Uno sguardo sull'istruzione 2025: Italia
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La presente Scheda Paese fornisce una panoramica delle caratteristiche chiave del sistema di istruzione in Italia, basandosi sui dati contenuti nella pubblicazione "Uno sguardo sull'istruzione 2025". In linea con il tema affrontato dall'edizione di quest'anno, essa pone l'accento sull'istruzione terziaria pur coprendo anche altri ambiti del sistema di istruzione. I dati contenuti nella presente Scheda si riferiscono all'ultimo anno disponibile. I lettori interessati agli anni di riferimento dei dati possono consultare le tabelle corrispondenti contenute nella pubblicazione Uno sguardo sull'istruzione 2025.
I risultati delle istituzioni educative e gli effetti dell'apprendimento
Copy link to I risultati delle istituzioni educative e gli effetti dell'apprendimentoLe disuguaglianze educative persistono da una generazione all'altra. In tutti i Paesi con dati disponibili, i giovani adulti (di età compresa tra i 25 e i 34 anni) hanno maggiori probabilità di conseguire una laurea nel caso in cui anche i loro genitori siano laureati. In Italia, il 63 % dei giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, con almeno un genitore in possesso di un titolo di studio terziario, ha conseguito a sua volta un tale titolo; questa percentuale scende al solo 15 % per coloro i cui genitori non hanno completato un ciclo di studi secondario di secondo grado. Questo divario di 48 punti percentuali nel conseguimento di un titolo di studio dell'istruzione terziaria è superiore al divario medio dell'OCSE pari a 44 punti percentuali (Grafico 1).
Grafico 1. Percentuale di giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni con un diploma di laurea, in base al livello di istruzione dei genitori (2023)
Copy link to Grafico 1. Percentuale di giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni con un diploma di laurea, in base al livello di istruzione dei genitori (2023)Indagine sulle competenze degli adulti (PIAAC), in percentuale
Nota: la percentuale in parentesi rappresenta la quota di genitori laureati.
Per i dati, cfr. OECD (2025) Education at a Glance 2025: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/1c0d9c79-en, Tabella A1.4 (disponibile on line).
La percentuale di giovani adulti (di età compresa tra i 25 e i 34 anni) senza un livello di istruzione secondaria di secondo grado continua a diminuire in tutta la zona OCSE, raggiungendo una media del 13 %. Si osserva una tendenza analoga anche in Italia, dove la quota è scesa dal 24 % al 19 % tra il 2019 e il 2024.
Le persone con un livello d'istruzione più elevato sono, in linea di massima, meno esposte al rischio di disoccupazione e percepiscono salari più elevati. Il completamento dell'istruzione secondaria di secondo grado riveste un'importanza cruciale per ridurre il rischio di disoccupazione. In media, nella zona OCSE, il 12,9 % dei giovani adulti (di età compresa tra i 25 e i 34 anni) economicamente attivi senza un diploma di istruzione secondaria di secondo grado non ha un impiego, rispetto al 6,9 % di quelli che sono in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria. Si osserva un'ulteriore lieve riduzione del livello di disoccupazione per coloro che proseguono gli studi fino alla laurea, con un tasso medio della zona OCSE pari al 4,9 % dei giovani adulti laureati senza un impiego. L'Italia è interessata da un simile andamento (seppur a un livello inferiore): il 14,8 % dei giovani adulti privi di un titolo di istruzione secondaria di secondo grado non ha un impiego, rispetto all'8,9 % di coloro che hanno conseguito un titolo di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria e al 6,5 % dei laureati (Grafico 2).
Grafico 2. Andamenti dei tassi di disoccupazione dei giovani tra i 25 e i 34 anni in Italia, per livello di istruzione conseguito (dal 2014 al 2024)
Copy link to Grafico 2. Andamenti dei tassi di disoccupazione dei giovani tra i 25 e i 34 anni in Italia, per livello di istruzione conseguito (dal 2014 al 2024)In percentuale
Per i dati, cfr. OECD (2025) Education at a Glance 2025: OECD Indicators,https://doi.org/10.1787/1c0d9c79-en, Tabella A3.5.
