- Punti salienti
- Carenza di insegnanti
- I risultati delle istituzioni educative e gli effetti dell'apprendimento
- Accesso all'istruzione, partecipazione e progressi
- Risorse finanziarie investite nell'istruzione
- Insegnanti, ambienti di apprendimento e organizzazione degli istituti scolastici
- Ulteriori informazioni
Table of contents
La presente Scheda Paese del Rapporto Uno sguardo sull'istruzione 2026 fornisce una panoramica delle caratteristiche chiave del sistema di istruzione in Italia. In linea con il tema principale affrontato dall'edizione di quest'anno, essa pone l'accento sugli indicatori tratti dal Capitolo relativo alla carenza di insegnanti, coprendo al contempo anche altri ambiti del sistema di istruzione. I dati contenuti nella presente Scheda si riferiscono all'ultimo anno disponibile. Per le note e gli anni di riferimento si rimanda alle tabelle corrispondenti contenute nella pubblicazione Uno sguardo sull'istruzione 2026.
Punti salienti
Copy link to Punti salientiI giovani che abbandonano precocemente l'istruzione sono maggiormente esposti al rischio di conseguire bassi livelli di istruzione e di ottenere risultati sfavorevoli nel mercato del lavoro in età adulta. L'Italia ha compiuto progressi significativi nella riduzione della quota di giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) e della quota di giovani adulti con bassi livelli di istruzione. Tra il 2015 e il 2025, in Italia la quota di NEET tra i 18 e i 24 anni è diminuita dal 30 % al 16 %, mentre la quota di persone tra i 25 e i 34 anni prive di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado è scesa dal 26 % al 19 %.
Il vantaggio retributivo associato all'istruzione terziaria in Italia è inferiore alla media OCSE: i lavoratori a tempo pieno occupati per l'intero anno con un titolo di istruzione terziaria percepiscono retribuzioni superiori del 35 % rispetto a coloro che possiedono un titolo di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria, a fronte di una media del 54 % nella zona OCSE.
Le medie nazionali possono celare differenze considerevoli negli esiti raggiunti nell'istruzione e sul mercato del lavoro all'interno dei singoli Paesi. In Italia, gli esiti formativi e occupazionali presentano marcate differenze a livello regionale. La quota di adulti con istruzione terziaria varia dal 17 % della Sicilia al 29 % del Lazio. Inoltre, l'Italia registra il più ampio divario regionale nei tassi di occupazione tra le regioni con il più alto e il più basso tasso di impiego, sebbene tale divario si riduca per i livelli di istruzione più alti.
La partecipazione all'educazione e cura della prima infanzia (ECEC) è diffusa in tutti i Paesi OCSE, in particolare a partire dai tre anni di età. In Italia la partecipazione è elevata: il 94 % dei bambini di età compresa tra i 3 anni e l'età di ingresso nella scuola primaria è iscritto a servizi di ECEC, rispetto a una media OCSE del 90 %.
Il conseguimento del diploma di istruzione secondaria di secondo grado rappresenta una tappa fondamentale nel percorso formativo degli studenti. In Italia, l'84 % dei nuovi iscritti all'istruzione secondaria di secondo grado consegue un titolo in un percorso liceale o professionale entro due anni dalla fine teorica del percorso di studi, un valore sostanzialmente in linea con la media dei Paesi OCSE e dei Paesi partner (85 %).
La spesa pubblica per l'istruzione, dal livello primario fino all'istruzione post-secondaria non terziaria, è diminuita in Italia dal 2,8 % al 2,7 % del PIL tra il 2015 e il 2023 (media OCSE: 3,2 % nel 2015 e 3,1 % nel 2023). Nello stesso periodo, la spesa per l'istruzione terziaria è invece aumentata dallo 0,8 % allo 0,9 % del PIL (media OCSE: 1,2 % nel 2015 e 1,1 % nel 2023).
L'Italia presenta una quota relativamente elevata di insegnanti provenienti da un'altra carriera professionale: il 14,9 % degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado ha intrapreso l'insegnamento dopo aver svolto un'altra attività lavorativa, rispetto a una media OCSE pari all'8,4 %. Inoltre, il corpo docente italiano è relativamente anziano: nel 2024, il 36 % degli insegnanti della scuola secondaria aveva almeno 55 anni (una quota comunque in calo rispetto al 46 % registrato nel 2015) a fronte di una media del 25% nei Paesi con dati disponibili.
