Rassegna sul sistema nazionale di protezione civile in Italia

 

Osservazioni di Angel Gurría, Segretario Generale dell'OCSE, presentazione della “Rassegna sul Sistema Nazionale di Protezione Civile in Italia”


Roma, 4 maggio 2010

Egregio Presidente del Consiglio Berlusconi, Egregio Dottor Bertolaso, Signore e Signori,

È un grande onore per me presentare la prima relazione dell’OCSE sull’azione della protezione civile italiana.
Questo rapporto ci consente di capire i provvedimenti adottati dalla protezione civile in un paese particolarmente esposto a un’ampia varietà di rischi naturali. Durante la preparazione del presente rapporto, sono state condotte, insieme a diverse componenti della protezione civile, oltre 30 interviste e visite su tutto il territorio italiano, da Palermo a Milano, alle quali hanno partecipato numerosi gruppi e parti  interessate.

Desideriamo ringraziare il Dottor Bertolaso, il Professor De Bernadinis e il Dottor Miozzo, Dirigenti del Dipartimento di Protezione Civile, per l’attivo sostegno offerto al team incaricato del rapporto. Saremo molto lieti di accoglierLa, Egregio Presidente del Consiglio Berlusconi, alla prossima Riunione Ministeriale, prevista per il 27 e 28 maggio, che quest’anno Lei ci farà l’onore di presiedere.


1. Aspetti positivi: Governance, Tecnologia e Organizzazioni Volontarie

Dotarsi delle risorse necessarie per coordinare e gestire le situazioni di emergenza è una sfida importante per molti paesi. L’Italia possiede in questo campo meccanismi di governance efficaci con un controllo preciso e una gestione chiara, compreso a livello operativo. I servizi di sicurezza e sanità pubblica, ai diversi livelli di governo (centrale, regionale, provinciale e comunale) sono ben coordinati con gli operatori di infrastrutture critiche, l’esercito, le organizzazioni volontarie e gli istituti scientifici di ricerca. Questo modello di cooperazione tra diversi attori è sempre più diffuso nei servizi di protezione civile di diversi paesi.

Il rapporto mostra che la protezione civile coordina le operazioni in modo adeguato. Essa infatti riunisce le risorse umane e le attrezzature di diversi organismi in modo da garantire una gestione coerente e concertata delle operazioni di emergenza. Questo è possibile grazie alle capacità di alcuni organi istituzionali chiave, come il “Comitato Operativo” della Protezione Civile, e gli strumenti di pianificazione delle emergenze come il metodo “Augustus”.

Grazie alla conoscenza approfondita della situazione e alla collaborazione con la comunità scientifica, i sistemi di protezione civile sono in grado di valutare rapidamente e accuratamente la gravità degli eventi. Le autorità centrali e regionali hanno elaborato una rete di informazioni in tempo reale, condivisa dagli enti di monitoraggio,  che consente di anticipare e modificare gli eventi. Questo permette di informare tempestivamente la popolazione e di inviare rapidamente i primi soccorsi. Si salvano in questo modo molte vite umane.

Il sistema di protezione civile è impegnato ad acquisire nuove conoscenze sulle catastrofi naturali mettendole al servizio di fini pratici come: l’identificazione dei segni precursori delle catastrofi; le valutazioni dei gradi di vulnerabilità e i modelli di misura degli effetti potenziali per le aree ad alto rischio; il al supporto tecnico per le decisioni riguardanti l’uso del suolo e l’elaborazione di nuovi regolamenti edilizi.   

Quali sono le principali lezioni che si possono ricavare dal funzionamento del sistema italiano di protezione civile? Un aspetto dal quale gli altri paesi dell’OCSE possono trarre insegnamento è la grande forza di mobilità delle organizzazioni volontarie. Decine di migliaia di volontari possono essere mobilitati, nel giro di pochi giorni, per coadiuvare gli operatori istituzionali nelle attività di emergenza, di soccorso e di recupero. Lodiamo le politiche che incoraggiano la partecipazione di volontari nelle missioni di soccorso. La mobilitazione dei volontari, non solo in Italia ma anche all’estero, è un esempio per tutti noi, in particolare il loro contributo alle missioni di assistenza umanitaria nei paesi in via di sviluppo.


