di settori chiave quali l'ospitalità, l'agricoltura, le costruzioni, la manifattura, i trasporti, i servizi di assistenza, la metalmeccanica, le TIC, nonché il tessile e la cantieristica navale |
Accordi di contributo tra l'Unione europea, l'AICS e l'OIM, sostenuti dal MAECI, dalle Ambasciate d'Italia, dal Ministero dell'Interno e dal Ministero del Lavoro Protocollo siglato con l'Egitto nel 2024 relativo a un progetto finanziato dall'UE per un importo di 2 milioni di EUR (con un possibile cofinanziamento dell'Italia pari a 1 milione di EUR) mirato alla realizzazione di un "Centro italo-egiziano per l'impiego" destinato alla formazione professionale di lavoratori nel settore turistico-alberghiero, per l'impiego sia in Egitto sia in Italia |
Nota: in assenza di indicazione dell'anno, si intende il 2025. Gli strumenti e i volumi sono riportati a titolo indicativo e non esaustivo.
Fonte: sulla base di MEF (2025[38]), disegno di legge: Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028, https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59654.
Politiche, strumenti e partenariati per il coinvolgimento del settore privato
Copy link to Politiche, strumenti e partenariati per il coinvolgimento del settore privatoIl crescente coinvolgimento italiano del settore privato si fonda su basi solide, ma richiede un maggior coordinamento costante a livello di sistema
Il coinvolgimento del settore privato (PSE)56 rappresenta oggi una priorità strategica per l'Italia. La Legge 125/2014 riconosce esplicitamente il settore privato quale partner strategico per la cooperazione allo sviluppo, al pari della società civile, delle università e degli enti locali (Repubblica italiana, 2014[12]). Il DTPI 2024-2026 riconosce al settore privato un ruolo catalizzatore in tema (MAECI, 2025[13]). Il trasferimento al MAECI delle competenze sul commercio internazionale, avvenuto nel 2020, ha istituito un nuovo quadro istituzionale entro cui collegare commercio e cooperazione allo sviluppo, rafforzando l'impegno del Governo nel valorizzare il contributo del settore privato per il conseguimento dei risultati di sviluppo (Pelloni and Zupi, 2025[98]). Il PSE è centrale anche nel contesto del Piano Mattei, che intende presentare il continente africano come un'opportunità per l'internazionalizzazione del settore privato italiano. Il riconoscimento, su più livelli, del ruolo del settore privato italiano conferisce legittimità a quest'ultimo e apre canali strutturati per il suo coinvolgimento nell'ambito della cooperazione allo sviluppo italiana. Infine, il settore privato italiano è riconosciuto dai Paesi partner quale fonte di innovazione, competenze e finanziamenti per lo sviluppo.
Nonostante il crescente supporto politico, lo sviluppo del settore privato continua a rappresentare una quota relativamente contenuta dell'APS bilaterale dell'Italia. Nel periodo 2017-2024, l'Italia ha stanziato in media l'1,8 % del proprio APS bilaterale a favore dello sviluppo del settore privato (49,8 milioni di USD), con una marcata concentrazione sulle attività di carattere industriale (Grafico 16). Dopo il picco raggiunto nel 2020, gli stanziamenti sono diminuiti fino al nuovo lieve aumento del 2024, portando la quota destinata allo sviluppo del settore privato all'1,4 % dell'APS bilaterale. Nel 2024, l'APS destinato allo sviluppo agricolo, misurato mediante un codice ad hoc, si è attestato a 60,3 milioni di USD (media annuale di 42,8 milioni di USD nel periodo 2017-2024), rispecchiando l'importanza di tale settore per la Cooperazione italiana. Inoltre, il sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) rappresenta una quota importante dell'APS destinato specificatamente allo sviluppo del settore privato, vale a dire il 23 % nel 2024 e una media del 50 % nell'arco del periodo 2017-2024 (OECD, 2025[31]).
Grafico 16. L'APS italiano a favore dello sviluppo del settore privato è rimasto stagnante negli ultimi anni e, nel complesso, resta modesto
Copy link to Grafico 16. L'APS italiano a favore dello sviluppo del settore privato è rimasto stagnante negli ultimi anni e, nel complesso, resta modestoVolume dell'APS (milioni di USD), 2017-2024
Nota: sviluppo del settore privato (asse sinistro) e sviluppo del settore privato, espresso in percentuale dell'APS bilaterale (asse destro).
Fonte: OCSE (2025[31]), DAC1: Flows by provider (flussi per donatore) (serie di dati), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1.
In aggiunta ai ruoli già consolidati di MAECI, AICS e CDP, esistono anche altri attori che collaborano alle iniziative italiane in materia di PSE. L'internazionalizzazione delle imprese italiane, anziché la cooperazione allo sviluppo, è al centro dei mandati di SACE, SIMEST e dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) (Grafico 17).
SACE è il gruppo assicurativo e finanziario che svolge il ruolo di agenzia italiana per il credito all'esportazione e offre garanzie al settore privato. Le garanzie per l'esportazione e l'internazionalizzazione delle imprese italiane rappresentano una quota significativa delle operazioni di SACE: nel 2024, oltre l'86 % delle garanzie concluse dal gruppo (in termini di volume, capitale e interessi) hanno riguardato questo settore (40 373,3 milioni di EUR su un totale di 46 549 milioni di EUR) (SACE, 2025[99]). Nello stesso anno, 12,2 milioni di EUR sono stati dichiarati come APS. SACE è un attore importante per la realizzazione del Piano Mattei: tra il 2024 e la metà del 2025, ha emesso garanzie per 2 miliardi di EUR, consentendo 16 miliardi di EUR di investimenti in settori strategici in Africa (SACE, 2025[100]). SACE offre inoltre iniziative di business matching e formazione mirata a facilitare l'incontro della domanda degli attori locali nei Paesi partner con l'offerta delle imprese italiane. Nel 2024, SACE ha organizzato 70 incontri di business matching, coinvolgendo 95 acquirenti stranieri e circa 2 600 aziende italiane (SACE, 2025[99]).
SIMEST è la società del Gruppo CDP che sostiene l'internazionalizzazione delle imprese italiane mediante assistenza tecnica e finanziaria. SIMEST, ad esempio, fornisce prestiti agevolati per l'internazionalizzazione, partecipazioni azionarie e strumenti di sostegno alle esportazioni (SIMEST, 2025[101]). Le sue attività in questo ambito non sono dichiarate come APS.
L'Agenzia ICE sostiene le imprese italiane, soprattutto le PMI, nel loro processo di internazionalizzazione, mediante attività di promozione, informazione, assistenza e formazione. Nonostante l'Africa rappresenti una priorità strategica per l'Italia, nel 2024 solo il 3,3 % delle attività promozionali dell'ICE si sono concentrate in questa regione (ICE, 2025[102]). Assieme al MEF e al MAECI, l'ICE opera con l'obiettivo di migliorare i processi di appalto delle banche multilaterali di sviluppo (BMS), favorire il coinvolgimento del settore industriale e sensibilizzare i soggetti interessati.
A livello istituzionale, sia il MEF che il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) svolgono anche un ruolo di sostegno al PSE, in particolar modo supervisionando rispettivamente il Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo e il Fondo Italiano per il Clima (FIC).
Grafico 17. Le iniziative per il coinvolgimento del settore privato interessano diversi attori
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Nota: il MEF sovrintende la governance finanziaria delle operazioni ed è responsabile della supervisione finanziaria del Fondo Rotativo (di cui CDP è l'ente gestore). Il MASE supervisiona il Fondo Italiano per il Clima (di cui CDP è l'ente gestore). SACE è partecipata al 100 % dal MEF. SIMEST è controllata da CDP (detenendo una partecipazione di controllo del 76 %) e da un nutrito gruppo di banche italiane e associazioni imprenditoriali. L'ICE risponde al MAECI, in stretto coordinamento con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT); a decorrere dal 2020, i due Ministeri condividono le funzioni di indirizzo e strategia in materia di attrazione di investimenti stranieri.
Fondo Rotativo = Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo; FIC = Fondo Italiano per il Clima
Fonte: SIMEST (2025[101]), Bilancio e Relazioni d'esercizio 2024, https://www.simest.it/app/uploads/2025/05/Bilancio_Simest-2024_ITA_pagine-distese.pdf; MAECI (2025[14]), Self-assessment for 2026 DAC Peer Review of Italy (Autovalutazione in previsione della Peer Review DAC dell'Italia del 2026)(DCD/DAC/AR(2026)1/12).
La pluralità di attori coinvolti nel PSE garantisce una certa flessibilità, specialmente in un ambito politico relativamente nuovo, ma comporta anche rischi di frammentazione e duplicazioni. È quindi necessario un coordinamento efficace e costante tra gli attori coinvolti nel PSE in modo da evitare duplicazioni e concorrenza tra i diversi strumenti. Per gli strumenti concessionali, quali i prestiti agevolati, è fondamentale che il livello di agevolazione fiscale sia contenuto e limitato nel tempo (OECD, 2025[103]). Esiste inoltre l'opportunità di rafforzare il coordinamento e la complementarità tra i diversi strumenti disponibili, valorizzandone i rispettivi ruoli (Zupi, 2025[70]). Ad esempio, CDP può intervenire come finanziatore delle stesse imprese che beneficiano delle garanzie di SACE e che ricevono supporto tecnico di SIMEST e AICS. Un approccio integrato di questo tipo è incoraggiato e può essere agevolato dal lavoro di Sistema Italia. Nei Paesi partner, l'apertura degli uffici di Sistema Italia, con la presenza di AICS, CDP, ICE, SACE e SIMEST, costituisce uno sviluppo positivo che favorisce il coordinamento degli attori italiani della cooperazione e offre al settore privato un punto di accesso unico agli stessi (Sistema Italia: un approccio whole-of-government per coordinare gli sforzi di sviluppo, con particolare attenzione all'Africa). Le Linee guida per il coinvolgimento del settore privato, che saranno pubblicate a breve, rappresentano un'opportunità per chiarire le competenze, rafforzare la complementarità degli strumenti e adattare meglio il sostegno alle esigenze dei diversi operatori del settore privato (ad es. multinazionali e PMI), garantendo al contempo che l'impatto sullo sviluppo resti l'obiettivo prioritario.
Vi è margine di miglioramento per una più stretta collaborazione e cooperazione tra AICS e CDP in tema di PSE. Nel periodo 2020-2025, ad esempio, il Programma di sostegno al settore privato e all'inclusione finanziaria (Programme d'Appui au Secteur Privé et à l'Inclusion Financière, PRASOC) in Tunisia, mirava a facilitare l'accesso ai finanziamenti nei settori dell'agricoltura, della pesca e dell'economia sociale. Questa prima iniziativa di credito "misto" tra AICS e CDP ha combinato con successo risorse del Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo (30 milioni di EUR), del bilancio proprio di CDP (20 milioni di EUR) e della quota a fondo perduto dell'AICS (7 milioni di EUR) (MAECI, 2025[14]). Tale cooperazione, che ha consentito a CDP e AICS di far leva su un maggior numero di risorse combinate e sui vantaggi comparati di cui dispongono - inclusa la presenza di AICS nei Paesi partner - dovrebbe essere replicata altrove.
Nonostante sia aumentato l'interesse e la consapevolezza del settore privato in termini di coinvolgimento negli interventi di cooperazione allo sviluppo, permane l'esigenza di disporre di una maggiore centralizzazione delle informazioni e dei servizi. Sebbene gli attori della Cooperazione italiana abbiano una visione sempre più chiara dei rispettivi ruoli, strumenti e responsabilità, e siano in corso sforzi per presentare tali elementi al settore privato, le imprese italiane non dispongono ancora di una visione globale a livello di sistema. Ciò può tradursi in opportunità di coinvolgimento mancate, sia per le imprese italiane che per gli attori nei Paesi partner. Gli operatori italiani del settore privato, in particolare, hanno evidenziato che l'interazione con ciascun attore di cooperazione attraverso canali diversi risulta complesso e dispendioso in termini di tempo. In tale contesto, la Corte dei Conti ha auspicato un accordo strategico tra AICS, CDP, SACE, SIMEST e ICE, allo scopo di offrire alle imprese interessate all'internazionalizzazione informazioni complete e maggior visibilità rispetto alle opportunità di finanziamento esistenti e ad altre opportunità pertinenti, in linea con l'Agenda 2030 (Corte dei Conti, 2022[51]). Il nuovo Piano d'Azione per l'Export italiano offre una panoramica degli strumenti di promozione dell'esportazione messi a disposizione da MAECI, CDP, SIMEST, SACE e ICE in diversi mercati a elevato potenziale (MAECI, 2025[104]), e potrebbe fungere da modello per gli interventi di PSE.