In media, le persone in possesso di laurea magistrale o di un titolo equivalente riportano tassi di occupazione e redditi significativamente più elevati rispetto a quelle con una laurea triennale o un titolo equivalente. Tuttavia, la percentuale di giovani adulti (25-34 anni) che conseguono una laurea magistrale o un titolo equivalente varia notevolmente tra i Paesi dell'OCSE, oscillando dall'1 % al 39 % nel 2024. In Italia, il 17 % dei giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea magistrale o un titolo equivalente, un dato che si avvicina alla media dell'OCSE, pari al 16 %. Si tratta di un leggero aumento rispetto al 2019, quando la percentuale era del 16 %.
Nei Paesi dell'OCSE, il divario salariale medio tra le persone (di età compresa tra 25 e 64 anni) con e senza un diploma di istruzione secondaria di secondo grado è relativamente esiguo. In media, nell'OCSE, i lavoratori senza un diploma di istruzione secondaria di secondo grado guadagnano mediamente il 17 % in meno rispetto a quelli che hanno conseguito un diploma di tale ciclo, mentre i lavoratori laureati guadagnano il 54 % in più rispetto a quelli con un diploma di istruzione secondaria di secondo grado. In Italia, il divario salariale tra i lavoratori con e senza un diploma di istruzione secondaria di secondo grado è superiore alla media dell'OCSE e si attesta al 19 %. Il divario tra coloro che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria di secondo grado e una laurea è inferiore alla media dell'OCSE e si attesta al 33 %.
Nella maggior parte dei Paesi dell'OCSE, una consistente percentuale di adulti ha un basso livello di alfabetizzazione, definito come pari o inferiore al livello 1 (su una scala da 0 a 5) nell'Indagine dell'OCSE sulle competenze degli adulti, sviluppata nell'ambito del Programma dell'OCSE sulla valutazione internazionale delle competenze degli adulti (PIAAC). Le persone che si collocano a tale livello sono in grado di comprendere solo testi molto brevi con informazioni minime che non distraggono l'attenzione. In Italia, il 37 % di tutti gli adulti tra i 25 e i 64 anni ha competenze alfabetiche di livello 1 o inferiore: un dato superiore alla media dell'OCSE pari al 27 %.
Il livello di istruzione e le competenze sono strettamente correlati, sebbene l'intensità di tale correlazione vari da un Paese all'altro. In Italia, secondo l'Indagine sulle competenze degli adulti, coloro che hanno conseguito una laurea ottengono in media 19 punti in più in termini di competenze di alfabetizzazione rispetto a chi ha completato un ciclo di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria. Questo divario è inferiore alla differenza media dell'OCSE, pari a 34 punti.
Tra il 1° ciclo (2012-15) e il 2° ciclo (2023) dell'Indagine sulle competenze degli adulti1, è stata registrata una diminuzione dei punteggi medi di alfabetizzazione. In media nei Paesi dell'OCSE, il calo tra gli adulti con un livello di istruzione terziaria è stato di 9 punti, inferiore al calo medio di 19 punti registrato tra gli adulti senza un titolo di studio secondario superiore. In Italia, i punteggi medi di alfabetizzazione degli adulti laureati sono diminuiti di 10 punti (da 282 a 271), mentre il punteggio degli adulti senza un titolo di istruzione secondaria di secondo grado è diminuito di 14 punti (da 231 a 217).
In Italia, come in tutti i Paesi dell'OCSE, gli adulti con migliori competenze di alfabetizzazione sono più propensi a partecipare all'istruzione e alla formazione. Nel 2023, il 62 % degli adulti (25-64 anni) che hanno riportato un elevato livello di alfabetizzazione (cioè pari o superiore al livello 4) nell'Indagine sulle competenze degli adulti ha partecipato a percorsi di istruzione e formazione formali e/o informali nell'ultimo anno, rispetto al solo 14 % di coloro con un livello pari o inferiore a 1.
