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L’OCSE sottolinea la necessità di ulteriori riforme per far fronte ad un rischio crescente di povertà fra i pensionati

 

1/12/2015 - Secondo un nuovo rapporto dell’OCSE, le recenti riforme hanno reso più sostenibile dal punto di vista finanziario il sistema pensionistico e il livello di vita dei pensionati è molto più elevato rispetto al passato. Ma le generazioni future rischiano di percepire pensioni meno generose e molti Paesi potrebbero registrare un forte aumento del rischio di povertà fra i pensionati.

 

“Pensions at a glance 2015” afferma che, negli ultimi due anni, circa la metà dei Paesi dell’OCSE hanno adottato misure volte a rendere i loro sistemi pensionistici più sostenibili sul lungo termine. Un terzo dei Paesi si sono adoperati per migliorare le reti di protezione sociale ed aiutare gli anziani in difficoltà. 

 

“Le recenti riforme rappresentano un passo nella buona direzione, anche la sostenibilità finanziaria non può essere il solo obiettivo”, ha detto il Segretario dell’OCSE Angel Gurría. “L’obiettivo deve essere quello di definire oggi politiche integrate e flessibili che permettano di rispondere alla crescente complessità e incertezza del mondo del lavoro di domani”.

 

L’età pensionabile è aumentata, passando dai 65 ai 67 anni in molti Paesi. In diversi paesi come la Repubblica Ceca, la Danimarca, l’Irlanda, l’Italia e il Regno Unito l'eta' di pensione verra' probabilmente innalzata ulteriormente per raggiungere I 70 anni,  o si adeguera' con la speranza di vita come in Italia. 

 

Dall’inizio degli anni duemila, l’età effettiva di pensionamento non ha smesso di aumentare, in particolare per le donne. In molti Paesi, il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 55 e i 64 è aumentato significativamente, passando dal 45% al 66% in Germania, dal 31% al 46% in Italia e dal 52% al 57%, in media, nell’area OCSE.

 

Tuttavia, permangono sfide importanti legate ad un invecchiamento rapido della popolazione in molti Paesi, e ai cambiamenti intervenuti sul mercato del lavoro. Mentre molti dei pensionati di oggi, in particolare tra gli uomini, hanno avuto una carriera relativamente stabile, per chi inizia a lavorare oggi, carriere stabili non saranno per molti la norma.

 

In molti Paesi, i tassi di disoccupazione, in particolare tra i giovani, permangono  elevati, così come la durata della disoccupazione tra i lavoratori più anziani. La riduzione dei contratti a durata indeterminata e il parallelo aumento dei contratti a durata determinata e sovente precari rischiano d’intaccare i montanti contributivi e quindi le pensioni future.

 

In alcuni Paesi, periodi di disoccupazione comportano interruzioni contributive e quindi, secondo le stime dell’ OCSE, a delle pensioni ridotte. 

 

Alcuni paesi, sostiene l’OCSE, devono rivedere le loro reti di protezione sociale a favore dei pensionati che non hanno accumulato contributi sufficienti per la pensione minima. In media, nei Paesi dell’OCSE, la pensione minima corrisponde al 22% del salario medio,  e va dal 6% in Corea al 40% in Nuova Zelanda. I Paesi con un’incidenza elevata di povertà tra i pensionati e un basso livello di prestazioni sociali come il Cile, la Corea, il Messico e la Turchia dovrebbero aumentare il valore delle prestazioni assistenziali.

 

Molti Paesi rivalutano le pensioni del primo pilastro in base ai prezzi al consumo, e di conseguenza il loro valore rispetto alle retribuzioni diminuisce nel tempo, dato che i prezzi tendono a aumentare più lentamente dei salari. Secondo il rapporto, l’indicizzazione delle pensioni in base ai prezzi al consumo, se da un lato permette di far fronte a restrizioni di bilancio, comporta al contempo il rischio di un aumento della povertà fra i pensionati vista la riduzione del potere d’acquisto delle loro pensioni.

 

“Pensions at a Glance 2015” sottolinea inoltre le sfide poste da una modesta crescita del PIL, e dall’effetto dei bassi tassi di interesse sui risparmiatori e i prestatori di fondi pensione e assicurativi. Richiama anche l’attenzione sul fatto che le tabelle di mortalità utilizzate dalle compagnie di assicurazione in molti Paesi non tengono interamente conto delle stime dei futuri miglioramenti dell’aspettativa di vita. Tutto ciò potrebbe spingere i fondi di pensione e le compagnie di assicurazione a cercare rendimenti più elevati e a perseguire strategie di investimento più rischiose che potrebbero comprometterne la loro solvibilità. Ciò potrebbe mettere ulteriormente a rischio l’adeguatezza dei redditi pensionistici futuri.

 

“Pensions at Glance 2015” fornisce indicatori comparativi sui sistemi pensionistici nazionali dei 34 Paesi dell’OCSE, nonché dell’Argentina, del Brasile, della Cina, dell’India, dell’Indonesia, della Federazione Russa, dell’Arabia Saudita e del Sudafrica.

 

Sintesi per Paese e altre sintesi del rapporto sono disponibili su: http://oe.cd/pag  

 

Per ulteriori informazioni o per ottenere una copia del rapporto, i giornalisti possono contattare OECD Media Division (news.contact@oecd.org) o telefonare al + 33 1 45 24 97 00.

 

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