Nel perseguire un approccio più integrato al PSE, l'Italia trarrebbe beneficio da una chiara definizione delle proprie ambizioni e strategia, così da coinvolgere, sviluppare e mobilitare il settore privato, nonché internazionalizzare le imprese nazionali. I tre concetti di coinvolgimento del settore privato, sviluppo del settore privato e mobilitazione dei finanziamenti privati, sebbene distinti57, sono strettamente interconnessi e condividono tutti come obiettivo principale della cooperazione lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, l'internazionalizzazione delle imprese soddisfa in particolare gli obiettivi commerciali italiani, che in alcuni casi coincidono con gli obiettivi di sviluppo. Ciononostante, l'utilizzo dell'internazionalizzazione delle imprese italiane come componente della strategia di cooperazione allo sviluppo può comportare in una potenziale competizione tra priorità. Per evitare che ciò accada, l'Italia deve garantire che l'addizionalità e l'impatto sullo sviluppo restino al centro delle proprie attività di cooperazione e che queste ultime siano ancorate alle priorità di sviluppo del Paese partner, in linea con gli OECD DAC Blended Finance Principles and Guidance (Principi e linee guida dell'OCSE-DAC sulla finanza mista) (OECD, 2025[103]).
Nei Paesi partner, l'Italia ha l'opportunità di dimostrare come l'impatto sullo sviluppo e gli obiettivi commerciali convergano in settori chiave
L'approccio dell'Italia al PSE si fonda sui punti di forza, internazionalmente riconosciuti, del proprio sistema nazionale, concentrandosi sui settori in cui l'Italia dispone di un vantaggio comparato, quali l'agroalimentare, la manifattura, le infrastrutture sostenibili e la formazione professionale. Tale modello opera su molteplici livelli, coniugando un più ampio sostegno al contesto imprenditoriale con iniziative di sviluppo delle competenze e programmi mirati di imprenditorialità, valorizzando al contempo alle competenze presenti lungo le filiere produttive italiane per potenziare gli ecosistemi imprenditoriali locali (MAECI, 2025[13]). In Etiopia, ad esempio, il partenariato dell'Italia con l'Entrepreneurship Development Institute (EDI, Istituto per lo sviluppo imprenditoriale) combina linee di credito destinate a imprese guidate da donne nel settore della pelletteria con assistenza tecnica a istituti finanziari e approcci di "formazione dei formatori" che rafforzano le capacità nazionali (AICS, 2021[105]). Nel quadro dell'intenzione italiana di approfondire questo tipo di coinvolgimento, è fondamentale garantire che il sostegno finanziario sia sistematicamente accompagnato da un'assistenza tecnica adeguata, solida e continuativa, al fine di massimizzare l'impatto degli interventi e di soddisfare il livello di sostegno che i partner si attendono in misura crescente.
Le piattaforme che mettono in contatto le aziende italiane con le imprese locali risultano particolarmente efficaci quando sono costruite a partire dalle esigenze dei Paesi partner. Il ricorso sempre più diffuso a meccanismi business-to-business (B2B) e di sostegno alle imprese, come in Etiopia, dove attività di scambio, sostenute dall'AICS, nei settori della pelletteria e della trasformazione alimentare hanno consentito alle PMI locali di migliorare la produzione e accedere ai mercati italiani, dimostra che gli strumenti commerciali e di sviluppo possono operare in modo complementare (UNIDO, 2016[106]). Un approccio analogo è alla base dei recenti sforzi in Senegal, dove CDP e SIMEST hanno sottoscritto un protocollo d'intesa con APIX, l'agenzia per la promozione degli investimenti senegalese, per la realizzazione di una piattaforma di business matching e la valutazione di investimenti congiunti in settori quali le infrastrutture, l'agroalimentare e l'energia (CDP, 2025[107]). Per massimizzare il contributo di tali piattaforme alla creazione di posti di lavoro a livello locale e al potenziamento delle catene del valore, occorre integrare sistematicamente criteri di impatto sullo sviluppo, accompagnando le iniziative con un adeguato monitoraggio nel tempo e da un forte radicamento istituzionale nei Paesi partner.
La centralità delle PMI nell'economia italiana e le loro comprovate competenze settoriali offrono l'opportunità per rafforzarne il ruolo quali attori chiave della cooperazione allo sviluppo dell'Italia. Vi sono segnali del fatto che la crescente attenzione alla cooperazione allo sviluppo dell'Italia, generata dal Piano Mattei, abbia contribuito a modificare l'approccio della comunità imprenditoriale italiana nei confronti del continente africano, passando da un atteggiamento di cautela a un interesse crescente. Mentre prima la presenza dell'Italia in Africa era generalmente limitata alle grandi società nei settori dell'energia, delle costruzioni e delle infrastrutture, oggi un numero crescente di PMI comincia ad essere attiva in una varietà di settori: dall'agricoltura e dalla trasformazione ai settori farmaceutico, tecnologico, ingegneristico, alimentare, della pesca, tessile, dei componenti e dei macchinari (ISPI, 2023[72]). Tuttavia, il Piano Mattei è stato oggetto di critiche per la maggiore attenzione riservata alle esigenze delle grandi multinazionali rispetto a quelle delle PMI (Fattibene, 2025[65]). Sebbene il Piano intenda promuovere catene del valore integrate che offrano un punto di accesso per il coinvolgimento delle PMI accanto alle grandi imprese italiane, alle imprese africane e ai soggetti interessati locali, è probabile che le PMI si trovino ad affrontare rischi sproporzionatamente più elevati connessi all'espansione delle loro attività nei Paesi partner. Ciò indica la necessità di adattare gli strumenti esistenti alle loro esigenze specifiche, includendo strumenti di mitigazione dei rischi quali garanzie, e attraverso un rafforzamento del supporto tecnico (Fattibene, 2025[65]). Per rispondere a tale richiesta, il Piano Mattei ha introdotto una serie di strumenti finanziari, quali Misura Africa (SIMEST) e Plafond Africa (CDP), oltre ad aver rafforzato l'impegno di SACE nel continente; tuttavia, tali misure sono recenti e la loro efficacia in termini di sostegno al coinvolgimento delle PMI dovrà essere valutata nel tempo. Un coinvolgimento più sistematico delle PMI italiane può inoltre essere conseguito mediante canali di dialogo strutturati, quali le missioni di sistema.
La strategia per il caffè dell'Italia rappresenta uno degli esempi più maturi di sviluppo integrato delle catene del valore, in cui le azioni bilaterali e multilaterali si integrano con il coinvolgimento strutturato del settore privato. Forte di oltre 15 anni di esperienza nel settore del caffè etiope (Riquadro 4), e di un impegno di lunga data in Kenya, Mozambico e America Latina, l'Italia ha sostenuto centri di eccellenza, potenziato i sistemi di controllo della qualità e di tracciabilità, promosso la produzione rigenerativa e agroforestale, e sviluppato reti di gestione pubblico-private nelle regioni di produzione. Durante la Presidenza italiana del G7 nel 2024, il caffè è stato individuato come tema di punta, con la conseguente realizzazione di due importanti iniziative: in primo luogo, il programma Advancing Climate-Resilience and Transformation in African Coffee (ACT, Promuovere la resilienza climatica e la trasformazione nel settore del caffè africano), un'iniziativa faro del programma Global Gateway, attuata con UNIDO e le imprese italiane del settore del caffè, con l'obiettivo di porre le basi per fungere in futuro da Segretariato di una possibile Iniziativa Team Europe sul caffè; in secondo luogo, il Fondo globale pubblico-privato per il caffè, progettato con CDP, il Gruppo della Banca mondiale, UNIDO e l'Organizzazione internazionale del caffè, per mobilitare investimenti resilienti al clima su larga scala (MAECI, 2025[14]). Il modello rispecchia la crescente attenzione riservata dall'Italia alla co-progettazione con le imprese private, valorizzando le loro competenze e la capacità di innovazione , ad integrazione degli investimenti pubblici. Replicare in maniera efficace questo approccio in altri Paesi o settori richiederà meccanismi prevedibili di collaborazione tra AICS, CDP, imprese private e istituzioni dei Paesi partner, nonché la definizione più chiara dei criteri sulla base dei quali l'Italia dovrebbe guidare o cofinanziare le piattaforme esistenti o allinearsi alle stesse.
Riquadro 4. L'approccio dell'Italia, basato sul partenariato, a sostegno del settore del caffè in Etiopia
Copy link to Riquadro 4. L'approccio dell'Italia, basato sul partenariato, a sostegno del settore del caffè in EtiopiaIl caffè è la principale voce di esportazione dell'Etiopia: consente il sostentamento di milioni di persone nelle aree rurali e rappresenta una componente fondamentale delle entrate in valuta estera; nel 2024-2025 ha generato 2,65 miliardi di USD e ha contribuito al reddito di circa 25 milioni di agricoltori di piccola scala. Tuttavia, agricoltori, cooperative e imprese di trasformazione continuano ad affrontare ostacoli all'ammodernamento delle attrezzature e dei sistemi produttivi, tra cui un accesso limitato al credito, infrastrutture di controllo della qualità inadeguate, competenze tecniche insufficienti e crescenti pressioni di natura climatica, per effetto delle quali si prevede che nei prossimi decenni la produzione di arabica si sposterà verso le zone di alta quota.
L'impegno dell'Italia nel settore del caffè etiope mostra il potenziale di un approccio alla catena del valore coerente e guidato dal Paese partner, che integri cooperazione allo sviluppo e competenze del settore privato. Al centro di tale approccio vi è l'Ethiopia Coffee Training Centre (CTC, Centro di Formazione sul Caffè dell'Etiopia) istituito nel 2021 mediante un partenariato tra AICS, UNIDO, Illycaffé e la Fondazione Ernesto Illy, che opera sotto l'autorità dell'Ethiopian Coffee and Tea Development Authority (ECTA, Autorità etiope per lo sviluppo del settore del tè e del caffè). Il CTC integra ricerca, formazione, controllo della qualità, servizi di laboratorio e sviluppo del mercato, mettendo in contatto gli attori coinvolti lungo l'intera catena del valore. L'approccio dell'Italia si allinea pienamente alla strategia nazionale per il caffè dell'Etiopia, che attribuisce priorità alla tutela ambientale, all'irrigazione, alla produzione sostenibile in aree di bassa quota e a pratiche intelligenti rispetto al clima.
Nel marzo 2025, il CTC è stato integrato da un'innovativa linea di credito rotativa da 10 milioni di EUR, co-progettata con la Banca Commerciale d'Etiopia, mettendo insieme finanziamenti pubblici e privati al fine di ridurre il rischio per i beneficiari, che in genere non dispongono di garanzie collaterali. Lo strumento sostiene cooperative, produttori, imprese di trasformazione ed esportatori per l'ammodernamento delle attrezzature e il miglioramento dei sistemi produttivi, con particolare attenzione alle cooperative, in linea con la più ampia esperienza italiana secondo cui strutture economiche basate sulla comunità rafforzano l'ownership locale, la partecipazione e la sostenibilità dei mezzi di sussistenza. L'iniziativa si fonda sugli oltre 15 anni di impegno dell'Italia nelle regioni di coltivazione del caffè in Etiopia e trae insegnamenti dalle precedenti collaborazioni con le istituzioni nazionali, i gruppi locali e le cooperative, spesso in contesti colpiti da siccità o sfollamento, per potenziare la resilienza del settore nel lungo periodo.
L'approccio integrato dell'Italia sta generando risultati concreti in molteplici aspetti della catena del valore. Il Fondo Rotativo ha già sostenuto 11 beneficiari selezionati, tra i quali importanti cooperative che rappresentano circa due milioni di agricoltori, di cui le donne costituiscono approssimativamente il 30 % della forza lavoro. Tali investimenti, precedentemente inaccessibili a causa di vincoli legati alle garanzie, hanno consentito alle imprese di ammodernare le attrezzature, migliorare la qualità della trasformazione e adottare pratiche produttive maggiormente resilienti al clima. Il CTC si è affermato come un'istituzione di riferimento a livello nazionale, rafforzando la capacità dell'Etiopia di soddisfare gli standard di qualità internazionali e posizionando il Paese per accedere a segmenti di mercato di più alto valore aggiunto.
Il ruolo di catalizzatore dell'Italia tra i donatori sta inoltre diventando sempre più visibile: il suo modello ha suscitato l'interesse della Banca Mondiale e della Banca Africana di Sviluppo, e si stanno valutando possibili meccanismi di cofinanziamento. In termini più ampi, l'iniziativa ha contribuito a porre le basi di un ecosistema pubblico-privato maggiormente coinvolto, nell'ambito del quale le principali aziende italiane, responsabili di circa il 30 % del mercato globale del caffè (percentuale più elevata in Africa), hanno ampliato il loro coinvolgimento nell'approvvigionamento sostenibile e nel rafforzamento delle catene del valore in Africa.