Accesso all'istruzione, partecipazione e progressi
Copy link to Accesso all'istruzione, partecipazione e progressiI sistemi di istruzione devono adattarsi alle variazioni del numero di bambini ampliando o riducendo l'offerta di corsi in base alla necessità. In molti Paesi, la popolazione di bambini di età compresa tra 0 e 4 anni ha subito variazioni significative tra il 2013 e il 2023, e si prevede che continuerà a cambiare fino al 2033. L'Italia ha registrato un calo del 25 % del numero di bambini di età compresa tra 0 e 4 anni e si stima un ulteriore calo del 3 % tra il 2023 e il 2033.
La percentuale di studenti dell'istruzione secondaria di primo grado che hanno almeno due anni in più rispetto all'età canonica per il loro grado, varia notevolmente tra i Paesi dell'OCSE, passando da quasi zero in alcuni a oltre il 10 % in altri. In Italia, tale quota si colloca nella fascia inferiore della suddivisione operata dall'OCSE nel 2023, raggiungendo lo 0,7 %.
I corsi di laurea triennale o equivalenti rappresentano il principale punto di accesso all'istruzione terziaria nella maggior parte dei Paesi dell'OCSE: in media, il 78 % di coloro che iniziano un'istruzione terziaria, si immatricolano a tali percorsi di studio. In Italia, la percentuale è persino più alta, raggiungendo l'89 %.
Nella maggior parte dei Paesi dell'OCSE le donne costituiscono la maggioranza delle matricole nell'istruzione terziaria. In Italia, hanno superato la quota del 56 % per la prima volta nel 2023, rispetto al 55 % nel 2013. In tutta la zona OCSE, le donne rappresentano in media il 54 % delle matricole: una percentuale analoga a quella del 2013.
In tutti i Paesi dell'OCSE, i due settori di studio più popolari sono la scienza, la tecnologia, l'ingegneria e la matematica (STEM) e l'economia, l'amministrazione e la giurisprudenza, che rappresentano ciascuno il 23 % dei laureati di percorsi triennali o equivalenti. In seconda posizione, seguono il settore delle arti e delle scienze umanistiche, delle scienze sociali, del giornalismo e dell'informazione, con il 22 % dei laureati. In Italia, il 21 % degli studenti universitari consegue una laurea triennale in uno degli ambiti STEM, il 20 % in economia, amministrazione e giurisprudenza e il 36 % nel settore delle arti e delle scienze umanistiche, in scienze sociali, giornalismo e informazione.
In molti Paesi è frequente che i nuovi iscritti ai corsi di laurea triennale decidano di prendere almeno un anno sabbatico tra la fine dell'istruzione secondaria di secondo grado e l'inizio dell'istruzione terziaria. In Italia, il 20 % delle matricole universitarie si concede un anno sabbatico, a fronte della media dell'OCSE pari al 44 %.
I tassi di completamento rappresentano la quota di immatricolati a corsi di laurea triennale che conseguono il titolo entro un determinato arco di tempo. Nella maggior parte dei Paesi dell'OCSE tali tassi continuano a rimanere bassi. In Italia, il 37 % delle matricole universitarie completa il ciclo di studi entro la durata prevista del corso. Tale percentuale sale al 51 % un anno dopo la data prevista per il completamento e al 56 % tre anni dopo. A confronto, il tasso medio di completamento nella zona OCSE è del 43 % entro i termini previsti e sale al 59 % dopo un anno aggiuntivo e al 70 % dopo tre anni (Grafico 3).
Grafico 3. Situazione degli immatricolati a percorsi di laurea triennale in Italia, in base alla tempistica
Copy link to Grafico 3. Situazione degli immatricolati a percorsi di laurea triennale in Italia, in base alla tempisticaIn percentuale
Per i dati, cfr. OECD (2025) Education at a Glance 2025: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/1c0d9c79-en, Tabella B5.1.
In tutti i Paesi, le donne che si iscrivono a corsi di laurea triennale hanno maggiori probabilità, rispetto ai loro colleghi uomini, di completare con successo gli studi universitari entro i tre anni successivi alla conclusione prevista del corso di studi. In Italia, il divario di genere è di 10 punti percentuali (61 % per le donne rispetto al 51 % per gli uomini), inferiore di 12 punti percentuali rispetto alla media dell'OCSE.
