Développement économique et création d'emplois locaux (LEED)

5a edizione del Festival dell’Economia, Trento, Italia, 3-6 giugno 2010

 

 

Informazioni, scelte e sviluppo

Trento, Italia, 3-6 giugno 2010

Anche quest’anno, la Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con l’Università di Trento, il Sole 24 Ore ed Editori Laterza, organizza il Festival dell’Economia, giunto alla sua quinta edizione. L’evento, che sui articola su quattro giornate (dal 3 al 6 giugno 2010),  ha assunto nel corso degli anni sempre maggiore importanza anche a livello internazionale coinvolgendo relatori e partecipanti da tutto il mondo. Le scorse edizioni hanno visto la partecipazione di Premi Nobel, importanti relatori e uomini politici che si sono confrontati con il pubblico su tematiche legate all’economia.

 

Il Centro OCSE LEED di Trento, in collaborazione con la Scuola sullo Sviluppo Locale dell’Università di Trento ha organizzato una tavola rotonda sul tema:

 

1989-2010 due decenni di trasformazione nella nuova Europa: scelte e traiettorie di sviluppo

 

Venerdì 4 giugno 2010 alle ore 15:00

Centro OCSE LEED (ex Convento degli Agostiniani)
Vicolo S. Marco, 1, Trento

 

La sessione ha discusso dei pressanti interrogativi posti dalla recente crisi Internazionale rispetto al modello di sviluppo introdotto in Europa centro orientale dopo il 1989, della vulnerabilità di queste economie e la loro capacità di reazione a shock esterni. Nel corso di una tavola rotonda, sono state esaminate in particolare le esperienze di Ungheria e Polonia, che rappresentano due casi paradigmatici e fra loro contrastanti per scelte e traiettorie di sviluppo.

I relatori della tavola rotonda erano:

  • Sergio Arzeni: Direttore del Centro per l’imprenditorialità, le PMI e lo sviluppo locale (CFE) dell’OCSE a Parigi
  • Bruno Dallago: Rettore della Facoltà di sociologia e direttore della Scuola per lo sviluppo locale dell’Università di Trento.
  • Karoly Attila Soos: Ricercatore senior presso l’Accademia ungherese delle scienze. Già membro del Parlamento ungherese e segretario di stato, ha lavorato presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD).
  • Grzegorz W. Kolokdo: Direttore di TIGER (Transformation, Integration and Globalization Economic Research) e professore di economia alla Leon Kozminski Academy of Entrepreneurship and Management di Varsavia (WSPiZ). Dal 1994 al 1997, è stato vice Primo ministro e Ministro delle Finanze del Governo Polacco.


La discussione

LA NUOVA EUROPA SORRIDE (MENO) AD UNGHERIA E POLONIA

I due Paesi dell’ex blocco sovietico hanno migliorato le condizioni di vita rispetto a 20 anni fa ma la recente crisi economica rischia di rallentare la crescita e rinviare l’allineamento con l’Europa.

La luna di miele è finita. O quasi. Dopo 20 anni, l’Europa ha smesso di sorridere ad Ungheria e Polonia, i Paesi con le migliori performance economiche tra gli Stati dell’ex Blocco Sovietico. Nel 1989 le due nazioni non si fecero trovare impreparati e dal crollo della Cortina di Ferro e furono veloci a traghettare verso l’economia di mercato: l’Ungheria ancor meglio rispetto ad una Polonia che negli anni ’80 fu attraversata da forti tensioni sociali ed economiche. Ma oggi le cose sono cambiate e i due Paesi sono chiamati ad un nuovo cambiamento. E con essi molti altri Paesi.

Delle scelte e delle “traiettorie” di Polonia ed Ungheria hanno discusso nel pomeriggio di oggi, presso l’ex Convento Agostiniani, Sergio Arzeni, direttore del Centro per l'Imprenditorialità, le Pmi e lo sviluppo locale dell'Ocse; Grzegorz W. Kolodko, professore di economia presso la Kozminski Business School di Varsavia; e Karoly Attila Soos, ricercatore senior, Accademia Ungherese delle Scienze, ex membro del Parlamento ungherese ed ex Segretario di Stato per l’Industria.

“Rispetto a 20 anni fa – ha esordito Arzeni - le aspettative sono migliori a quelle che gli stessi uomini di governo potevano prevedere neil 1989: le condizioni di vita sono cresciute del 50 per cento, così come in Ungheria e Polonia è aumentata la speranza di vita tra i 3 e 5 anni, per arrivare fino a 75 anni. Questo fino ad oggi, perché la crisi del 2009 ha fortemente toccato i due Paesi: investimenti crollati per l’Ungheria (-6 per cento), il doppio rispetto alla Polonia (-3,9 per cento), l’aumento della disoccupazione (8 per cento in Polonia e 11 in Ungheria)”.

A preoccupare oggi è il gap tra le diverse classi sociali e il debito pubblico dei rispettivi Paesi, ma l’analisi rimane ancora ottimistica. Il professor Kolodko ricorda le trasformazioni della Polonia e dell’economia in generale: “La trasformazione è stata molto più profonda. La Polonia ed altri Paesi hanno subito una doppia trasformazione: dall’economia controllata di Stato sono passati all’economia di mercato e, non dimentichiamolo, alla globalizzazione. La Polonia ha iniziato il percorso in condizioni politiche migliori rispetto ad altri Paesi post-comunisti, perché le riforme erano iniziate già negli anni 70 e 80. Potevamo fare meglio, abbiamo commesso degli errori ma siamo riusciti a garantirci una crescita, anche se l’allineamento con l’Europa arriverà solo tra due generazioni. Per questo abbiamo bisogno di buoni politici ed economisti”.
Il percorso iniziato dall’Ungheria nel 1989 fino ad oggi è giudicato positivamente dall’ex Segretario di Stato, Karoly Soos: “Se oggi il tasso di crescita frena è colpa anche di una tassazione eccessiva e di una burocrazia asfissiante. Nei nostri Paesi però le opportunità di business sono superiori all’Italia, mentre la vera criticità rimane l’alto debito pubblico. Come ne usciamo? Una volta superata la crisi dobbiamo essere pronti a ridistruggere tutto quello che abbiamo fatto”.

 

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale.

 

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OECD LEED Trento Centre for Local Development, Italy

 

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