Le attività dell'Italia nel settore del caffè etiope dimostrano come un approccio alla catena del valore pienamente integrato, allineato alle strategie guidate dal partner, possa integrare sostegno tecnico di qualità elevata e finanza mista innovativa, rafforzando in tal modo l'ownership nazionale nell'intero settore. Attualmente, si sta progettando di replicare il CTC al di fuori della capitale etiope, a cominciare da Jimma e Sidama. In parallelo, si sta valutando un potenziale finanziamento aggiuntivo mediante il Fondo Italiano per il Clima, mirato a rafforzare la resilienza climatica nel settore del caffè, in particolare sostenendo lo sviluppo di varietà di caffè e sistemi di irrigazione più resistenti agli impatti climatici. UNIDO continua a svolgere un ruolo di mediazione, ma l'Italia è alla guida degli sforzi per definire questa futura iniziativa.
Fonte: MAECI (2024[108]), Etiopia Valutazione dell'iniziativa: Rafforzamento della sostenibilità e inclusività della catena del valore del caffè attraverso partnership pubblico-private, https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2023/05/Rapporto_Sintesi-Valutazione_Etiopia-Caffe-ITA.pdf; Coffee Training Center Ethiopia (Centro di Formazione sul Caffè dell'Etiopia) (2026[109]), State-of-the-Art Coffee Training Center (Centro di Formazione sul Caffè all'avanguardia), https://ctc.et/; interviste.
Con la progressiva espansione del coinvolgimento del settore privato, l'Italia dovrà rafforzare la propria attenzione sui settori di vantaggio comparato mediante solide salvaguardie che garantiscano il rispetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il maggiore coinvolgimento del settore privato italiano nelle catene del valore agricole, ad esempio, accentua l'importanza di misure sistematiche in ambiti quali la deforestazione, la condotta d'impresa responsabile (RBC) o l'allineamento ai criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Il DTPI dell'Italia segnala l'ambizione di promuovere un coinvolgimento del settore privato sostenibile, inclusivo e attento al clima, in larga misura in linea con gli OSS e i quadri dell'UE (MAECI, 2025[13]). Tuttavia, pur esprimendo tale orientamento, il DTPI non arriva a definire le salvaguardie concrete, i processi di due diligence o gli strumenti di verifica preliminare necessari per tradurre tali principi nella pratica. Nel momento in cui il Piano Mattei accresce la visibilità dell'impegno dell'Italia e rafforza gli incentivi per le imprese, incluse le PMI, a operare in mercati a più alto rischio, la definizione di aspettative più chiare e di adeguate garanzie sarà di crescente importanza per evitare applicazioni disomogenee tra settori e canali di attuazione, non solo per prevenire danni ambientali o sociali, ma altresì per garantire che il coinvolgimento del settore privato contribuisca in maniera significativa allo sviluppo economico locale, anche per le popolazioni più vulnerabili. Colmare le lacune esistenti in questo ambito sarebbe particolarmente opportuno alla luce delle normative dell'UE di prossima adozione in materia di finanza sostenibile e due diligence per le imprese, facendo leva sugli sforzi dell'AICS volti ad allineare la finanza del settore privato ai principi di Kampala e ai punti di forza istituzionali esistenti, incluso in particolare l'attivo e consolidato Punto di contatto nazionale per la RBC dell'Italia (OECD, di prossima pubblicazione[110]).
Assicurare un impiego coerente e coordinato dei diversi strumenti finanziari, con un'attenzione costante all'impatto sullo sviluppo, resta tra le principali priorità
L'Italia ha a disposizione diversi strumenti per il PSE, nonostante siano tutti relativamente nuovi e per la maggior parte ad oggi sottoutilizzati. Il più recente strumento dell'AICS, Misura Imprese Impatto, rispecchia un approccio innovativo e adattivo al PSE, con il potenziale di vincere alcune delle sfide dei programmi precedenti (Tabella 7). È stato sviluppato in risposta al programma precedente, il Bando Profit, interrotto dopo tre edizioni (2017-2019), a causa della sua limitata portata globale e della complessa procedura di accesso58. Il nuovo strumento Misura Imprese Impatto, con una dotazione superiore, pari a 49,5 milioni di EUR, è un programma di appalti pubblici pre-commerciali volto a individuare e finanziare soluzioni imprenditoriali innovative, sostenibili e inclusive, che soddisfano il fabbisogno specifico dei Paesi partner, con attenzione prioritaria all'Africa (AGID, 2025[111]). La collaborazione con l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) consente una procedura di accesso semplificata per i partecipanti. In qualità di programma di appalti pubblici pre-commerciale, questo non è soggetto al regolamento de minimis dell'UE, creando così opportunità di maggiore portata e innovazione. Dal momento che il programma sta muovendo i primi passi (la prima riunione informativa si è tenuta a ottobre 2025), si incoraggia l'AICS a introdurre fin dall'inizio solide pratiche di monitoraggio e valutazione, basate su quadri di risultati chiari e su una rendicontazione trasparente. In considerazione della recente introduzione del programma, il suo successo resta da dimostrare nella pratica; esistono sfide potenziali connesse all'attuazione, al corretto svolgimento del processo di appalto e alla garanzia dell'impatto sullo sviluppo dei progetti finanziati nei Paesi partner.
Nonostante il Fondo Rotativo per la Cooperazione allo sviluppo consenta il finanziamento e la mobilitazione del settore privato, il suo potenziale non è stato pienamente sfruttato. Il Fondo Rotativo offre sia prestiti concessionali a governi, enti pubblici e istituti finanziari internazionali, che strumenti finanziari dedicati al sostegno dello sviluppo del settore privato. Nell'ambito di questi ultimi, lo strumento Sviluppo+ (70 milioni di EUR) concede prestiti a medio e lungo termine alle imprese (con sede nell'Unione europea o nei Paesi partner OCSE-DAC con almeno un ufficio in Italia) per facilitare gli investimenti nelle imprese dei Paesi partner, con un'attenzione speciale alle PMI. Sebbene sia stato introdotto nel 2023, la prima transazione pari a 1,75 milioni di EUR è stata approvata solo a giugno 202559. La scarsa adozione di questo strumento è parzialmente imputabile a un lungo processo di approvazione interno, che riduce la rapidità di attuazione e il potenziale impatto dei progetti. Rispecchia inoltre la scarsa domanda complessiva del settore privato, per effetto in parte della limitata conoscenza dello strumento e della complessità della procedura di accesso allo stesso (MAECI, 2025[14]). Va sottolineato che, poiché i prestiti di Sviluppo+ devono essere per legge concessi a tasso di mercato, gli operatori del settore privato si sono invece orientati verso i prestiti agevolati erogati da SIMEST; ciò evidenzia la necessità di rendere complementari gli strumenti. Il Fondo Rotativo prevede inoltre due ulteriori strumenti per il settore privato: la concessione di finanziamenti a investitori pubblici o privati o a Organizzazioni Internazionali e l'istituzione di un fondo di garanzia per i finanziamenti erogati da CDP a imprese nei Paesi partner. Tali strumenti non sono ancora operativi e l'Italia è incoraggiata a velocizzarne la finalizzazione al fine di sfruttare lo slancio generato dal Piano Mattei.
Il Fondo Italiano per il Clima può finanziare progetti sia pubblici che privati e rappresenta per l'Italia un'importante opportunità di PSE su vasta scala. Gli strumenti del FIC (prestiti, garanzie, investimenti in fondi di equity e fondi di debito, nonché contributi a fondo perduto per la preparazione dei progetti finanziati dal FIC (MAECI, 2025[14])) lo rendono adattabile a diversi contesti. Ad oggi, il sostegno del Fondo al settore privato è stato limitato. Nel 2023, CDP si è impegnata a erogare un prestito di 50 milioni di EUR alla Banca di Sviluppo Industriale della Turchia (Turkiye Sinai Kalkinma Bankasi A.S., TSKB) per la costruzione e la riqualificazione di infrastrutture per la produzione di energia rinnovabile60. Nel 2024, CDP ha stretto un partenariato con la Società finanziaria internazionale (IFC)61 allo scopo di erogare un prestito di 210 milioni di USD alla controllata kenyota dell'Eni, per sostenerne la produzione e la lavorazione di biocarburanti avanzati. Di questi, 75 milioni di USD provenivano dal FIC e 135 milioni di USD dall'IFC (Eni, 2024[112]). Mentre l'IFC ha avviato gli investimenti a giugno 2025 (IFC, 2025[113]), il primo utilizzo dei fondi del FIC è avvenuto ad agosto 202562. Il FIC può essere impiegato anche per apportare equity a fondi di finanza mista, che a loro volta possono mobilitare ulteriori risorse del settore privato63. Dal momento che il FIC è pienamente operativo dal 2024 e considerato il suo rilevante potenziale per il finanziamento del settore privato, l'Italia è incoraggiata a intensificare l'utilizzo del Fondo in questo ambito.
Anche CDP può ricorrere in maniera crescente a risorse proprie per il PSE. Un nuovo meccanismo di finanziamento per l'Africa (Operatività Plafond Africa), istituito nel 2024, consente a CDP di stanziare fino a 500 milioni di EUR in finanziamenti per il settore privato che opera in Africa in maniera allineata alle priorità del Piano Mattei, garantiti all'80 % dal Governo italiano (MAECI, 2025[14]; Repubblica italiana, 2024[114])64. Le prime transazioni nell'ambito dello strumento Plafond Africa sono state approvate nel 2025, per un importo totale degli impegni pari a 160 milioni di EUR65. Il nuovo meccanismo si propone di trarre spunto dall'esperienza maturata con altri strumenti a favore del PSE, riducendo la complessità procedurale per aumentare l'efficacia e l'impatto. Trattandosi di un nuovo strumento, resta da verificare se consentirà un'attuazione rapida e risultati su vasta scala; sarà inoltre fondamentale promuoverne la conoscenza presso il settore privato.
Tabella 7. AICS e CDP offrono i principali strumenti per la cooperazione allo sviluppo dell'Italia a sostegno del coinvolgimento del settore privato
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Programma |
Obiettivo |
Strumento/importo |
Finanziamento e governance |
Status |
|---|---|---|---|---|
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AICS |
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Bando Profit |
Sostenere nei Paesi partner iniziative imprenditoriali che integrano le strategie d'impresa e lo sviluppo sostenibile delle comunità locali |
Finanziamento o cofinanziamento, con un tetto massimo di 200 000 EUR a progetto, mediante bando di gara coerente con la soglia de minimis e conforme al quadro normativo dell'UE in materia di aiuti di Stato alle imprese |
Gestito e finanziato dall'AICS |
Interrotto e riformulato come Misura Imprese Impatto - Bando Profit 4.0 (a seguito di tre edizioni: 2017, 2018, 2019) |
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Misura Imprese Impatto – Bando Profit 4.0 |
Promuovere idee imprenditoriali innovative, sostenibili e inclusive nel settore privato, per favorire lo sviluppo sostenibile nei Paesi partner |
Acquisizione da parte dell'AICS di servizi di R&S e prototipi di soluzioni innovative, mediante bandi di appalti pubblici pre-commerciali.
