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Una crescita competitiva per una migliore occupazione: politiche, soluzioni e strategie per lo sviluppo e l’impiego

 

Intervento conclusivo di Angel Gurría, Segretario Generale dell'OCSE, East Forum 2011 organizzato da UniCredit in partenariato con l’OCSE


Roma, 4 luglio 2011
(Testo preparato per l’intervento)
Ministro Tremonti,
dottor Rampl,
dottor Ghizzoni,
Ambasciatore Oliva,
Signore e signori,

Vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di concludere i lavori di questa edizione molto proficua dell’East Forum.

Sono lieto di poter festeggiare con voi il 50° anniversario dell’OCSE in un anno in cui anche l’Italia celebra una ricorrenza importante,  anche se, come ben sapete, il vostro paese ha tre volte l’età della nostra organizzazione!

L’Italia è una parte importante della storia dell’OCSE. Paese membro fondatore dell’Organizzazione nel 1961, ha sempre svolto un ruolo attivo al suo interno contribuendo in misura determinante a molti risultati di rilievo sul piano delle politiche. Ad esempio nel 1974, al culmine della crisi petrolifera, l’Italia ha presieduto la riunione ministeriale in cui è stato adottato il cosiddetto “Trade Pledge”, l’impegno commerciale con cui i paesi dell’OCSE hanno convenuto di non adottare restrizioni commerciali in risposta allo shock petrolifero.

Uno degli esempi più illustrativi della leadership italiana è  il lavoro sui distretti industriali, l’innovazione e lo sviluppo locale. Questo lavoro iniziò negli anni sessanta, poco dopo la nascita della nostra Organizzazione, quando l’economista italiano Giorgio Fuà contribuì ad avviare un’iniziativa pionieristica che continua ancora oggi a dare i suoi frutti. Nel 2000 l’Italia ospitò a Bologna la prima riunione ministeriale dell’OCSE sulle piccole e medie imprese (PMI), in cui fu presentata l’esperienza riuscita dei distretti industriali italiani e l’importanza delle piccole medie imprese quali motori della creazione di posti di lavoro e dell’innovazione. L’anno scorso abbiamo organizzato l’incontro “Bologna+10” come parte di un processo di apprendimento fra pari che coinvolge oltre 80 paesi.

L’Italia ha di nuovo presieduto una riunione del Consiglio dell’OCSE a livello ministeriale nel 2010, quando ho avuto il piacere di vedere Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi alternarsi alla presidenza. Uno dei risultati più importanti di tale incontro è stata l’adozione della Dichiarazione sulla correttezza, integrità e trasparenza nella conduzione delle attività societarie e finanziarie internazionali. Questi principi sono pietre miliari di un’economia che deve poter contare sul sostegno e la fiducia dei cittadini e rispondere alle loro esigenze e aspirazioni. Sono lieto del fatto che i due principali risultati della ministeriale celebrativa del nostro 50° anniversario rappresentino il frutto dei semi piantati dalla presidenza italiana lo scorso anno: l’adozione delle Nuove Linee Guida dell’OCSE per le imprese multinazionali, che promuovono comportamenti societari responsabili; e l’adesione della Russia alla Convenzione dell’OCSE sulla lotta alla corruzione, convenzione che combatte il fenomeno della corruzione nelle operazioni economiche internazionali. Sono anche molto lieto del fatto che, per concretizzare gli sforzi volti al raggiungimento di mercati trasparenti e competitivi, l’Italia ci abbia aiutato a disegnare un piano strategico per raggiungere gli obiettivi della Dichiarazione sulla Correttezza, Integrità e Trasparenza, e si stia mobilizzando con noi per implementare questo piano.

Come vedete, la leadership italiana continua a svolgere un ruolo fondamentale nel definire la fisionomia attuale dell’OCSE.

Al di là dei festeggiamenti, tuttavia, questi sono momenti difficili poiché l’economia mondiale è posta di fronte a gravi sfide.

L’edizione più recente del nostro Economic Outlook sostiene che l’economia globale è avviata su un sentiero di solida ripresa, anche se il ritmo di recupero presenta delle differenze tra paesi e regioni. Le proiezioni per quest’anno e il prossimo collocano la crescita al 4,5% su scala mondiale, a fronte di un livello prossimo al 7% nelle economie emergenti e al 2,5% in quelle appartenenti all’OCSE. Trainata dagli investimenti e dai consumi del settore privato, la crescita comincia ad auto sostenersi, cioè diviene meno dipendente dalla spesa pubblica.

