Développement économique et création d'emplois locaux (LEED)

7a edizione del Festival dell’Economia, Trento, Italia, 31 maggio-3 giugno 2012

 

Cicli di vita e rapporti tra generazioni

Trento/Rovereto, Italia, 31 maggio-3 giugno 2012

La settima edizione del Festival ha prestato particolare attenzione alle istituzioni che anziché operare redistribuzioni dai giovani agli anziani, operano trasferimenti in senso opposto, da chi è più vecchio a chi è più giovane. La scuola è una di queste istituzioni: per questo ha ricevuto una particolare attenzione in questa edizione del Festival. Si é parlato molto anche di ingresso nel mondo del lavoro e di formazione sul posto di lavoro. Sono stati esaminati inoltre i patti intergenerazionali informali, così importanti nel campo dell’assistenza alle persone non autosufficienti, dai genitori che aiutano i figli nella cura dei nipoti soprattutto quando mancano gli asili nido, ai figli che assistono i loro genitori.

Il Centro OCSE LEED di Trento, in collaborazione con la Scuola sullo Sviluppo Locale dell’Università di Trento organizza una tavola rotonda sul tema:

 

Sempre più divisi: Perché le disuguaglianze continuano a crescere

 

Venerdí 1 giugno 11.00 - 12.30

Centro OCSE LEED (ex Convento degli Agostiniani)
Vicolo S. Marco, 1, Trento

La tavola rotonda ha cercato di rispondere agli interrogativi che sorgono dalle crescenti disuguaglianze di reddito che, a loro volta, creano problematiche di ordine economico, sociale e politico. Le disuguaglianze inoltre soffocano la mobilità sociale non permettendo ai lavoratori meritevoli e talentuosi di ottenere i riconoscimenti cui avrebbero diritto. La mobilità salariale tra le varie generazioni è più bassa nei paesi con elevate diseguaglianze, come l’Italia, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America, e molto più alta nei paesi nordici, dove il reddito è distribuito in maniera più uniforme.

La conseguente disuguaglianza di opportunità avrà inevitabilmente un impatto sul complessivo rendimento economico. La disuguaglianza solleva anche problematiche politiche, poiché alimenta scontento sociale e genera instabilità politica. Può perfino fomentare sentimenti populisti, protezionistici e anti-globalizzazione. Le persone, infatti, non appoggeranno più il libero scambio e il libero mercato, qualora vi sia la sensazione che a rimetterci siano loro a discapito di un gruppo di pochi vincitori diventa sempre più ricco.

Le implicazioni per le politiche dell’istruzione sono chiare. Queste, puntando all’equità nel campo dell’istruzione, possono essere uno strumento particolarmente utile, che i paesi possono utilizzare per aumentare la mobilità di reddito tra le generazioni e, nel tempo, ridurre le disuguaglianze di reddito.

La tavola rotonda ha cercato pertanto di analizzare, fra le tante questioni, la seguente: in che modo l’educazione può aiutare ad affrontare la crescente disuguaglianza di reddito?

I relatori della tavola rotonda:

  • Sergio Arzeni: Direttore del Centro per l’imprenditorialità, le PMI e lo sviluppo locale (CFE) dell’OCSE a Parigi.
  • Bruno Dallago: Preside della Facoltà di sociologia e direttore della Scuola per lo sviluppo locale dell’Università di Trento.
  • Barbara Ischinger: Direttore del Dipartimento Educazione dell'OCSE a Parigi.

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale.

Comunicato stampa

Presentato il rapporto dell'OCSE: si deve partire fin dalla scuola dell'infanzia e gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale

CONTRO LE DISEGUAGLIANZE INVESTIRE IN UNA FORMAZIONE DI QUALITA'

 “Sempre più divisi: perché le disuguaglianze continuano a crescere”. Negli ultimi trent’anni le disuguaglianze sono aumentate in tutti i Paesi dell’OCSE, anche nei paesi più talentuosi come quelli scandinavi. Molteplici le cause: la globalizzazione, i mutamenti all’interno della famiglia, la riduzione dei salari. La più grave però, riguarda la discrepanza tra le competenze di coloro che cercano lavoro e le figure professionali di cui le imprese hanno bisogno. Questo è il contesto in cui si è sviluppato il rapporto OCSE sulle disuguaglianze, presentato nell’incontro presso la sede di Trento, nell’ambito del Festival dell’Economia 2012.

Di fronte a questo trend negativo, come agire? Secondo l’OCSE non esiste un’unica ricetta, ma sicuramente la chiave di volta è investire nelle persone e nella formazione di qualità. Barbara Ischinger, direttrice del Dipartimento Educazione OCSE spiega come l’azione debba partire fin dalla scuola dell’infanzia e come gli insegnanti giochino un ruolo fondamentale. In riferimento a questo ha portato l’esempio degli istituti scolastici considerati virtuosi perché hanno un basso, o addirittura nullo, tasso di bocciature: “In questo caso” ha spiegato la direttrice, “gli insegnanti, conoscendo gli alunni e riconoscendone fin da subito i deficit, danno loro un’assistenza speciale”. Sempre in riferimento al ruolo degli insegnanti, Barbara Ischinger spiega: “Oltre a dare le competenze generiche di base, come leggere, scrivere e far di conto, gli insegnanti devono aiutare i bambini ad essere creativi, ad analizzare i problemi e ad essere flessibili, perché le professioni del futuro saranno caratterizzate dalla flessibilità”.

Bruno Dallago, preside della Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, ha presentato il contesto storico e sociale studiato dal rapporto OCSE. “Le diseguaglianze rappresentano il problema centrale della crisi in atto. Questo, nel nostro Paese, è un dato meno pesante ma la crisi lo sta acuendo. La preparazione delle nuove generazioni è determinante. L’approccio educativo deve essere quello del problem solving, bisogna insegnare le procedure dell’apprendimento e a saper interpretare il problema”.

Sergio Arzeni, direttore del Centro per l’Imprenditorialità, le PMI e lo Sviluppo Locale dell’OCSE a Parigi, ha concluso portando una riflessione incentrata su dati di confronto con gli altri paesi europei, sottolineando le esperienze talentuose, come il sistema duale alla tedesca e l’investimento sull’esperienza lavorativa in età precoce (14 anni) che porta l’Olanda ad avere il minor tasso di disoccupazione giovanile in Europa.

 

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