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Gestito e finanziato dall'AICS, in partenariato con l'AgID Dotazione totale: 50 milioni di EUR |
Fasi iniziali (ottobre 2025) |
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CDP (cooperazione allo sviluppo internazionale) |
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Sviluppo+ (Fondo Rotativo – legge 125/2014 articolo 27-bis) |
Sostenere finanziamenti a medio e lungo termine per agevolare gli investimenti in capitale di rischio di imprese situate nei Paesi partner |
Prestiti compresi tra 250 000 EUR e 10 milioni di EUR |
Gestito da CDP, con il sostegno tecnico dell'AICS Dotazione totale: 110 milioni di EUR (70 milioni di EUR per Sviluppo+) |
Operativo dal 2023 |
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Da definire (Fondo Rotativo – Legge 125/2014 articolo 27-ter) |
Da definire – non ancora reso operativo |
Concessione di finanziamenti a investitori pubblici o privati o a organizzazioni internazionali |
Non ancora reso operativo |
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Da definire (Fondo Rotativo – legge 125/2014 articolo 27-quater) |
Da definire – non ancora reso operativo |
Istituzione di un fondo di garanzia per i finanziamenti erogati alle imprese nei Paesi partner di CDP, da banche dell'UE e altri enti |
Non ancora reso operativo |
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Fondo Italiano per il Clima |
Può finanziare progetti sia del settore pubblico che privato, allo scopo di conseguire gli obiettivi stabiliti negli accordi internazionali sul clima sottoscritti dall'Italia |
Diversi strumenti disponibili: 1) prestiti; 2) garanzie a intermediari finanziari; 3) investimenti in fondi di equity e fondi di debito; e 4) contributi a fondo perduto sotto forma di contributi in conto capitale, contributi a fondo perduto per la riduzione degli interessi, rimborso dei costi accessori o strumentali connessi agli interventi e copertura delle spese di assistenza tecnica per i progetti finanziati tramite gli altri strumenti del FIC |
Gestito da CDP per conto del MASE Dotazione totale: 4,4 miliardi di EUR Dotazione minima: 20 milioni di EUR (per i soli strumenti 1), 2) e 3)) |
Pienamente operativo dal 2023; primi esborsi nel 2024 |
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Plafond Africa |
Finanziare progetti del settore privato in Africa, in relazione a iniziative allineate alle priorità del Piano Mattei |
Tutte le forme di finanziamento (garantite all'80 % dallo Stato) |
Gestito e finanziato da CDP Fino a 500 milioni di EUR |
Operativo (dal 2025) |
Nota: AgID = Agenzia per l'Italia Digitale; MASE = Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
1. Oltre ad impiegare gli strumenti elencati alla Tabella 7, CDP può sostenere il PSE attraverso risorse provenienti dal proprio bilancio, pari a circa 1 miliardo di EUR all'anno. Queste ultime possono essere utilizzate a sostegno di governi ed enti pubblici, istituti finanziari, fondi tematici e imprese private. Inoltre, le risorse proprie di CDP possono essere destinate a ulteriori strumenti mirati. Tra questi, Plafond Africa e la Growth and Resilience platform for Africa (GRAf, Piattaforma di crescita e sviluppo per l'Africa) (in partenariato con il Gruppo della Banca Africana di Sviluppo).
Fonte: Parlamento Italiano (2022[115]) (2022[115]), Legge di Bilancio 2022 – Volume II, https://temi.camera.it/dossier/OCD18-16133/le-leggi-legge-bilancio-2022-volume-ii-1.html; Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (2022[116]), DECRETO 21 ottobre 2022 Condizioni, criteri e modalità per l'utilizzo delle risorse del "Fondo italiano per il clima", https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2023-02-14&atto.codiceRedazionale=23A00878&elenco30giorni=false; Agenzia per l'Italia Digitale (2025[117]) (2025[117]), Soluzioni innovative per promuovere lo sviluppo sostenibile nei Paesi della cooperazione internazionale, https://appaltinnovativi.gov.it/soluzioni-innovative-per-promuovere-lo-sviluppo-sostenibile-nei-paesi-della-cooperazione-internazionale/; MAECI (2025[14]), Self-assessment for 2026 DAC Peer Review of Italy (Autovalutazione in previsione della Peer Review DAC dell'Italia) (DCD/DAC/AR(2026)1/12); CDP (2025[16]), International Development Cooperation (Cooperazione allo sviluppo internazionale) - MACFRUT 2025, https://businessmatching-images.cdp.it/web/panel/uploads/20250507-cdp_cis_macfrut.pdf.
Per rafforzare l'approccio dell'Italia al PSE, sarà fondamentale migliorare la rendicontazione sulla mobilitazione e sull'utilizzo degli strumenti per il settore privato. Sebbene l'Italia non si stia concentrando attualmente sulla mobilitazione di finanza privata bilaterale, i suoi sforzi in questo ambito non sono al momento né adeguatamente né accuratamente rappresentati nelle statistiche dell'OCSE-DAC. Ciò è dovuto al fatto che l'Italia non include le attività del proprio Strumento per il settore privato (PSI) nell'APS, in quanto sono registrate come "altri flussi ufficiali". Nel 2023, CDP ha erogato 153,3 milioni di USD sotto forma di PSI ai Paesi in via di sviluppo (51 % prestiti, 49 % equity). Si tratta di un aumento significativo rispetto al 2022 (17,4 milioni di USD) (OECD, 2025[34]). È pertanto necessario che l'Italia sviluppi la capacità di rendicontazione in base alle metodologie del PSI riviste, garantendo che gli sforzi dei donatori volti a estendere il PSI siano accuratamente rappresentati nell'APS. Ciò si allinea alla necessità di rafforzare ed estendere la rendicontazione al Sistema di Notifica del Creditore (CRS) dell'OCSE in materia di mobilitazione di finanza privata. Il monitoraggio e la comunicazione dei flussi finanziari sono essenziali per rafforzare la responsabilità e la trasparenza, nonché per costruire una solida base di evidenze sull'efficacia comparata degli strumenti (OECD, 2025[103]).
Per aumentare la portata e l'impatto del PSE, l'Italia dovrebbe continuare a rafforzare il proprio coinvolgimento con l'Unione europea e altri partner multilaterali
Fattori tecnici e strutturali pongono vincoli agli strumenti che CDP è in grado di mettere in campo. Nonostante l'aumento degli uffici di CDP, la sua presenza nei Paesi resta ad oggi limitata (cfr. Verso un sistema istituzionale più adeguato alle esigenze); ciò può rappresentare un ostacolo all'istituzione di partenariati e all'avvio o alla partecipazione delle operazioni. Il ruolo di CDP risente inoltre dei limiti in termini di capacità tecnica e di competenze in materia di finanza per lo sviluppo esistenti nell'ambito del sistema italiano di Cooperazione. Tuttavia, l'Italia ha dato priorità al rafforzamento interno delle capacità e all'apprendimento istituzionale quali pilastri fondamentali del proprio approccio inteso ad ampliare il coinvolgimento del settore privato, inclusa la finanza mista, continua oggi a intensificare gli sforzi in tale direzione (MAECI, 2025[14]). Sebbene i processi di due diligence di CDP siano allineati alle pratiche standard di altre IFS europee, la durata prolungata dei processi interni di approvazione può comportare un significativo onere di rendicontazione a carico di partner con capacità limitata. Infine, il rating sovrano dell'Italia, recentemente rivisto al rialzo a BBB+ con outlook stabile (S&P Global, 2025[118]), continua a limitare sia la portata che la concessionalità degli strumenti che CDP può mettere in campo. Tali fattori possono influenzare la strutturazione delle operazioni che coinvolgono altri erogatori di finanziamenti allo sviluppo.
L'Italia ha cominciato a lavorare con garanzie nazionali ed europee per aumentare l'attrattività del proprio sostegno finanziario (MAECI, 2025[14]). Le garanzie hanno dimostrato di essere efficaci in termini di costi e di potenziale di mobilitazione, consentendo in tal modo volumi di finanziamento più elevati (OECD, 2025[103]). L'Italia è pertanto incoraggiata a continuare a utilizzare questo strumento (ETTG, 2022[119]). Oltre a Plafond Africa, anche lo strumento di garanzia EFSD+ mette a disposizione una modalità per soddisfare la domanda di garanzie del settore privato e ampliare l'accesso ai finanziamenti. Nell'ambito del programma Transforming and Empowering Resilience and Responsible Agribusiness (TERRA, Trasformare e potenziare un'agricoltura resiliente e responsabile), CDP eroga linee di credito e garanzie a istituti finanziari in Africa e in Turchia, con una garanzia dell'UE nell'ambito dell'EFSD+ per un valore massimo di 109,5 milioni di EUR. Ciò è integrato dall'assistenza tecnica da parte dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), dimostrando la complementarietà dei diversi strumenti attraverso i partenariati (FAO, 2025[120]). Inoltre, mediante il programma Renewable Initiative and Sustainable Energy (RISE, Programma per le energie rinnovabili e l'energia sostenibile), CDP eroga finanziamenti mediante strumenti di debito a sostegno dello sviluppo degli investimenti privati e della transizione sostenibile dei principali settori di crescita economica nei Paesi d'intervento africani. L'iniziativa è sostenuta da una garanzia EFSD+ per un massimo di 132 milioni di EUR, integrata da una componente di assistenza tecnica e sviluppo delle capacità fino a 5 milioni di EUR (European Commission, 2025[121]).
Per superare i vincoli esistenti e conseguire una portata maggiore, l'Italia si pone come partner strategico degli attori multilaterali, attribuendo particolare rilievo al cofinanziamento. Sebbene non siano esclusivamente incentrati sul settore privato, gli accordi di cofinanziamento offrono un'importante opportunità per valorizzare le competenze tecniche e condividere il rischio e, al contempo, semplificano e accelerano i processi. Ad esempio, sono stati recentemente conclusi accordi con alcune banche multilaterali, tra cui la Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo, la Banca Asiatica di Sviluppo, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e la Banca Araba per lo Sviluppo Economico in Africa (BADEA)66. La Global Coffee Initiative (Iniziativa globale per il caffè), attualmente in corso di elaborazione e promossa da CDP in partenariato con la Banca Mondiale, merita particolare attenzione. In qualità di piattaforma di collaborazione pubblico-privata, si propone di creare, sviluppare e cofinanziare progetti per una catena del valore del caffè sostenibile a livello globale. Si prevede che l'iniziativa includa sia una struttura di preparazione dei progetti che una piattaforma di cofinanziamento, fornendo in tal modo un quadro di sostegno organico e completo. Nel 2024, CDP e il Gruppo Banca Africana di Sviluppo hanno inoltre introdotto la Growth and Resilience platform for Africa (GRAf, Piattaforma di crescita e sviluppo per l'Africa). Tale iniziativa rientra nel Piano Mattei, dimostrando l'impulso che questo imprime al ruolo dell'Italia nella cooperazione internazionale allo sviluppo. La piattaforma sostiene il settore privato africano mediante investimenti indiretti erogati attraverso fondi di investimento, con particolare attenzione ai settori ad alto impatto, tra cui le infrastrutture sostenibili, le PMI locali e la sicurezza alimentare. A novembre 2025, CDG Invest, parte del Gruppo Caisse de Dépôt et de Gestion (CDG, Cassa Depositi e Gestione), ha aderito alla piattaforma (MAECI, 2025[14]; Governo italiano, 2024[122]).67 Dal momento che tutti questi accordi sono relativamente recenti, occorrerà operare un monitoraggio attento per verificare se, nella pratica, consentiranno di conseguire risultati su larga scala e un impatto concreto sullo sviluppo. L'Italia ha inoltre la possibilità di valorizzarli ulteriormente, mediante la conclusione di accordi di affidamento reciproco con le organizzazioni partner, al fine di semplificare i processi di due diligence. In caso di esito positivo, tali accordi potranno dimostrare come i partenariati efficaci, essenziali per la finanza mista, possano aiutare l'Italia a superare i vincoli operativi e a mobilitare volumi maggiori di investimenti (OECD, 2025[103]).
L'Italia sta inoltre valutando di incrementare la sua partecipazione alle iniziative Team Europa (TEI) e al programma Global Gateway. In particolare, l'Italia ha coinvolto il proprio settore privato nazionale in una serie di iniziative faro nell'ambito del programma Global Gateway68. Uno strumento di finanziamento legato alla sostenibilità della Banca europea per gli investimenti (BEI) coperto da una garanzia SACE sostiene inoltre la società italiana Enel per sviluppare progetti nell'ambito delle energie rinnovabili in Brasile, Colombia e Perù. Questa prima operazione congiunta legata alla sostenibilità tra la BEI e SACE mostra il potenziale di un approccio coordinato tra diversi attori europei (Enel, 2022[123]). In questo tipo di iniziative, un approccio forte e coordinato del Sistema Italia sarà cruciale per valorizzare le competenze dell'intero sistema italiano, incluso il settore privato, nell'ambito di un'azione più ampia dell'UE inserita nel quadro del programma Global Gateway. La nomina, nel 2023, di un coordinatore nazionale per la strategia Global Gateway all'interno del MAECI rappresenta uno sviluppo positivo, che agevola il coinvolgimento interministeriale e multi-attore, la condivisione delle informazioni e il coordinamento (MAECI, 2025[14]). Inoltre, nell'ambito della Task Force del Piano Mattei, a partire da gennaio 2025 un funzionario esperto è stato distaccato dalla Commissione europea per rafforzare e mantenere un dialogo continuo tra le diverse iniziative del Global Gateway e i progetti del Piano Mattei. L'Italia è incoraggiata a continuare a intensificare il proprio coinvolgimento nelle iniziative TEI e nell'ambito del Global Gateway, nonché a evidenziare i vantaggi che ciò apporta sia all'interno del proprio sistema che nei Paesi partner. La costante attenzione tanto al ruolo degli attori italiani nella cooperazione allo sviluppo, compresi quelli del settore privato, quanto agli strumenti disponibili, contribuirà a sostenere tali sforzi (Zupi, 2025[70]).