Gli studenti che non completano il corso di laurea abbandonano gli studi in diversi momenti. Gli elevati tassi di abbandono al primo anno possono mettere in luce un divario tra le aspettative degli studenti e il contenuto o le esigenze dei corsi prescelti, rispecchiando probabilmente una mancanza di orientamento professionale per le future matricole o un sostegno inadeguato ai nuovi iscritti. In Italia, la percentuale di immatricolati a corsi di laurea triennale che abbandonano gli studi dopo il primo anno è identica alla media dell'OCSE, pari al 13 %.
I dati sul tasso di completamento per il 2023 si riferiscono agli studenti il cui corso di laurea avrebbe dovuto concludersi nel 2020, durante la pandemia da COVID-19. Sebbene alcuni Paesi abbiano registrato un aumento significativo dei tassi di completamento durante la pandemia, probabilmente grazie a politiche volte a facilitare il conseguimento del titolo, altri hanno registrato un calo moderato. In Italia, i tassi di completamento dei nuovi iscritti ai corsi di laurea triennale durante la pandemia sono aumentati in modo sostanziale, di circa 17 punti percentuali rispetto a tre anni prima (dal 21 % al 37 %).
La mobilità internazionale degli studenti universitari continua ad aumentare in tutta la zona OCSE, con alcuni Paesi che hanno registrato una crescita sostanziale della percentuale di studenti internazionali tra il 2018 e il 2023. Nella zona OCSE, in media, gli studenti internazionali o stranieri rappresentavano il 7,4 % degli universitari, rispetto al 6 % registrato nel 2018. L'Italia è stata uno dei pochi Paesi che non ha registrato un aumento, con una percentuale in calo dal 5,6 % al 4,8 % (Grafico 4).
Grafico 4. Andamenti della percentuale di studenti internazionali o stranieri nell'istruzione terziaria (dal 2013 al 2023)
Copy link to Grafico 4. Andamenti della percentuale di studenti internazionali o stranieri nell'istruzione terziaria (dal 2013 al 2023)In percentuale
Per i dati, cfr. OECD (2025) Education at a Glance 2025: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/1c0d9c79-en, Tabella B4.3.
Risorse finanziarie investite nell'istruzione
Copy link to Risorse finanziarie investite nell'istruzioneTra i Paesi dell'OCSE, i Paesi partner e i Paesi candidati all'adesione esistono notevoli disparità in termini di spesa annuale dei governi per l'istruzione. L'Italia spende 12 666 USD per studente dal livello primario a quello post-secondario non terziario, collocandosi al centro dell'intervallo di spesa dei Paesi, che varia da meno di 2 000 USD a oltre 27 000 USD (Grafico 5).
Grafico 5. Spesa pubblica per studente equivalente a tempo pieno a seconda del livello di istruzione (2022)
Copy link to Grafico 5. Spesa pubblica per studente equivalente a tempo pieno a seconda del livello di istruzione (2022)In USD equivalenti convertiti tramite PPA, spesa per gli istituti di istruzione
Nota: la spesa per l'istruzione terziaria include il settore Ricerca e Sviluppo. Il dato relativo alla spesa per studente nell'educazione della prima infanzia si basa sul numero di studenti iscritti piuttosto che sul numero di studenti equivalenti a tempo pieno. La spesa a livello terziario per il Lussemburgo (54 384 USD) non è indicata nel grafico.
1. L'anno di riferimento è diverso dal 2022.
2. L'istruzione primaria comprende i percorsi di livello pre-primario.
3. Include le spese effettuate dalle famiglie al di fuori degli istituti di istruzione.
Per i dati, cfr. OECD (2025) Education at a Glance 2025: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/1c0d9c79-en, Tabella C1.1 e Tabella C1.2.
A differenza della maggior parte degli altri Paesi, in Italia la spesa pubblica per l'istruzione terziaria, compreso il settore Ricerca e Sviluppo (R&S), è inferiore rispetto a quella per l'istruzione primaria e post-secondaria non terziaria. La spesa pubblica in Italia ammonta a 8 992 USD per studente universitario, rispetto alla media OCSE di 15 102 USD.