L'offerta di stipendi competitivi può svolgere un ruolo importante nell'attrarre e trattenere insegnanti qualificati. In Italia, gli insegnanti percepiscono stipendi notevolmente inferiori rispetto agli altri lavoratori con istruzione terziaria: gli insegnanti della scuola dell'infanzia guadagnano in media il 36 % in meno, mentre quelli della scuola secondaria di primo grado il 33 % in meno. Tuttavia, l'Italia ha recentemente adottato misure volte ad aumentare gli stipendi degli insegnanti.
Carenza di insegnanti
Copy link to Carenza di insegnantiL'assunzione di insegnanti provenienti da altre esperienze professionali rappresenta una strategia diffusa per far fronte alla carenza di insegnanti e contribuisce a diversificare il profilo del personale docente. Secondo l'Indagine internazionale dell'OCSE sull'insegnamento e l'apprendimento (TALIS) 2024, in media nei Paesi OCSE l'8,4 % degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado è costituito da insegnanti provenienti da altre professioni; in Italia tale quota raggiunge il 14,9 % del totale degli insegnanti (Tabella 5).
Sempre secondo TALIS 2024, in media nella zona OCSE una larga maggioranza degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado (68,4 %) si dichiara soddisfatta delle proprie condizioni di impiego, ad esclusione degli aspetti retributivi. La quota di insegnanti soddisfatti del proprio stipendio risulta invece decisamente inferiore, attestandosi in media al 38,7 %. In Italia, il 66,7 % degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado si dichiara soddisfatto delle proprie condizioni di impiego, mentre il 22,6 % esprime soddisfazione per il proprio stipendio (Tabella 5).
Gli insegnanti tendono ad avere un'età più elevata rispetto agli altri lavoratori. In media, nei Paesi per i quali sono disponibili dati, il 25 % degli insegnanti dell'istruzione secondaria ha almeno 55 anni, rispetto al 19 % degli occupati in possesso di una laurea di secondo livello o superiore e al 21 % dell'insieme della popolazione lavorativa. L'Italia segue un andamento simile: nel 2024, il 36 % degli insegnanti dell'istruzione secondaria aveva almeno 55 anni (in calo rispetto al 46 % nel 2015), contro il 23 % dei lavoratori con una laurea di secondo livello o superiore e il 23 % della popolazione lavorativa nel complesso (Tabella 4 e Grafico 10 di Uno sguardo sull'istruzione).
Il fabbisogno di insegnanti di un sistema di istruzione non dipende esclusivamente dal numero degli alunni. Nella zona OCSE, in media, il numero di insegnanti nelle scuole primarie pubbliche e private, misurato in equivalenti a tempo pieno (ETP), è aumentato del 13 % tra il 2015 e il 2024, sebbene nello stesso periodo il numero di alunni della scuola primaria sia cresciuto soltanto del 2 %. Tale divergenza è dovuta alle scelte strategiche operate in termini di dimensioni delle classi, orario di lavoro degli insegnanti e monte ore di insegnamento. In Italia, nello stesso periodo, il numero di insegnanti della scuola primaria è aumentato del 4 %, mentre il numero di alunni è diminuito dell'11 % (Tabella 7).
Guardando al futuro, si prevede che il numero di bambini di età compresa tra 5 e 14 anni in Italia diminuirà del 18 % tra il 2024 e il 2033, il che indica una riduzione del fabbisogno di insegnanti qualora le altre politiche rimangano invariate (Tabella 7). Tuttavia, come evidenziato in precedenza, le dinamiche demografiche rappresentano soltanto uno dei fattori che incidono sul fabbisogno di personale docente, e i loro effetti possono variare in funzione della distribuzione territoriale dei cambiamenti demografici. Il fabbisogno di insegnanti dipende inoltre da scelte strategiche riguardanti le dimensioni delle classi, il ricambio del personale docente e le risorse finanziarie disponibili.
I risultati delle istituzioni educative e gli effetti dell'apprendimento
Copy link to I risultati delle istituzioni educative e gli effetti dell'apprendimentoNel 2025 il livello di istruzione della popolazione è rimasto ai massimi storici, grazie al crescente numero di persone che conseguono titoli di studio avanzati. Nella zona OCSE, il 43 % degli adulti in età lavorativa (25-64 anni) possiede un titolo di istruzione terziaria, mentre la quota di adulti con un livello di istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria è leggermente inferiore e si attesta al 39 %. In Italia, la quota di adulti con un titolo di istruzione terziaria, pari al 22 %, è inferiore alla media OCSE, mentre la percentuale di adulti con un livello di istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria, pari al 45 %, è superiore alla media OCSE (Tabella A1.1).