Le iniziative Team Europa dell'UE possono inoltre consentire all'Italia di offrire accesso a volumi di finanziamento più consistenti e ridurre i rischi per gli investitori. Ad esempio, il Fondo faro europeo per la ricostruzione dell'Ucraina, introdotto in occasione della Conferenza per la Ripresa dell'Ucraina 2025, tenutasi a Roma, è un'iniziativa Team Europa intesa a mobilitare il capitale privato per la ricostruzione dell'Ucraina. Si avvale di un capitale di 220 milioni di EUR (apportato da Unione europea, Francia, Germania, Italia e Polonia), che funge da copertura delle prime perdite al fine di attrarre investitori privati (European Commission, 2025[124])69. Nel momento in cui l'Italia avvia i propri sforzi di mobilitazione della finanza privata, è incoraggiata ad avvalersi delle piattaforme e delle iniziative esistenti come strumento efficace per aumentare il coordinamento, la collaborazione e la standardizzazione, con conseguenti economie di scala ed efficienza.
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[77] IOM (2023), “Community Conversations: The Impact of Awareness-raising Forums on Migration Attitudes in Ethiopia”, https://reliefweb.int/report/ethiopia/community-conversations-impact-awareness-raising-forums-migration-attitudes-ethiopia (consultato in data 10 febbraio 2026).
[72] ISPI (2023), “Trade, Investment and Economic Presence: Italy’s Evolving Role in Sub-Saharan Africa”, Italian Institute for International Political Studies, https://www.ispionline.it/en/publication/trade-investment-and-economic-presence-italys-evolving-role-in-sub-saharan-africa-138286 (consultato in data 10 febbraio 2026).
[4] ISPI (2023), “Will Italy’s ’Rome Process’ Change Mediterranean Politics?”, Italian Insititute for International Political Studies (ISPI), https://www.ispionline.it/en/publication/will-italys-rome-process-change-mediterranean-politics-137355 (consultato in data 10 febbraio 2026).
[27] Istituto Affari Internazionali (2023), Italians and Development Cooperation in 2023, https://www.iai.it/sites/default/files/laps-iai_2023_aps_en.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[35] Kenny, C. (2025), “Aid Isn’t Fairy Dust”, Center for Global Development, https://www.cgdev.org/publication/aid-isnt-fairy-dust (consultato in data 10 febbraio 2026).
[96] Lattanzio KIBS (2024), “Independent Evaluation of Initiatives for Local Development of Egypt through the Support of Egyptians Abroad - ILDEA II (Summary Note)”.
[15] MAECI (2025), Convenzione MAECI/AICS, 2025-2027, https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2025/08/convenzione_maeciaics_20252027_firmata_e_protocollata.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[13] MAECI (2025), Documento Triennale di Programmazione e di Indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2024-2026, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/07/DOCUMENTO-TRIENNALE-DI-PROGRAMMAZIONE-20-GIUGNO-2025.pdf.
[104] MAECI (2025), “Piano d’azione per l’accelerazione dell’export sui mercati extra-UE ad alto potenziale”, https://www.esteri.it/en/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2025/06/il-ministro-tajani-presenta-il-piano-dazione-per-lexport-italiano-nei-mercati-extra-ue-ad-alto-potenziale/ (consultato in data 10 febbraio 2026).
[63] MAECI (2025), “Programma triennale 2025-2027 delle valutazioni delle iniziative di cooperazione allo sviluppo ai sensi della Legge 125/2014”, https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/02/PROGRAMMA-TRIENNALE-VALUTAZIONI-2025-2027_-131224.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[14] MAECI (2025), “Self-assessment for 2026 DAC Peer Review of Italy”, https://one.oecd.org/document/DCD/DAC/AR(2026)1/12/en/pdf.
[66] MAECI (2024), “Comitato Congiunto per la Cooperazione allo Sviluppo - Iniziative approvate con voto unanime, Riunione numero 4 del 2024” Riunione numero 4 del 2024, https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/07/Elenco-Delibere_IV-Riunione-Comitato-Congiunto_28.06.2024.pdf (consultato in data 2 febbraio 2026).
[108] MAECI (2024), Etiopia Valutazione dell’iniziativa: Rafforzamento della sostenibilità e inclusività della filiera del caffè attraverso partnership pubblico-private AID 11003, Rapporto di Sintesi, https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2023/05/Rapporto_Sintesi-Valutazione_Etiopia-Caffe-ITA.pdf.
[37] MAECI (2023), “Ethio-Italian Cooperation Framework 2023-2025”, https://addisabeba.aics.gov.it/wp-content/uploads/2026/01/Ethio_Italy_Cooperation_Framework_2023_2025.pdf (consultato in data 2 febbraio 2026).
[47] MAECI (2023), Valutazione ’VIII Linea di credito in favore delle piccole e medie imprese’ Tunisia, Rapporto di valutazione - Sintesi, https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2023/10/Tunisia-Valutaz.-VIII-Linea-di-Credito_Rapporto-finale_sintesi_it-1.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[52] MAECI (2022), “Convenzione MAECI/AICS, 2022-2024”, https://aics.portaleamministrazionetrasparente.it/moduli/downloadFile.php?file=oggetto_allegati/222351124240O__O2022_08_19_Convenzione_MAECI_AICS_signed+%284%29_Firmato.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[21] MAECI (2013), Piano d’Azione sulla disabilità della Cooperazione Italiana, https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2016/07/B_01_Piano_Azione_ita.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[73] MAECI/AICS (2023), Linee Guida sul Nesso Migrazione-Sviluppo, https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2023/09/IMPAGINATO_LGMG_rev3.pdf.
[6] Michelino, A. (2025), “Italy’s Mattei Plan: Geoeconomic Projection into Africa”, Geopolitical Monitor, https://www.geopoliticalmonitor.com/italys-mattei-plan-geoeconomic-projection-into-africa/ (consultato in data 10 febbraio 2026).
[95] Microfinanza (2025), “Programme to counter irregular migration through the support to private employment PLASEPRI II Senegal, Evaluation Report”, https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/06/2025_Rapporto_valutazione_Plasepri_ENG.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[11] Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (2024), Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/pniec_2024_revfin_01072024-pdf (consultato in data 30 gennaio 2026).
[57] MOPAN (2025), “Mapping of Multilateral Organisations’ Response to the Current Funding Environment”, https://www.mopan.org/en/our-work/performance-insights/multilateral-effectiveness-in-a-shifting-landscape/mapping-thematic-brief.html (consultato in data 10 febbraio 2026).
[32] OECD (2026), CRS: Creditor Reporting System (flows), http://data-explorer.oecd.org/s/52 (consultato in data 10 febbraio 2026).
[43] OECD (2026), DAC 2a: ODA disbursements to countries and regions (dataset), https://data-explorer.oecd.org/s/3yl.
[71] OECD (2026), OECD Development Co‑operation Peer Reviews: Australia 2025, OECD Development Co-operation Peer Reviews, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/c58230a4-en.
[28] OECD (2025), “Cuts in official development assistance: OECD projections for 2025 and the near term”, OECD Policy Briefs, n. 26, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/8c530629-en.
[31] OECD (2025), DAC1: Flows by provider (dataset), https://data-explorer.oecd.org/s/3c1 (consultato in data 11 febbraio 2026).
[34] OECD (2025), “Development Co-operation Profiles: Italy”, OECD Development Co-operation Profiles, https://www.oecd.org/en/publications/development-co-operation-profiles_04b376d7-en/italy_53431c59-en.html (consultato in data 10 febbraio 2026).
[91] OECD (2025), International Migration Outlook 2025, OECD Publishing, Paris, pag. 112, https://doi.org/10.1787/ae26c893-en.
[103] OECD (2025), OECD DAC Blended Finance Guidance 2025, Best Practices in Development Co-operation, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/e4a13d2c-en.
[59] OECD (2025), OECD Development Co‑operation Peer Reviews: European Union 2025, OECD Development Co-operation Peer Reviews, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/7adcf387-en.
[10] OECD (2025), OECD Economic Outlook, Volume 2025 Issue 1: Tackling Uncertainty, Reviving Growth, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/83363382-en.
[8] OECD (2025), OECD Economic Outlook, Volume 2025 Issue 2: Resilient Growth but with Increasing Fragilities, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/9f653ca1-en.
[74] OECD (2025), “Pensions at a Glance 2025: Italy”, Country note, https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025-country-notes_8a53ef12-en/italy_3dd0d4fa-en.html (consultato in data 11 febbraio 2026).
[29] OECD (2025), “Preliminary official development assistance levels in 2024”, https://one.oecd.org/document/DCD(2025)6/en/pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[76] OECD (2025), “Prospettive dell’occupazione OCSE 2025: Italia”, Scheda Paese, https://www.oecd.org/it/publications/prospettive-dell-occupazione-ocse-2025_948ceed7-it/italia_9571f483-it.html (consultato in data 11 febbraio 2026).
[24] OECD (2025), States of Fragility 2025, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/81982370-en.
[55] OECD (2025), Support for core economic systems and functions, International Network on Conflict and Fragility (INCAF), https://one.oecd.org/document/DCD/DAC/INCAF/RD(2025)7/REV1/en/pdf (consultato in data 11 dicembre 2025).
[81] OECD (2025), “Update to the review of the activities reported under purpose code 15190 on the facilitation of orderly, safe, regular and responsible migration and mobility”, DAC Working Party on Development Finance Statistics, OECD Publishing, Paris, https://one.oecd.org/document/DCD/DAC/STAT(2025)9/FINAL/en/pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[53] OECD (2024), OECD Development Co‑operation Peer Reviews: France 2024, OECD Development Co-operation Peer Reviews, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/102d5469-en.
[9] OECD (2024), Studi economici dell’OCSE: Italia 2024, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/68453d0b-it.
[33] OECD (2022), “Italy Mid-term Review”, https://one.oecd.org/document/DCD/DAC/AR%282024%293/12/en/pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[56] OECD (2020), Multilateral Development Finance 2020, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/e61fdf00-en.
[30] OECD (2019), Peer Review dell’OCSE sulla cooperazione allo sviluppo: Italia 2019, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/e752c41e-it.
[110] OECD (di prossima pubblicazione), National Contact Point for Responsible Business Conduct Peer Reviews: Italy 2026, OECD Publishing, Paris.
[49] OECD (di prossima pubblicazione), Peer learning on whole of government co-ordination in development co-operation.
[115] Parlamento italiano (2022), “Le leggi - Legge di bilancio 2022 - Volume II”, https://temi.camera.it/dossier/OCD18-16133/le-leggi-legge-bilancio-2022-volume-ii-1.html (consultato in data 9 febbraio 2026).
[98] Pelloni, S. and M. Zupi (2025), “Analisi del documento italiano di auvalutazione in previsione della Peer Review OCSE-DAC nel 2025”, https://www.cespi.it/it/ricerche/analisi-del-documento-italiano-di-autovalutazione-previsione-della-peer-review-ocse-dac-nel (consultato in data 11 febbraio 2026).
[97] PuntoSud (2025), Valutazione d’impatto: Etiopia ’Iniziativa di emergenza in supporto ai migranti e migranti di ritorno e comunità ospitanti’, https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2023/05/CIG-B2437E1727_Rapporto-Valutazione_IT.pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[41] Repubblica italiana (2025), “Legge di Bilancio - previsioni di competenza - 2026-2028”, https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2026-2028/APS_2026_LB.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[46] Repubblica italiana (2024), “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027”, https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2024-12-31&atto.codiceRedazionale=24G00229&atto.articolo.numero=0&atto.articolo.sottoArticolo=1&atto.articolo.sottoArticolo1=0&qId=e955da2f-c6f0-4e83-a406-f713add15098&tabID=0.9349416567612845&title=lbl.dettaglioAtto (consultato in data 10 febbraio 2026).
[114] Repubblica italiana (2024), “DECRETO-LEGGE 29 giugno 2024, n. 89”, https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2024-06-29;89~art10!vig= (consultato in data 10 febbraio 2026).
[40] Repubblica italiana (2024), “Legge di Bilancio - previsioni di competenza e di cassa - 2025-2027”, https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2025-2027/APS_2025_LB.pdf (consultato in data 10 febbraio 2026).
[5] Repubblica italiana (2023), DECRETO-LEGGE 15 novembre 2023, n. 161 Disposizioni urgenti per il ’Piano Mattei’ per lo sviluppo in Stati del Continente africano, https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023-11-15;161!vig=2024-02-09 (consultato in data 11 febbraio 2026).