Ciò detto, non possiamo abbassare la guardia. La crisi economica non è stata ancora superata e rimangono notevoli rischi di indebolimento. La crisi del debito sovrano in Europa, la possibilità di ulteriori rincari del petrolio e delle altre materie prime, la situazione instabile dei conti pubblici negli Stati Uniti e in Giappone, un rallentamento dell’economia cinese superiore alle attese, il surriscaldamento di alcune economie emergenti e la rinnovata fragilità dei mercati immobiliari in molti paesi membri dell’OCSE gettano un’ombra sulle prospettive future.

Ma, quel che è più importante, la crisi non potrà essere superata finché le nostre economie non inizieranno a creare un numero sufficiente di posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione nei paesi dell’OCSE rimane vicino al massimo raggiunto durante la crisi e occorre creare circa 15 milioni di posti di lavoro per riportare l’occupazione sui livelli del 2007. Molti di quanti hanno perso l’impiego durante la crisi restano disoccupati e rischiano di scoraggiarsi e di allontanarsi dal mercato del lavoro. Uno degli aspetti più preoccupanti della crisi dell’occupazione tuttora in atto è costituito dal livello elevato di disoccupazione giovanile: nell’area dell’OCSE, un giovane su cinque è disoccupato e una parte ancora maggiore del totale ha addirittura smesso di cercare un impiego.

Il margine di manovra delle politiche fiscali e monetarie di fronte a queste sfide complesse si è in larga parte esaurito; dobbiamo pertanto adottare un approccio “strutturale”. Lo sostengo fin dalla riunione del G20 a Pittsburgh. Le riforme strutturali possono promuovere la crescita e l’occupazione, oltre che generare un maggior gettito fiscale e migliorare pertanto la situazione dei conti pubblici. Riforme che creano condizioni più favorevoli alla concorrenza nei mercati dei beni e dei servizi, possono altresì dare origine a opportunità di investimento e ridurre i saldi di parte corrente nei paesi in avanzo, fornendo in definitiva un contributo alla correzione degli squilibri mondiali e sostenendo la crescita. Anche una riforma dei sistemi previdenziali, soprattutto nei paesi emergenti, potrebbe ridurre gli squilibri correnti.

Per quanto riguarda l’Italia in modo particolare, all’incirca un anno fa ho presentato al Ministro Tremonti i risultati del nostro Studio Italia sulle Riforme Regolamentari, e nel mese di maggio scorso l’Esame Economico del vostro paese. Sono lieto di costatare che l’Italia sta dando seguito alle raccomandazioni di questi lavori e, come sempre, siamo pronti ad aiutare nel mettere in atto queste misure.

Le politiche per il mercato del lavoro sono essenziali al fine di evitare il radicamento della disoccupazione. I governi devono assicurarsi che i servizi per l’occupazione e i programmi di formazione permettano di coniugare efficacemente la domanda e l’offerta di lavoro. Inoltre queste politiche dovrebbero rinforzare la protezione dei lavoratori temporanei, prendere in considerazione la possibilità di ridurre il carico fiscale sul lavoro e promuovere accordi integrativi in grado di ridurre al minimo le perdite di occupazione durante fasi di rallentamento dell’economia.

Dobbiamo inoltre sfruttare meglio le nuove fonti di crescita. L’innovazione svolge un ruolo molto importante in questo senso. E’ fondamentale per creare i settori e i posti di lavoro del futuro. Le politiche pubbliche e le riforme strutturali possono promuovere un contesto favorevole all’innovazione e all’imprenditorialità, che stimola la produttività e la crescita. Dobbiamo ripensare, ad esempio, il ruolo delle università nelle nostre economie. Dobbiamo favorire l’imprenditorialità e sostenere la creatività delle imprese giovani e innovative, le cosiddette “gazzelle”. Queste sono due tra le più importanti conclusioni della nostra Strategia per l’innovazione.