Nella zona OCSE continua inoltre a diminuire la quota di giovani adulti privi di un titolo di istruzione secondaria superiore, che nel 2025 si è attestata al 12 %. Si osserva una tendenza analoga anche in Italia, dove la quota di 25-34enni privi di un titolo di studio secondario superiore è scesa dal 26 % al 19 % tra il 2015 e il 2025 (Tabella A1.2).
Mentre un numero crescente di giovani adulti consegue un titolo di istruzione terziaria, la quota di persone il cui titolo di studio più elevato è un diploma di istruzione secondaria superiore a indirizzo professionale è in diminuzione in quasi tutti i Paesi dell'OCSE. In Italia si osserva invece una tendenza opposta: nel 2025 il 29 % delle persone di età compresa tra 55 e 64 anni possedeva un titolo di istruzione secondaria superiore a indirizzo professionale, rispetto al 34 % delle persone tra i 25 e i 34 anni (Tabella A1.3).
I giovani e i giovani adulti che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) rappresentano un ambito prioritario di intervento delle politiche pubbliche, poiché periodi prolungati di inattività in giovane età possono avere effetti negativi persistenti sui risultati socio-economici nelle fasi successive della vita. In Italia, la percentuale di giovani che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) si è notevolmente ridotta nell'ultimo decennio: nel 2025, il 16 % di tutti i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni era costituito da NEET, in calo rispetto al 30 % del 2015. A titolo di confronto, la quota media di NEET nei Paesi dell'OCSE con dati disponibili per entrambi gli anni è stata del 13 % nel 2025 e del 16 % nel 2015 (Tabella A2.2).
La pubblicazione Uno sguardo sull'istruzione 2026 illustra diverse iniziative politiche intraprese da una serie di Paesi e destinate ai giovani a rischio di diventare NEET. L'Italia sostiene i NEET attraverso una serie di iniziative politiche, tra cui Garanzia Giovani, l'iniziativa nazionale che attua la Garanzia per i giovani dell'UE, il Programma Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (GOL) e il Programma Giovani, Donne e Lavoro per il periodo 2021-2027. Nel loro insieme, queste iniziative mirano a favorire la transizione dei giovani verso il mercato del lavoro, offrendo un supporto personalizzato, opportunità di sviluppo delle competenze e accesso a percorsi di formazione, apprendistato, tirocinio e inserimento lavorativo. L'Italia mira, inoltre, a prevenire il fenomeno dei NEET attraverso politiche educative volte a contrastare l'abbandono scolastico precoce. L'iniziativa Agenda Sud, lanciata nel 2023, sostiene le scuole primarie e secondarie dell'Italia meridionale attraverso interventi ad hoc volti a incoraggiare i giovani a conseguire un diploma di istruzione secondaria di secondo grado, a migliorare la loro occupabilità e a ridurre il rischio che divengano NEET. Avviata nel 2024, l'iniziativa Agenda Nord integra Agenda Sud estendendo alle scuole dell'Italia centrale e settentrionale misure mirate di contrasto agli svantaggi educativi.
Gli esiti occupazionali dei giovani che hanno recentemente conseguito un titolo di istruzione terziaria variano da un Paese all'altro e risentono delle condizioni economiche, della domanda di lavoro e delle politiche pubbliche. In Italia, il tasso di disoccupazione dei giovani adulti con un livello di istruzione terziaria è diminuito dal 16 % registrato nel 2015 al 6 % nel 2025. Nei Paesi dell'OCSE con dati disponibili per entrambi gli anni, i valori corrispondenti risultavano pari, in media, al 7 % nel 2015 e al 5 % nel 2025 (Tabella A3.3 e Grafico 1).
Grafico 1. Andamenti dei tassi di disoccupazione dei giovani adulti in Italia e nella zona OCSE, per livello di istruzione (2000-2025)
Copy link to Grafico 1. Andamenti dei tassi di disoccupazione dei giovani adulti in Italia e nella zona OCSE, per livello di istruzione (2000-2025)In percentuale dei 25-34enni appartenenti alla forza lavoro
Nota: la media OCSE a destra si basa su un campione fisso di 34 Paesi.