2. Le sfide maggiori: Prevenzione, Gestione dell’emergenza e Comunicazione

Il rapporto identifica anche alcune aree, dove l’Italia potrebbe fare progressi.

Stimabili tra 1 e 2 decimali in termini percentuali del PIL, i danni provocati dalle catastrofi naturali in Italia sono tra i più elevati dei paesi dell’OCSE. Il nostro rapporto sottolinea la necessità di compiere maggiori sforzi per ridurre i danni e migliorare l’implementazione delle politiche di prevenzione. Si tratta chiaramente di un compito che spetta più alle autorità pubbliche che alla protezione civile, anche se stiamo parlando di politiche intimamente legate tra loro. Bisognerebbe innanzitutto applicare con maggiore rigore la restrizione nell’uso del suolo nelle zone esposte alle catastrofi naturali e garantire l’applicazione dei codici sismici nella progettazione di infrastrutture pubbliche ed edifici. Tali misure possono essere rafforzate, sul piano legislativo, grazie ad un sistema di ispezioni, controlli e sanzioni in caso di violazioni.

Le politiche pubbliche non forniscono incentivi adeguati a favorire le ristrutturazioni e gli investimenti privati che sarebbero necessari a mitigare i rischi di disastro. Bisognerebbe prendere in considerazione un sistema pubblico-privato in grado di migliorare la copertura assicurativa per le perdite dovute a catastrofi naturali e di favorire gli investimenti nella mitigazione del rischio, riducendo i premi e le frachigie assicurative e istaurando contemporaneamente un sistema di valutazione della conformità al regolamento edilizio.

Alcuni comuni non hanno le capacità adeguate per gestire le situazioni di emergenza, compreso nelle regioni che presentano un alto rischio di catastrofi naturali. Di fronte a tali disparità, è necessario adottare standard minimi di sicurezza a livello nazionale. Per far sì che tutte le province e tutti i comuni rispettino tali standard, occorre istituire un sistema di controllo efficiente, unito al potere di applicare sanzioni.

Un’altra area dove si potrebbe fare di più è quella della consapevolezza pubblica. Esistono già le campagne di informazione, i media e i programmi di educazione. Ma alcuni paesi vanno oltre l’Italia fornendo alle comunità mappe dei rischi specifici del loro territorio. Per esempio, si potrebbe elaborare un piano d’azione per migliorare la comprensione dei cittadini dell’impatto del cambiamento climatico sui rischi idrogeologici e sulle ondate di caldo.

Per concludere, il nostro rapporto sottolinea i molti punti di forza del sistema di protezione civile dell’Italia, che ha saputo mettere in opera un approccio multi rischio coerente. Ma c’è ancora spazio per ulteriori miglioramenti, in particolare nell’ambito della prevenzione mediante, tra l’altro, una pianificazione più adeguata dell’uso del suolo.

L’anno 2009 è stato contrassegnato dagli effetti distruttivi di alcune catastrofi naturali: in Chile, Cina, Haiti, in Islanda, senza assolutamente trascurare L’Aquila.  Oltre alle numerose perdite in vite umane e gli ingenti danni alle abitazioni, al patrimonio e alle infrastrutture, occorre valutare anche gli effetti secondari, dovuti a intere comunità che cercano di tornare a una vita normale.

Il tema della gestione dei disastri è importante, non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo, in tutti quei paesi a rischio di disastri naturali su larga scala.

L’OCSE, con la sua esperienza in molte aree delle politiche pubbliche, come lo sviluppo locale e regionale, la governance e l’offerta di servizi ai cittadini (dai trasporti, all’acqua, all’energia) è naturalmente interessata ai temi della prevenzione e della ricostruzione. E Il bagaglio di esperienza dell’OCSE in materia di “analisi tra pari” (peer review) rappresenta uno strumento di grande importanza per facilitare lo scambio di esperienze tra paesi e permettere di identificare le pratiche migliori.

Speriamo che il nostro rapporto dia un contributo positivo al dibattito politico in Italia.
Grazie.

 

 

 

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