[39] Repubblica italiana (2022), Legge di Bilancio 2022, https://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/ID0016dvol2.pdf (consultato in data 8 febbraio 2026).
[60] Repubblica italiana (2015), “DECRETO 22 luglio 2015, n. 113: Regolamento recante: ’Statuto dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo’”, https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-07-30&atto.codiceRedazionale=15G00128 (consultato in data 10 febbraio 2026).
[12] Repubblica italiana (2014), “LEGGE 11 agosto 2014, n. 125 - Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”, https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-08-11;125 (consultato in data 10 febbraio 2026).
[118] S&P Global (2025), “Research Update: Italy Rating Raised To ’BBB+’ On External Buffers And Monetary Flexibility; Outlook Stable; ’A-2’ Rating Affirmed”, https://www.spglobal.com/ratings/en/regulatory/article/-/view/sourceId/13470624 (consultato in data 11 febbraio 2026).
[99] SACE (2025), Bilancio d’esercizio 2024, SACE SPA, https://www.sace.it/docs/default-source/gruppo-in-cifre/2024/sace-spa---bilancio-d-esercizio-e-consolidato-2024.pdf?sfvrsn=f279fab9_1 (consultato in data 11 febbraio 2026).
[100] SACE (2025), “SACE e il Piano Mattei per l’Africa”, https://www.sace.it/media/comunicati-e-news/dettaglio-news/sace-per-il-piano-mattei (consultato in data 11 febbraio 2026).
[38] Senato della Repubblica (2025), Disegno di Legge: Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028, https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59654.
[90] Sgroi, D. et al. (2020), “Cultural Identity and Social Capital in Italy”, IZA Institute of Labor Economics Discussion Paper Series, https://docs.iza.org/dp13783.pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[101] SIMEST (2025), Bilancio e Relazioni d’esercizio 2024, SIMEST SpA, https://www.simest.it/app/uploads/2025/05/Bilancio_Simest-2024_ITA_pagine-distese.pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[67] Simonelli, F. (2025), “The Mattei Plan One Year On”, IAI Istituto Affari Internazionali, https://www.iai.it/it/pubblicazioni/c05/mattei-plan-one-year (consultato in data 11 febbraio 2026).
[18] SIPRI (2025), “Trends in World Military Expenditure, 2024”, SIPRI Fact Sheet, https://www.sipri.org/sites/default/files/2025-04/2504_fs_milex_2024.pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[92] UNDP (n.d.), “UNDP-IOM Joint Global Programme on Mainstreaming Migration into National Strategies”, Issue Brief, https://www.undp.org/sites/g/files/zskgke326/files/publications/Issue%20Brief%20UNDP-IOM%20Joint%20Programme%20on%20Mainstreaming%20Migration%20into%20National%20Strategies.pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[82] UNHCR (2025), Operational Data Portal - Ethiopia, https://data.unhcr.org/en/country/eth (consultato in data 8 febbraio 2026).
[106] UNIDO (2016), Networking small enterprises in Ethiopia’s leather sector, https://www.unido.org/sites/default/files/2016-04/CLUSTERS_ethiopia_leather_sectorpdf_0.pdf (consultato in data 11 febbraio 2026).
[54] United Nations (2025), “Sevilla Platform for Action”, 4th International Conference on Financing for Development, https://financing.desa.un.org/ffd4/sevilla-platform-action?_gl=1*1n25epd*_ga*MjE0MDA2NzQ0My4xNzY0NjAwNTU0*_ga_TK9BQL5X7Z*czE3NjQ2MDA1NTQkbzEkZzEkdDE3NjQ2MDA1NjUkajQ5JGwwJGgw (consultato in data 11 febbraio 2026).
[44] World Bank (2025), “Debt & Fiscal Risks Toolkit: Debt Sustainability Analysis (DSA)”, https://www.worldbank.org/en/programs/debt-toolkit/dsa (consultato in data 11 febbraio 2026).
[75] World Bank Group (2023), “World Development Report 2023: Migrants, Refugees, and Societies”, https://www.worldbank.org/en/publication/wdr2023 (consultato in data 11 febbraio 2026).
[70] Zupi, M. (2025), From Strategy to Results: Lessons from the 2025 Fact-Checking Review and Operational Recommendations: An evidence-based review of Italy’s 2025 DGCS self-assessment, Centro Studi di Politica Internazionali (CeSPI).
Note
Copy link to Note← 1. A partire dal 2023, i costi per i rifugiati nel Paese donatore sono stati contabilizzati nell'ambito del MAECI.
← 2. Oltre all'AICS, anche le autorità locali, altre amministrazioni pubbliche, università e istituti di ricerca realizzano progetti bilaterali finanziati con risorse proprie o tramite l'UE.
← 3. Il Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo eroga prestiti concessionali a governi, enti pubblici e istituzioni finanziarie internazionali (IFI), oltre a strumenti finanziari dedicati a sostegno dello sviluppo del settore privato.
← 4. CDP può utilizzare le risorse private del Conto Separato (ai sensi dell'articolo 22 della Legge 125/2014), denominate anche "risorse proprie" di CDP o "risorse di cui all'articolo 22", previo parere favorevole del Comitato Congiunto sull'iniziativa di sviluppo.
← 5. Nel 2024, l'APS globale ammontava complessivamente a 212 miliardi di USD, pari al 7,8 % della spesa militare mondiale (2 700 miliardi di USD).
← 6. Tra questi figurano Burkina Faso, Ciad, Eritrea, Etiopia, Guinea, Malawi, Mali, Mauritania, Mozambico, Niger, Senegal, Somalia, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia.
← 7. L'indicatore "APS pro capite tra le persone in condizioni di estrema povertà" calcola l'importo dell'APS che spetterebbe a ciascuna persona in situazione di povertà estrema se l'importo totale dell'APS fosse ripartito equamente tra tutti coloro che vivono in tale condizione. Questo indicatore non tiene conto di come l'APS sia stato effettivamente destinato ai più indigenti all'interno dei vari Paesi; si tratta di un esercizio teorico volto a verificare in che misura lo stanziamento complessivo dell'APS sia in linea con i livelli di povertà. L'aiuto pro capite per queste persone è calcolato dividendo l'APS netto (bilaterale e multilaterale imputato) per la popolazione in estrema povertà di ciascun Paese. Le medie del gruppo sono ottenute sulla base di una media ponderata dell'aiuto pro capite destinato alle persone in condizioni di estrema povertà e del numero di individui in tale condizione per ciascun Paese del gruppo. Per ulteriori informazioni su questo indicatore, consultare il seguente sito web: https://www.oecd.org/en/publications/development-co-operation-report-2024_357b63f7-en/full-report/poverty-and-inequalities-focus-of-official-development-assistance-and-its-measurement_07565563.html#chapter-d1e16882-1c04ca6d6d.
← 8. Ciò equivale a una media annua di 507,3 milioni di USD di APS bilaterale assegnabile verificato a sostegno dell'uguaglianza di genere. L'Italia verifica il 70 % delle attività di APS bilaterale assegnabile in base all'indicatore sulla politica per l'uguaglianza di genere del DAC e potrebbe ampliare tale impegno.
← 9. Per il 2025, il Decreto Missioni prevede una linea di bilancio di 251 milioni di EUR, di cui 243 milioni destinati specificatamente a iniziative di cooperazione volte a sostenere le comunità colpite da crisi, promuovere la stabilizzazione istituzionale e prevenire l'insorgere di nuovi conflitti, mentre 8 milioni sono riservati ad attività di sminamento umanitario. Il bilancio per il 2025 è pari a quello del 2024 e prevede 90 milioni di EUR per l'Africa (Etiopia, Somalia, Sudan, Burkina Faso, Mali, Niger, Mauritania e Paesi limitrofi, nonché Libia, Egitto e Tunisia), 84 milioni di EUR per il Medio Oriente (Cisgiordania e Striscia di Gaza, e Libano), 12 milioni di EUR per l'Asia (Afghanistan, Myanmar, Bangladesh) e 57 milioni di EUR per l'Europa (Ucraina, Moldova, Albania, Bosnia-Erzegovina e Albania). La quota principale del Decreto Missioni, pari a 1 465 miliardi di EUR per il 2026 e 1,57 miliardi di EUR per il 2027, non rientra nell'ambito dell'APS ed è legata al dispiegamento di personale militare italiano per le operazioni dell'Unione europea, dell'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e delle Nazioni Unite, nonché all'addestramento militare e alla sicurezza in Libia, Tunisia, Niger, Burkina Faso, Gibuti, Somalia e Mozambico.
← 10. Ad esempio, cooperazione decentrata da parte di regioni e comuni, università e stanziamenti come l'"8 per mille", in base ai quali i contribuenti italiani devolvono obbligatoriamente lo 0,8 % della loro dichiarazione annuale dei redditi a una religione organizzata riconosciuta dallo Stato italiano o, in alternativa, a un sistema di assistenza sociale gestito dallo stesso.
← 11. L'Italia registra un andamento analogo per quanto riguarda l'impegno medio per progetto del MAECI-DGCS/AICS, che è aumentato del 68 % dal 2020 al 2024 (passando da 882 463 EUR a 2,7 milioni di EUR).
← 12. Si noti che il 2023 include anche un prestito APS concesso da SACE.
← 13. Cfr. https://www.governo.it/it/articolo/incontro-bilaterale-con-primo-ministro-etiope-abiy-ahmed/29342 per il comunicato stampa sulla firma della Dichiarazione Congiunta tra Italia ed Etiopia.
← 14. I termini e le condizioni standard sono: tasso di interesse zero, periodi di grazia di oltre 20 anni e scadenze di 36-40 anni. Ad esempio, nel 2024 i prestiti concessi all'Etiopia sono stati erogati con un tasso di interesse dello 0 % e un periodo di grazia di 16 anni.
← 15. Cfr. l'annuncio del Presidente del Consiglio dei Ministri Meloni al Vertice Italia-Africa del 13 febbraio 2026 ad Addis Abeba, in Etiopia: https://www.reuters.com/sustainability/climate-energy/italian-pm-meloni-offers-climateshock-debt-suspension-african-states-2026-02-14/.
← 16. Gli uffici di CDP saranno ospitati negli stessi locali di SIMEST e SACE. SIMEST (Società italiana per le imprese all'estero SIMEST S.p.A) è la società del Gruppo CDP che sostiene l'espansione internazionale delle imprese italiane. SACE è un gruppo assicurativo e finanziario che svolge anche il ruolo di agenzia italiana di credito all'esportazione.
← 17. L'analisi di similarità del coseno è calcolata sulla base dell'APS bilaterale complessivo nel periodo 2022-2023 (compreso il contributo del settore privato ammissibile all'APS) e fornisce un punteggio compreso tra 0 e 1, dove 0 indica una similarità bassa mentre 1 indica una similarità elevata. Le agenzie confrontate sono state l'AICS e CDP, con particolare attenzione ai beneficiari e ai settori. Nella similarità coseno geografica, l'Italia ottiene un punteggio di 0,08, mentre nella similarità tematica il punteggio è 0,16.
← 18. Il 2023 è stato un anno particolare, in quanto l'attuale Governo si è insediato nell'ottobre 2022. Di conseguenza, il Comitato Congiunto non ha potuto riunirsi tra settembre 2022 e gennaio 2023, impedendo l'approvazione di iniziative; solo il direttore dell'AICS ha approvato alcuni nuovi progetti. Questa situazione ha avuto un impatto sui tassi di esecuzione del bilancio per buona parte del 2023. Dagli approfondimenti è emerso che la bassa esecuzione del bilancio può dipendere da diversi fattori, sia interni alle procedure di cooperazione allo sviluppo dell'Italia che esterni, quali la sottoscrizione di accordi intergovernativi in fase di approvazione e i ritardi nell'attuazione dei progetti, dovuti ai cambiamenti nel contesto socio-politico e al tempo impiegato per coinvolgere e coordinarsi con i soggetti interessati.
← 19. Gli uffici esteri sono invitati a fornire un parere in merito alla sicurezza e a qualsiasi altra questione delicata relativa alle proposte.
← 20. Cfr. l'articolo 17, comma 6, della Legge 125/2014: "Ferma restando la sua autonomia decisionale di spesa entro un limite massimo di due milioni di euro, il direttore dell'Agenzia adotta un regolamento interno di contabilità, approvato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, conforme ai principi civilistici e rispondente alle esigenze di efficienza, efficacia, trasparenza e speditezza dell'azione amministrativa e della gestione contabile nonché coerente con le regole adottate dall'Unione europea" (https://www.normattiva.it/esporta/attoCompleto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-08-28&atto.codiceRedazionale=14G00130).