Per i dati, cfr. OECD (2026) Education at a Glance 2026: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/b4968bbc-en, Grafico A3.1 e Unemployment rates of adults, by educational attainment, age group and gender (indicatore), https://data-explorer.oecd.org/s/570 (consultato il 27 agosto 2026).
Nel mercato del lavoro, le retribuzioni rispecchiano l'importanza delle qualifiche più elevate. In quasi tutti i Paesi dell'OCSE, i lavoratori di età compresa tra 25 e 64 anni privi di un titolo di istruzione terziaria percepiscono retribuzioni inferiori alla media nazionale. In Italia, i lavoratori occupati a tempo pieno per l'intero anno il cui titolo di studio più elevato è un diploma di istruzione secondaria di secondo grado a indirizzo liceale percepiscono retribuzioni inferiori del 9 % rispetto alla media nazionale; per coloro che possiedono un titolo di istruzione secondaria di secondo grado a indirizzo professionale il divario è del 4 %, mentre per chi ha un livello di istruzione inferiore al secondario di secondo grado lo scarto raggiunge il 23 %. Nella zona OCSE, in media, i corrispondenti divari retributivi sono pari al 13 % per chi possiede un titolo di istruzione secondaria di secondo grado a indirizzo generico, al 17 % per chi possiede un titolo di istruzione secondaria di secondo grado a indirizzo professionale e al 31 % per chi ha un livello di istruzione inferiore al secondario di secondo grado (Grafico A4.1).
In media, nei Paesi dell'OCSE, i lavoratori a tempo pieno e impiegati per un anno, di età compresa tra i 25 e i 64 anni e in possesso di una qualifica di istruzione terziaria guadagnano il 54 % in più rispetto a coloro che hanno un livello di istruzione secondaria superiore. In Italia, il vantaggio retributivo associato al conseguimento di un titolo di istruzione terziaria è inferiore alla media OCSE (35 %). In particolare, gli adulti in possesso di una laurea di primo livello percepiscono retribuzioni superiori di appena il 4 % rispetto a coloro in possesso di un titolo di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria, mentre per chi ha conseguito una laurea di secondo livello o un dottorato il vantaggio retributivo sale al 44 %.
Poiché la domanda di competenze nel mercato del lavoro è in continua evoluzione, per tutti gli adulti è essenziale adottare un approccio di apprendimento permanente. Secondo l'Indagine dell'OCSE sulle competenze degli adulti (PIAAC), tra gli adulti occupati quelli più giovani (di età compresa tra i 25 e i 44 anni) sono più propensi a partecipare a programmi di istruzione o formazione non formale rispetto agli adulti più anziani (di età compresa tra i 45 e i 64 anni), anche se le differenze tra le due fasce di età sono spesso contenute. In Italia, il 34 % delle persone di età compresa tra i 25 e i 44 anni ha partecipato ad attività di istruzione o formazione non formale negli ultimi 12 mesi, rispetto al 32 % delle persone di età compresa tra i 45 e i 64 anni. Nella zona OCSE, il tasso medio di partecipazione è pari al 52 % tra le persone di età compresa tra i 25 e i 44 anni e al 45 % tra quelle di età compresa tra i 45 e i 64 anni (Grafico A5.2).
Nella maggior parte dei Paesi, i lavoratori con livelli di istruzione più elevati hanno molte più probabilità di svolgere un'occupazione che consente di lavorare da casa. In Italia, il 28 % dei lavoratori con un titolo di istruzione terziaria lavora da casa occasionalmente o abitualmente, rispetto al 10 % dei lavoratori con un livello di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria (Grafico A6.3).
Gli esiti dell'istruzione possono variare considerevolmente sia tra i diversi Paesi OCSE sia tra le regioni all'interno dei singoli Paesi. In Italia, nel 2025 la percentuale di adulti in possesso di un titolo di istruzione terziaria variava dal 17 % in Sicilia al 29 % nel Lazio. All'estremo opposto, la quota di adulti privi di un titolo di istruzione secondaria di secondo grado oscillava dal 22 % nella Provincia autonoma di Trento al 43 % in Sicilia. L'Italia è il Paese che presenta i maggiori divari regionali nei tassi di occupazione tra le regioni con i livelli occupazionali più elevati e quelle con i livelli più bassi, sebbene tali divari si riducano all'aumentare del livello di istruzione. Il divario raggiunge i 38 punti percentuali tra gli adulti con un livello di istruzione inferiore al secondo ciclo dell'istruzione secondaria, i 28 punti percentuali tra gli adulti con un titolo di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria e i 18 punti percentuali tra gli adulti in possesso di un titolo di istruzione terziaria.