Un approccio ecologico alle nostre politiche strutturali costituisce un ulteriore modo per promuovere la crescita preservando l’ambiente. Nella riunione ministeriale che ha celebrato il 50° anniversario dell’OCSE, tenutasi solo qualche settimana fa, abbiamo presentato la nostra Strategia per una Crescita Verde intesa a fornire ai paesi strumenti e opzioni di politica. I ministri hanno convenuto che gli strumenti e gli indicatori per una crescita verde possono favorire l’espansione dell’economia e la creazione di posti di lavoro attraverso un utilizzo sostenibile delle risorse naturali, l’uso efficiente dell’energia e la valutazione dei servizi ecosistemici. È ad esempio necessario far ricorso più spesso  ai segnali di prezzo per riflettere il valore reale delle risorse naturali e i costi connessi all’inquinamento, oltre che fornire gli incentivi corretti a modificare i comportamenti e promuovere l’innovazione. Al tempo stesso, occorre accrescere il ruolo dell’innovazione ecologica e adoperarsi perché sia condivisa e diffusa attraverso i paesi.

L’approccio strutturale non è tuttavia sufficiente: serve anche una dimensione sociale. Il divario tra ricchi e poveri si è ampliato in gran parte dei paesi dell’OCSE nel decennio precedente la crisi. Inoltre, durante la crisi si sono accentuate le disparità di reddito: la disoccupazione ha infatti colpito più pesantemente i lavoratori con basse retribuzioni, spesso precari.

Nella riunione tenutasi a Parigi agli inizi di maggio, i ministri delle politiche sociali dei paesi dell’OCSE hanno affrontato il tema “Costruire un futuro più giusto”, analizzando le principali sfide sociali che si profilano e discutendo del modo migliore per gestirle. Un principio fondamentale affermato in tale occasione è che il risanamento dei conti pubblici non deve indurci a sconfessare i nostri obblighi nei confronti dei cittadini più vulnerabili.

Tutte queste sfide mondiali sono impegnative e richiedono un’azione coordinata sul piano delle politiche. La rilevanza del nostro lavoro, l’efficacia del nostro impegno, così come l’approccio inclusivo e la natura globale della nostra organizzazione, saranno, spero, strumenti decisivi per affrontare queste sfide
Lo scorso anno abbiamo accolto quattro nuovi membri: Cile, Estonia, Israele e Slovenia. La Federazione Russa sta negoziando la sua adesione.

Operiamo di stretto concerto con Brasile, Cina, India, Indonesia e Sud Africa. Tali paesi aderiscono a un numero crescente di strumenti dell’OCSE, partecipano ai nostri lavori e condividono le loro esperienze e la loro visione sul piano delle politiche. Questi paesi sono inclusi nell'Economic Outlook, nella serie Going for Growth, nell’Employment Outlook, Pensions at a Glance, negli studi sulla situazione economica dei singoli paesi e nelle nostre banche dati statistiche (come i Main Economic Indicators e il Factbook).

Oltre a queste grandi economie emergenti, circa 100 paesi non appartenenti all’OCSE partecipano regolarmente alle attività dei nostri organismi. Disponiamo inoltre di una serie di programmi regionali riguardanti tra l’altro l’America latina e il Medio Oriente e Nord Africa. In aggiunta, abbiamo un rapporto di collaborazione sempre più stretta con le parti sociali nelle associazioni dei lavoratori e dei industriali, oltre che con la società civile, in modo da ricevere il loro contributo per la nostra analisi e la nostra visione politica.

Di conseguenza, svolgiamo un ruolo sempre più importante nell’Architettura della governance mondiale. Contribuiamo regolarmente agli sforzi intesi a promuovere forme inclusive di cooperazione multilaterale, lavorando intensamente con il G20 in ambiti quali la fiscalità, la crescita equilibrata, gli investimenti, il protezionismo, la lotta alla corruzione e l’occupazione.

Signore e signori,
“L’OCSE a 50 anni” è un’organizzazione dinamica che continua ad adeguarsi a un mondo in rapido mutamento, a migliorare le sue capacità e a rinnovare il suo pensiero. Siamo in una posizione privilegiata per favorire la costruzione di un’economia più solida, pulita e giusta.

I nostri 50 anni di esperienza costituiscono un bene pubblico. Vogliamo  lavorare con l’Italia e con gli italiani per definire delle “politiche migliori per una vita migliore”.
Grazie.

 

 

 

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