16. Le proiezioni attuali si basano sull'ipotesi tecnica che, a partire dal 20 marzo, i prezzi dell'energia evolvano in linea con i prezzi del petrolio e del gas sui mercati a termine. Nel 2026 i prezzi del petrolio Brent e del gas naturale TTF sono rispettivamente circa il 40 % e il 60 % più elevati rispetto a quanto ipotizzato nelle proiezioni delle Prospettive economiche dell'OCSE di dicembre 2025; il divario si riduce gradualmente con il progressivo attenuarsi dell'impennata dei prezzi nel breve termine. Pertanto, l'inflazione complessiva registrerà un forte aumento sul breve termine, ma le pressioni inflazionistiche aggiuntive dovrebbero essere contenute nel 2027, a condizione che le aspettative di inflazione rimangano ben ancorate. Si ipotizza inoltre che le aliquote effettive dei dazi sulle importazioni negli Stati Uniti rimangano ai livelli vigenti all'inizio di marzo per il resto del periodo 2026-2027.
17. L'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia sarà avvertito in modo diverso nei vari Paesi, a seconda che siano importatori o esportatori netti di energia e dell'intensità energetica complessiva della produzione interna. Prezzi dell'energia più elevati rafforzeranno i termini di scambio e la crescita dei redditi nei Paesi esportatori netti di energia, mentre accadrà il contrario per i Paesi importatori netti di energia, in particolare per quelli con livelli relativamente bassi di scorte energetiche. Nel corso del 2026, lo shock energetico diventa un fattore sempre più importante; secondo le proiezioni attuali, la crescita mondiale nel corso dell'anno sarà inferiore a quanto previsto in precedenza.
18. Nelle economie avanzate del G20, le proiezioni indicano un indebolimento della crescita nel breve termine, seguito da un graduale recupero durante l'intero 2027. Negli Stati Uniti, il forte slancio della crescita nel primo trimestre del 2026 dovrebbe essere compensato da un rallentamento della spesa dei consumatori, dovuto alla combinazione della diminuzione del potere d'acquisto, di una crescita più debole della forza lavoro e dell'esaurimento dei risparmi delle famiglie. Pertanto, la crescita annua del PIL dovrebbe rallentare, passando dal 2,0 % di quest'anno all'1,7 % nel 2027. In Canada, la crescita dovrebbe scendere all'1,2 % nel 2026, per poi risalire gradualmente all'1,7 % nel 2027, quando l'aumento dei consumi privati e degli investimenti pubblici compenserà abbondantemente la persistente debolezza della crescita degli investimenti delle imprese. Negli Stati Uniti e in Canada, prezzi dell'energia più elevati potrebbero incentivare una maggiore produzione interna di energia, nonostante la perdurante incertezza geopolitica e delle politiche pubbliche.
19. Secondo le previsioni, nella zona euro la crescita calerà dall'1,4 % nel 2025 allo 0,8 % nel 2026, man mano che i prezzi più elevati dell'energia si ripercuoteranno sull'attività economica, per poi risalire all'1,2 % nel 2027. Mentre in Germania l'espansione fiscale sosterrà la crescita, in particolare nel 2027, una politica fiscale più restrittiva rappresenterà un freno in Italia e in Francia. Analogamente, nel Regno Unito si prevede che l'inasprimento fiscale pianificato e i prezzi più elevati dell'energia mantengano la crescita contenuta, anche se l'impatto sarà attenuato dall'abbassamento dei tassi di riferimento il prossimo anno, e la crescita del PIL aumenterà dallo 0,7 % nel 2026 all'1,3 % nel 2027. In Giappone, gli investimenti delle imprese saranno sostenuti da solidi profitti aziendali e da sussidi pubblici, e le nuove misure fiscali contribuiranno alla domanda finale, in particolare nel 2026. Tali fattori positivi saranno compensati dall'aumento del costo delle importazioni di energia, con una crescita che dovrebbe diminuire leggermente, passando dall'1,2 % registrato nel 2025 allo 0,9 % tanto nel 2026 quanto nel 2027.