Accesso all'istruzione, partecipazione e progressi
Copy link to Accesso all'istruzione, partecipazione e progressiIn tutti i Paesi dell'OCSE, la partecipazione all'educazione e cura della prima infanzia (ECEC) è diffusa tra i bambini a partire dai 3 anni di età. In Italia, nel 2024, il 94 % dei bambini di età compresa tra i 3 anni e l'età di inizio della scuola primaria (6 anni in Italia) era iscritto a servizi di educazione e cura della prima infanzia, una quota superiore alla media OCSE, pari al 90 % (Grafico B1.1).
Il numero di scuole primarie e secondarie, e quindi la loro prossimità geografica agli studenti, varia da un Paese all'altro. In molti Paesi il numero di scuole primarie supera quello delle scuole secondarie di primo grado. Ciò rispecchia la volontà di offrire l'istruzione primaria in prossimità del luogo di residenza degli alunni, garantendo al contempo agli studenti dell'istruzione secondaria una più ampia scelta di discipline specialistiche, che può essere assicurata soltanto da istituti di dimensioni maggiori. In Italia si contano 2,07 scuole primarie per ogni scuola secondaria di primo grado, un valore sostanzialmente in linea con la media OCSE, pari a 1,97 (Grafico B2.4).
Nella maggior parte dei Paesi, l'andamento del numero di studenti e quello del numero di scuole a livello di istruzione secondaria di primo grado non presentano una stretta corrispondenza. In Italia, tra il 2015 e il 2024 il numero di studenti della scuola secondaria di primo grado è diminuito in media dello 0,32 % all'anno, mentre il numero di scuole dello stesso livello è aumentato dello 0,03 % all'anno nello stesso periodo. Nella zona OCSE, in media, il numero di studenti è aumentato dello 0,96 %, mentre il numero di scuole è diminuito dello 0,10 % (Grafico B2.1).
I passaggi da un livello di istruzione al successivo rappresentano momenti cruciali nel percorso formativo degli studenti e influenzano in misura significativa i risultati scolastici. In Italia, a un anno dal completamento dell'ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, il 92 % degli studenti è iscritto a un percorso di istruzione secondaria di secondo grado o a un altro programma di istruzione, l'1 % ripete l'ultimo anno della scuola secondaria di primo grado e il 7 % non risulta iscritto ad alcun percorso di istruzione formale. La quota di studenti non iscritti ad alcun percorso di istruzione formale è superiore alla media del 5 % registrata nei 22 Paesi ed economie per i quali sono disponibili dati (Grafico B3.1).
Nell'istruzione secondaria di secondo grado, l'84% dei nuovi iscritti in Italia consegue un diploma in un percorso di istruzione a indirizzo generico o professionale entro due anni dalla fine teorica del programma, un valore sostanzialmente in linea con la media dei Paesi OCSE e dei Paesi partner (85%). Entro tale termine, l'1% della coorte risulta ancora iscritto al programma, mentre il 15% lo ha abbandonato senza conseguire il relativo titolo di studio. In Italia, le donne hanno una probabilità superiore di 11 punti percentuali rispetto agli uomini di completare un percorso di istruzione secondaria di secondo grado, un divario più ampio rispetto a quello osservato nella maggior parte degli altri Paesi con dati disponibili (Tabella B3.2 e Tabella B3.3).
Il passaggio dall'istruzione secondaria di secondo grado ad altri percorsi di istruzione o al mercato del lavoro rappresenta un'altra tappa cruciale nella carriera di uno studente. In Italia, a un anno dal completamento di un percorso di istruzione secondaria di secondo grado, il 60 % degli studenti è iscritto a un corso di laurea di primo o di secondo livello, l'1 % frequenta un percorso di istruzione post-secondaria non terziaria o terziaria a ciclo breve, lo 0,2 % è iscritto a un altro percorso di istruzione secondaria di secondo grado o a un diverso programma di istruzione, mentre il 38 % non risulta più iscritto ad alcun percorso di istruzione. Di questi ultimi, il 44 % ha un'occupazione. A titolo di confronto, nei Paesi con dati disponibili, la media è pari al 35 % dei diplomati iscritti a un corso di laurea di primo o di secondo livello, al 13 % di iscritti a un percorso di istruzione post-secondaria non terziaria o terziaria a ciclo breve, al 10 % di iscritti a un altro percorso di istruzione secondaria di secondo grado o a un diverso programma di istruzione e al 42 % di non più iscritti ad alcun percorso di istruzione (Tabella B3.4).
