Economie

Presentazione dello Studio sulla situazione economica dell’Italia

 

Intervento di Angel Gurría, Segretario Generale, OCSE

 

Milano, 9 maggio 2011


Ministro Tremonti,
Signore e signori,

Sono lieto di essere qui a Milano per presentare lo Studio dell’OCSE sulla situazione economica dell’Italia.
Lo Studio conferma che l’economia italiana continua a recuperare dopo la gravissima recessione in cui era entrata assieme a gran parte degli altri paesi dell’OCSE. Nel 2012 la crescita sarà migliore di quest’anno, benché non superiore all’1 ½ per cento.

L’export italiano sta beneficiando della vigorosa espansione del commercio mondiale. Gli investimenti delle imprese registrano un recupero, mentre quelli del settore pubblico restano in dimunuzione, a riflesso degli sforzi di ridimensionamento del debito pubblico, che il governo sta opportunamente perseguendo.
L’indebitamento del settore privato è invece molto basso in Italia. Ciò costituisce un importante punto di forza, poiché limita l’impatto potenziale dell’instabilità finanziaria sull’economia italiana.

Tuttavia il nostro studio sostiene che si può fare di più per migliorare in modo duraturo la situazione dell’economia italiana. Proponiamo un insieme mirato di politiche macroeconomiche e strutturali che prese nel complesso potrebbero aiutare una crescita più sostenuta, contribuendo al risanamento dei conti pubblici.

Permettetemi di affrontare questi punti in maggiore dettaglio.


In primo luogo, i mercati finanziari e la politica di bilancio


Sappiamo bene, è uno degli insegnamenti della crisi, che i destini dei mercati finanziari e delle politiche di bilancio sono intimamente legati tra loro e che gli shock di breve periodo si trasmettono facilmente dai primi alle seconde.

Durante la crisi, il governo italiano ha agito con saggezza, limitando la crescita del disavanzo. Tale scelta si è rivelata appropriata in quanto facilitera’ l’azione di contenimento del debito pubblico. Inoltre, le riforme del sistema pensionistico attuate alcuni anni fa, altresì consolidate da interventi più recenti, garantiscono che la spesa per le pensioni non aumenterà di molto nei prossimi anni.

Le politiche economiche sono  state prudenti, a giusto titolo. In effetti, l’Italia gode di buona credibilità sui mercati finanziari. Gli obiettivi per l’indebitamento del settore pubblico sono stati regolarmente raggiunti negli ultimi due anni.

Queste sono delle ottime credenziali per il futuro, confermate anche dagli obiettivi contenuti nell’ultimo Programma di stabilità.

In ambito finanziario, le banche italiane non hanno adottato politiche creditizie inopportune e imprudenti, evitando una esposizione eccessiva nei confronti dei paesi più fragili. Questo però non è bastato a tenerle al riparo dalle conseguenze della crisi. Al pari di molti istituti di credito in tutto il mondo, esse devono dunque ripristinare la loro posizione patrimoniale. Il governo ha incoraggiato e aiutato le banche a raccogliere fondi, e molti gruppi bancari italiani sono riusciti a rifinanziarsi. Tutto ciò è opportuno e rafforzerà, in prospettiva, la solidità del sistema finanziario italiano.


Politiche migliori per una vita migliore [Better policies for better lives]


Non dobbiamo tuttavia sottovalutare le sfide che sono davanti a noi: in questo senso le riforme strutturali favorevoli alla crescita giocano un ruolo di importanza fondamentale.

Il Programma nazionale di riforma mette in luce numerosi ambiti di intervento strutturale, e rilevo con soddisfazione, come molti  di questi siano stati oggetto di raccomandazioni dell’OCSE nei suoi precedenti Studi sull’Italia.

Le riforme strutturali sono sicuramente indispensabili per promuovere una crescita economica più sostenuta, che di riflesso possa contribuire al risanamento delle finanze pubbliche. L’idea che crescita e rigore delle politiche di bilancio possano coesistere è un elemento apprezzabile del Decreto sullo sviluppo approvato dal governo la settimana scorsa. Incoraggiamo il governo a perseguire i propri obiettivi con tempestività e determinazione.

Un contributo fondamentale al raggiungimento di questi obiettivi può  venire dalle misure sul mercato del lavoro e in materia di concorrenza dei mercati, misure che possono aiutare a ridurre gli ostacoli alla crescita dell’impiego. L’estensione della Cassa integrazione ha contribuito a limitare l’aumento della disoccupazione durante la crisi. Essa offre una base su cui introdurre riforme volte ad attenaure le difficoltà del mercato del lavoro.

In parallelo, il sistema educativo deve riuscire ad instillare nei giovani valori di apertura e lungimiranza, preparandoli al mercato del lavoro di domani.

 

Istruzione universitaria

 

Gli scienziati e i ricercatori italiani godono un’ottima reputazione. Ciò nonostante, in molte discipline la loro fama è spesso più nota all’estero che in Italia. Inoltre, il numero  degli scienziati stranieri che scelgono di lavorare in Italia è limitato. Al tempo stesso, conseguire una laurea in Italia non garantisce lo stesso vantaggio salariale che si osserva in gran parte degli altri paesi OCSE. Questo insieme di circostanze è il sintomo di una mancanza di coordinamento tra sistema universitario e mercato del lavoro.

Prendendo come punto di riferimento le esperienze di maggiore successo in vari paesi, il nostro Studio suggerisce riforme che potrebbero rafforzare l’istruzione universitaria in Italia. Si tratta di un presupposto importante se vogliamo offrire opportunità di lavoro più gratificanti ai giovani e migliorare la competitività dell’intera economia.

A questo proposito, vorrei citare due esempi.