Gran parte della disparità nella spesa per studente tra i Paesi dell'OCSE, i Paesi partner e quelli candidati all'adesione rispecchia le differenze nei livelli di reddito nazionale. Quando la spesa è misurata in percentuale del PIL, le differenze tra i Paesi tendono ad essere minori, oscillando tra il 2,5 % e il 6,9 % del PIL. In Italia, gli investimenti nell'istruzione, dal livello primario a quello terziario, sono pari al 3,9 % del PIL, un valore inferiore alla media dell'OCSE di questo indicatore pari al 4,7 %.
In tutti i Paesi dell'OCSE, i governi costituiscono la principale fonte di finanziamento dell'istruzione, in particolare per i gradi dell'istruzione obbligatoria. In Italia, l'amministrazione centrale fornisce il 94,2 % del finanziamento totale per l'istruzione primaria, secondaria e post-secondaria non terziaria (al lordo dei trasferimenti al settore privato): una quota superiore alla media OCSE pari al 90,1 %. A livello pre-primario e terziario, il finanziamento privato svolge spesso un ruolo più importante. In Italia, l'82,7 % dei finanziamenti per l'istruzione pre-primaria (al netto dei trasferimenti) e il 73,6 % dei finanziamenti per l'istruzione terziaria (al lordo dei trasferimenti) provengono da fonti pubbliche, rispetto alle corrispettive medie OCSE dell'85,6 % e del 71,9 %.
Sebbene tra il 2015 e il 2022 la spesa per studente dalla scuola primaria a quella terziaria sia aumentata in media nei Paesi dell'OCSE in termini reali (da 11 955 USD a 13 210 USD), la spesa pubblica per l'istruzione è diminuita in termini relativi dal 10,9 % dei conti pubblici al 10,1 %. Ciò implica che la priorità relativa attribuita all'istruzione nella spesa pubblica complessiva è stata ridimensionata in tutta la zona OCSE. In Italia, la spesa per studente è aumentata da 11 731 USD a 12 493 USD, mentre la quota di bilancio pubblico destinata all'istruzione è diminuita dal 7,1 % al 6,7 % nel periodo considerato.
A livello pre-primario, la spesa pubblica in Italia è diminuita dell'8,6 % tra il 2015 e il 2022, il che è dovuto in gran parte alla diminuzione del 19,4 % del numero di bambini iscritti. Di conseguenza, la spesa pubblica per bambino è aumentata del 35,2 %, rispetto a un incremento medio del 24 % registrato nella zona OCSE dal 2015.
Alcuni Paesi applicano tasse universitarie notevolmente più elevate agli studenti stranieri che frequentano corsi di laurea magistrale presso istituti pubblici, ma l'Italia non è tra questi. In Italia, le tasse di iscrizione annuali medie per gli studenti stranieri2 a livello di laurea magistrale sono pari a 2 864 USD in media, un valore identico alle tasse applicate agli studenti nazionali (2 864 USD).
Docenti, ambienti di apprendimento e organizzazione degli istituti scolastici
Copy link to Docenti, ambienti di apprendimento e organizzazione degli istituti scolasticiUna remunerazione competitiva può rendere più attraente la professione di insegnante, soprattutto considerando che in molti Paesi i docenti guadagnano meno di altri lavoratori con un titolo di studio terziario. In Italia, gli stipendi effettivi degli insegnanti della scuola primaria sono inferiori del 33 % rispetto a quelli dei lavoratori a tempo pieno su un anno, con un titolo di studio terziario, rispetto a una media del 17 % in meno nella zona OCSE. Tuttavia, l'aumento delle retribuzioni degli insegnanti può risultare complesso dal punto di vista finanziario, in quanto i costi del personale costituiscono la quota maggiore della spesa per l'istruzione (Grafico 6).
Grafico 6. Stipendi effettivi degli insegnanti della scuola primaria rispetto ai redditi dei lavoratori con istruzione terziaria (2024)
Copy link to Grafico 6. Stipendi effettivi degli insegnanti della scuola primaria rispetto ai redditi dei lavoratori con istruzione terziaria (2024)Rapporto tra gli stipendi e i redditi dei lavoratori a tempo pieno su un anno, di età compresa tra i 25 e i 64 anni
Nota: i dati si riferiscono al rapporto tra la retribuzione media annua (compresi bonus e indennità) degli insegnanti e dei dirigenti scolastici degli istituti pubblici e la retribuzione dei lavoratori con un livello di istruzione simile (media ponderata) e la retribuzione dei lavoratori laureati, a tempo pieno e su un anno. I redditi dei lavoratori con un livello di istruzione simile a quello degli insegnanti sono ponderati in base alla distribuzione degli insegnanti (o dei dirigenti scolastici) per livello di qualifica (cfr. Tabelle X2.10 e X2.11). Poiché i valori vicini all'unità potrebbero essere difficili da individuare nel grafico, si raccomanda di fare riferimento alla Tabella di partenza.