A livello di istruzione terziaria (ISCED 5-8), la maggior parte dei Paesi dell'OCSE accoglie un numero maggiore di studenti internazionali rispetto a quello che invia all'estero. In media, nella zona OCSE, nel 2024 gli studenti in mobilità internazionale in uscita rappresentavano il 6 % di tutti gli studenti nazionali (sia quelli iscritti nel proprio Paese sia quelli iscritti all'estero), mentre gli studenti internazionali in entrata rappresentavano il 12 % di tutti gli studenti iscritti nel Paese ospitante. In Italia, la quota di studenti in mobilità internazionale in uscita è pari al 4 %, mentre quella degli studenti internazionali in entrata è pari, in media, al 5 %. Le tre principali destinazioni degli studenti in uscita dall'Italia sono la Germania (13 %), la Francia (12 %) e l'Austria (10 %); i tre principali Paesi di origine degli studenti internazionali in entrata sono invece l'Iran (12 %), la Turchia (6 %) e la Cina (6 %) (Tabella B4.3 e Tabella B4.4).
In molti Paesi, la mobilità internazionale in entrata degli studenti dell'istruzione terziaria è aumentata più rapidamente di quella in uscita. In media, nella zona OCSE, la quota di studenti in mobilità in entrata è aumentata di 4 punti percentuali tra il 2015 e il 2024, mentre quella degli studenti in uscita è cresciuta di 1 punto percentuale. In Italia, la quota di studenti internazionali in mobilità in entrata è rimasta invariata, mentre quella degli studenti in uscita è aumentata di 1 punto percentuale (Tabelle B4.3 e B4.4).
Risorse finanziarie investite nell'istruzione
Copy link to Risorse finanziarie investite nell'istruzioneLa maggior parte degli investimenti nell'istruzione proviene da fonti pubbliche. Nella zona OCSE, in media, la spesa pubblica destinata all'istruzione dal ciclo primario al post-secondario non terziario (calcolata sulla base dei finanziamenti iniziali per istituto) è stata pari al 3 % del PIL nel 2023, mentre nell'istruzione terziaria ha raggiunto l'1 % del PIL. In Italia, la spesa pubblica è stata inferiore alla media OCSE, attestandosi al 2,7 % del PIL per i livelli dalla scuola primaria all'istruzione post-secondaria non terziaria e allo 0,7 % del PIL per l'istruzione terziaria. Nei Paesi OCSE, la spesa privata ha rappresentato in media lo 0,3 % del PIL per l'istruzione da primaria a post-secondaria non terziaria e lo 0,4 % del PIL per l'istruzione terziaria, mentre in Italia ha raggiunto rispettivamente lo 0,1 % e lo 0,2 % (Tabella C1.8).
Nei Paesi OCSE con dati disponibili per entrambi gli anni, la spesa pubblica media per l'istruzione dal livello primario a quello terziario (calcolata sulla base dei finanziamenti finali, sia all'interno che all'esterno degli istituti scolastici) è diminuita leggermente, passando dal 4,4 % del PIL nel 2015 al 4,2 % nel 2023 (dal 3,2 % al 3,1 % per l'istruzione dalla primaria alla post-secondaria non terziaria e dall'1,2 % all'1,1 % per l'istruzione terziaria). In Italia, nello stesso periodo, tale percentuale è rimasta costante al 3,6 % (è scesa dal 2,8 % al 2,7 % per l'istruzione primaria e post-secondaria non terziaria ed è aumentata dallo 0,8 % allo 0,9 % per l'istruzione terziaria), contrastando così la tendenza alla riduzione della spesa pubblica per l'istruzione in percentuale del PIL (Grafico 2).
Grafico 2. Andamento della spesa pubblica per l'istruzione in percentuale del PIL (2015 e 2023)
Copy link to Grafico 2. Andamento della spesa pubblica per l'istruzione in percentuale del PIL (2015 e 2023)Spesa pubblica complessiva per l'istruzione (all'interno e all'esterno degli istituti di istruzione); dall'istruzione primaria a quella terziaria
1. I dati includono o escludono alcune categorie. Per ulteriori informazioni, consultare la tabella di origine.
Per i dati, cfr. OECD (2026) Education at a Glance 2026: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/b4968bbc-en, Grafico C1.2 e Tabella C1.7.