← 21. Cfr. l'articolo 10, comma 4, della Convenzione MAECI/AICS: "L'Agenzia condivide previamente con la DGCS la documentazione relativa alle iniziative bilaterali di importo fino due milioni di euro, previste dalla programmazione annuale, che saranno deliberate dal Direttore dell'Agenzia ai sensi dell'articolo 17, comma 6 della legge istitutiva. La documentazione sarà comprensiva di: i) uno schema di delibera; ii) una nota informativa firmata dal capo dell'ufficio dell'Agenzia; iii) una scheda di valutazione tecnico-economica corrispondente al modello di cui all'Allegato 1; iv) il documento di progetto, comprensivo di piano finanziario dettagliato per attività; v) nel caso di iniziative realizzate direttamente dal Paese partner, uno schema di accordo o di intesa con il Paese partner corrispondente al modello fornito dalla DGCS all'Agenzia; vi) nel caso di iniziative ex articolo 24 della legge istitutiva (Amministrazioni dello Stato, camere di commercio, università ed enti pubblici), uno schema di convenzione. La DGCS potrà formulare, entro il termine di 10 giorni lavorativi dalla ricezione della documentazione da parte dell'Agenzia, eventuali osservazioni sulle iniziative di cui al presente comma" (https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2025/08/convenzione_maeciaics_20252027_firmata_e_protocollata.pdf).
← 22. In alcuni casi, le funzioni di cooperazione allo sviluppo all'interno delle ambasciate sono rafforzate grazie ai "distacchi di breve durata" (da 3 mesi a 1 anno) del personale della DGCS dedicato a tempo pieno a questo ambito.
← 23. Cfr. l'articolo 14, comma 1, della Convenzione MAECI/AICS https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2025/08/convenzione_maeciaics_20252027_firmata_e_protocollata.pdf.
← 24. Tali contributi comprendendo sia i contributi al bilancio dell'UE contabilizzati come APS, sia quelli destinati al quadro finanziario pluriennale (QFP) della Commissione europea, come quello attualmente in fase di negoziazione per il periodo 2028-2034.
← 25. Finora, cinque programmi sono stati approvati dal Comitato Direttivo del Mattei Plan and Rome Process Financing Facility (Strumento di finanziamento del Piano Mattei e del Processo di Roma): in Etiopia, il Borana Resilient Water Development for Improved Livelihood Program (Programma Borana per lo sviluppo idrico resiliente a sostegno del miglioramento delle condizioni di vita); in Angola, il Lobito Integrated Economic Corridor (Corridoio economico integrato di Lobito) e l'Eastern Region Agricultural Value Chain Development Project (Progetto per lo sviluppo della catena del valore agricola nella regione orientale); in Kenya, l'eCooking Market Development Project (Progetto di sviluppo del mercato dell'eCooking); e, a livello regionale, il Technical Assistance Grant for the Promotion of Green Solutions and Strengthening Resilience (Sovvenzione per l'assistenza tecnica finalizzata alla promozione di soluzioni verdi e al rafforzamento della resilienza).
← 26. L'Italia ha finalizzato una sottoscrizione di 100 milioni di EUR in capitale ibrido emesso dalla Banca Mondiale, da versare in cinque tranche (20 milioni di EUR all'anno). Tali impegni vincolano un azionista a fornire una determinata somma di denaro alla BIRS nell'ambito dello strumento di capitale ibrido. Il capitale ibrido figura nel bilancio della Banca Mondiale. Quest'ultima può quindi utilizzare l'"iniezione di capitale" per finanziare un maggior numero di prestiti o per assumersi maggiori rischi a sostegno dei progetti di sviluppo nei Paesi più poveri o dei progetti aventi caratteristiche di beni pubblici globali (clima, salute, ecc.).
← 27. Nell'ambito del Global Hub, l'Italia metterà a disposizione le proprie competenze tecniche e parteciperà alle discussioni su come migliorare la realizzazione della conversione del debito. Con l'introduzione del Quadro Comune, la conversione del debito pubblico non è più molto diffusa e non è più prevista dagli accordi multilaterali. L'iniziativa italiana, definita come bilaterale, accorda ulteriori agevolazioni e margine di manovra fiscale ai Paesi che non intendono richiedere una riduzione del debito (per evitare di essere stigmatizzati), ma che hanno problemi di liquidità. Per ulteriori informazioni, consultare il seguente sito: https://www.worldbank.org/en/programs/debt-for-development-swap-knowledge-hub. La Banca d'Italia offre opportunità di scambio di conoscenze con le banche centrali e le autorità di vigilanza finanziaria dei Paesi in via di sviluppo. Maggiori informazioni sugli scambi di conoscenze e sui seminari/corsi di formazione sono disponibili sul seguente sito: https://www.bancaditalia.it/compiti/ricerca-economica/cooperazione-tecnica-internazionale/index.html.
← 28. A livello regionale, l'Africa subsahariana e il Medio Oriente emergono come le aree più frequentemente colpite, seguite da alcune parti dell'Asia meridionale. Poche agenzie individuano i Paesi ad alto reddito o le regioni meno colpite dalla crisi come principali aree interessate dai tagli ai finanziamenti, a conferma del fatto che le riduzioni sono maggiori laddove i bisogni umanitari e di sviluppo sono più acuti. Nei resoconti pubblici, Afghanistan, Bangladesh, Camerun, Repubblica Centrafricana, Nigeria, Cisgiordania e Striscia di Gaza, Sudan e Yemen sono ripetutamente indicati come Paesi e territori colpiti da una riduzione dei programmi e da carenze sproporzionate nei servizi.
← 29. Decreto ministeriale n. 113 del 22 luglio 2015, adottato ai sensi della Legge 125/2014.
← 30. Per ulteriori informazioni, consultare la disciplina delle missioni del personale dell'AICS: https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2024/10/Disciplina-delle-Missioni-del-Personale-AICS.pdf.
← 31. Cfr. https://view.officeapps.live.com/op/view.aspx?src=https%3A%2F%2Fwww.aics.gov.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2023%2F05%2FTOC-FINALE_DTPI-2021-2023-11.12.2023_eng.xlsx&wdOrigin=BROWSELINK.
← 32. Tra le priorità figurano anche i programmi multisettoriali o transfrontalieri e le iniziative dell'AICS con la società civile, le autorità locali e le organizzazioni profit.
← 33. Attualmente, i sistemi centrali sono costituiti dai seguenti moduli: 1) la piattaforma SIGOV, che funge da sistema di informazione aziendale per la gestione dei progetti. Tale piattaforma raccoglie dati sugli interventi di sviluppo, inclusi bilanci, spese, ubicazione geografica, ritardi nell'attuazione e fondi non utilizzati; 2) il sistema per la presentazione di rapporti NextBI, uno strumento di business intelligence e reporting che consente la diffusione di informazioni, dashboard e rapporti analitici, sia internamente all'organizzazione sia verso la DGCS. Infatti, quasi tutto il personale della DGCS è accreditato come utente nel sistema e i nuovi assunti vengono regolarmente formati al suo utilizzo per l'estrazione di dati e analisi; e 3) il portale OPENAID (https://openaid.aics.gov.it/), che offre al pubblico l'accesso ai dati a livello di progetto relativi agli interventi della DGCS/dell'AICS, compresa la disaggregazione geografica per Paese partner, in linea con gli standard in materia di open data e trasparenza.
← 34. Esiste una distinzione tra gli uffici locali dell'AICS e gli uffici o i presidi di progetto. Gli uffici locali dell'AICS sono strutture formali, guidate da un direttore, la cui apertura è autorizzata dal Comitato Congiunto, e responsabili di un'area geografica definita, che spesso copre più di un Paese. Gli uffici o i presidi di progetto sono strutture più flessibili, istituite con decisione del direttore dell'AICS, che fanno capo a un ufficio locale dell'Agenzia e sostengono le operazioni di sviluppo e di emergenza nei Paesi con accreditamento secondario. Tali presidi non rappresentano una fase preliminare all'istituzione di un ufficio locale, ma operano come filiali di uno già esistente.
← 35. Il calo temporaneo degli stanziamenti destinati all'Africa osservato nel 2022 costituisce un'eccezione a questa tendenza, poiché la distribuzione regionale dell'APS italiano riflette i cambiamenti globali in un periodo in cui risorse significative erano assorbite anche dai costi per l'accoglienza dei rifugiati provenienti dall'Ucraina nel Paese donatore.
← 36. Ad esempio, nel 2025, CIHEAM Bari ha avviato il programma relativo alla sostenibilità e all'innovazione nel settore agroalimentare italiano nell'ambito del Piano Mattei/dell'iniziativa AREA Africa per sostenere gli ecosistemi agroalimentari in Ghana, nella Repubblica del Congo e in Senegal, cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Nell'ambito di tale programma, CIHEAM Bari funge da partner tecnico e da organismo di attuazione per la componente pubblica, mentre BF (un partner privato italiano) promuove lo scambio di conoscenze e il rafforzamento dei legami con il mercato. Cfr.: https://www.iamb.ciheam.org/news-events/sustainability-and-innovation-in-the-italian-agrifood-sector-insights-from-apulia/.
← 37. Il progetto originario relativo al lago Boye ("Recupero ambientale e sviluppo sostenibile dell'area del Lago Boye nella Municipalità di Jimma", progetto 012838; sovvenzione di 6,5 milioni di EUR e prestito di 8,5 milioni di EUR) è stato approvato nel 2023, con i primi esborsi riportati nel CRS. Tuttavia, persistenti difficoltà negli appalti hanno impedito l'attuazione del progetto, tanto che nel maggio 2024 il Comitato Congiunto, a seguito di discussioni con le autorità etiopi durante una missione di sistema, ha revocato il progetto e avviato il recupero dei fondi erogati. Nel giugno 2024 è stato approvato un nuovo programma ("Programma di sostegno alla Repubblica Federale Democratica d'Etiopia per lo sviluppo ambientale e la green economy"; sovvenzione di 13,5 milioni di EUR e prestito di 11,5 milioni di EUR) come sostegno al bilancio settoriale.
← 38. Diversi Paesi membri del DAC impiegano consulenti diplomatici o di politica estera presso uffici di diretta collaborazione o gabinetti ministeriali al di fuori del Ministero degli Affari Esteri (in particolare in Francia e in alcuni Paesi nordici), solitamente con il compito di fornire consulenza ai ministri su questioni internazionali e di fungere da collegamento con il servizio diplomatico. Tuttavia, tali assetti sono spesso limitati al singolo gabinetto e non vengono sistematicamente resi pubblici né configurati come meccanismi di coordinamento a livello dell'intero Governo. In una prospettiva comparativa, spicca quindi il ricorso più strutturato e visibile pubblicamente da parte dell'Italia ai consulenti diplomatici dislocati nei vari ministeri competenti.
← 39. La Dichiarazione Congiunta 2023-2025 era accompagnata da un quadro di cooperazione italo-etiope che individuava e descriveva in dettaglio strategie settoriali, metodologie, obiettivi e programmi, definendone i rispettivi bilanci. Il bilancio complessivo ammontava a 140 milioni di EUR. Anche la Dichiarazione Congiunta 2026-2028 sarà sostenuta da un quadro di cooperazione italo-etiope e includerà accordi di cooperazione in settori specifici in collaborazione con ministeri competenti selezionati, ad esempio in materia di agricoltura con il Ministero italiano dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
← 40. Cfr. https://nairobi.aics.gov.it/wp-content/uploads/2025/09/Dichiarazione-Congiunta-PiP-ENG.pdf.
← 41. Cfr. https://dakar.aics.gov.it/wp-content/uploads/2024/01/AMB-DAKAR.-Comunicato-Programma-partenariato-Italia-Senegal-2024.pdf.
← 43. Cfr. anche il decreto-legge del Piano Mattei, articolo 1, paragrafo 2: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023-11-15;161!vig=2024-02-09.
← 44. Cfr. di seguito l'elenco dei protocolli d'intesa: https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/immigrazione/focus-on/cooperazione-internazionale/pagine/accordi-migrazione-lavoro.
← 45. Al fine di determinare le quote, la Presidenza del Consiglio dei Ministri si consulta con i Ministeri competenti (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell'Interno, Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e Ministero del Turismo). Per definire i flussi d'ingresso, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali conduce un'analisi del fabbisogno del mercato del lavoro, in consultazione con le organizzazioni nazionali dei lavoratori e dei datori di lavoro. Sulla base delle richieste presentate dai datori di lavoro, il Ministero del Lavoro assegna le quote alle varie province.
← 46. Cfr. https://www.ilo.org/it/resource/articolo/litalia-mette-disposizione-secoli-di-esperienza-favore-dei-settori-del.