Il primo riguarda la governance delle università. Le migliori prassi si riscontrano nei paesi dell’OCSE in cui gli atenei sono governati da un organo indipendente e altamente rappresentativo – certo più adatto a favorire, per esempio, legami stretti con il settore privato. Un tale organo dovrebbe definire l’indirizzo strategico dell’ateneo, e vigilare sulla gestione amministrativa. Quest’ultima, invece, andrebbe affidata ad un’instanza separata. I manager delle università devono inoltre disporre di solide competenze e incentivi appropriati, al fine di poter orientare al meglio la strategia e vigilare sulla gestione.

Prendo atto del fatto che la legge per la riforma dell’istruzione approvata di recente compie passi fondamentali in questa direzione. Essa richiede la presenza di membri esterni con competenze gestionali o finanziarie negli organi di governo delle università, separa la gestione amministrativa dall’attività didattica e di ricerca, e rafforza i meccanismi di valutazione. La riforma inoltre si preoccupa di definire un percorso di carriera più chiaro per i docenti, affiancato a incentivi legati ai risultati.

Il secondo esempio riguarda i finanziamenti privati e le tasse universitarie. Sono consapevole del fatto che questo rappresenta un argomento delicato in Italia. Un sistema di istruzione universitaria di massa richiede un maggiore contributo finanziario da parte degli studenti, i quali sono, dopotutto, i principali beneficiari. Necessita, in altre parole, di un aumento delle tasse universitarie. Questa esigenza viene riconosciuta – spesso con riluttanza – da un numero sempre maggiore di paesi. È chiaro, tuttavia, che tali riforme non possono essere introdotte in modo affrettato e senza  consultazione. Devono inoltre essere accompagnate da altri provvedimenti intesi a garantire condizioni eque di accesso alle categorie più svantaggiate. L’introduzione di un sistema di borse di studio e prestiti basato sul reddito senz’altro offrirebbe un aiuto in tal senso.

 

Politica ambientale

 

Lo Studio contiene anche un capitolo dedicato alla Politica ambientale, che si concentra sulla compatibilità tra crescita e protezione dell’ambiente. Esso affronta una serie articolata di aspetti, dall’energia ai rifiuti urbani. Anche in questo caso vorrei concentrami su due esempi.

Il primo concerne gli strumenti di valutazione delle politiche. La Valutazione d’impatto ambientale e la Valutazione ambientale strategica sono sottoutilizzate in Italia. Dietro queste denominazioni un po’ tecniche, forse, si celano procedure importanti che garantiscono che le eventuali conseguenze negative per l’ambiente di certi progetti o interventi siano più che compensati dai benefici. Tali procedure devono però essere impiegate con giudizio onde evitare che si traducano in inutili ostacoli. Esse sono tuttavia importanti al fine di promuovere il benessere dei cittadini italiani.

In secondo luogo, vorrei richiamare l’attenzione su un dettaglio istruttivo del capitolo. Sono stato attirato in particolare da un aspetto che illustra bene l’importanza della capacita’ innovativa nel disegno delle politiche ambientali. Come è noto, la gestione dei rifiuti fa spesso notizia in senso negativo in Italia. Fuori dall’Italia, però, chi ha mai sentito parlare dei consorzi per il riciclo degli imballaggi commerciali? Questo sistema innovativo costituisce un esempio molto interessante di utilizzo di incentivi economici ben strutturati per il raggiungimento di obiettivi ambientali. Fornisce tra l’altro un’indicazione degli insegnamenti che gli altri paesi membri dell’OCSE possono trarre dalle politiche attuate in Italia.

Dopo questo esempio di innovazione riuscita, permettetemi di tornare al punto da cui sono partito.
L’economia italiana si sta riprendendo. La politica di bilancio è avviata su un sentiero impegnativo, che le consentirà tuttavia di mantenere e migliorare la propria sostenibilità. Il Programma nazionale di riforma individua importanti ambiti sui quali concentrare l’azione futura,  in linea con molte delle nostre raccomandazioni. Come sempre, siamo pronti a sostenere le autorità italiane nell’individuazione, definizione e realizzazione di riforme che possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi.

Ministro Tremonti, signore e signori,
L’Italia è tra i paesi che hanno fondato l’OCSE 50 anni fa. Come membro fondatore, l’Italia ha sempre mantenuto stretti rapporti con l’organizzazione. Gli Studi sulla situazione economica, le nostre Economic Surveys, sono l’appuntamento biennale che ci permette di esaminare in modo sistematico l’economia di ciascuno dei nostri paesi membri e suggerire dei modi per migliorarne le politiche.

Informare il dibattito sulle politiche è la missione preponderante dell’OCSE ed è proprio per questo che la conferenza odierna dell’ASPEN rappresenta per noi un evento di rilievo, al quale sono molto lieto di partecipare.

La Conferenza si concentra, a giusto titolo, sulle modalità di promozione dell’integrità, dell’onestà e della trasparenza nella conduzione del business e delle attività finanziarie. Queste sono le fondamenta di un’economia che riscuote il sostegno e la fiducia della gente e soddisfa le esigenze e le aspirazioni dei cittadini. I quali cittadini desiderano che le cose vengano fatte in modo diverso e migliore.

È in questo spirito che un anno fa, in occasione della riunione ministeriale dell’OCSE tenutasi sotto la presidenza dell’Italia, è stata approvata la Dichiarazione OCSE su Integrità, Onestà e Trasparenza. Attendiamo con impazienza di continuare questo dibattito nella prossima riunione ministeriale dell’OCSE, che si terrà tra sole tre settimane ed è intesa a celebrare il cinquantesimo anniversario dell’Organizzazione. Sono estremamente lieto di poter contare anche quest’anno sulla presenza del Ministro Tremonti.

Grazie.

 

 

 

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