La spesa pubblica per l'istruzione da primaria a terziaria in rapporto al PIL (calcolata sulla base dei finanziamenti finali destinati agli istituti di istruzione, comprese le attività di Ricerca e Sviluppo) presenta nei Paesi OCSE una forte variabilità con il valore più alto pari a circa il doppio di quello più basso, oscillando tra il 2,4 % e il 5,2 % del PIL. La spesa pubblica per studente presenta invece una variabilità pari a dieci volte, da 3 398 USD a 32 832 USD a parità di potere d'acquisto (PPA), poiché le differenze nei livelli di reddito fanno sì che la spesa nominale tenda a variare più della spesa relativa. Nella zona OCSE, in media, nel 2023 la spesa per studente dalla scuola primaria all'istruzione terziaria è stata pari a 13 601 USD, mentre in Italia si è attestata a 12 895 USD (Tabelle C1.4 e C1.1).
Nell'educazione e cura della prima infanzia, la spesa pubblica per bambino è aumentata in misura significativa tra il 2015 e il 2023 in molti Paesi OCSE. Anche in Italia si è osservato un analogo incremento: nel 2023 la spesa per bambino di età compresa tra i 3 e i 5 anni è stata pari a 10 294 USD, rispetto ai 6 745 USD del 2015 (Tabella C2.3).
La spesa pubblica per studente tende generalmente ad aumentare con il livello di istruzione. Nel 2023, nell'istruzione primaria è stata pari a 14 313 USD in Italia, a fronte di una media OCSE di 12 893 USD. Nell'istruzione secondaria di primo grado, la spesa per studente in Italia è stata pari a 15 034 USD rispetto alla media OCSE di 14 291 USD. L'Italia si colloca pertanto tra i numerosi Paesi OCSE nei quali la spesa per studente è più elevata nell'istruzione secondaria di primo grado rispetto a quella primaria (Tabella C3.1).
La spesa può essere suddivisa in spesa in conto capitale e spesa corrente: la prima finanzia gli investimenti in beni quali le infrastrutture, mentre la seconda copre gli ordinari costi di esercizio. La spesa corrente può essere ulteriormente suddivisa in retribuzioni del personale e altre spese correnti, quali l'acquisto di beni e servizi e la manutenzione ordinaria. In Italia, il 77 % della spesa corrente negli istituti di istruzione primaria è destinato alla retribuzione del personale, rispetto a una media del 79 % nella zona OCSE, mentre la parte restante è destinata ad altre spese correnti (Grafico C3.3).
Nella zona OCSE, in media, la spesa pubblica per studente raggiunge il livello più elevato nei corsi di laurea triennale e di livello superiore, nonostante si tratti proprio dei livelli in cui essa rappresenta la quota minore della spesa totale. L'Italia figura tra i Paesi in cui la spesa pubblica costituisce una quota minore della spesa totale rispetto alla media OCSE. La spesa pubblica per studente ammontava a 9 709 USD nel 2023, corrispondente al 62 % della spesa totale nei livelli di laurea triennale e superiori. A titolo di confronto, la spesa pubblica media per studente nella zona OCSE era pari a 16 405 USD, corrispondente al 68 % della spesa totale (Tabella C5.1).
Insegnanti, ambienti di apprendimento e organizzazione degli istituti scolastici
Copy link to Insegnanti, ambienti di apprendimento e organizzazione degli istituti scolasticiNegli ultimi anni la maggior parte dei Paesi ha aumentato i propri investimenti nell'istruzione pre-primaria. Tale evoluzione si riflette anche nel rapporto tra numero di bambini e di insegnanti. Nella zona OCSE, tra il 2015 e il 2024 il numero di bambini iscritti a questo livello di istruzione è diminuito leggermente del 2 %, mentre il numero di insegnanti è aumentato del 14 %, determinando una riduzione del 14 % del rapporto tra numero di bambini e di insegnanti. In Italia, il numero di bambini iscritti all'istruzione prescolare è diminuito del 24 %, mentre anche il numero di insegnanti della scuola dell'infanzia è diminuito del 7 %, determinando una riduzione del 18 % del rapporto bambini/insegnanti (Grafico D2.1).
