Il Fondo Piccolo Credito (FPC) è un programma di prestiti a tasso zero per micro e piccole imprese promosso dalla Regione Lazio, in Italia. Lo strumento fornisce prestiti da 10.000 a 50.000 euro a imprese meritevoli di credito ma con accesso limitato al finanziamento bancario, colmando un divario strutturale nel mercato creditizio locale.
L’assunzione sui cui si basa lo strumento è che le banche private siano riluttanti a concedere prestiti di piccolo importo, a causa degli elevati costi operativi rispetto ai rendimenti attesi. Di conseguenza, molte micro e piccole imprese, pur essendo redditizie, possono incontrare difficoltà nell’accesso al credito o sostenere costi di finanziamento molto elevati.
L’OCSE, in collaborazione con la Regione Lazio, ha condotto una valutazione per stimare l’efficacia del FPC nell’aumentare l’accesso al credito e nel promuovere la crescita delle micro e piccole imprese locali.
La valutazione ha rilevato che il programma ha determinato un netto aumento del finanziamento complessivo per le imprese beneficiarie. In particolare, ha ampliato in modo significativo l’accesso ai finanziamenti a lungo termine, accrescendo livello di indebitamento di circa 40.000 euro in media, senza escludere il ricorso al credito privato.
Il FPC ha anche prodotto un miglioramento significativo nei tassi di sopravvivenza delle imprese. Le imprese beneficiarie avevano una probabilità sensibilmente più alta di restare operative, con un rischio di cessazione dell’attività inferiore del 28-30% rispetto a imprese analoghe non beneficiarie.
Gli effetti sugli investimenti sono stati più marcati tra le imprese con minore accesso al credito. In particolare, le imprese più piccole e a minore intensità di capitale hanno utilizzato i prestiti aggiuntivi per finanziare investimenti. Di conseguenza, tre anni dopo aver ricevuto il prestito il loro livello di immobilizzazioni era doppio rispetto al gruppo controllo.
Nel complesso, i risultati confermano che le micro e piccole imprese redditizie non sono servite adeguatamente dagli intermediari privati e corroborano la necessità dell’intervento pubblico per colmare un fallimento di mercato.
I prestiti agevolati di piccolo importo funzionano?
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Copy link to Messaggi chiaveQual è il problema?
Copy link to Qual è il problema?Le micro e piccole imprese (MPI) spesso incontrano difficoltà nell’accesso al credito, in particolare nell’ottenere prestiti a lungo termine di piccolo importo. Le banche private sono riluttanti a servire questo segmento di mercato perché i costi amministrativi fissi dei piccoli prestiti sono elevati rispetto ai rendimenti attesi. Di conseguenza, anche le imprese meritevoli di credito con progetti di investimento redditizi possono trovarsi di fronte a un razionamento del credito e a costi di finanziamento elevati. Nel tempo, ciò può portare a una selezione avversa, in cui le imprese più rischiose hanno maggiori incentivi a chiedere credito, rafforzando ulteriormente la riluttanza dei finanziatori a servire il mercato.
Il Fondo Piccolo Credito (FPC) è stato istituito per ovviare a questa inefficienza del mercato, erogando prestiti a tasso zero a microimprese e piccole imprese che non soddisfano i requisiti bancari standard ma non presentano un rischio di credito elevato. Il principale quesito di politica economica è se tali strumenti finanziari pubblici riescano effettivamente ad allentare i vincoli di accesso al credito e a sostenere lo sviluppo delle imprese, oppure se si limitino a sostituire i finanziamenti privati, esponendo i beneficiari a nuovi rischi finanziari senza apportare benefici economici duraturi.
Perché è importante?
Copy link to Perché è importante?Le micro e piccole imprese rappresentano una quota rilevante delle imprese, dell’occupazione e dell’attività economica locale. Quando queste imprese non sono in grado di finanziare i propri piani di sviluppo investendo in capitale e tecnologia, la crescita della produttività è limitata e la sopravvivenza diventa più precaria. Colmare i divari di credito per le micro e piccole imprese redditizie è quindi fondamentale per lo sviluppo regionale, il dinamismo imprenditoriale e l’inclusività, specialmente in contesti in cui i canali di finanziamento alternativi sono limitati.
Tuttavia, gli interventi pubblici nel mercato del credito non sono esenti da rischi. Strumenti mal progettati rischiano di distorcere l’allocazione delle risorse, escludendo dal mercato i finanziatori privati e aumentando la vulnerabilità finanziaria di imprese già fragili. È essenziale disporre di prove solide sull'efficacia, sugli impatti distributivi e sulle eventuali conseguenze indesiderate di tali programmi per giustificare l'intervento pubblico, migliorare l’indirizzamento e la progettazione degli strumenti e garantire che risorse pubbliche scarse siano utilizzate per sostenere le imprese più esposte ai fallimenti di mercato e con ritorni economici potenziali più elevati.
Infografica 1 . Il Fondo per il credito alle piccole imprese in sintesi
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Cosa possono fare i responsabili politici?
Copy link to Cosa possono fare i responsabili politici?L'analisi evidenzia margini di miglioramento lungo quattro dimensioni: la convalida delle ipotesi del programma, l’adeguamento della tipologia di sostegno, il perfezionamento della selezione dei beneficiari e dei criteri di ammissibilità, e il miglioramento dei sistemi di monitoraggio e valutazione.
Tra le innovazioni progettuali che potrebbero essere testate – possibilmente attraverso progetti pilota su piccola scala e randomizzati – figurano:
l’aumento del tetto massimo del prestito attraverso un approccio graduale;
l’introduzione di un cofinanziamento privato mediante meccanismi di compartecipazione;
l’estensione del periodo di pre-ammortamento per consentire alle imprese di trarre beneficio dai propri investimenti prima dell'inizio dei rimborsi;
l'utilizzo di sistemi di valutazione alternativi per i progetti di investimento, al fine di garantire che il progetto possa essere realizzato e generare un flusso di entrate entro il periodo di durata del prestito.
I requisiti di ammissibilità dei beneficiari possono essere perfezionati assegnando priorità alle imprese più piccole, che hanno dimostrato di trarne maggiori benefici rispetto alle imprese più grandi.
Un sistema di monitoraggio più solido, basato sulle informazioni già disponibili, ridurrebbe i rischi finanziari e faciliterebbe le valutazioni future. Tra i dati da includere rientrano i motivi che determinano la non ammissibilità e le valutazioni del merito creditizio. Il monitoraggio successivo alla presentazione della domanda potrebbe essere esteso anche ai soggetti non ammessi. Nella selezione delle imprese beneficiarie, l’uso di soglie discrete o procedure di randomizzazione permetterebbero di identificare gli effetti causali con maggiore precisione. Infine, l’introduzione di misure di salvaguardia attivate al raggiungimento di specifiche soglie di rischio finanziario, insieme a forme di accompagnamento successive per le imprese beneficiarie, potrebbero migliorare la sostenibilità finanziaria.
Ulteriori informazioni
Copy link to Ulteriori informazioniOECD (2026), “Piccolo credito, grande impatto: lezioni dal Fondo Piccolo Credito nel Lazio”, No. 2026/08, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/7eb68666-it.
Contatto
Carlo Menon, Centro OCSE di Trento per lo Sviluppo Locale,Carlo.Menon@oecd.org.