← 47. Sono compresi i codici finalità 15136 (immigrazione), 15160 (diritti umani) e 15190 (facilitazione di una migrazione e mobilità ordinate, sicure, regolari e responsabili). Si noti che il codice finalità 15136 è di natura volontaria.
← 48. C'è stato un picco nel 2022 per i progetti in Libia, Moldavia, Sahel e Tunisia.
← 49. Il fatto che l'Italia abbia adottato il Patto globale non vincolante sui rifugiati nel 2018, ma non abbia approvato il Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, rispecchia le sensibilità politiche interne legate alla governance complessiva della migrazione.
← 51. Diversi comuni italiani, tra cui Torino, Firenze e Genova, hanno anche indicato agli asili comunali di non richiedere alcuna documentazione che attesti una residenza regolare.
← 53. Secondo l'autovalutazione dell'Italia, cinque associazioni della diaspora si sono già iscritte nel registro AICS delle OSC ammissibili e venti hanno ricevuto finanziamenti per progetti nei rispettivi Paesi di origine.
← 54. Il sostegno al rimpatrio volontario dei richiedenti asilo e dei rifugiati entro i primi 12 mesi è ammissibile all'APS, compresa l'assistenza pre-partenza per il rimpatrio e la reintegrazione. Al contrario, i costi per i rimpatri forzati, il rimpatrio dei richiedenti asilo respinti e il rimpatrio dei migranti non sono ammissibili all'APS. Analogamente, i costi per il rimpatrio volontario dei rifugiati dopo i primi 12 mesi non sono ammissibili all'APS. Cfr. le norme di rendicontazione dei costi per i rifugiati nel Paese donatore previste dalle direttive di rendicontazione statistica (DCD/DAC(2024)40/FINAL), paragrafi 107-117, nonché il caso 10 (https://www.oecd.org/en/publications/oda-and-non-oda-eligible-activities_5b102172-en/voluntary-return-assistance-for-persons-who-have-received-an-obligation-to-leave-the-french-territory_dbc31b8d-en.html) nel kit di strumenti online. Cfr. anche la pagina web sui costi per i rifugiati nel Paese donatore nell'APS (https://www.oecd.org/en/topics/sub-issues/oda-eligibility-and-conditions/in-donor-refugee-costs-in-official-development-assistance-oda.html).
← 55. A decorrere dal 1° gennaio 2025, tutte le domande di riconoscimento della cittadinanza italiana presentate da persone di maggiore età sono soggette a un contributo di istruttoria pari a 600 EUR.
← 56. Il coinvolgimento del settore privato si riferisce ad attività volte a coinvolgere il settore privato (compreso il settore privato italiano) al fine di conseguire risultati di sviluppo. Cfr. la Peer Review della Svizzera al DAC per una definizione più dettagliata del coinvolgimento del settore privato: https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/05/oecd-development-co-operation-peer-reviews-switzerland-2025_49f6928f/b83b7007-en.pdf.
← 57. La mobilitazione dei finanziamenti privati si riferisce al nesso causale tra i finanziamenti privati resi disponibili per uno specifico progetto e un intervento di sviluppo ufficiale. (DCD/DAC/STAT(2025)25/REV1).
← 58. Il Bando Profit è stato il primo strumento utilizzato dall'AICS per coinvolgere il settore pubblico nella cooperazione allo sviluppo internazionale mediante finanziamenti e cofinanziamenti. Nell'arco di tre edizioni (nel 2017, 2018 e 2019), il programma ha finanziato 42 iniziative imprenditoriali per un valore totale di 13,2 milioni di EUR (cfr. https://www.aics.gov.it/settori-di-intervento/osc-profit-ed-enti-territoriali/area-imprese/). In tal modo, ha inoltre contribuito a incrementare la consapevolezza del ruolo del settore privato e delle opportunità per lo stesso. Ciononostante, il programma ha incontrato notevoli criticità, con il conseguente stanziamento solo parziale delle risorse finanziarie e la successiva interruzione del programma. Le sfide sono riconducibili alla difficoltà della procedura di accesso e alla complessità del processo di appalto pubblico adottato dall'AICS (https://www.corteconti.it/Download?id=67da398d-caeb-4e98-ba72-ed3b59023b24). La scarsa domanda da parte del settore privato è stata inoltre parzialmente attribuita agli importi contenuti: i finanziamenti concessi dall'AICS alle singole imprese erano limitati a 200 000 EUR nell'arco di tre anni ai sensi del regolamento de minimis dell'Unione europea.
← 59. La prima transazione è stata un prestito a Mista S.p.A. per sottoscrivere un aumento di capitale nella propria controllata tunisina al fine di ampliare la capacità produttiva. Per ulteriori informazioni, si rimanda alla delibera del Comitato Congiunto disponibile al seguente sito: https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/06/Elenco-Numerato-Delibere-con-Testi-III-Riunione-2025.pdf.
← 60. Ciò è stato fornito nell'ambito del quadro Joint European Financiers for International Cooperation (JEFIC) (Finanziatori europei congiunti per la cooperazione internazionale); l'Agence Française de Développement (Agenzia francese di sviluppo) ha inoltre fornito un prestito dello stesso importo. Per ulteriori informazioni, consultare il seguente sito: https://www.afd.fr/en/actualites/communique-de-presse/tskb-signed-new-loan-agreements-amounting-100-million-euros-afd-and-cdp-manager-italian-climate-fund-support-post-earthquake-green-economic-recovery-turkiye.
← 61. Le attività realizzate nell'ambito del Piano Mattei hanno contribuito al continuo e crescente coinvolgimento della Società finanziaria internazionale (IFC) con le imprese italiane, al punto che è stata presa la decisione di stabilire un ufficio IFC a Roma nel corso del 2025.
← 62. In tale contesto, il Fondo Italiano per il Clima è stato oggetto di critiche per aver operato a vantaggio di multinazionali quali la controllata kenyota di Eni, anziché di progetti che contribuiscono più direttamente allo sviluppo sostenibile in Africa. Ulteriori informazioni sono disponibili al seguente sito: https://www.renewablematter.eu/fondo-italiano-per-il-clima-come-italia-sta-davvero-contribuendo.
← 63. Ad oggi, il FIC è stato impiegato per apportare equity a diversi fondi a sostegno del settore privato. L'Alliance for Green Infrastructure in Africa (AGIA, Alleanza per le infrastrutture verdi in Africa), avviata dalla Banca Africana di Sviluppo in partenariato con l'Unione africana, Africa50 e altri partner, si propone di sviluppare e finanziare un portafoglio di progetti infrastrutturali verdi in Africa (cfr. https://www.afdb.org/en/topics-and-sectors/initiatives-and-partnerships/alliance-green-infrastructure-africa,). L'Italia ha approvato preliminarmente impegni per 35,3 milioni di EUR da destinare al Fondo di sviluppo del progetto AGIA, che finanzierà la prime fasi del ciclo di vita dei progetti di infrastrutture sostenibili. Analogamente, è stato approvato preliminarmente lo stanziamento di 30,7 milioni di EUR per l'Infrastructure Climate Resilient Fund (Fondo per infrastrutture resilienti al clima), che intende promuovere gli investimenti nei progetti infrastrutturali sostenibili e resilienti al clima in Africa.
← 64. La garanzia è emessa direttamente dal MEF. Il Comitato tecnico del FIC dà il via libera all'emissione della garanzia da parte del MEF, per mantenere un adeguato livello di coordinamento tra le iniziative del Piano Mattei.
← 65. Nell'ambito di Plafond Africa, è stata approvata una prima transazione di 110 milioni di EUR a favore del progetto Amea Abydos II in Egitto, e un'ulteriore transazione di 50 milioni di EUR a favore del Gruppo ETC (Maurizio), allo scopo di favorire la riqualificazione degli impianti industriali e la modernizzazione delle relative catene di approvvigionamento nei Paesi d'intervento del Piano Mattei in Africa.
← 66. Nel 2025, la Banca Mondiale e CDP hanno sottoscritto un accordo quadro di cofinanziamento finalizzato a promuovere lo sviluppo sostenibile in Africa in molteplici settori prioritari. Nel 2025, CDP ha inoltre sottoscritto un accordo quadro di cofinanziamento con la Banca Asiatica di Sviluppo, al fine di avvalersi di modalità di finanziamento predefinite per sostenere progetti strategici in Asia e nel Pacifico. Nel 2025, l'Italia ha sottoscritto il Multilateral Special Fund for the Mattei Plan for Africa and the Rome Process on Migration (Fondo multilaterale speciale per il Piano Mattei per l'Africa e il Processo di Roma sulla migrazione): si tratta di un fondo fiduciario multi-donatore per investimenti ad alto impatto in linea con gli obiettivi climatici in Africa. L'Italia ha stanziato 140 milioni di EUR, a cui si sono aggiunti 25 milioni di USD stanziati dagli Emirati Arabi Uniti (EAU). Nell'ambito dell'Italy-Africa Co-financing and Trust Fund Framework Agreement (Accordo quadro Italia-Africa di cofinanziamento e fondo fiduciario), ancora in fase di finalizzazione, l'Italia ha impegnato 142 milioni di EUR in prestiti altamente concessionali e contributi a fondo perduto, per portare avanti priorità condivise dell'Italia e del Gruppo Banca Africana di Sviluppo (cfr. https://www.afdb.org/en/news-and-events/joint-press-statement-between-italy-and-african-development-bank-group-g7-heads-state-and-government-summit-71929,) e (DCD/DAC/AR(2026)1/12). Nel 2024,l'Italia ha inoltre sottoscritto un accordo quadro con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) per portare avanti iniziative in aree di interesse comune, con una particolare attenzione all'Africa (cfr. https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2024/02/tajani-firma-di-accordi-per-il-sostegno-dellitalia-al-settore-energetico-dellucraina/). A gennaio 2025, SACE e la Banca Araba per lo Sviluppo Economico in Africa (BADEA) hanno sottoscritto un accordo strategico per cooperare nel contesto del Piano Mattei, in particolare in materia di scambio di informazioni, conoscenze, competenze e risorse (cfr. https://www.sace.it/media/comunicati-e-news/dettaglio-comunicato/sace-e-badea-firmano-un-protocollo-d'intesa-per-sostenere-iniziative-in-africa-nell'ambito-del-piano-mattei).
← 67. Sia CDP che la Banca Africana di Sviluppo hanno impegnato nei confronti della GRAf, su base non vincolante, fino a 200 milioni di EUR da erogare in fondi operanti a livello locale, con l'intenzione di catalizzare un importo massimo aggregato di 750 milioni di EUR nell'arco di cinque anni. Cfr. (DCD/DAC/AR(2026)1/12) e https://www.governo.it/it/articolo/growth-and-resilience-africa-fund-la-nota-di-palazzo-chigi/26330).
← 68. Il settore privato italiano è coinvolto nelle seguenti iniziative faro del programma Global Gateway dell'UE: Medlink: https://international-partnerships.ec.europa.eu/policies/global-gateway/medlink-decarbonizing-north-africa-and-eu-energy-sector_en?prefLang=it; the SouthH2Corridor (Corridoio Sud Idrogeno): https://international-partnerships.ec.europa.eu/policies/global-gateway/southern-hydrogen-corridor-connecting-north-africa-italy-austria-and-germany_en?prefLang=it; il Corridoio digitale UE-Africa-India: https://international-partnerships.ec.europa.eu/policies/global-gateway/eu-africa-india-digital-corridor_en?prefLang=it; il progetto denominato "Enhancing the Central American Electricity Market for Regional Integration" ("Valorizzare il mercato dell'elettricità dell'America Centrale per l'integrazione regionale"): https://international-partnerships.ec.europa.eu/policies/global-gateway/enhancing-central-american-electricity-market-regional-integration_en?prefLang=it; il progetto su "Sustainable coffee: strengthening value chain and climate resilience in Africa" ("Caffè sostenibile: rafforzare la catena del valore e la resilienza climatica in Africa"): https://international-partnerships.ec.europa.eu/policies/global-gateway/sustainable-coffee-strengthening-value-chain-and-climate-resilience-africa_en?prefLang=it.
← 69. In occasione della Conferenza per la Ripresa dell'Ucraina 2025, il Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano ha inoltre annunciato uno stanziamento di 50 milioni di EUR a sostegno dell'acquisto di beni e servizi per la ricostruzione dell'Ucraina, e un contributo a fondo perduto pari a 100 milioni di EUR a favore del programma Economic Resilience Action (ERA, Azione per la resilienza economica) della Società finanziaria internazionale (IFC). Cfr. https://www.mef.gov.it/inevidenza/Giorgetti-dal-Mef-150-milioni-allUcraina-escluso-da-ricostruzione-chi-ha-fatto-affari-in-Russia/.