1. I dati relativi ai redditi dei lavoratori laureati, a tempo pieno e su un anno, si riferiscono all'intero Paese.
2. L'anno di riferimento per gli stipendi degli insegnanti è diverso dal 2024.
Per i dati, cfr. OECD (2025) Education at a Glance 2025: OECD Indicators, https://doi.org/10.1787/1c0d9c79-en, Tabella D3.2.
Dal 2015, gli stipendi medi effettivi degli insegnanti della scuola primaria sono aumentati in termini reali del 14,6 % in media in tutti i Paesi dell'OCSE. Nel 2024, in Italia sono diminuiti del 4,4 %.
Il numero di ore di insegnamento obbligatorio incide sui costi salariali degli insegnanti, poiché influisce sul numero di insegnanti necessari, combinandosi ad altri fattori quali le dimensioni delle classi e l'orario di insegnamento dei docenti. In Italia, gli studenti ricevono 917 ore di istruzione obbligatoria all'anno al livello primario e 990 ore al livello secondario di primo grado. Si tratta di un valore superiore alla media OCSE pari a 804 ore nella scuola primaria e a 909 ore nella scuola secondaria di primo grado.
In Italia, le vacanze scolastiche nell'istruzione primaria hanno una durata di 13,8 settimane all'anno (considerando tutti i giorni di vacanza), rispetto alle 13,5 settimane della zona OCSE.
In tutta la zona OCSE, la dimensione media delle classi nella scuola primaria è rimasta invariata dal 2013, con 20,6 studenti. In Italia, nel 2023 le classi erano composte in media da 17,9 studenti, in calo di 1,4 unità rispetto al 2013.
I Paesi utilizzano diversi sistemi di ammissione agli istituti universitari pubblici, che variano a seconda del fatto che l'ammissione sia libera o a numero chiuso e che le domande siano presentate direttamente agli istituti o a un organismo centrale. In Italia, l'ammissione è libera per alcuni corsi di laurea e a numero chiuso per altri. I candidati presentano le domande direttamente agli istituti.
Nella maggior parte dei Paesi, gli stipendi del personale accademico variano notevolmente in base all'anzianità di servizio. I docenti che ricoprono posizioni accademiche junior guadagnano spesso molto meno di uno stipendio medio di un lavoratore laureato a tempo pieno e su un anno, mentre i docenti che ricoprono posizioni senior, come i professori ordinari, percepiscono in genere un salario ben superiore a questa media. In Italia, i docenti universitari con posizioni junior guadagnano l'1 % in meno rispetto ai lavoratori con almeno una laurea triennale o un titolo equivalente, mentre il personale accademico senior guadagna il 95 % in più.
Ulteriori informazioni
Copy link to Ulteriori informazioniPer maggiori informazioni sulla pubblicazione "Education at a Glance 2025" ("Uno sguardo sull'istruzione 2025") e accedere alla serie completa di indicatori, consultare: https://doi.org/10.1787/1c0d9c79-en.
Per maggiori informazioni sulla metodologia utilizzata per la raccolta dei dati per ogni indicatore, sui riferimenti alle fonti e sulle schede specifiche per ogni Paese, consultare Education at a Glance 2025: Sources, Methodologies and Technical Notes, https://doi.org/10.1787/fcfaf2d1-en.
Per informazioni di carattere più generale sulla metodologia, consultare la pubblicazione dal titolo "OECD Handbook for Internationally Comparative Education Statistics 2018", https://doi.org/10.1787/9789264304444-en.
I dati aggiornati sono disponibili online all'indirizzo http://data-explorer.oecd.org/ e negli StatLinks della presente pubblicazione.
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