20. La crescita economica nelle economie emergenti del G20 è prevista in lieve rallentamento, principalmente a causa di un ridimensionamento della crescita in Cina e in India. In Cina, si prevede che la crescita rallenti, passando dal 5,0 % nel 2025 al 4,4 % nel 2026 e al 4,3 % nel 2027, per effetto della conclusione dei sussidi governativi ai consumatori, dell'aumento dei prezzi delle importazioni di energia, dell'aggiustamento in corso nel settore immobiliare e dell'indebolimento della crescita degli investimenti a seguito delle misure anti-involuzione. Tuttavia, questi fattori dovrebbero essere parzialmente compensati da una serie di nuovi progetti infrastrutturali e dalla recente riduzione dell'aliquota effettiva dei dazi sulle importazioni negli Stati Uniti. Analogamente, il calo dei dazi dovrebbe sostenere la crescita in India, anche se il razionamento del gas perturberà alcune attività di produzione e il sostegno fiscale dovrebbe esaurirsi: la crescita dovrebbe rallentare, passando dal 7,6 % nell'anno fiscale 2025-2026 al 6,1 % nell'anno fiscale 2026-2027 e al 6,4 % nell'anno fiscale 2027-2028. In Indonesia, la crescita dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile, in quanto il recente stimolo fiscale sostiene la crescita dei consumi privati. Nel 2027 l'allentamento della politica monetaria dovrebbe offrire un certo sostegno alla crescita in diverse economie emergenti del G20, una volta che l'inflazione sarà più contenuta, in particolare in Brasile, Messico, Sudafrica e Turchia.
21. L'inflazione aggregata dei prezzi al consumo per i Paesi del G20 sarà notevolmente superiore rispetto a quanto previsto in precedenza per il 2026, soprattutto a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia a livello mondiale. Secondo le previsioni attuali, nei Paesi del G20 l'inflazione complessiva dovrebbe salire, passando dal 3,4 % registrato nel 2025 al 4,0 % nel 2026, per poi attenuarsi al 2,7 % nel 2027. Nelle economie avanzate del G20, l'inflazione complessiva dovrebbe aumentare, passando dal 2,5 % registrato nel 2025 al 3,5 % nel 2026, per poi scendere all'1,9 % nel 2027, mentre l'inflazione di fondo dovrebbe attestarsi al 2,6 % nel 2026, prima di attenuarsi al 2,3 % nel 2027. Negli Stati Uniti, l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia sull'inflazione compenserà ampiamente l'effetto della diminuzione delle aliquote effettive dei dazi sulle importazioni, in particolare tenendo conto del fatto che gli incrementi iniziali delle aliquote dei dazi a partire dalla prima metà del 2025 si sono trasmessi solo parzialmente sui prezzi al consumo. Di conseguenza, l'inflazione complessiva prevista per gli Stati Uniti nel 2026 è stata rivista al rialzo di 1,2 punti percentuali nel 2026: secondo l'attuale previsione, l'inflazione passerà dal 2,6 % nel 2025 al 4,2 % nel 2026, prima di scendere all'1,6 % nel 2027. Nella zona euro e in Giappone, l'aumento dei prezzi dell'energia dovrebbe anche tradursi in maggiori pressioni sui prezzi nel breve termine, ma l'inflazione complessiva dovrebbe comunque riallinearsi agli obiettivi delle banche centrali nel 2027.
22. Nelle economie emergenti del G20, l'inflazione complessiva dovrebbe aumentare, passando dal 4,1 % registrato nel 2025 al 4,4 % nel 2026, per poi scendere al 3,3 % nel 2027. In India, l'attenuarsi dell'impatto deflazionistico degli shock passati in termini di riduzione dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia sarà esacerbato dalla recente impennata dei prezzi mondiali dell'energia, che comporterà un aumento dell'inflazione, passando dal 2,0 % nell'anno fiscale 2025-2026 al 5,1 % nell'anno fiscale 2026-2027 e al 4,1 % nell'anno fiscale 2027-2028. L'inflazione in Cina è attesa in aumento rispetto agli attuali livelli molto bassi, man mano che i prezzi dell'energia più elevati si trasmetteranno all'economia e la capacità produttiva inutilizzata si ridurrà: si prevede che l'inflazione complessiva passerà da - 0,1 % nel 2025 all'1,3 % nel 2026 e all'1,1 % nel 2027. È prevista un'ulteriore disinflazione in Argentina e in Turchia, malgrado le pressioni derivanti dai costi dell'energia e dei fertilizzanti; nel 2027 si prevede inoltre un rallentamento dell'inflazione in diverse altre economie emergenti, tra cui Brasile, Indonesia, Messico e Sudafrica.