Nella maggior parte dei Paesi, gli stipendi degli insegnanti degli istituti pubblici sono inferiori a quelli di altri lavoratori in possesso di un titolo di studio terziario, in particolare per gli insegnanti che esercitano ai livelli inferiori del sistema scolastico. Ciò vale anche per l'Italia, dove gli insegnanti della scuola dell'infanzia guadagnavano in media il 36 % in meno rispetto ad altri lavoratori in possesso di un titolo di istruzione terziaria, mentre gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado guadagnavano in media il 33 % in meno rispetto ad altri lavoratori con un livello di istruzione terziaria. L'Italia ha recentemente adottato misure volte ad aumentare lo stipendio degli insegnanti, tra cui aumenti salariali concordati in occasione dei recenti rinnovi del contratto collettivo nazionale per il settore dell'istruzione e della ricerca (Tabella D3.2).
Gli insegnanti dedicano solo una parte del loro orario di lavoro all'insegnamento; il resto è dedicato ad altre mansioni, tra cui la preparazione delle lezioni e la correzione dei compiti. In media, nei Paesi dell'OCSE, gli insegnanti della scuola primaria hanno insegnato 770 ore all'anno, rispetto alle 710 ore all'anno della scuola secondaria di primo grado. In Italia, le ore minime annuali di insegnamento erano 752 nella scuola primaria e 616 nella scuola secondaria di primo grado. Pertanto, l'Italia si è collocata nella grande maggioranza dei Paesi in cui gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado hanno dovuto dedicare all'insegnamento un numero di ore inferiore rispetto ai loro colleghi della scuola primaria (Grafico 3).
Grafico 3. Tempo di insegnamento degli insegnanti, per livello di istruzione (2025)
Copy link to Grafico 3. Tempo di insegnamento degli insegnanti, per livello di istruzione (2025)Tempo di insegnamento tabellare annuo espresso in ore, negli istituti pubblici
Nota: consultare la tabella di origine per verificare se i dati si riferiscono alle ore tipiche, minime o massime.
1. Tempo effettivo di insegnamento (ad eccezione del livello pre-primario in Lettonia).
2. L'anno di riferimento è diverso dal 2023. Per maggiori dettagli confrontare la tabella di origine.
3. Tempo medio di insegnamento previsto in ogni scuola all'inizio dell'anno scolastico.
Per i dati, cfr. OECD (2026) Education at a Glance 2026: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/b4968bbc-en, Grafico D4.1 e Tabella D4.1.
Le donne rappresentano la maggioranza del corpo docente a tutti i livelli di istruzione, ad eccezione dell'istruzione terziaria. Il personale docente dell'istruzione pre-primaria è costituito quasi interamente da donne: in media, nell'OCSE, il 96 % degli insegnanti è di genere femminile. In Italia, la percentuale di donne tra gli insegnanti della scuola dell'infanzia è ancora più elevata, attestandosi al 98 %. Con il 76 %, la percentuale di insegnanti donne nell'istruzione secondaria di primo grado è inferiore, sebbene rimanga comunque al di sopra della media OCSE del 68 % (Tabella D5.1).
Ulteriori informazioni
Copy link to Ulteriori informazioniPer maggiori informazioni sulla pubblicazione "Education at a Glance 2026" ("Uno sguardo sull'istruzione 2026") e per accedere alla serie completa di indicatori, consultare: https://doi.org/10.1787/b4968bbc-en.
Per maggiori informazioni sulla metodologia per la raccolta dei dati per ogni indicatore, sui riferimenti alle fonti e sulle schede specifiche per ogni Paese, consultare Education at a Glance 2026: Sources, Methodologies and Technical Notes, https://doi.org/10.1787/dcf64a14-en.
Per informazioni di carattere più generale sulla metodologia, consultare la pubblicazione dal titolo "OECD Handbook for Internationally Comparative Education Statistics 2018", https://doi.org/10.1787/9789264304444-en.
I dati aggiornati sono disponibili online all'indirizzo http://data-explorer.oecd.org/ e negli StatLinks della presente pubblicazione.
Per esplorare ulteriori dati e approfondimenti, compararli e visualizzarli, si invita ad utilizzare "Education GPS": https://gpseducation.oecd.org/.
Per rivolgere eventuali quesiti al team responsabile della pubblicazione Education at a Glance presso la Direzione per l'Istruzione e le Competenze dell'OCSE, scrivere a: EDU.EAG@oecd.org.
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