Secretary-General

Lancio della "National Skills Strategy" dell'OCSE per l'Italia: rapporto diagnostico

 

Discorso di Angel Gurría

Segretario Generale dell'OCSE

Roma, 5 ottobre 2017

(Testo preparato per l'intervento)

 

 



Caro Ministro Padoan, Ministro De Vincenti, Eccellenze, Signore e Signori:


Sono lieto di essere a Roma per presentare un rilevante strumento d’intervento per questo Paese: il Rapporto diagnostico della "National Skills Strategy" dell'OCSE per l'Italia. È nostro auspicio che questo Rapporto favorisca un dibattito di livello nazionale sulle competenze e indirizzi l'Italia verso una crescita economica florida, sostenibile e inclusiva.

 

Vorrei ringraziare in particolare il Ministro Padoan per l’impulso dato al lancio di questo progetto, il Ministro De Vincenti e tutti i Sottosegretari e i membri del Tavolo Interministeriale. Lo studio che presentiamo oggi è il risultato di uno sforzo collettivo, che ha visto la collaborazione di cinque ministeri italiani e di oltre 200 stakeholders. Vorrei anche ringraziare la Commissione Europea per l'aiuto fornito a livello finanziario e statistico. 

 

Le sfide in materia di competenze tra le cause della debole crescita economica

Nel dopoguerra, l'Italia ha conosciuto un periodo di elevata crescita economica, sfruttando la sua base produttiva decentralizzata e promuovendo le competenze tecniche e professionali di cui la produzione industriale aveva bisogno. Negli ultimi 15 anni, tuttavia, si è registrato un ristagno della crescita economica e della produttività, anche a causa delle sfide poste dalle competenze.

 

Rispetto ad altre economie avanzate l'Italia ha maggiori difficoltà, a soddisfare la crescente domanda di nuove competenze e qualifiche superiori per far fronte alla globalizzazione, alla digitalizzazione e ai cambiamenti demografici.

 

Secondo lo studio sulle competenze degli adulti realizzata dall'OCSE (PIAAC), oltre 13 milioni di adulti ─ vale a dire il 40% della popolazione italiana ─ hanno bassi livelli di competenze linguistiche e matematiche. Questo numero di adulti con basse competenze è molto più alto di quello che si osserva in altri paesi OCSE, dove la percentuale media di low-skilled è del 27% della popolazione. Il valore italiano è anche molto più alto di quello che si può osservare in Germania e in Polonia dove il livello di adulti con basse competenze è, rispettivamente, il 23 ed il 29 per cento. Inoltre, in Italia solo il 35% dei giovani si iscrive all’università – una percentuale simile a quella dell’Ungheria o del Messico – molto più bassa della media dei paesi OCSE che si attesta a quasi il 50%.

 

Tuttavia, i lavoratori italiani hanno dimostrato di avere un livello relativamente elevato in materia di predisposizione all'apprendimento e di capacità di risolvere problemi. Ciò significa che politiche mirate nel campo dell’istruzione e della formazione professionale potrebbero contribuire a sviluppare maggiori competenze e a sfruttare appieno quelle già maturate.

 

L'Italia ha già adottato rilevanti misure in questo senso, grazie ad un ambizioso processo di riforme. Il piano di riforma La Buona Scuola, il Jobs Act e il piano Industria 4.0 hanno rappresentato tappe fondamentali di questo percorso. Il presente Rapporto può contribuire a consolidare tali risultati e a migliorare la strategia con la quale le competenze degli italiani sono sviluppate, attivate e utilizzate sul mercato del lavoro.

 

Consentitemi di condividere con voi alcuni risultati dello studio.

 

Sviluppo delle competenze

Cominciamo dallo sviluppo delle competenze. Grazie al piano di riforma La Buona Scuola, i giovani italiani possono oggi acquisire esperienze lavorative mentre sono ancora a scuola. Gli istituti tecnici superiori (ITS) registrano altresì risultati positivi in termini di occupabilità dei diplomati. I Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), inoltre, incrementano l'offerta dei percorsi di istruzione e formazione professionale per gli adulti.


Il Rapporto della "National Skills Strategy" dell'OCSE presenta alcune raccomandazioni che consentiranno di sostenere questo slancio positivo. Si raccomanda, ad esempio:

  • di procedere alla totale attuazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e di incrementare gli incentivi volti a incoraggiare le imprese ad accogliere apprendisti;
  • di ampliare e migliorare il livello degli istituti tecnici superiori (ITS); e
  • di sovvenzionare programmi di formazione destinati in modo più specifico agli adulti poco qualificati che spesso hanno difficoltà a sfruttare tali opportunità.

 

Attivazione delle competenze

Favorire lo sviluppo delle competenze, tuttavia, non è sufficiente. Il Paese deve anche fare maggiori sforzi per "attivare" le competenze nel mercato del lavoro. I tassi di occupazione registrati in Italia, pari al 58% al secondo trimestre del 2017, sono tra i più bassi dei Paesi dell'OCSE.

 

Le riforme attuate in Italia hanno già consentito di creare circa 850 000 posti di lavoro dal 2015, istituendo nuovi contratti a tempo indeterminato e trasformando contratti temporanei, atipici e di apprendistato in rapporti di lavoro stabili.


Il presente Rapporto si pone l'obiettivo di fornire sostegno all'Italia per realizzare appieno il potenziale di tali riforme. A tale scopo, si raccomanda ad esempio che l'Italia:

  • rafforzi la collaborazione tra l'Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) e gli attori locali in vista dell'istituzione di programmi destinati al mercato del lavoro, garantendo all'ANPAL la possibilità di definire standard nazionali e di monitorare le performance;
  • aumenti le risorse destinate ai servizi pubblici per l'impiego e alle politiche attive del mercato del lavoro; 
  • formuli politiche attive del lavoro corrispondenti alle esigenze del mercato del lavoro locale, consultandosi con le imprese, gli istituti di istruzione e/o istituzioni sociali;
  • fornisca migliori servizi di orientamento professionale per i giovani e attui pienamente il programma Garanzia Giovani; e
  • incoraggi la creazione di posti di lavoro introducendo un calo permanente degli oneri sociali versati dai datori di lavoro.
  • Infine, l'Italia dovrebbe promuovere l'organizzazione flessibile del lavoro, fornire un accesso a servizi di assistenza all’infanzia a costi più contenuti per consentire agli italiani di conciliare lavoro e vita familiare e incoraggiare i coniugi a lavorare.

 

Sono solo alcuni esempi, tra le principali raccomandazioni contenute nel Rapporto, di come sviluppare e attivare le competenze. Tuttavia, questi esempi, sono di capitale importanza, così come è importante promuovere un utilizzo efficace delle competenze che consenta di sfruttarle appieno!

 

Utilizzo delle competenze

Oggi l'Italia è bloccata in una situazione di “equilibrio di basse competenze”, in cui l’insufficiente offerta di competenze è accompagnata da una scarsa domanda del mercato del lavoro.

 

Per dare slancio alla fiacca domanda di competenze del mercato italiano e consentire alle imprese di essere maggiormente innovative e attive sui mercati internazionali, il Governo ha introdotto il Piano nazionale Industria 4.0. Per promuovere la transizione verso le nuove tecnologie, sarà necessario consentire alle imprese di avvalersi di hub tecnologici e incoraggiare lo sviluppo delle competenze in tutto il Paese, ivi compreso nel Mezzogiorno.

 

Il Rapporto della "National Skills Strategy" realizzato dall'OCSE identifica varie misure destinate ad affrontare questa situazione di stallo dovuta allo scarso livello di competenze. Tra questi provvedimenti possiamo citare:

  • il miglioramento delle competenze imprenditoriali e manageriali dei datori di lavoro, specialmente nelle aziende a conduzione familiare e nelle PMI; 
  • la diffusione delle tecnologie e delle iniziative correlate previste dal Piano Industria 4.0 affinché queste possano essere sfruttate da tutte le imprese, in particolar modo le più piccole.
  • il sostegno all'introduzione di incentivi salariali e premi correlati alla produttività dei lavoratori al fine di utilizzare appieno le competenze disponibili; e
  • la promozione della condivisione dei costi tramite crediti di imposta, in modo da favorire l'assunzione di operatori qualificati da parte delle PMI che operano all'interno della stessa filiera.

 

Tutte queste raccomandazioni possono aiutare l’Italia a migliorare in modo sostenibile i risultati relativi alle competenze, ma propedeutica all'introduzione di tali misure è la necessità di sistemi di governance adeguatamente coordinati e allineati tra loro.

 

Rafforzamento del sistema di competenze

Le misure messe in atto per migliorare la collaborazione tra i vari livelli di governo, come la legge "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche" e l'iniziativa Open Government Partnership, hanno rafforzato la capacità delle amministrazioni pubbliche italiane di interagire con cittadini e imprese.

 

L'Italia, tuttavia, può fare di più:

  • Prima di tutto è necessario colmare le lacune esistenti in materia di bilancio e di anticipazione delle competenze promuovendo una pianificazione di lungo termine, coinvolgendo tutti i principali attori e fornendo maggiori dati sulle competenze disponibili, ivi comprese le competenze trasversali (soft skill). 
  • In secondo luogo, è necessario potenziare la diffusione delle informazioni e dei dati in materia di competenze affinché tutti possano prendere decisioni ponderate nel campo dell'istruzione, della formazione e del lavoro. 
  • Terzo, occorre incoraggiare la condivisione di informazioni tra ministeri, enti locali e tutte le parti interessate competenti al fine di adottare un approccio istituzionale integrato in materia di competenze.
  • Quarto, è necessario rafforzare la trasparenza e la rendicontazione introducendo obblighi di comunicazione e regole chiare in materia di definizione delle responsabilità dei poteri pubblici. 
  • Infine, l'Italia deve incoraggiare l'incremento di investimenti privati, ma anche pubblici, nel campo delle competenze, promuovendo precisi sistemi di monitoraggio e valutazione delle modalità di allocazione degli investimenti e dei loro risultati. Le autorità italiane devono continuare a percorrere una "strada stretta", per citare il Ministro Padoan, al fine di conseguire un equilibrio duraturo tra l’elevato livello del debito pubblico e la volontà di far progredire il Paese tramite misure che rafforzino l'istruzione, migliorino il funzionamento del mercato del lavoro e favoriscano l'innovazione. 

 

Signore e signori:

Uno dei vostri più brillanti conterranei, Leonardo da Vinci, che potremmo anche definire una persona altamente qualificata, ha detto che "Conoscere non è abbastanza; dobbiamo applicare. Essere volenteroso non è abbastanza; dobbiamo fare".

 

La questione delle competenze sta tutta qui. È necessario applicare le conoscenze all'azione per creare opportunità, dare impulso all'innovazione, adattarsi ai cambiamenti, ottenere una crescita economica inclusiva e sostenibile.

 

E questo invito alla mobilitazione si applica anche alle misure da adottare. L'Italia si è già impegnata in un ambizioso processo di riforme e l'OCSE è determinata a sostenerla su questa strada. Insieme possiamo formulare, sviluppare e attuare politiche delle competenze migliori per garantire agli italiani una vita migliore. Grazie.

 

 

 

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